
Nel suo primo sermone di Natale come pontefice, Papa Leo, il primo papa americano eletto lo scorso maggio, ha rivolto un appello diretto e insolito durante la celebrazione nella Basilica di San Pietro, denunciando le condizioni dei palestinesi nella Striscia di Gaza.
Papa Leo ha ricordato la nascita di Gesù in una stalla, sottolineando che Dio ha “piantato la sua fragile tenda” tra gli uomini.
Ha poi collegato questa immagine alle tende di Gaza, esposte da settimane a pioggia, vento e freddo, dove migliaia di persone vivono in condizioni precarie.
Il Pontefice ha ribadito che la soluzione al conflitto israelo-palestinese deve includere la creazione di uno stato palestinese.
Oltre a Gaza, il pontefice ha lamentato le condizioni dei senza tetto nel mondo e le devastazioni causate dalle guerre.
Ha parlato della fragilità delle popolazioni indifese e dei giovani costretti a combattere, vittime di discorsi falsi e retorici.
Nel tradizionale messaggio “Urbi et Orbi”, ha chiesto la fine di tutte le guerre, citando i conflitti in Ucraina, Sudan, Mali, Myanmar, Thailandia e Cambogia.
Nella città natale di Gesù, dopo due anni di celebrazioni segnate dalla guerra, la comunità cristiana ha vissuto un Natale festoso con parate, musica e messe affollate nella Chiesa della Natività.
Il Patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, ha parlato di pace e rinascita, ricordando la sua recente visita a Gaza, dove “la sofferenza è ancora presente” nonostante il cessate il fuoco.
Il prelato ha sottolineato la forza e la volontà di ricominciare delle persone incontrate.
Il primo Natale di Papa Leo è stato segnato da un forte richiamo alla solidarietà universale, alla pace e alla dignità umana, con un’attenzione particolare alla tragedia palestinese.
A Betlemme il ritorno delle celebrazioni natalizie ha portato speranza e vita nuova alla città, simbolo eterno di nascita e rinascita.
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