IQNA

23:58 - May 30, 2020
Notizie ID: 3485123
Iqna - La Dichiarazione dei Diritti Umani è oggi usata “come uno strumento aggressivo per esercitare pressione nel campo della politica estera” e che simile strumento di pressione è utilizzato in un “modo selettivo per ragioni di geopolitica o di interessi politici interni”

L’argomento che cercherò di affrontare in questo articolo è il dilemma vissuto dalla maggior parte delle persone che credono in Dio ed al contempo vogliono assicurarsi che i diritti fondamentali degli individui siano salvaguardati nei confronti di coloro che hanno il potere e la posizione per violarli. L’articolo non cerca di fornire una risposta al dilemma, ma di parlarne nel modo più chiaro possibile.

E’ alquanto poco convenzionale chiamare religione la “Dichiarazione dei Diritti Umani” giacché il concetto centrale di una religione, vale a dire Dio, e la figura cardine, vale a dire il Profeta, mancano in essa. Comunque, ponendo da un lato Dio e i profeti, nella Dichiarazione sono presenti molti aspetti che la rendono simile ad una religione.

Primo, nella Dichiarazione ci sono giudizi che esprimono posizioni-valori riguardanti il mondo, l’essere umano, le relazioni umane e la condotta umana.

Secondo, poiché i valori sono basati sulla fede ed il credo piuttosto che su fatti e osservazioni, essa richiede convinzione, impegno e dedizione da parte di tutti i suoi sostenitori.

Terzo, essa viene predicata nel tentativo di far proseliti come fosse la nuova religione del mondo.

Quarto, essa viene imposta nei confronti di coloro i quali non credono in essa o non rispettano i suoi parametri ricorrendo ad ogni mezzo, inclusa la forza militare.

Ed infine coloro che non credono in essa sono ostracizzati dalla comunità intellettuale, scomunicati ed emarginati.

Comunque non vi sarebbe nulla di sbagliato in tutto questo se non fosse per un aspetto particolarmente cruciale; cioè la sua pretesa universalità. Universalità qui, differentemente dal concetto presente in alcune grandi religioni come l’Islam ed il Cristianesimo, che non è soltanto la pretesa di un’alternativa che può essere accettata da chiunque, ovunque ed in ogni istante, dopo aver abbandonato le proprie credenze precedenti. La Dichiarazione dei Diritti Umani afferma piuttosto che le persone di ogni tipo di tendenza possano e debbano accettarla ed al tempo stesso rimanere fedeli alle loro convinzioni personali, se lo desiderano. Non un’alternativa, ma un imperativo universale che annulla tutte le altre norme e valori. Non è una religione tra le altre religioni; si tratta piuttosto di una super-religione verso la quale tutte le altre religioni dovrebbero adeguarsi, e attraverso i cui principi quelli di tutte le altre devono essere giudicati e valutati.

Questo fatto è meglio spiegato dal fautore dei diritti umani universali, Jack Donnelly, quando egli sostiene che in quanto diritti morali più alti, i diritti umani “regolano le strutture e pratiche fondamentali della vita politica, e in circostanze ordinarie hanno la priorità sulle altre rivendicazioni morali, legali e politiche.” (1)

Tuttavia è proprio per questa ragione che la Dichiarazione dei Diritti Umani non riesce nel suo intento. Visti i valori molto ampi e di base che essa cerca di diffondere nel mondo e tra le genti di differenti religioni essa entra in opposizione con i valori più sacri di queste religioni. Sebbene i principi fondamentali di tutte le religioni di Dio siano piuttosto identici, non sono comunque nella posizione di parlare a nome di altre religioni; voglio quindi parlare della mia, l’Islam, e cercare di spiegare perché come musulmano non posso collocarmi tra i fautori incondizionati della Dichiarazione nonostante io abbia in simpatia la maggior parte dei suoi concetti e visioni che, secondo le mie conoscenze, sono insegnati e predicati dal Corano e dalla Sunna del Profeta.

Il concetto centrale e più presente nell’Islam è Dio; l’Unico, il Creatore e Comandante di tutti i mondi. Egli ha creato gli esseri umani e ha dato loro determinati diritti. Essi hanno però anche alcuni doveri e responsabilità nei Suoi confronti. Non possono fare tutto ciò che vogliono o vivere ovunque desiderino, anche se tutti loro concordino e acconsentano a ciò; ed anche se quello su cui concordano dà loro il più grande piacere possibile in questo mondo. Non è corretto dire che tutto ciò che le persone amino fare sia giusto e gli conferisca il diritto di farlo. E’ qui che il concetto di peccato si inserisce in una dottrina religiosa. Il peccato è la violazione dei doveri e delle responsabilità spiegate nel Libro di Dio. Tali doveri e responsabilità potrebbero non avere attinenza con l’amministrazione della società mondana poiché la religione ha il compito di preoccuparsi sia delle questioni mondane sia di quelle dell’aldilà per il benessere dei suoi seguaci.

La Dichiarazione dei Diritti Umani, avendo le proprie radici ed origini nella mentalità liberale dell’Occidente moderno, non può ospitare in alcun modo nella sua struttura il concetto di Dio ed il concetto di aldilà, e le implicazioni pratiche di entrambi, vale a dire il concetto di peccato. Lo stesso linguaggio, tono, insinuazioni e sottigliezze della Dichiarazione rappresentano tutti una sfida a simile concetto.

E’ un dato di fatto che la Dichiarazione dei Diritti Umani è stata in parte concepita per frenare e controllare le pratiche arbitrarie e precarie delle autorità religiose in Occidente, e nella sua prima visione il principale nemico dell’essere umano e dei diritti umani era Dio stesso incarnato dai Suoi rappresentanti, vale a dire il clero cristiano. Fu una ribellione dell’essere umano contro Dio, e in questa sollevazione non era l’essere umano a peccare, ma Dio che era il più grande di tutti i peccatori. Simile mentalità non può mai tenere in conto le preoccupazioni e l’atteggiamento di chi crede in Dio e quindi non può includerlo con sé.

Quindi, finché la Dichiarazione dei Diritti Umani insiste sulle sue origini liberali e trascura il concetto di peccato e sacrilegio e le responsabilità umane (1), non potrà mai portare i seguaci dell’Islam nel suo ovile né sostenere alcuna pretesa di universalità.

E’ probabilmente dovuto a questo fatto che recentemente molte importanti autorità religiose e prominenti intellettuali e politici, incluso l’ex cancelliere tedesco Helmut Schmidt, hanno sottoscritto la Dichiarazione Universale delle Responsabilità Umane redatta dall’“InterAction Council” nel settembre 1997 a completamento della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (2). Si tratta sicuramente di un passo preliminare intrapreso onde modificare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ma finché simile processo è nelle mani dei mercanti di diritti umani e dei loro complici non si aumenterà che l’odio e l’animosità tra gli esseri umani. Non è soltanto Helmut Schmidt a riconoscere il fatto che la Dichiarazione dei Diritti Umani è oggi usata “come uno strumento aggressivo per esercitare pressione nel campo della politica estera” e che simile strumento di pressione è utilizzato in un “modo selettivo per ragioni di geopolitica o di interessi politici interni” (3). Ogni giovane palestinese con una pietra in mano ha compreso internamente questo fatto cruciale.

Altro concetto centrale per l’Islam, ed in realtà per ogni religione, è la modestia e castità. Questo concetto potrebbe limitare il tipo di relazione e libertà che ogni sesso può avere, tanto individualmente quanto rispetto al sesso opposto. La norma dell’hijab (l’abbigliamento prescritto dall’Islam, n.d.t.) per la donna è nell’Islam un’implicazione pratica di questo concetto. Le norme restrittive e le punizioni per la fornicazione, l’adulterio e l’omosessualità sono tra le altre implicazioni di una tale concezione. La Dichiarazione dei Diritti Umani non solo non riesce ad affrontare questo problema dei credenti, ma lo sfida ad alta voce e considera l’applicazione di simili norme come un’infrazione dei Diritti Umani basilari.

E’ possibile trovare alcuni musulmani incuranti di simili precetti, che li considerano una superstizione tradizionale piuttosto che un dovere obbligatorio. Ci sono anche alcuni musulmani che si autodefiniscono secolari, moderni, intellettuali ecc., che ritengono tutte le norme pratiche nell’Islam come obsolete e fuori moda; e sebbene fino allo scorso decennio era una procedura ben stabilita quella di presentare simili persone come autorità islamiche e citarle come i musulmani doc e tipici dell’età moderna, è ora diventato chiaro che essi non hanno alcuna autorità o comando sulle masse musulmane quando si tratta di articoli di fede o questioni di pratica [religiosa]. Il ritorno all’hijab da parte delle comunità sia in Oriente che Occidente durante gli ultimi due decenni è una testimonianza onesta di questo fatto.

E’ lo studio sistematico ed analitico dei principali testi di una religione ed un giudizio ermeneutico accettabile di essi a rivelare le caratteristiche reali di tale religione, non le affermazioni arbitrarie e soggettive di differenti individui che cercano in qualche modo di adattarla alle varie tipologie di vecchie o moderne ideologie. Finché questo fatto viene ignorato e le reali autorità dell’Islam volutamente trascurate, le possibilità per una reciproca (4) comprensione tra i fautori della Dichiarazione dei Diritti Umani ed i seguaci dell’Islam sono minime.

Considerando le questioni affrontate dalla Dichiarazione dei Diritti Umani, inclusi il riconoscimento del diritto personale alla vita, il riconoscimento giuridico davanti alla legge, la libertà di espressione, la protezione contro la tortura, la protezione contro la discriminazione basata sulla razza ed il sesso, i diritti legali per un processo equo, la presunzione di innocenza, la protezione contro leggi ex post facto, gli arresti e le detenzioni arbitrarie, le interferenze arbitrarie nella propria famiglia, casa o reputazione; la varietà di libertà civili e diritti politici; i diritti economici sul lavoro, il riposo e lo svago; nessun musulmano può affatto declinare la loro accettazione giacché la maggior parte di queste misure sono identiche o conformi alle norme e precetti islamici. Come Donnelly ha giustamente espresso, l’Islam non è “in alcun modo inerentemente ostile o fondamentalmente incompatibile con i diritti umani”. Il problema sorge, comunque, quando i fautori dei Diritti Umani vogliono portare alcuni di questi diritti al loro estremo in un modo che contraddice le norme basilari e vitali della fede islamica.

Sarebbe un peccato se le persone con convinzioni religiose in generale ed i musulmani in particolare da un lato, ed i fautori dei Diritti Umani dall’altra, non riuscissero a raggiungere un accordo realistico su scala universale che possa essere unanimemente applicato con vigore a livello mondiale e restringere le pratiche arbitrarie e inumane del potere.

Secondo Benjamin Barber, l’eccesso di liberalismo è la rovina delle istituzioni democratiche della società moderne, poiché la democrazia esistente in Occidente è stata ripetutamente compromessa dalle istituzioni liberali e dalla filosofia che le sottende (5).

Un tale eccesso potrebbe anche annullare la Dichiarazione dei Diritti Umani nella sua interezza e introdurre il mondo in una nuova fase di estremo fondamentalismo, e conseguentemente trascinare l’umanità in una moderna era di odio e conflitto.

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NOTE 

1) Donnelly, Jack, “Universal Human Rights in Theory & Practise”, seconda edizione, Cornell University Press, London, 2003, p. 1.

2) Schmidt, Helmut, “Toward Establishing Human Responsibility in the New Century”, Keynote, discorso dell’ex cancelliere della Germania Occidentale Helmut Schmidt alla cerimonia di commemorazione del trentesimo anniversario del WCRP, il 28 novembre 2000.

3) Ibid.

4) Donnelly, p. 75.

5) Barber, Benjamin, “Strong Democracy”, University of California Press, 1984, P. xix.

 

di Hujjatulislam Saeed Bahmanpour

 

Articolo originale: http://www.ihrc.org.uk/attachments/7580_01octbahmanpour.pdf

 

 

 

 

 

 

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