
PressTv. Nuove email trapelate hanno rivelato che Jeffrey Epstein, da tempo noto per i suoi crimini, ha svolto un ruolo molto più centrale nell’impero finanziario del miliardario Leslie Wexner di quanto precedentemente riconosciuto, influenzando direttamente milioni di dollari destinati a cause legate a Israele negli Stati Uniti.
Tra il 2003 e il 2018, la Wexner Foundation, una delle più potenti organizzazioni finanziarie pro-Israele negli USA, ha donato oltre 128 milioni di dollari a varie cause ebraiche e israeliane, classificandosi come il terzo maggiore donatore del periodo.
Sebbene in passato la fondazione avesse affermato che Epstein non avesse “alcun ruolo significativo” nelle sue finanze, le email ottenute dall’organizzazione whistleblower Distributed Denial of Secrets, tramite Drop Site News, contraddicono tale dichiarazione.
Le email, risalenti al periodo 2005-2008, mostrano Epstein agire come direttore finanziario de facto sia dell’ufficio familiare dei Wexner sia della fondazione, prendendo decisioni su tasse, linee di credito, trasferimenti di fondi di grande entità e sovvenzioni politicamente sensibili.
Molte comunicazioni erano instradate attraverso Darren Indyke, avvocato personale di Epstein ed esecutore testamentario, che fungeva da “intermediario”, proteggendo l’influenza di Epstein sotto il velo del privilegio avvocato-cliente.
La corrispondenza interna rivela il controllo di Epstein sull’allocazione dei fondi tra le entità della famiglia Wexner e la fondazione, con il responsabile finanziario familiare che regolarmente cercava l’approvazione di Epstein prima di autorizzare trasferimenti, anche dopo le sue presunte dimissioni da fiduciario nel settembre 2007.
Il coinvolgimento di Epstein si estendeva anche alle più ampie iniziative pro-Israele di Wexner, tra cui il finanziamento dei college Hillel, dei viaggi Birthright, e della Wexner Israel Fellowship di Harvard, che sponsorizzava funzionari israeliani con borse di studio complete.
Le email rivelano inoltre che Epstein coordinava con gli avvocati dei Wexner l’esecuzione di grandi donazioni, incluso un trasferimento da 46 milioni di dollari da entità controllate da lui a un nuovo fondo Wexner creato per Abigail Koppel, intitolato a suo padre, Yehuda Koppel, figura legata ai servizi segreti militari israeliani delle origini.
Nonostante il patteggiamento di Epstein nel 2008 per adescamento di minorenni, la corrispondenza indica il suo continuo e discreto legame con gli affari di Wexner, incluso il contatto con leader economici globali.
La fondazione ha difeso il proprio operato come guidato da “pura motivazione sionista”, sostenendo che il coinvolgimento di Epstein non rappresentasse un’influenza indebita.
Le email fanno luce anche sulle interferenze politiche in Israele: l’ex primo ministro Ehud Barak ricevette 2,3 milioni di dollari dalla fondazione per lavori di scrittura e consulenza, attirando l’attenzione dei politici di destra che cercavano di collegare Barak ed Epstein a presunte ingerenze straniere.
La controversia riflette più ampi conflitti interni relativi alle reti politiche e filantropiche israeliane, con figure come il primo ministro Benjamin Netanyahu e Barak che si sono pubblicamente scontrate su accuse legate a Epstein.
La profonda integrazione di Epstein nelle operazioni finanziarie dei Wexner evidenzia l’intricata interazione tra ricchezza personale e influenza politica, mettendo in discussione le narrazioni precedenti sul suo ruolo e rivelando la portata globale delle sue connessioni.
Nel 2019, poco prima della morte di Epstein, Wexner si definì una vittima, riconoscendo di essere stato “ingannato” e che la sua fiducia in Epstein era stata “gravemente mal riposta”, una dichiarazione che riflette l’eredità complessa e controversa di una delle figure più discusse della finanza moderna.
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