IQNA

Commento alla Sura al-Hamd - parte 19

10:24 - October 24, 2018
Notizie ID: 3483381
Iqna - Vi proponiamo il commento alla sura al-Hamd(sura Aprente) dell'Imam Ruhollah Khomeini

Commento alla Sura al-Hamd - parte 19

Dell’Amore per il Mondo come Radice di Discordia

L’amore per i beni di questo mondo è radice di tutti i guai, ché questo amore eccessivo conduce l’uomo a smarrimento. Pure i veri credenti, allorché Allah (SwT) li privi di qualche cosa, talora ne provano stizza e rancore.

Si dice che, quando un credente sia moribondo, alcuni spiriti maligni li facciano scorrere davanti agli occhi, per impedirne la pia dipartita, le cose a lui più dilette in questo mondo.
Se era studioso, gli mostrano i libri tanto amati e gli dicono: "Rigetta la tua fede; noi, tutto questo lo bruciamo". Se il moribondo era attaccato al figlio, gli mostrano quest’ultimo. E così per tutti, secondo gli affetti di ognuno.

Del Criterio Dirimente: l’Attaccamento alle Cose

Non pensiate, comunque, che siano necessariamente coloro i quali possiedono grandi beni terreni quelli che amano sopra ogni cosa la vita. E’ pure possibile, invece, che un tale con parchi e tenute sia più disinteressato a questo mondo che non un povero studente di teologia, padrone di un libro solo.

Il criterio, la misura, è l’amore per questo mondo, l’attaccamento ai beni in sé. Non sia mai che tale passione faccia dell’uomo un iroso nemico di Allah (SwT). Al momento della dipartita ci sai accorgerà che dobbiamo comunque lasciare le cose tanto care. Per essere salvi bisogna che questa passione venga meno e si annulli: là dove andremo, che siamo stai o meno attaccati a questo mondo, non cambia proprio nulla.

Che voi abbiate posto, o no, il vostro amore in un libro, questo è pur sempre vostro, così come si dà per la casa e per tutti i beni in genere. Per vivere liberamente occorre attenuare tanta passione: la più grave calamità per l’uomo è l’affetto esagerato verso i beni terreni che trova radice nel suo amor proprio, nel suo egoismo. L’amore per il mondo, per il potere, per il regno, per la moschea, reca l’uomo alla perdizione.

Le passioni sono veli tenebrosi, l’uno sopra l’altro: veli dappertutto. Quindi non dobbiamo metterci a discutere sul tale e sul talaltro, giudicandoli, loro, schiavi di questo mondo per la tale e la tal altra ragione, bensì guardare a noi stessi e considerare come, in verità, la ragione addotta per gli altri valga altrettanto bene per noi.

Ancora dell’Amor di Sé

Se questo amor si sé non fosse, non criticheremmo tanto gli altri, che lo facciamo solo in quanto ci riteniamo giusti, integerrimi, perfetti, là dove gli altri, pare, non lo sono affatto.

Ma, secondo il poeta (Khayyam) una donna, poveraccia, assai stigmatizzata, avrebbe risposto al censore: "Si, io sono come dici tu. Ma tu, sei quello che sembri anche tu?". Noi stessi ci siamo costruiti la nostra immagine sociale, facciamo vedere bene che siamo venuti in nome di Allah (SwT), che studiamo come si deve la Legge Divina, che siamo il partito armato di Allah (SwT), proprio così ci definiamo, l’esercito di Allah (SwT), e poi?

Corrisponderà all’intimo la faccia esteriore? Saremo veramente liberi da ogni ipocrisia? Forme di ipocrisia ce ne sono molte, l’ipocrita non è solo Abu Sufyan, che si dichiarava credente e non lo era. Questione di gerarchia anche qui: ognuno è sincero a modo suo, salvo che, un certo momento, da questo mondo bisogna pur andarsene, armi e bagagli.

Comunque, non si dica che qui non si fa altro di parlare di partenza per l’Aldilà, e che il mondo, invece, è trascurato. Gli Inviati (as) si preoccupano si dell’Aldilà, e lo predicano, ma si preoccupano anche della giustizia quaggiù, e il Profeta (S), pur tanto proteso alla sfera del divino, diceva: "Io spesso provo gran turbamento nel cuore, e invoco Allah (SwT) settanta volte al giorno, che mi perdoni".

Era un turbamento generato dalla presenza stessa di chi lo circondava e assillava, gente di ogni risma, spesso singolare, noiosa, non necessaria, che gli impediva di concentrarsi sul suo Amore, ostacolando quella Presenza che egli avrebbe desiderato ininterrotta e costante. E seppur si trattava di persone per bene, di credenti che volevano chiarimenti su questioni di fede, se pur egli scorgeva in tutti loro, come in ogni creatura, un segno e un nome da rispettare, ebbene, sempre impedimento era quello, sempre un distrarsi dalla stazione che era veramente la sua.

Ecco il disagio, ecco la pena del Profeta (S), ecco un altro aspetto di quei multiformi veli che circondano e soffocano. Quanto a noi, squarciamone almeno uno di questi veli, laceriamone uno quel tanto che basta a far coincidere la facciata e l’interno, le tracce della prostrazione sulla fronte e l’adorazione genuina, la santità grave dell’aspetto e l’orrore sincero dell’usura e della frode.

Né si dà contraddizione mai fra spiritualità e attività pratica. Colui che, dopo il Profeta (S) era il Maestro migliore, ‘Ali figlio di Abu Talib (as), lo salvi Allah (SwT), il giorno stesso dell'investitura prese la zappa, dice la storia, e se ne andò a lavoro.

Chi distoglie la gente dalla preghiera come da cosa non congeniale a questo mondo non si rende conto che la preghiera è, essa stessa, un tirocinio di vita pratica. I Profeti (as) che tanto invocano Allah (SwT), sì, che tanto vivevano di vita intellettuale, erano anche i primi a preoccuparsi, con tutto il disagio che si è detto, che nella giustizia trascorresse la giornata su questa terra. Le rivoluzioni le hanno fatte loro; le ha fatte Hosseyn (as) figlio di ‘Ali (as), su di lui la salute, partendo dalla preghiera. La preghiera chiarisce la vita, se è preghiera, indicando la Fonte.

La preghiera umilia la boria, non l’azione; la devia, quell’azione da noi stessi, e la volge al servizio dei fedeli di Allah (SwT), come dire di Allah (SwT) stesso. Chi protesta contro i libri di devozione non si rende conto di come questi libri costruiscano l’uomo, povero ignorante disperato. Le formula dei nostri Imam (as), l’invocazione del mese di Sha’ban, per l’accensione delle luci e tutte le altre cose, sono cose che non servono a niente? Recitarle significa sfoderare una spada!

L’invocazione di Sha’ban, tanto cara a tutti gli Imam (as), che non ne conoscono una simile? Una spada! Una lama che taglia il buoi, che guida la sollevazione, che fa la rivolta! Altro che incoraggiamento all’inattività! Altro che soggettività del soprasensibile, come sostengono certi signori! L’Oggettività vera arriva per tutti, non temete. Preghiera, prediche, parole di ‘Ali (as), guide al pellegrinaggio, tutto ciò è ginnastica che trasforma il bruto in essere umano.

 

 

traduzione: Al-Islam.org

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