IQNA

Khamenei, milioni di persone tra vendetta e fedeltà

23:53 - July 11, 2026
Notizie ID: 3492763
Iqna - L’enorme affluenza ha sottolineato il profondo legame tra il popolo iraniano e il suo leader martire. Le autorità statali hanno stimato che oltre 30 milioni di persone hanno partecipato alle processioni funebri che si sono svolte in tutto il Paese

Khamenei, milioni di persone tra vendetta e fedeltà

 

Le cerimonie di commiato per il martire Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, l’Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, hanno avuto inizio all’alba di sabato presso la Moschea del Grande Imam Khomeini a Teheran, attirando milioni di persone da tutto l’Iran e non solo, in una storica dimostrazione di incrollabile lealtà.
La prima fase delle cerimonie funebri è iniziata alle 6:00 del mattino, con le porte della Moschea aperte prima del previsto per accogliere la vasta folla che si era radunata dalla notte precedente.

Molti fedeli avevano trascorso la notte nelle strade circostanti, in attesa di rendere l’ultimo omaggio al leader che ha guidato la nazione per 37 anni. L’atmosfera era permeata dalla recitazione del Sacro Corano, da elogi funebri e dal profondo dolore di una nazione che ha perso il suo comandante supremo in un vile attacco israelo-americano il 28 febbraio, il primo giorno della guerra dei 40 giorni.

L’enorme affluenza ha sottolineato il profondo legame tra il popolo iraniano e il suo leader martire. Le autorità statali hanno stimato che oltre 30 milioni di persone hanno partecipato alle processioni funebri che si sono svolte in tutto il Paese.

Milioni di fedeli piangono Khamenei

Le strade di Teheran, fin dalle prime ore di sabato, si sono riempite di uomini e donne, giovani e anziani vestiti di nero, che portavano ritratti del defunto leader e scandivano slogan come “Morte all’America” ​​e “Vendetta, vendetta”. Il piazzale della Moschea del Grande Imam Khomeini si è trasformato in un mare di nero, con persone provenienti da ogni ceto sociale e da ogni angolo dell’Iran che convergevano sulla capitale. Famiglie con bambini, anziani e giovani si sono presentati per dare l’ultimo saluto all’uomo che rappresenta il simbolo della Resistenza e dell’unità nazionale. La presenza di delegazioni straniere provenienti da Asia, Africa, Europa e Americhe ha ulteriormente evidenziato la portata globale della perdita.

“Dobbiamo ribellarci”

La cerimonia funebre di Khamenei è stata caratterizzata da simboli potenti che incarnavano lo spirito di Resistenza rappresentato dal leader martire. Lo slogan ufficiale dell’evento, “Dobbiamo ribellarci”, campeggiava sulla Mosalla, insieme all’emblema ufficiale di un pugno chiuso. Questo simbolo, ispirato agli ultimi istanti di vita del defunto leader, rappresenta l’indomito spirito di Resistenza che continuerà a guidare la nazione.
Lo slogan “Dobbiamo ribellarci” risuona come un invito all’azione, riecheggiando i principi di lotta contro la tirannia e l’oppressione che erano centrali negli insegnamenti del defunto leader. Il pugno chiuso, simbolo di unità e forza, ricorda che il cammino della Resistenza è una responsabilità collettiva, da perseguire con incrollabile determinazione.

L’atmosfera nella moschea era pervasa da una rinnovata determinazione. I fedeli, con le lacrime che rigavano il volto, scandivano slogan che invocavano vendetta per il sangue del loro amato leader. I nomi di “Ya Latharat al-Hussein” e “Ya Latharat al-Qaed al-Shahid” risuonavano nelle sale, sottolineando la collettiva volontà di ottenere giustizia contro gli autori di questo crimine. In un momento toccante, tra i presenti si sono viste le famiglie dei martiri provenienti da diverse province, tra cui Hormozgan. Erano venute non solo per dare l’ultimo saluto, ma anche per rinnovare la loro fedeltà alla causa e per annunciare la loro disponibilità a sacrificare tutto per la nazione e la loro fede. La loro presenza, nonostante il lungo e arduo viaggio, ha evidenziato il profondo impegno verso i principi di Resistenza e sacrificio.

Vendicare assassinio Khamenei

La cerimonia di commiato è stata inoltre caratterizzata da importanti dichiarazioni di funzionari statali, che hanno ribadito la risolutezza della nazione di fronte a questa immensa perdita. Il Ministero dell’Intelligence ha rilasciato una dichiarazione in cui affermava che “i cuori del popolo iraniano non troveranno pace finché i responsabili di questo crimine non saranno puniti” e ribadiva il suo impegno a “vendicare il sangue del leader martire”.

La cerimonia ha anche visto una chiara dimostrazione di fedeltà alla nuova Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, l’Ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei. I canti di “Labbaik Ya Sayyed Mojtaba” hanno risuonato nella moschea, segnalando l’accettazione da parte del popolo della nuova leadership e il loro impegno a proseguire sulla via della resistenza. Il passaggio di consegne è stato caratterizzato da un senso di continuità e di scopo. I presenti, nel loro dolore, hanno trovato conforto nella consapevolezza che i principi di Resistenza, indipendenza e dignità che hanno contraddistinto il mandato del defunto leader rimarranno intatti sotto la nuova guida.

Nel corso della settimana di lutto, la salma del leader martire è stata portata a Qom, Najaf e Karbala prima di essere sepolta a Mashhad. Il governo ha inoltre annunciato la convocazione di una sessione straordinaria del parlamento per onorare l’eredità del defunto leader e delineare il percorso da seguire.
Le cerimonie funebri, che hanno visto la partecipazione di esponenti di tutto lo spettro politico e di diverse fasce della società, rappresentano un potente monito sull’unità e la resilienza profondamente radicate del popolo iraniano. Di fronte alle avversità, il popolo iraniano è rimasto saldo, unito dai valori condivisi e dall’impegno verso i principi di resistenza e indipendenza.

Media stranieri “costretti” a riconoscere la portata dell’evento

I media stranieri si sono sentiti in dovere di riconoscere la portata e il significato dell’evento. La CNN ha descritto il funerale come una “dimostrazione epica di lutto, potenza nazionale e coesione sociale”, sottolineando che lo spettacolo si è svolto nel 250° anniversario dell’Indipendenza americana, una coincidenza che ha trasformato una pietra miliare imperiale in una vetrina del fallimento della politica estera di Washington.

Reuters ha riportato che “i partecipanti al funerale di Khamenei si sono riversati nell’ampio cortile battendosi il petto, piangendo e sventolando striscioni”, catturando l’emozione pura di una popolazione che ha trasformato il dolore personale in una dichiarazione collettiva di determinazione. L’Associated Press ha osservato che “centinaia di migliaia di persone in lutto hanno dato inizio a un funerale durato giorni… invocando vendetta contro Israele e gli Stati Uniti”, scandendo ritmicamente: “La nostra parola è una! Vendetta! Vendetta!”.

Il Guardian, nonostante la sua tendenza a ingigantire le difficoltà dell’Iran, ha ammesso che “la portata del funerale di sei giorni è stata concepita per trasmettere messaggi politici e religiosi di Resistenza al resto del mondo”, riconoscendo che l’evento è diventato uno dei più grandi nella storia dell’Iran dalla Rivoluzione del 1979.

Importanza delle delegazioni straniere ai funerali di Khamenei

La presenza di delegazioni diplomatiche provenienti da quasi cento Paesi, tra cui alti funzionari di Russia, Cina, Pakistan, Armenia, Iraq e altri Stati della regione, è stata interpretata dagli analisti come un segno di un “rinnovamento globale della fedeltà” agli ideali del leader martire. Reuters e il New York Times hanno sottolineato che la lunga fila di diplomatici e leader religiosi alla Moschea di Teheran ha mostrato l’immagine dell'”influenza spirituale e politica” del defunto leader sulla scena internazionale, un’influenza che si estende oltre i confini geografici. L’agenzia Anadolu ha descritto l’evento come “una delle più vaste operazioni diplomatiche, mediatiche e di sicurezza degli ultimi decenni”, rilevando la presenza di 14mila giornalisti e fotografi provenienti da tutto il mondo.

Al Jazeera ha riferito che “rappresentanti di oltre 100 Paesi” hanno partecipato, trasformando la capitale in un centro di solidarietà nonostante le presunte pressioni del Dipartimento di Stato per dissuadere i dignitari.
I media in lingua ebraica hanno riconosciuto che gli eventi di Teheran rappresentano “il consolidamento della vittoria dell’Iran sul campo di battaglia”, osservando che, anziché frammentare lo Stato, l’aggressione occidentale ha consolidato in modo permanente il coordinamento con l’Asse della Resistenza.

Gli analisti israeliani hanno osservato che l’arrivo di delegazioni straniere, nonostante i tentativi americani di sabotare l’evento, rappresenta una grave sconfitta politica per Washington. Le testimonianze raccolte dai media internazionali hanno sottolineato un profondo e radicato impegno generazionale verso la via della Resistenza. “L’Imam Khamenei era il nostro cuore, nostro padre, il nostro tutto”, ha dichiarato Masoumeh Muhammadi all’Associated Press. “Non ci daremo pace finché non avremo vendicato la sua morte”.  Queste testimonianze riflettono un sentimento più ampio, secondo cui il funerale non è semplicemente un addio, ma un mandato per la continua Resistenza.

Massiccia dimostrazione di sfida contro l’Occidente

Il Wall Street Journal ha ammesso che le cerimonie hanno costituito una “massiccia dimostrazione di sfida da parte della Repubblica Islamica contro l’Occidente”, destinata a essere “uno dei più grandi raduni della storia”.
Un traduttore, Hussein Ansari, ha dichiarato al giornale che la folla avrebbe “dimostrato a chi era dentro e fuori dal paese che, a differenza di quanto viene dipinto in Occidente, la maggior parte della popolazione lo rispettava, anche se non era particolarmente religiosa”.

Wang Jin, direttore del Centro per gli Studi Strategici presso l’Università del Nord-Ovest in Cina, ha affermato che la capacità dell’Iran di radunare milioni di persone in lutto riflette la continua coesione interna e la forte capacità di mobilitazione attraverso reti religiose e politiche. Ha osservato che la presenza di Stati non occidentali dimostra che gli sforzi per isolare l’Iran non avevano raggiunto l’effetto desiderato, sottolineando il costante impegno dei Paesi al di fuori del blocco occidentale e la capacità dell’Iran di mantenere i legami in un contesto internazionale più multipolare.

Questo popolo è pronto a seguire il cammino tracciato dal defunto leader, a salvaguardare la sovranità nazionale e a portare avanti la fiaccola della Resistenza fino all’ultima goccia di sangue. Il passaggio di consegne è stato caratterizzato da un senso di continuità e di scopo. Questa gente ha la consapevolezza che i principi di Resistenza, indipendenza e dignità che avevano contraddistinto il mandato del defunto leader, rimarranno intatti sotto la nuova guida.

 

 

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