IQNA

23:55 - June 24, 2018
Notizie ID: 3483001
Iqna - In genere il nobile Corano non cita esplicitamente i nomi degli individui a cui i passi coranici fanno riferimento; lo fa però in due casi, quello di Abu Lahab, nella presente sura, e quello di Zayd Ibn Haritha (33:37).

Sura della fibra di palma (Al-Masad)

Con il nome di Allah il Misericorde il Misericordioso

  1. Periscano le mani di Abu Lahab e perisca lui[2]
  2. la sua ricchezza non gli ha giovato, né quel che ha guadagnato[3]
  3. entrerà in un fuoco vampante[4]
  4. e sua moglie la portatrice di legna
  5. al collo porterà una corda di fibra di palma[5]

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[1] In genere il nobile Corano non cita esplicitamente i nomi degli individui a cui i passi coranici fanno riferimento; lo fa però in due casi, quello di Abu Lahab, nella presente sura, e quello di Zayd Ibn Haritha (33:37). Ciò induce a pensare che il loro affare ha particolare importanza. Abu Lahab, zio paterno del Profeta, può essere considerato come il simbolo della più fervente e odiosa resistenza contro il messaggio divino. In ripetute occasioni gli sforzi del Profeta vennero nullificati agli occhi  delle masse per colpa di Abu Lahab e dei suoi seguaci. Per esempio quando fu rivelato il passo coranico “e ammonisci i tuoi parenti più stretti”(26:214), il Profeta invitò quaranta dei suoi parenti tra i Banu Hashim e ordinò ad ‘Ali di preparare un pasto assai modesto per l’occasione. Nonostante ciò, ognuno mangiò saziandosi completamente. A questo punto Abu Lahab si irritò moltissimo ed iniziò ad accusare suo nipote di essere uno stregone ingannevole facendo disperdere gli invitati. In un’altra occasione, quando nel primo periodo meccano l’unico momento in cui il Profeta aveva possibilità di predicare liberamente il messaggio divino era durante l’Hajj, quando le genti giungevano in massa e lo spargimento di sangue era proibito, il Profeta era solito predicare tra i diversi gruppi di pellegrini finché Abu Lahab iniziò la sua odiosa propaganda dicendo che il Profeta fosse un folle, frenando così la diffusione della verità e bloccando l’invito profetico sul piano sociale. Degno di nota è il fatto che Abu Lahab fu l’unica personalità di rilievo tra i Banu Hashim ad opporsi così veementemente contro il Profeta. Dato che nell’Arabia preislamica ogni membro di una famiglia era solito prendere posizione a favore della propria gente, l’astio di Abu Lahab è da considerarsi non tanto contro il Profeta a livello personale, né per prendere le redini della guida della società, ma contro il messaggio di verità che si stava pian piano diffondendo. Abu Lahab si ammalò di un morbo che lo condusse alla morte poco dopo la battaglia di Badr.

[2] Un giorno, quando il Profeta pronunciò un sermone religioso sul monte Safa, Abu Lahab esclamò Tabban laka! (Perisci!), causando così la rivelazione di questa sura che inizia con tabbat yada Abi Lahabin wa tabba (Periscano le mani di Abu Lahab e perisca lui). Le mani di Abu Lahab possono essere intese anche in senso figurativo come riferimento al suo operato e alle sue azioni. Il perire invece può riferirsi ad una maledizione o all’inutilità dei suoi tentativi di ostacolare la diffusione dell’Islam.  

[3] Abu Lahab era l’uomo più ricco dei Banu Hashim ed avrebbe potuto sostenere di gran lunga la causa del Profeta. L’espressione “quel che ha guadagnato” potrebbe riferirsi invece all’influenza di Abu Lahab nella società meccana. La causa del Profeta invece fu sostenuta da Abu Talib, figura influente e di rilievo sebbene non particolarmente ricca. Ciò rende quest’ultimo una persona “che ha guadagnato” ma non per mezzo della sua ricchezza.

[4] L’annuncio dell’ingresso di Abu Lahab nell’inferno presuppone una preconoscenza fuori dalla portata ordinaria delle persone, in quanto se Abu Lahab si fosse pentito prima di morire avrebbe invalidato la veridicità del nobile Corano. Dato che Abu Lahab morì da rinnegatore, si tratta dunque di un’esatta predizione da parte del nobile Corano a conferma della sua veridicità. 

[5] La presente sura condanna anche il comportamento e l’attitudine di Umm Jamil bint Harb, moglie di Abu Lahab e sorella di Abu Sufyan, venditrice di legna da ardere. In genere chi vendeva legna da ardere portava al collo corde di fibra di palma, destinate anch’esse alla vendita, in quanto aiutano a bruciare la legna. In questo passo coranico ci viene detto che la moglie di Abu Lahab continuerà a portare la corda di fibra di palma dopo il suo ingresso all’inferno, aggiungendo così combustibile alla sua punizione. Ciò è indice del fatto che l’operato di questa vita continuerà ad essere con noi anche nell’altra nella sua vera forma, ossia di benedizione nel caso delle buone opere o maledizione nel caso di quelle cattive. Tutto ciò che facciamo sin da adesso, se protratto nel tempo e con una certa intensità, diviene parte del nostro carattere, della nostra disposizione e della nostra stessa natura.

 

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