Iqna - Documenti ufficiali ottenuti tramite FOIA rivelano che centinaia di cittadini italiani hanno prestato servizio nell’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza. Un dato che apre interrogativi politici, istituzionali e giuridici

Documenti ufficiali ottenuti tramite FOIA rivelano che centinaia di cittadini italiani hanno prestato servizio nell’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza. Un dato che apre interrogativi politici, istituzionali e giuridici: perché questi individui non possono essere trattati alla stregua degli attivisti umanitari per Gaza attualmente nelle carceri di massima sicurezza italiane, o perseguitati politicamente in quanto accusati di “terrorismo”? E’ una domanda scontata, quasi banale, in un Paese che si ritiene ancora democratico… Infatti, cosa c’entra la magistratura con le manovre politico-ideologiche pro-Israele del corrottissimo mondo politico nostrano? Dobbiamo ancora fiducia nella magistratura e credere nella separazione dei poteri? Ci sono troppe Ombre…e nessun giornalista investigativo mainstream italiano che voglia scandagliarle.
Ma torniamo agli italiani che hanno partecipato al genocidio a Gaza: quel dato è emerso non da un’inchiesta italiana, ma da documenti ottenuti attraverso una richiesta di accesso agli atti in Israele. Una rivelazione che apre interrogativi politici e istituzionali difficili da ignorare. Citiamo, qui di seguito, il testo di Paolo Consiglio, docente, blogger indipendente e attivista dei diritti civili.
“Secondo gli atti ottenuti tramite una richiesta FOIA presentata in Israele, 928 cittadini italiani hanno prestato servizio nell’IDF, tra il 7 ottobre 2023 e il marzo 2025. Il dato emerge da un’inchiesta dei giornalisti britannici John McEvoy e Alex Morris pubblicata da Declassified UK, basata su documentazione ufficiale ottenuta dall’avvocato Elad Man, dell’organizzazione israeliana Hatzlacha. Non si tratta di indiscrezioni o ricostruzioni giornalistiche, ma di documenti ufficiali.
“Di questi 928 militari, 828 possiedono la doppia cittadinanza italiana e israeliana, mentre gli altri cento hanno una diversa seconda nazionalità. Tutti hanno prestato servizio durante le operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza.
“Il confronto con altri casi che hanno coinvolto cittadini italiani è inevitabile. Quando Eddi Marcucci combatté nelle Unità di protezione delle donne (YPJ) contro l’ISIS in Siria, fu sottoposta alla misura della sorveglianza speciale, poi revocata. I due casi presentano profili giuridici differenti, ma il paragone alimenta una domanda che molti si pongono: perché situazioni così diverse hanno ricevuto risposte tanto diverse da parte delle istituzioni italiane?
“C’è poi un altro elemento che merita attenzione. Da oltre un anno alcuni militari dell’IDF arrivano in Italia per periodi di cosiddetta “decompressione psicologica” dopo il servizio a Gaza. Un programma che testimonia il livello di cooperazione esistente tra Italia e Israele anche durante il conflitto e che, per diversi osservatori, solleva interrogativi sulla posizione assunta dal nostro Paese.
“Il punto, però, non riguarda soltanto il numero dei militari coinvolti. Riguarda il contesto. Riguarda il rapporto tra Italia e Israele mentre le principali organizzazioni internazionali continuano a denunciare la gravissima situazione umanitaria nella Striscia di Gaza e a chiedere accertamenti indipendenti su possibili violazioni del diritto internazionale.
“La rivelazione dei 928 cittadini italiani che hanno prestato servizio nell’IDF non è un semplice dato statistico. È un elemento che contribuisce a comprendere meglio un rapporto politico e militare di cui, finora, l’opinione pubblica italiana ha conosciuto soltanto una parte.
“Perché la questione non riguarda soltanto chi abbia combattuto. Riguarda anche il diritto dei cittadini di conoscere quale sia stato il livello di coinvolgimento dell’Italia in un conflitto che la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese, numerosi esperti di diritto internazionale e diverse organizzazioni per i diritti umani hanno qualificato come genocidio. E quando informazioni di questo rilievo emergono soltanto grazie a documenti ottenuti all’estero, la trasparenza diventa essa stessa una questione politica”.
Fonti principali:
– Declassified UK
– Richiesta FOIA presentata dall’avvocato Elad Man (Hatzlacha)
– Documenti ufficiali del Ministero della Difesa israeliano
– Reuters
– Associated Press (AP)
– Reportage e analisi sulla cooperazione tra Italia e Israele
Nota editoriale:
Questo articolo è una rielaborazione giornalistica basata su documentazione ufficiale resa pubblica tramite richiesta di accesso agli atti (FOIA), su fonti giornalistiche internazionali e su materiali verificabili disponibili al momento della pubblicazione. Le valutazioni politiche rientrano nell’esercizio del diritto di cronaca, critica e analisi tutelato dall’articolo 21 della Costituzione italiana e dall’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).
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