IQNA

10:09 - December 02, 2018
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Iqna - Questo testo tratta in maniera rapida ma esaustiva la questione della comparsa di tradizioni (ahadith) inventate, le reazioni di Sunniti e Sciiti nei confronti di tali tradizioni e le ipotetiche alterazioni e/o omissioni (tahrif) nel Sacro Corano.L’obiettivo del presente testo è quello di dimostrare che non è esistito alcun tahrif nel Sacro Corano

Il Sacro Corano e la sua protezione da qualsiasi alterazione - PARTE 1

Introduzione

Il Sacro Corano è il miracolo eterno e la prova vivente della verità dell’Islam. Esso ha invitato i propri avversari, se non credono alla sua origine divina, a produrre qualcosa di simile, anche un solo capitolo1.

I nemici hanno fallito nel loro intento ed hanno cercato di soffocare la luce dell’Islam dichiarando una guerra dopo l’altra; ciò continua ancora oggi su molti fronti, camuffata sotto molteplici forme.

L’obiettivo principale dei nemici dell’Islam era e rimane il Sacro Corano, che hanno cercato di screditare in molti modi. Ad esempio, affermano che il Profeta (S) aveva appreso queste profonde verità da alcuni giudei o cristiani! Affermano che nel Sacro Corano vi sono affermazioni contraddittorie! Hanno imposto in modo dogmatico l’opinione secondo la quale l’etica coranica appare limitata se comparata con i “sublimi insegnamenti etici” del cristianesimo!

Nessuno di questi argomenti potrebbe esser difeso agli occhi di studiosi indipendenti; i musulmani hanno respinto tutte queste accuse. Basterebbe soltanto leggere la conversazione dell’Amir al-Mu’minin ‘Ali (A) con un ateo a proposito del Sacro Corano, per vedere come gli Imam dell’Ahl al-Bayt (A) (i quali, secondo l’hadith2 al-Thaqalayn, che verrà spiegato successivamente, sono i protettori delle verità coraniche) difesero il Sacro Corano e provarono la sua origine al di là di qualsiasi dubbio3.

L’obiettivo del presente testo è quello di dimostrare che non è esistito tahrif nel Sacro Corano. La parola tahrif può assumere diversi significati; per quel che qui interessa, ci riferiamo a quello di “alterazione” o “omissione”. Crediamo e siamo fermamente convinti che nel Sacro Corano non vi sia alcuna alterazione, aggiunta o omissione. È perfetto. Dio ha dichiarato con chiarezza che Egli Stesso è il Protettore del Libro:

إِنَّا نَحْنُ نَزَّلْنَا الذِّكْرَ وَإِنَّا لَهُ لَحَافِظُونَ

“Inna naĥnu nazzalna aż-żikra wa inna lahu laĥafiďūn”4

“Noi abbiamo rivelato il Monito, e Noi ne siamo i protettori” (Sacro Corano, Sura al-Hijr, 15: 9).

A compimento di questa promessa, il Sacro Corano fu raccolto in forma di libro già al tempo dello stesso Profeta (S). Sia l’evidenza esterna (quella della Sunna) che quella interna (nel Sacro Corano stesso) hanno permesso di stabilire in modo chiaro che il Profeta (S) aveva effettivamente affidato un Libro ai musulmani. Riguardo all’evidenza interna, abbiamo almeno cinquantadue versetti nei quali il Sacro Corano è chiamato “Libro” (Kitab)5.

Quanto all’evidenza esterna, il famoso hadith mutawatir6 al-Thaqalayn attesta l’esistenza del Libro durante gli ultimi giorni di vita del Profeta (S). L’hadith è riportato nelle opere sciite e sunnite con alcune lievi varianti nelle parole, ma con le parti principali uguali in entrambe. Eccone la citazione dal “Sahih Muslim”, dove Zayd ibn Arqam menziona il sermone del Profeta (S) a Ghadir Khumm:

“… Lascio tra voi due cose di gran valore. La prima di esse è il Libro di Dio; in esso vi è la guida e la luce; per tanto aggrappatevi ad esso (…) E {la seconda cosa che vi lascio è} la mia Ahl al-Bayt; ricordatevi di Dio riguardo alla mia Ahl al-Bayt”7.

In altre tradizioni (a parte il Sermone di Ghadir) sono utilizzate le parole “il Libro di Dio e la mia tradizione”. Ma l’espressione “Libro di Dio” è presente in entrambe le versioni. Il sermone di Ghadir Khumm fu pronunciato quasi due mesi e mezzo prima della morte del Profeta (S), per cui già a quel tempo esisteva il Libro di Dio, che il Profeta (S) lasciava alla sua Ummah e al quale la esortava ad affidarsi.

Alcuni giorni prima della sua morte, poi, il Profeta (S) disse:

“…‘Venite, scriverò qualcosa per voi per mezzo del quale non vi travierete dopo di me’. Ma ‘Umar disse: ‘Certamente il Messaggero di Dio è afflitto dal dolore; voi già avete il Sacro Corano, e il Libro di Dio è sufficiente per noi…’”8.

Questo mostra chiaramente che il Libro di Dio era in possesso dei Musulmani già prima della morte del Profeta (S).

È assurdo pensare che il termine “Libro” (Kitab) nel Sacro Corano, nel sermone del Profeta (S) e nella frase di ‘Umar fosse utilizzato in riferimento ad alcuni fogli di carta scompaginati. Il grande insegnante dei mujtahid9 contemporanei, l’Ayatullah Seyyed Kho’i10, dopo aver citato i riferimenti coranici e l’hadith di Thaqalayn, ha giustamente affermato:

“…Esiste una prova chiara che il Sacro Corano fu scritto e compilato in questa epoca, perché la parola Kitab (‘libro’) non viene utilizzata per riferirsi a ciò che si ricorda a memoria, né per alcuni scritti sparsi su pezzi di carta e ossa, ovvero metaforicamente. Non è corretto costruire una parola metaforicamente a meno che ciò sia evidente dal suo contesto. La parola ‘Libro’ denota l’esistenza di una collezione e non di bozze disorganizzate, né di cose memorizzate ma non scritte”11.

I nemici dell’Islam hanno architettato, sin dall’inizio, un piano che ritenevano efficace per indebolire la credenza nell’autenticità e nell’originalità del Sacro Corano. Studiarono le condizioni esistenti nel mondo islamico e vi trovarono un mercato attivo e fiorente di hadith inventati. Lo sfruttarono in modo massiccio ed iniziarono un intenso commercio di tradizioni fabbricate, calunniando e diffamando l’autenticità del Sacro Corano, sostenendo che in esso – lo stesso che ora si trova nelle nostre mani – vi fossero aggiunte, omissioni, alterazioni ed anche alcuni errori.

Questa idea era ed è diametralmente opposta a ciò che credono i musulmani, sia sciiti che sunniti, riguardo al Sacro Libro. Shaykh Abu Ja’far Saduq (m. 381 dell’egira) scrive nel suo Kitab al-I’tiqadat:

“Noi crediamo che il Corano che Dio rivelò al Suo Profeta Muhammad è quello che si trova tra i daffatayn {i due estremi del Libro}. Ed è quello che è nelle mani della gente e non ve n’è altro più esteso di questo”.

E di seguito afferma inoltre: “Chiunque afferma che noi sosteniamo che ve ne sia un altro più esteso di questo {del testo attuale}, è un bugiardo”12.

Pressoché tutti i grandi mujtahid sciiti hanno fatto dichiarazioni simili, per esempio: Shaykh al-Mufid (338-413), in Awa’il al-Maqalat, p. 95; Sharif al-Murtadha (355-436), in Bahr al-Fawa’id (Tehran, 1314) pag. 69; Shaykh al-Tusi (385-408), in Tafsir al-Tybian, vol. 1 (Najaf, 1376), pag. 3; Shaykh al-Tabarsi (m. 548), in Majma‘ al-Bayan, vol. 1 (Libano) pag. 15.

Questa credenza è continuata fino ad oggi. Si possono menzionare i nomi di Sayyid Muhsin al-Amin al-Amili (1284-1371); Seyyed Sharaf al-Din al-Musawi (1290-1377); Shaykh Muhammad Husaini Kashif al-Ghita (1295-1373); Seyyed Muhsin al-Hakim (1306-1390); ‘Allamah Tabatabai (1321-1402); Sayyid Muhammad Hadi al-Milani (1313-1390); Seyyed Ruhollah Khomeyni (1321-1409); Seyyed Abu Qasim Kho’i (1317-1413) e Seyyed Mohammad Reza Golpayegani (1316-1414).

Passeremo ora a trattare brevemente i sei aspetti più importanti di questo argomento, per illustrare come i nemici dell’Islam ebbero l’opportunità di creare la fitna13 del tahrif14, e fino a che punto hanno avuto successo nei loro propositi.

• La comparsa di hadith inventati nel mondo islamico.

• Le confessioni di alcuni tra coloro che furono coinvolti in questa pratica.

• Esempi di hadith inventati che pretenderebbero di dimostrare che non centinaia, ma migliaia di presunti versetti furono cancellati dal Sacro Corano.

• L’atteggiamento sunnita e la sua credenza. La teoria dell’abrogazione della recitazione e le sue implicazioni.

• L’atteggiamento sciita verso queste tradizioni.

• L’Islam “americano” ha riesumato dall’oblio questa tematica con l’evidente finalità di ridicolizzare la Shi’a e contrastare gli sforzi della Repubblica Islamica dell’Iran tesi a realizzare l’unità islamica nel mondo.

Ma quale è il vero obiettivo di questo piano?

Ovviamente il tempo esiguo non ci permette di approfondire i dettagli, perciò in questo scritto ci proponiamo soltanto di menzionare brevemente tali questioni.


  • 1. Cfr. Sacro Corano: 17:88, 11:13, 10:38. (N.d.T.)
  • 2. (ĥadīth, pl. aĥādīth). Letteralmente significa “enunciazione”. Nel linguaggio tecnico delle scienze islamiche si usa in riferimento alle tradizioni del Profeta (S) e degli Imam dell’Ahl al-Bayt (A). È attraverso lo studio degli hadith che i giuristi islamici deducono la Sunna la quale, per sua definizione, consiste nei detti, negli atti e nell’approvazione tacita di un Infallibile.
  • 3. Al-Tabarsi, Al-Ihtijaj, vol. 1 (Najaf: Darun-Numan, 1966), pp. 358-384.
  • 4. Si noti la tripla enfasi della clausola nominale (al-jumlat al-ismiyyah), di inna e di lam al-ta’kid.
  • 5. Ad esempio 2:2; 3:3; 3:7; 3:164; 4:105; 4:113; 4:136; 4:140; 5:15; 5:48; 6:38; 6:59; 7:52; 7:170; 16:89; 27:1; 41:41. (N.d.T.)
  • 6. Un hadith è definito mutawatir quando è stato trasmesso da un numero talmente elevato di catene di trasmissione differenti che sarebbe stato impossibile per tutti i trasmettitori concordare su una fabbricazione. (N.d.T.)
  • 7. Sahih Muslim, vol. 4 (Beirut, seconda edizione, 1972), p. 1873. Questo hadìth è stato narrato da più di venti Compagni. Cfr. anche: Musnad Ahmad ibn Hanbal, vol. 3, pp. 14, 17, 26, 59; vol. 4, pp. 366, 371; vol. 5, pp. 182, 189. Sahih al-Tirmidhi, vol. 3 (cap. “Manaqib Ahl al-bayt”), p. 200-202.
  • 8. Sahih Bukhari, vol. 3 (Beirut, 1° edizione 1955/1375), p. 1295. Bukhari ha riportato questa tradizione quattro volte. Cfr. Sahih Bukhari (Cairo: 1958), vol. 1 (“Kitab al-‘ilm: bab kitab al-‘ilm”), p. 39; vol. 6 (“Bab kitab al-Nabi ila Kasra wa Qaysar”), pp. 11-12; vol. 7 (“Kitab al-tibb; bab qawlil marid Qumu anni”) pp. 155-156; vol. 9 (“Kitab al-itisam bil Kitab wa al-Sunnah: bab karahiyyat al-khilaf”), pag. 137. In italiano esiste una traduzione parziale del Sahih Muslim edita dalla Utet nel 2009 con il titolo “Detti e fatti del Profeta dell’Islam”, dove, a pag. 710, è riportato l’hadìth in questione. (N.d.T.)
  • 9. Il mujtahid è colui che pratica l’ijtihad e può essere di due tipi: mujtahid assoluto oppure mujtahid parziale. Il primo può emettere giudizi in tutti i campi della giurisprudenza, mentre il secondo lo può fare solo in determinati campi. In breve si tratta di colui che possiede la competenza e la qualificazione (ijtihad) di dedurre le leggi della shari’ah islamica dalle sue stesse fonti. (N.d.T.)
  • 10. L’Ayatullah al-‘Udhma Seyyed Al-Kho’i è nato il 19 novembre 1899 (15 Rajab 1317) a Khoei, nell’Azerbaijan iraniano ed è morto l’8 agosto 1992 (8 Safar 1413) in Iraq. Viene definito dall’autore “il grande insegnante dei mujtahid” in quanto dedicò tutta la sua vita all’insegnamento presso la Hawzah al-‘Ilmiyyah di Najaf, dove fu insegnante di Dars al-Kharij [corsi e studi prevalentemente inerenti alle discipline giuridiche, di alto livello, all’interno della Hawzah al-‘Ilmiyyah.

    In genere lo studente inizia gli studi nel livello preliminare (muqaddimat) dove apprende le varie scienze inerenti alla lingua araba, la logica, il sacro Corano, la dottrina e l’etica. Dopodiché passa al livello intermedio (sutuh) dove si studiano i testi classici di teologia, giurisprudenza, principi di giurisprudenza e filosofia. Infine lo studente accede al livello avanzato, quello del bahth al-kharij, dove non si segue più un libro specifico ma si tende a far sviluppare le capacità di ricerca in maniera critica e indipendente] per più di cinquant’anni ed insegnò ad oltre diecimila mujtahid. (N.d.T.)

  • 11. Kho’i, Al-Bayan fi Tafsir al-Qur’an (Kuwait, 1399/1979), pag. 271. Il testo è stato tradotto anche in lingua inglese con il titolo The Prolegomena to the Qur’an (Qom, Ansariyan publications, 2000)
  • 12. Al-Saduq, Kitab al-I’tiqadat (Tehran: 1370 AH), pag. 63. Cfr. anche la sua traduzione in lingua inglese The Shi’ite Creed (Calcutta, 1942), pag. 85.
  • 13. Termine con cui si indicano significati quali ribellione, sovversione, sedizione, discordia, corruzione, guerra civile, rivolta. (N.d.T.)
  • 14. Deviazione o alterazione, nello specifico alterazione del testo sacro. N.d.t.

 

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