IQNA

23:27 - September 19, 2017
Notizie ID: 3482161
Iqna - Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, più della metà dei quasi 400mila rifugiati del Rohingya, fuggiti dal Myanmar, sono bambini che versano in condizioni terribili.

Unicef: a rischio la vita di 240mila bambini Rohingya

L’Unicef ha affermato che oltre 240mila bambini Rohingya si trovano in una situazione sanitaria molto pericolosa; secondo il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, più della metà dei quasi 400mila rifugiati del Rohingya, fuggiti dal Myanmar, sono bambini che versano in condizioni terribili; fra di essi 36mila hanno un’età inferiore di un anno e 92mila sono quelli al di sotto dei cinque anni; tutti vivono in condizioni squallide, vulnerabili alla diffusione delle pandemie.

Tra i rifugiati ci sono anche 52mila donne incinte e che allattano; secondo le stime aggiornate, circa 391mila rifugiati Rohingya hanno attraversato il confine col Bangladesh dal momento in cui la violenza è scoppiata tre settimane fa, facendo di questa una delle crisi più drammatiche degli ultimi anni.

Le prime Ong che si sono recate sul posto si sono trovate impotenti dinanzi alla dimensione dell’esodo; stando alle dichiarazioni dell’Unicef, mentre ora la maggior parte dei bambini stanno arrivando con le loro famiglie, in precedenza erano già più di 1100 i bambini non accompagnati o separati dalle famiglie.

Il governo del Myanmar ha messo sotto stato d’ assedio lo stato occidentale di Rakhine, dove i Rohingya sono per la maggior parte concentrati; la violenza in quella zona è orribile: secondo quanto si legge nei rapporti e quanto riferito dai testimoni oculari, sta avvenendo un vero e proprio massacro contro i musulmani della minoranza. I soldati e i buddisti estremisti hanno riferito di aver ucciso o violentato centinaia di musulmani, bruciando abitazioni e villaggi; è il Governo del Myanmar ad affermare che nell’ultimo giorno di violenze sono morte 400 persone, soprattutto musulmani, e questo prima del comunicato Unicef.

L’Unicef afferma che il numero effettivo delle vittime supera probabilmente mille; finora la comunità internazionale non è riuscita ad agire contro la "pulizia etnica” di cui sono vittime i Rohingya, ma ad assordare maggiormente è il silenzio complice del premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, assunta a santino e icona pop, osannata anche da gruppi come gli U2 che durante i tempi della sua prigionia gli dedicarono una canzone.

Ci si pone la domanda: perché il premio Nobel non difende i Rohingya? Se dinnanzi a tale scempio pure la Cina, che pur è alleato della Birmania, ha votato una risoluzione per far cessare le violenze, si capisce come la situazione sia molto delicata. Dinnanzi a tale abominio il mondo si commuove eppure Aung San Suu Kyi rimane sorda ai richiami.

Ma non basta il suo colpevole silenzio, questa donna che ha vinto la sua battaglia giungendo a controllare il Myanmar, che è stata insignita col Premio Nobel per la Pace, con grande indignazione degli altri Nobel per la Pace ha lasciato che il suo portavoce definisse i Rohingya "terroristi” e denunciasse la "disinformazione” che avrebbe colpito l’opinione pubblica dei Paesi stranieri.

Aung San Suu Kyi si muove sulla lama di un rasoio in una Birmania che è un autentico mosaico etnico, dove molti generali provengono dalla vecchia giunta e non hanno abbandonato l’antico potere. Eppure, una presa di posizione, scomoda per quanto possa essere, prima che necessaria sarebbe stata doverosa anche se, leggendo meglio gli avvenimenti, il premio Nobel per la Pace, una posizione ben precisa l’ha già assunta.


ilfarosulmondo.it


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