IQNA

23:07 - November 25, 2021
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Iqna - Il bisogno dell’essere umano di avere un sano modello da seguire, deriva dalla sua caratteristica di potere essere influenzato dalla condotta altrui. Infatti, la creazione dell’uomo è tale che viene influenzata dagli altri, e ciò ha un importante ruolo nella sua formazione individuale e sociale. A tal proposito, il sacro Corano, nella sua opera di formazione e educazione dell’essere umano, presenta molti buoni esempi di virtù e rettitudine, considerando il nobile Profeta dell’Islam (S) il migliore e più completo di essi, l’esempio perfetto

L’ESEMPIO PERFETTO: Uno sguardo alla condotta morale del Profeta dell’Islam (ottava e ultima parte)

 

Della generosità

La generosità e la munificenza, manifestazione del senso di abnegazione dell’essere umano, sono sacre virtù lodate ed apprezzate da tutte le genti. Il nobile Profeta dell’Islam (S), fonte delle virtù umane, possedeva queste virtù nel loro più alto grado. Egli diceva: “Io sono colui che è stato educato da Allah, e Alì è colui che è stato educato da me. Il mio Signore mi ha prescritto la generosità e la bontà, e mi ha interdetto dall’avarizia e dalla durezza [di carattere]. Per Allah nulla è peggio dell’avarizia e del cattivo carattere“. (1)

Dopo il ritorno dalla battaglia di Hunayn, i beduini avevano circondato il sommo Profeta (S) per avere la propria parte del bottino. In quella folla, qualcuno rubò il mantello del nobile Profeta (S), il quale si fermò e disse: “Restituitemi il mantello. Temete forse che io sia avaro? Se avessi posseduto oro in quantità pari a questi grossi triboli [cespugli spinosi], lo avrei di certo spartito fra di voi. Voi non mi troverete mai avaro“. (2)

Fregiamo ora queste pagine citando alcuni esempi dell’impareggiabile generosità del sommo Profeta (S).

  1. Un giorno un gruppo di gente malvestita e bisognosa di indumenti, venne dal sommo Profeta (S), chiedendogli abiti da indossare. Il nobile Messaggero di Allah (S), che non respingeva mai nessuno, andò a casa ma non trovò alcun indumento, ad eccezione di una tenda appartenente alla santa Fatima (A), che ella aveva gettato su della roba. Il Messaggero di Allah (S) disse: “O Fatima, vuoi proteggerti dal fuoco dell’inferno con questa tenda?”. Fatima (A) disse: “Certo!”, e il sommo Profeta (S) spartì la tenda fra quei poveri, affinché se ne coprissero. (3)
  2. Un giorno il sommo Profeta (S) si recò al bazar con otto dirham [dracme] per fare compere. Lungo la strada vide una giovane serva che piangeva. Chiese la ragione del suo pianto, ed ella disse: “Il mio signore mi ha mandato con due dirham a fare un acquisto, ma io ho perso quei due dirham“. Il sommo Profeta (S) diede alla donna due dirham degli otto che aveva con sé, e con i sei rimanenti si incamminò verso il bazar, dove acquistò una camicia del costo di quattro dirham, dopodiché ritornò a casa. Lungo la strada di ritorno vide un anziano uomo musulmano, scarno ed afflitto, malvestito, seduto in angolo, che diceva: “Chi mi vestirà di un abito, che Iddio lo vesta degli abiti del Paradiso“. Il sommo Profeta (S) vedendo questa scena, lo vestì dell’abito che aveva comprato, e si recò nuovamente al bazar, dove comprò un’altra camicia a due dirham. Al ritorno vide nuovamente la giovane serva, seduta su una strada, che piangeva; chiese allora: “Che cosa è successo?”. La donna disse: “Ho comprato quello che dovevo comprare, ma siccome ho fatto tardi, ho paura che mi puniscano“. Il santo Messaggero di Allah (S) chiese dunque alla donna di guidarlo verso la casa del suo signore. Arrivarono così alla dimora di uno degli ansar. Gli uomini non erano in casa, c’erano solo le donne. Il sommo Profeta (S) da davanti la porta di casa disse: “As-salamu alaykum wa rahmatu-Llahi wa barakatuh [che la pace, la misericordia e la benedizione di Allah siano su di voi]”. Le donne riconobbero la voce del Messaggero di Allah (S), ma non risposero; questi ripeté tre volte il saluto, finché alla terza volta, tutte le donne presenti nella casa risposero: “Wa alaykum as-salam wa rahmatu-Llahi wa barakatuh [e (anche) su di voi siano la pace, la misericordia e la benedizione di Allah]. Possano essere i nostri genitori sacrificati per te, o Messaggero di Allah!”. Il Profeta disse: “Non sentivate la mia voce?”. Dissero: “Sì, ma volevamo che il tuo saluto [e la tua benedizione] su di noi e sui nostri figli aumentasse“. Il sommo Profeta disse allora: “La vostra giovane serva ha fatto tardi, e ha paura della vostra punizione. Perdonatela per me“. Dissero allora tutte: “Accettiamo la tua intercessione, e rinunciamo a punirla, e la liberiamo per questa tua benedetta venuta“. Il Messaggero di Allah ritornando diceva: “Non avevo mai visto otto dirham più benedetti di questi: hanno donato sicurezza a una [donna] timorosa, liberato una schiava, e vestito due persone malvestite e bisognose di indumenti” (4)
  3. Una donna disse a suo figlio: “Vai dal Messaggero di Allah (S), porgigli i miei saluti e digli da parte mia: ‘Donami un panno affinché ne faccia una camicia“. Venne così dal sommo Profeta (S) per esporgli la richiesta della madre. Il nobile Messaggero di Allah (S) rispose: “Per ora non ho alcuna veste, a meno che non giunga da qualche parte“. Il ragazzo disse: “Mia madre dice di darle il tuo mantello affinché ne faccia una camicia“. Il nobile Profeta (S) disse: “Dammi del tempo affinché io vada in stanza“. Quando arrivò in stanza prese il mantello e lo diede al bambino, il quale lo portò alla madre. (5)

 

Perseveranza nel raggiungere i propri intenti

La perseveranza è il segreto del superamento delle difficoltà e la chiave del successo. È con quest’arca della salvezza che l’essere umano può varcare il tempestoso mare delle strettoie e dei travagli della vita, e giungere al lido dei propri intenti.

Considerando che non è possibile raggiungere nessun sacro fine senza pazienza, costanza e sopportazione delle difficoltà, Iddio Eccelso ordina al sommo Profeta (S) perseveranza e costanza nell’esecuzione della sua difficile missione, che consiste nel purificare l’umanità da ogni traccia di miscredenza e politeismo: “Persevera dunque come ti è stato ordinato, [tu] e chi con te è ritornato [pentito ad Allah]” (Corano, 11:112)

La perseveranza e la costanza del Messaggero di Allah nel raggiungimento del suo scopo divino, erano talmente chiare e manifeste, da meravigliare amici e nemici. Infatti, malgrado il sommo Profeta (S) fosse stato tacciato di maleficio, follia, menzogna, divinazione, e nonostante i suoi nemici lo avessero combattuto, schernendo, facendo guerra ai suoi Compagni e torturandoli, il santo Profeta (S), resistendo tenacemente e coraggiosamente a tutti questi vili attacchi, riuscì comunque a portare a termine la sua divina missione.

Raccogliere in un libro tutti gli esempi dell’impareggiabile perseveranza del nobile Profeta (S), richiederebbe molte pagine. Citiamo di seguito alcuni di questi esempi, al fine di conoscere meglio questo impareggiabile modello di virtù.

Il sommo Profeta (S) incontrò a Taa’if tre fratelli, Abd Yaa’il, Habib e Mas’ud Bin Amr (maggiorenti della tribù dei Thaqif), ed espose loro il suo invito. Uno dei tre fratelli disse: “Io ho rubato la Ka’bah se tu sei profeta“. Il secondo disse: “Forse che Dio era incapace, da mandare uno come te?! Se avesse voluto avrebbe inviato come profeta un altro uomo, dotato di potere e forza!”. Il terzo disse: “Giuro su Dio che d’ora in poi io non parlerò più con te!”. Dopodiché schernirono il santo Profeta (S), e propalarono fra la gente la vicenda del suo invito.

Quando il sommo Profeta (S) volle abbandonare Taa’if, un gruppo di gente spregevole, volgare ed abietta, e di vagabondi, istigati da quei tre fratelli, si posero sul sentiero del Profeta (S), e lo presero a sassate, ferendolo alle gambe. Con le gambe sanguinanti, riuscì a salvarsi da quell’empia gente. (6)

  1. Monib Bin Mudrik narra che suo nonno disse che nell’epoca della Jahiliyyah [ignoranza preislamica], un giorno vide il Messaggero di Allah (S) invitare la gente alla fede in Allah dicendo: “Dite ‘La ilaha illa-Llah’ [non v’è alcun dio all’infuori di Allah] e salvatevi“. D’un tratto un miscredente gli diede uno schiaffo, mentre un altro gli gettò della terra in faccia, e un altro ancora lo ingiuriò. Fu allora che una piccola fanciulla [la sua nobile figlia Fatima, pace su di lei] venne con un recipiente d’acqua dal sommo Profeta (S), il quale si lavò il viso e le mani, dopodiché disse: “Porta pazienza, e non rattristarti per il fatto che sopraffanno o umiliano tuo padre” (7)
  2. Fra coloro che avevano un rilevante ruolo nel tormentare e molestare il sommo Profeta (S), c’erano l’empio Abu Lahab e sua moglie Ummu Jamilah, maledetti dal Signore Eccelso nel sacro Corano, nella sura ‘Al-Masad’. In questa sura Ummu Jamilah viene ricordata col termine ‘hammalat-al-hatab’, che significa ‘portatrice di legna’. In effetti, quest’empia donna faceva la spia e sobillava gli animi, e fomentava l’odio e la guerra fra la gente. Si narra che la maledetta e malvagia donna raccoglieva spini e triboli, e li spargeva lungo la strada del Profeta (S), affinché egli si ferisse quando andava a pregare. (8)
  3. La minaccia e l’allettamento, erano due strategie che i miscredenti adottavano per intimorire e tentare i profeti in generale, e il nobile Profeta dell’Islam (S) in particolare, e distoglierli così dall’esecuzione della loro missione profetica. I capi politeisti della Mecca, dopo aver visto la costanza e la perseveranza del sommo Profeta (S) nell’eseguire la sua missione, decisero di adottare la strategia della minaccia e dell’allettamento. A tal proposito, andarono tutti insieme da Abu Talib, e dissero: “Tuo nipote [il figlio di tuo fratello] ingiuria i nostri dèi, parla male del nostro culto, ride delle nostre credenze, e considera traviati i nostri padri. O gli ordini di lasciarci in pace, o ce lo consegni e la smetti di proteggerlo!”. Alcune opere storiche narrano che essi dissero anche: “Siamo disposti a dargli quello che vuole, e donargli le più belle donne“. Quando Abu Talib comunicò questo messaggio al sommo Profeta (S), questi con parole che dimostrano la sua impareggiabile perseveranza e tenacia, disse: “Giuro su Allah che se mettessero il sole nella mia mano destra, e la luna nella mia mano sinistra, affinché io rinunci alla mia missione, non lo farei mai, finché Iddio faccia prevalere questa religione, o io rimanga ucciso in questa via” (9)
  4. Abu Jahl era uno dei più acerrimi nemici del santo Profeta (S), e in una lettera minatoria scrisse: “O Muhammad, le trame che hai in testa ti hanno costretto a fuggire dalla Mecca e a rifugiarti a Medina. Fino a quando avrai queste idee in testa sarai costretto a vivere in esilio. Queste idee ti spingono a commettere atti che inducono al male e alla corruzione, e alla fine arriveranno a corrompere anche la gente di Medina, gettandola nelle fiamme del fuoco da te acceso. Io per te non vedo altra fine che questa: i Quraish ti attaccheranno tutti insieme per reprimere la tua ribellione, e tu dovrai scontrarti con loro assieme al pugno di illusi che ti stanno attorno. Oltre a ciò, i miscredenti di Medina e coloro che ti odiano verranno in aiuto dei Quraish, poiché essi oggi ti aiutano e ti sostengono per paura, ma quando sapranno che con la tua uccisione saranno uccisi anche loro, e le loro famiglie cadranno in disgrazia, quando sapranno che cadranno in povertà e sventura assieme a te, allora smetteranno di difenderti ed aiutarti. Essi sanno bene che quando i tuoi nemici prevarranno su di te, ed entreranno con la forza nei loro territori, non faranno alcuna differenza fra i tuoi amici e i tuoi nemici, li stermineranno tutti, e faranno prigionieri le loro donne e i loro figli, e saccheggeranno i loro averi, come faranno con le tue donne, i tuoi figli e i tuoi averi. Senza dubbio, chi [ti] ha avvertito non ha nessuna limitatezza, e chi ha detto chiaramente le cose, non è stato negligente nel comunicare il messaggio

Il nobile Profeta (S) disse al messo di Abu Jahl: “In verità, Abu Jahl mi minaccia [parlandomi] di difficoltà e travagli, e il Signore delle creature dell’universo mi promette ausilio e vittoria. Di certo la notizia di Dio è la più giusta delle notizie, ed è la più degna d’essere creduta. Quando Iddio aiuterà Muhammad, ed egli godrà della Sua munificenza e generosità, allora non gli recherà danno né l’ira né l’abbandono di nessuno” (10)

 

Dell’aiuto reciproco e della collaborazione

L’aiuto reciproco e la collaborazione, sono la base e il fondamento della vita sociale. Aiutarsi reciprocamente, da una parte aiuta la società a progredire, e dall’altra contribuisce ad accrescere l’amicizia fra i suoi membri. Il sacro Corano ci ricorda questo importante principio e ci raccomanda: “Collaborate tra di voi nel bene e nel timor di Dio, e non aiutatevi nel peccato e nel fare ingiustizia [agli altri]” (Sacro Corano, 5:2).

Il nobile Profeta dell’Islam (S), oltre a raccomandare ai musulmani di aiutarsi reciprocamente e di collaborare fra di loro, nella vita pratica collaborava con la gente alla realizzazione dei lavori, e nonostante i suoi Compagni fossero disposti ed insistessero a lavorare al suo posto, egli non accettava, e preferiva lavorare e cooperare con la gente. Citiamo di seguito alcuni esempi.

  1. Prima dell’inizio della missione del nobile Messaggero di Allah (S), la gente della Mecca viveva in uno stato di forte povertà e indigenza. Abu Talib, lo zio paterno del sommo Profeta (S), nonostante fosse il maggiore della famiglia dei Banu Hashim, per il fatto che aveva una famiglia numerosa a carico, viveva in ristrettezze economiche. Il santo Profeta (S), vedendo questa situazione, non si diede pace e andò da Abbas, l’altro suo zio paterno, che aveva condizioni economiche relativamente migliori, e disse: “O Abbas, tuo fratello ha una famiglia numerosa a carico, e vedi che la gente vive in difficili condizioni economiche. Vieni, andiamo insieme a diminuire le persone a suo carico: uno dei suoi figli lo prendo io, un altro prendilo tu“. Abbas accettò la proposta e insieme andarono da Abu Talib. Il sommo Profeta prese con sé Ali (pace su di lui), e Abbas portò via con sé Jafar. Con questo gesto gradito a Iddio, riuscirono a diminuire due delle persone a carico di Abu Talib. (11)
  2. Con l’arrivo del sommo Profeta (S) a Medina, l’esistenza di una moschea nella quale si eseguissero gli atti di culto e si risolvessero le questioni sociali e politiche dei musulmani, si faceva necessaria. Il Messaggero di Allah (S) propose così la costruzione di una moschea, e i musulmani accolsero di buon grado questa proposta. Si acquistò allora il terreno della moschea, e il fervore e l’entusiasmo della gente aumentò. Tutti si misero a lavoro, e il sommo Profeta (S) aiutava e collaborava con la gente per la realizzazione di questa buona opera. Usaid Bin Hudhair dice: “Il Profeta portava in braccio un sasso. Io dissi: ‘O Messaggero di Allah, dammi il sasso, lo porto io’. Egli rispose: ‘No, vai e porta un altro sasso‘” (12)
  3. In uno dei viaggi del sommo Profeta (S), non appena egli e i suoi Compagni scesero dalle loro cavalcature e misero a terra i bagagli, la gente decise di preparare una pecora per il pasto. Uno dei compagni disse: “Io sgozzo la pecora“. Un altro disse: “Io provvederò a spellarla“. Un altro ancora disse: “Io mi impegno di cuocerla“. E il Messaggero di Allah disse: “Io provvedo a raccogliere sterpi e rami secchi nella steppa [per accendere il fuoco]“. La gente disse: “O Messaggero di Allah, non disturbarti, accomodati, noi con immenso onore provvederemo ad eseguire tutti questi lavori“. Il sommo Profeta disse allora: “So che siete in grado di eseguire questi lavori, ma Iddio non ama vedere il Suo servo in condizioni privilegiate fra i suoi compagni, che si concede privilegi rispetto agli altri“. Dopodiché andò nella steppa, raccolse degli sterpi e dei rami secchi, e li portò ai suoi Compagni. (13)

 

NOTE

1) Makarim-ul’Akhlaq, pag. 17.

2) Al-Wafaa’ bi Ahwal-il-Mustafa, vol. 2, pag. 442

3) Sharaf-un-Nabiyy, pag. 78.

4) Sharaf-un-Nabiyy, pag. 70.

5) Sharaf-un-Nabiyy, pag. 78.

6) Hiliyat-ul-Abrar, vol. 1, pag. 177.

7) Mizan al-Hikmah, vol. 9, pag. 671.

8) Majma’ul-Bayan, vol. 27.

9) Siratu ibni Hisham, vol. 1, pag. 283.

10) Bihar-ul’Anwar, vol. 17, pag. 343.

11) Siratu ibni Hisham, vol. 2, pag. 263.

12) Bihar-ul’Anwar, vol. 9, pag. 111.

13) Kuhl-ul-Basar, pag. 68.  

 

 

 

 

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