IQNA

12:00 - May 20, 2019
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Iqna - L'attivista per i diritti nacque il 19 maggio del 1925 e morì il 21 febbraio del 1965. Nel 1964 proununciò uno dei suoi discorsi più celebri

Il 19 maggio del 1925 nacque Malcom X, Storico attivista e leader politico dell'America degli anni 50-60.
Dieci giorni dopo la dichiarazione d'indipendenza di Malcolm X, la Muslim Mosque Inc. tenne la prima di quattro manifestazioni pubbliche convocate ad Harlem la domenica sera nel corso delle quali Malcolm cominciò a formulare l'ideologia e la filosofia di un nuovo movimento. Secondo molti ascoltatori si trattò dei migliori discorsi fatti da Malcolm. Nello stesso tempo, accettò di fare delle conferenze fuori New York, a Chester nella Pennsylvania, a Boston, a Detroit e a Cleveland.

 

Proprio a Cleveland, in un discorso pronunciato il 3 aprile del 1964 nella Cory Methodist Church, Malcolm X espose molti temi che era venuto sviluppando nel corso delle manifestazioni di Harlem. La riunione, patrocinata dalla sezione di Cleveland del Core, prese la forma di una tavola rotonda intitolata: "La rivolta negra. Cosa verrà dopo?" Il primo oratore fu Louis E. Lomax il cui intervento rifletteva la dottrina del Core e fu accolto favorevolmente dal vasto pubblico, per la maggior parte negro. Il discorso di Malcolm X ricevette consensi ancora maggiori, sebbene differisse sulle questioni fondamentali dall'impostazione tipica delle riunioni del Core.

 

"La Scheda o il Fucile" è il titolo dato dallo stesso Malcolm X a questo suo discorso, importante, tra le altre cose, perché contiene l'affermazione che elementi del nazionalismo nero facevano parte in misura sempre crescente della Naacp e del Core. Il congresso dei nazionalisti neri, che Malcolm annunciava in questo suo discorso per l'agosto del 1964, non fu però mai convocato.

 

La Scheda o il Fucile
I

 

Signor moderatore, fratello Lomax, fratelli e sorelle, amici e nemici, poiché non posso credere che tutti i presenti siano amici e al tempo stesso non voglio trascurare nessuno. L'argomento di stasera è: «La rivolta negra: quali sviluppi avrà?»; oppure, per dirla in altre parole: «Che cosa verrà dopo?». A mio modesto modo di vedere essa pone un preciso dilemma: la scheda o il fucile. Prima di spiegare cosa intendo dire con questa espressione, vorrei chiarire qualche punto che mi riguarda.

 

Sono ancora musulmano, l'Islam è ancora la mia religione. Questa è la mia fede personale. Così come Adam Clayton Powell è un pastore cristiano che dirige la Abyssinian Baptist Church di New York, ma al tempo stesso partecipa alla lotta politica per la conquista dei diritti dei neri in questo paese, allo stesso modo in cui il dottor Martin Luther King fa il pastore cristiano ad Atlanta nella Georgia e al tempo stesso è alla testa di un'altra organizzazione nera per i diritti civili; cosi come il reverendo Galamison - credo che lo abbiate sentito rammentare - è un altro pastore cristiano di New York che pure si è profondamente impegnato nel boicottaggio scolastico per combattere la segregazione, ebbene, anch'io sono un pastore, non cristiano ma musulmano e credo nell'azione su tutti i fronti con tutti i mezzi necessari.

 

Sebbene sia ancora musulmano, non sono venuto qui stasera a parlare della mia religione o a cercare di cambiare le vostre convinzioni in materia. Non sono venuto qui per discutere di ciò che ci divide perché è tempo di cancellare i nostri disaccordi e di renderci conto che abbiamo tutti lo stesso problema, un problema comune, un problema che vi costringerà a vivere in questo inferno sia che siate battisti, metodisti, musulmani, o nazionalisti. Non importa se siete colti o analfabeti, se abitate in zone eleganti o nel ghetto, siete anche voi in questo inferno, proprio come me. Siamo tutti nelle stesse condizioni e tutti dovremo vivere nello stesso inferno che ha organizzato per noi lo stesso uomo. Quell'uomo è il bianco e tutti noi abbiamo sofferto qui, in questo paese, l'oppressione politica, lo sfruttamento economico, la degradazione sociale ad opera dell'uomo bianco.

 

Il dire queste cose non significa che siamo contro i bianchi come tali, ma contro lo sfruttamento, contro la degradazione e contro l'oppressione. Se l'uomo bianco non vuole che siamo suoi nemici, ebbene la smetta di opprimerci, di sfruttarci e di degradarci. Indipendentemente dal fatto che siamo musulmani, cristiani, nazionalisti, agnostici o atei, dobbiamo prima di tutto imparare a superare i nostri contrasti. Se tra noi ci sono delle divergenze, discutiamone in privato e quando ci mostriamo in pubblico non accapigliamoci tra di noi prima di aver finito di discutere con l'uomo bianco. Se il defunto presidente Kennedy poté incontrarsi con Kruscev e stabilire degli scambi commerciali, noi abbiamo molte più cose in comune tra di noi di quante non ne avessero loro. 
Se non si agisce presto, penso che dovrete convenire sul fatto che saremo costretti a servirci o della scheda o delle pallottole. Nel 1964 sarà la volta dell'una o delle altre. Non è che stia per arrivare il momento: il momento è già arrivato. Il 1964 minaccia di essere l'anno più esplosivo che l'America abbia mai visto. L'anno più esplosivo. Perché? E anche un anno politico, è l'anno in cui tutti i politicanti bianchi torneranno nelle comunità negre a far la corte a voi e a me per farsi dare qualche voto; l'anno in cui tutti gli imbroglioni della politica bianca verranno qui nelle nostre comunità con le loro false promesse, ad alimentare le nostre speranze di pacificazione, con i loro trucchi e i loro inganni, con le false promesse che non hanno nessuna intenzione di mantenere. Con questi metodi essi alimentano l'insoddisfazione che può portare solo a una cosa: l'esplosione. Ora qui in America - mi dispiace, fratello Lomax - ha fatto la sua comparsa il tipo di uomo nero che non tollera più di porgere l'altra guancia.

 

La Scheda o il Fucile
II

 

Non state a sentire quelli che vi dicono che la lotta è impari. Se vi arruolano nell'esercito, vi mandano in Asia a fronteggiare ottocento milioni di cinesi. Se riuscite ad aver coraggio là, potete a maggior ragione qui. La lotta è più impari là che qui e se combattete qui, almeno sapete per cosa versate il vostro sangue! Non sono un uomo politico e neppure uno studioso di scienze politiche. A dire il vero non sono uno studioso di niente in particolare, non sono democratico né repubblicano e non mi considero neanche americano. Se voi e io fossimo americani non esisterebbe alcun problema. Gli ungheresi diventano americani appena scendono dalla nave; i polacchi sono già americani e così pure gli emigranti italiani. Tutti quelli che son venuti dall'Europa; tutti quelli che avevano gli occhi blu sono già americani ma noi, con tutto il tempo che siamo stati qui, non lo siamo ancora.

 

Ebbene, non sono uno a cui piaccia farsi delle illusioni e non sono disposto a sedermi al tavolo con uno che mangia, mentre a me non si serve nulla, e poi a considerarmi come un commensale. Non si diventa commensali solo per il fatto di sedersi a un tavolo; lo si è solo se si può mangiare. Il fatto di essere in America non basta a renderci americani. Il fatto di essere nati qui in questo paese non basta a renderci americani. Infatti, se fosse sufficiente il diritto di nascita, non ci sarebbe bisogno di nessuna legislazione, di nessun emendamento alla Costituzione e ora non si assisterebbe all'ostruzionismo parlamentare (filibustering) dei provvedimenti sui diritti civili. Per trasformare un polacco in americano non c'è bisogno di approvare nessuna legge sui diritti civili.

 

No, io non sono americano. Sono uno dei ventidue milioni di uomini dalla pelle nera che sono vittime dell'americanismo, uno dei ventidue milioni di vittime della democrazia che non è altro che un'ipocrisia travestita. Non vengo qui a parlarvi da americano, da patriota, non sono uno che saluta la bandiera o che la tira fuori ad ogni occasione, no! Io vi parlo da vittima del sistema americano; vedo l'America con gli occhi della vittima e non riesco a vedere nessun sogno americano. Quello che vedo è un incubo americano.

 

Questi ventidue milioni di vittime si stanno svegliando; stanno aprendo gli occhi; cominciano a vedere quello che prima erano soliti solo guardare; stanno diventando maturi politicamente. Cominciano a rendersi conto che ci sono dei problemi politici, delle correnti politiche in tutto il paese e che, tutte le volte che ci sono le elezioni, capita che i risultati siano quasi uguali da obbligare a un secondo conteggio delle schede. Nel Massachusetts, nelle elezioni governatoriali, fu necessario rifare il conteggio delle schede e lo stesso accadde a Rhode Island, nel Minnesota e in molti altri stati. Quando Kennedy e Nixon si batterono per la conquista della presidenza degli Stati Uniti, lo scarto dei voti fu talmente esiguo che si dovette procedere a nuovi conteggi. Cosa vuol dire tutto ciò? Che quando i bianchi sono divisi in due gruppi quasi della stessa forza e i neri dispongono di un blocco di voti, spetta a loro decidere chi andrà alla Casa Bianca e chi invece sarà sconfitto.

 

L'attuale amministrazione è stata eletta proprio col voto dei neri. E' stato il vostro voto, il vostro voto stupido e ignorante, il vostro voto sciupato a farli andare a Washington, a eleggere un'amministrazione che si è prima preoccupata di chissà quali leggi e poi, per ultimi, di voi, arrivando, come se non bastasse il resto, a servirsi sistematicamente dell'ostruzionismo parlamentare. I vostri e i miei leader hanno il coraggio di fregarsi le mani e dirci che stiamo facendo grandi progressi. E che buon presidente abbiamo! Se non andava bene nel Texas, siate certi che non va bene neanche a Washington. Il Texas è uno stato in cui vige ancora la legge del linciaggio. E come il Mississippi, non c'è nessuna differenza: solo che nel Texas ti linciano con la pronuncia texana e nel Mississippi con quella locale. Questi leader negri hanno il coraggio di andare a prendere il caffè alla Casa Bianca con un texano, un imbroglione sudista - perché tale è Johnson - e poi venirci a dire che sarà meglio per noi visto che è del Sud e sa come trattare i sudisti. Che specie di logica è questa? Allora facciamo presidente Eastland che è anche lui del Sud. Forse è meglio di Johnson per trattare con i sudisti!

 

III

 

In quest'amministrazione siedono sui banchi del Congresso 257 democratici contro soli 177 repubblicani. I primi controllano dunque i due terzi dell'assise parlamentare. Perché, ditemi un po', non riescono a far approvare qualche legge che ci sia veramente di aiuto? Al Senato ci sono 67 democratici e 33 repubblicani. Ebbene, i democratici hanno il governo nelle loro mani e per merito vostro. Eppure cosa vi hanno dato in cambio? Sono quattro anni che hanno il potere e solo ora cominciano a tirar fuori qualche legge sui diritti civili. Solo ora, dopo che tutto è perduto, che le cose son sfuggite al controllo, si mettono 1ì a discutere e a beffarsi di voi per tutta l'estate con quel loro vecchio gioco che chiamano filibustering.

 

Tutte queste persone sono in combutta fra di loro. Non vi illudete che non sia così poiché colui che dirige l'ostruzionismo contro le leggi sui diritti civili è un senatore della Georgia di nome Richard Russell. Quando Johnson divenne presidente, la prima persona che mandò a chiamare al suo ritorno a Washington fu «Dicky». Questo fatto vi dà un'idea di come sono amici. Russell è il suo preferito, il più intimo, il più caro dei suoi amici. Eppure tutti e due giocano a quel vecchio giochetto in cui uno ti fa credere di essere dalla tua parte mentre l'altro ti è così decisamente contrario da non essere affatto obbligato a mantenere alcuna promessa.

 

Ora, nel 1964, è dunque venuto il momento di svegliarsi e quando si vede che si sta tramando una congiura di questo genere, è necessario che voi facciate sapere loro che avete gli occhi aperti, e che avete anche qualcos'altro di aperto perché la scelta è oggi tra la scheda e il fucile. La scheda o il fucile, vi ripeto. Se avete paura di servirvi di questa espressione, ebbene tornatevene in campagna, nel campo di cotone, oppure in qualche vicolo buio dei bassifondi. Si pigliano tutti i voti dei negri e dopo ai negri non tocca niente. Tutto ciò che hanno fatto una volta arrivati a Washington è stato di dare dei grossi posti ad alcuni papaveri negri che non ne avevano bisogno perché erano già sistemati. Questo è un imbroglio, un tradimento, un abile modo di camuffare la verità, di darla ad intendere. Non crediate che critichi i democratici per difendere i repubblicani, perché tra poco mi occuperò di loro. Tuttavia bisogna dire che mentre voi avete dato la preferenza ai democratici, questi vi hanno preso in considerazione per ultimi.

 

Guardate in faccia la realtà. Quali alibi tirano fuori, visto che controllano sia il Congresso che il Senato? A quali alibi ricorrono quando noi domandiamo tra quanto manterranno le loro promesse? Danno la colpa ai capi del Sud, ai Dixiecrats (2). Chi sono i Dixiecrats [Democratici degli stati del Sud, n.d.R.]? Dei democratici, niente altro che dei seguaci del partito democratico travestiti. Il loro capo è anche capo dei Dixiecrats poiché questi fanno parte del partito democratico. I democratici non hanno mai cacciato i Dixiecrats fuori dal partito, anzi una volta furono loro a fare una scissione! Immaginate un po' questi straccioni di segregazionisti del Sud che trattano dall'alto al basso i democratici del Nord! Eppure questi non li hanno mai cacciati via. No, guardate le cose come sono. Fanno il solito giochetto, uno da una parte e l'altro dall'altra mentre noi siamo lì nel mezzo. E tempo che ci svegliamo, che cominciamo a considerare le cose come sono, a cercare di capirle e a comportarci in base alla realtà.

 

A Washington i Dixiecrats controllano le commissioni chiave che determinano la politica del governo e l'unica ragione va cercata nella loro anzianità. Ciò si spiega col fatto che sono eletti in stati in cui i negri sono esclusi dal voto. Il nostro non è un governo fondato sulla democrazia, non è un governo composto di rappresentanti del popolo, perché nel Sud metà degli elettori sono esclusi dal voto. Eastland non dovrebbe neanche essere a Washington e metà dei senatori e dei membri del Congresso che detengono posizioni chiave sono stati eletti illegalmente e in modo del tutto incostituzionale.

 

La Scheda o il Fucile
IV

 

Una settimana fa ero a Washinghton quando stavano discutendo se aprire o no il dibattito sulla legge per i diritti civili. In fondo alla sala in cui il Senato tiene le sue riunioni c'è un'enorme carta geografica degli Stati Uniti su cui sono indicati i luoghi in cui risiedono i negri. Da quella carta si ricava che il Sud del paese, gli stati in cui più forte è la concentrazione dei negri, sono anche quelli che mandano a Washington senatori e rappresentanti che organizzano l'ostruzionismo e si servono di tutti i trucchi possibili per impedire che i negri votino. Tutto ciò è doloroso, ma per noi ormai non lo è più. In realtà è doloroso per l'uomo bianco perché ben presto, quando i negri si sveglieranno un po' di più, capiranno la trappola in cui si trovano, i veri termini del gioco, e seguiranno una nuova tattica.

 

Questi senatori e rappresentanti al Congresso violano gli emendamenti alla Costituzione che garantiscono agli abitanti di quello stato o contea il diritto di voto. E la Costituzione contiene in teoria il meccanismo adatto per espellere i rappresentanti di quello stato in cui si violino i diritti politici dei cittadini. Non ci occorrono nuove leggi. Tutti coloro che nel Congresso rappresentano uno stato o un distretto in cui si violino i diritti politici dei cittadini dovrebbero essere espulsi, e quando ciò accadesse si sarebbero rimossi gli ostacoli che impediscono l'approvazione di leggi veramente significative. Infatti, una volta espulsi tali rappresentanti, non c'è più bisogno di nuove leggi poiché a sostituirli verrebbero i rappresentanti di quelle contee e distretti in cui i neri sono la maggioranza.

 

Se in questi stati del Sud i neri godessero pienamente del loro diritto al voto, i Dixiecrats-chiave di Washington, che poi sono anche i personaggi-chiave del partito democratico, perderebbero i loro seggi. Lo stesso partito democratico perderebbe il suo potere. Se riuscite a valutare in quale misura il partito democratico perderebbe il suo potere se gli venisse a mancare l'ala, la succursale, o se preferite la componente sudista, allora vi sarà chiaro perché è contro l'interesse dei democratici concedere il diritto di voto ai negri in quegli stati in cui costoro hanno avuto in mano tutto il potere e l'autorità fino dai tempi della guerra civile. Non è giusto appartenere a quel partito senza analizzarne la dinamica.

 

Ripeto che non sono antidemocratico né antirepubblicano né antiniente. Sto solo mettendo in dubbio la loro sincerità e discutendo certi aspetti della strategia che hanno adoperato nei nostri confronti facendoci promesse che non avevano nessuna intenzione di mantenere. Lasciare al potere i democratici vuol dire lasciarci i Dixiecrats. Non credo che il buon fratello Lomax vorrà negare ciò. Ogni voto dato a un democratico è un voto dato ai Dixiecrats ed è per questo che ora, nel 1964, è tempo di diventare più maturi politicamente e di capire a che cosa serve la scheda, di capire che cosa abbiamo diritto di ottenere quando esprimiamo il nostro voto in una certa maniera. Se non votiamo, finiremo col trovarci di fronte a una situazione in cui non ci sarà altra alternativa che la lotta armata. La scelta è tra la scheda e il fucile.

 

Nel Nord fanno la stessa cosa in modo diverso. Si servono di un sistema, noto sotto il nome di gerrymandering [Manipolare un collegio o distretto elettorale, n.d.R.]. Qualunque sia il significato di questa parola, vuol dire che quando in una certa zona i negri si concentrano in misura eccessiva e cominciano a dar segni di potersi assicurare un potere politico troppo grande, l'uomo bianco cambia i confini del distretto elettorale. Ma voi potreste obiettare: «Perché continui a dire l'uomo bianco?» Perché è l'uomo bianco che fa queste cose. Non ho mai visto un nero cambiare i confini di un distretto elettorale: loro non lo lasciano neanche avvicinare. E' l'uomo bianco che fa tutto ciò ed è sempre lui che vi fa le moine, vi dà grandi manate sulle spalle e si spaccia per vostro amico. Può darsi che tenga un contegno amichevole, ma non è mai vostro amico.

 

V

 

In breve, quello che cerco di mettervi in testa è che voi ed io, qui in America, non dobbiamo far fronte a una congiura segregazionista, ma a una congiura organizzata e sostenuta dal governo. Quelli che usano la tecnica dell'ostruzionismo sono dei senatori, e cioè il governo. Tutti quelli che a Washington pescano nel torbido sono dei rappresentanti al Congresso e cioè il governo. Non c'è nessuno che mette ostacoli sul vostro cammino tranne coloro che fanno parte del governo, lo stesso per il quale voi andate a combattere e morire oltremare, lo stesso che fa parte di una congiura volta a privarvi del vostro diritto di voto, di ogni opportunità economica, di abitazioni decorose e di un'istruzione decente. Non dovete prendervela soltanto con i datori di lavoro perché è proprio il governo, il governo degli Stati Uniti, il responsabile dell'oppressione, dello sfruttamento e della degradazione del popolo nero in questo paese. E' in faccia a tale governo che dovete gettare queste responsabilità. Esso ha ingannato il negro; questa cosiddetta democrazia ha ingannato il negro e lo stesso si può dire che hanno fatto tutti questi liberali bianchi.

 

A questo punto che cosa ci resta da fare? Prima di tutto abbiamo bisogno di amici, di nuovi alleati. Tutta la lotta per i diritti civili richiede una nuova, più vasta interpretazione. Dobbiamo considerarla da un altro punto di vista, sia dall'interno che dall'esterno. Per quelli di noi che seguono la teoria del nazionalismo nero c'è un solo modo per entrare nella lotta per i diritti civili: dare ad essa una nuova interpretazione perché quella vecchia ci lasciava fuori, ci escludeva del tutto. Perciò noi stiamo dando alla lotta una nuova interpretazione, un'interpretazione che ci metta in condizioni di entrarne a far parte. Quanto a quelle teste vuote che sono passate da un compromesso all'altro, sempre pronte a parlare con la lingua di velluto e a muoversi con circospezione, non intendiamo più permettere che continuino a comportarsi in quel modo.

 

Ma come si può ringraziare chi vi dà quello che già vi appartiene? Come si può ringraziare chi vi dà solo una parte di ciò che vi spetta? Non abbiamo fatto nessun progresso perché quello che vi viene dato doveva già essere nostro da tempo. Questo non è progresso, e mi piace molto il modo in cui il fratello Lomax ha sottolineato il fatto che ci troviamo allo stesso punto in cui eravamo nel 1954. Dirò di più: non siamo neanche al punto in cui eravamo nel 1954; siamo più indietro perché c'è più segregazione oggi di quanta non ce ne fosse allora. C'è più odio razziale, più animosità oggi nel 1964 di quanta non ce ne fosse dieci anni fa. E allora, dov'è il progresso?

 

Siamo oggi in una situazione in cui fanno la loro comparsa i negri giovani che non vogliono più sentir parlare delle storielle tipo "porgi l'altra guancia". A Jacksonville, quelli che tiravano le bottiglie Molotov erano dei ragazzi sotto i vent'anni. I negri non avevano mai fatto una cosa simile prima e ciò mostra che c'è un nuovo modo di affrontare i problemi che si sta facendo strada, un nuovo modo di pensare e una nuova strategia. Questo mese saranno le bottiglie Molotov, il prossimo le bombe a mano e il prossimo ancora qualche altra cosa. Ci saranno o le schede o i fucili, o la libertà o la morte. L'unica differenza, però, tra questa e l'altra morte è che sarà reciproca. Sapete cosa voglio dire con questa parola? L'ho presa dal fratello Lomax che l'ha adoperata prima. Io di solito non mi servo di quei paroloni perché normalmente non ho a che fare con gente importante, ma solo con persone comuni. Credo che si possano mettere insieme tante di queste persone comuni e spazzar via tanti di quei personaggi importanti. Quelli non hanno nulla da perdere e nulla da guadagnare e te lo dicono subito che per ballare il tango bisogna essere in due e quando si muove l'uno anche l'altro è costretto a muoversi.

 

VI

 

I nazionalisti neri, coloro che fondano le loro azioni sulla dottrina del nazionalismo nero, nel portare avanti questa nuova interpretazione del significato generale della lotta per i diritti civili, la considerano, come ha sottolineato il fratello Lomax, sinonimo dell'uguaglianza di opportunità. E giusto cercare di assicurarsi diritti civili se essi significano uguaglianza di opportunità perché noi non cerchiamo di fare altro che riscuotere gli interessi dei nostri investimenti. I nostri padri e le nostre madri hanno investito in questo paese il loro sudore e il loro sangue; per trecento anni abbiamo lavorato senza esser pagati, dico senza prendere neanche un soldo di ricompensa. Voi permettete che l'uomo bianco vada dicendo quanto è ricco questo paese, ma non vi fermate mai a pensare come ha fatto a diventare ricco così presto. E' diventato ricco perché voi lo avete reso tale.

 

Prendete quelli che sono presenti qui in questa sala. Come individui sono poveri, siamo tutti poveri. Il nostro salario settimanale basta appena per vivere, ma se si mettono insieme i salari di tutti, ce n'è abbastanza per riempire parecchie ceste. E' una grande ricchezza. Se si potessero mettere insieme i guadagni annuali di tutti quelli che sono qui oggi, si sarebbe ricchi, più ricchi degli stessi ricchi. Quando considerate ciò, pensate come si è arricchito lo Zio Sam con le ricchezze prodotte non da un pugno di neri come quelli che sono qui stasera, ma da milioni e milioni della nostra gente. Vostra madre e vostro padre, mia madre e mio padre, non lavoravano otto ore al giorno, ma da prima che facesse giorno fino a notte, e lavoravano per niente arricchendo l'uomo bianco, arricchendo lo Zio Sam.

 

Questo è il nostro investimento, il nostro contributo, il nostro sangue perché non soltanto noi abbiamo dato loro gratuitamente la nostra fatica, ma anche il nostro sangue. Tutte le volte che l'uomo bianco chiamava il paese alla guerra, noi siamo stati i primi a indossare l'uniforme e a morire su tutti i campi di battaglia. Il nostro sacr