IQNA

Testamento politico-spirituale dell'Imam Khomeyni

23:57 - June 05, 2022
Notizie ID: 3487659
Iqna - Il testamento dell’Imâm Khomeyni merita di essere studiato ed approfondi­to, in quanto concerne in modo diretto il futuro dell’Islam nell’epoca con­temporanea

TESTAMENTO POLITICO-SPIRITUALE DELL’IMAM KHOMEYNI

 

Prologo al Testamento

Col Nome di Dio il Clemente, il Misericordioso

Disse l’Inviato di Dio (l) su di lui e sulla sua Famiglia effusione di grazia e pace:

In verità lascio fra voi due beni preziosi (thaqalayn): il Libro di Dio e la progenie della Gente della mia Casa. Esse non si separe­ranno l’uno dall’altra sino a quando mi incontrerete presso la fonte (del Kawthar) (2).”(3)

Lode a Dio e gloria a Te. O Dio, effondi la Tua grazia su Muham­mad e sulla sua Famiglia, esteriorizzazione della Tua bellezza e della Tua maestà e custodi dei segreti del Tuo Libro nel quali si epifanizza l’Unicità (Ahadiyyah) mediante la totalità dei Tuoi nomi, sino al no­me imperscrutabile che non è noto ad altri all’infuori di Te. Siano maledetti gli oppressori, origine dell’albero ingannatore (4)

Ci sembra in questa sede appropriato rammentare brevemente il valore dei due beni preziosi lasciati in eredità alla Ummah. Non intendiamo parlare dell’aspetto gnostico, spirituale ed esoterico della tradizione profetica in questione, dacché penne quali la mia non hanno l’ardire di addentrarsi in un dominio la cui conoscenza ricomprende la totalità delle cerchie dell’esistenza, da questo mon­do sino ai cieli e dai cieli sino alla Sua divina presenza, nella quale sono ricompresi stati che trascendono la nostra e la vostra facoltà di intuizione intellettuale. Quand’anche l’addentrarsi in simile aspetto dell’insegnamento non risultasse impossibile, richiederebbe certo grande applicazione e perseveranza. Né d’altra parte inten­diamo trattare della sorte cui è andata incontro l’umanità a causa della negligenza e dell’abbandono della sua natura primordiale e del rango dei due beni preziosi lasciati in eredità. Quanto ad essi, il primo, cioè il Sacro Corano è più grande del secondo, cioè la Fami­glia del Profeta Muhammad (S); può dirsi anzi che il primo possie­de l’ordine della grandezza in assoluto (akbar mutlâq). Né inten­diamo descrivere il trattamento riservato ai due beni preziosi dai nemici di Dio e degli empi tiranni (taghûtiyan), in quanto le loro colpe sono troppo gravi per poter essere enumerate, mentre la mia conoscenza è limitata ed il mio tempo fra voi scarso. Riteniamo in­vece utile menzionare brevemente ciò che è accaduto ai due lasciti costituenti l’eredità.

La frase: “Essi non si separeranno l’uno dall’altra sino a quando mi incontrerete presso la fonte” può forse essere letta come allusio­ne al fatto che, dopo la dipartita del Profeta Muhammad (S), la sor­te dell’un bene è stata condivisa dall’altra e la negligenza nei con­fronti dell’una ha sempre rappresentato negligenza anche nei con­fronti dell’altro, sino a quando i due beni si uniranno all’Inviato di Dio (S) presso la fonte di al-Kawthar. L’intelletto umano e la co­noscenza ad esso propria non sono in grado di stabilire se la men­zione della fonte di al-Kawthar concerna l’immersione della molte­plicità (kathrât) nell’Unità (Wahdah), l’assorbimento delle gocce nell’oceano o qualcosa di analogo. Va inoltre ribadito che l’ingiusti­zia e l’oppressione nei confronti dei due lasciti testamentari dell’In­viato di Dio (S) si è sempre estesa alla Comunità islamica ed all’intera umanità, con nefandezze tali che le penne non sono in grado di descrivere.

Va sottolineato che la tradizione (5) concernente i due beni pre­ziosi è stata trasmessa dall’Inviato di Dio (S) per il tramite di nu­merose fonti attendibili, autorevoli (6) ed ininterrotte (mutawâtir), ed è riportata dai Sunniti nelle loro opere, incluse le sei raccolte autorevoli, mediante diverse redazioni e con modalità di trasmis­sione differenti. Questa nobile tradizione è inequivocabilmente evi­dente per l’umanità in generale e per i Musulmani di tutte le scuo­le giuridiche (madhhâ’ib). Tutti i Musulmani sono pertanto respon­sabili riguardo alla sua applicazione e se vi è una giustificazione per gli ignoranti non ve ne sarà alcuna per i sapienti.

Vediamo dunque cos’è accaduto al Libro di Dio, dono divino e lascito dell’Inviato di Dio (S). Le sue tristi vicende, tali da indurre a piangere sino a quando gli occhi escano dalle orbite, iniziarono in seguito al martirio dell’Imâm ‘Alî, la pace sia con lui. Individui egoisti ed oppressori sfruttarono il Glorioso Corano come strumen­to al servizio di governi che si opponevano ai dettami del Sacro Co­rano stesso. Dietro molteplici pretesti, con intento premeditato essi sottoposero a costrizione i sapienti che avevano appreso tutto il Co­rano direttamente dal Profeta (S), nelle cui orecchie echeggiavano ancora le parole: “Lascio tra voi due beni preziosi.” Abusando in tal modo del Corano, Libro contenente il più perfetto degli orientamen­ti spirituali e materiali per il genere umano sino al giorno dell’In­contro con il Profeta (S) presso la fonte, essi utilizzarono il Corano per i loro propri fini, dichiararono nulla la Legge (Shari’ah) di Dio, uno degli obiettivi del Libro, ed introdussero deviazione dalla reli­gione di Dio, dal Libro e dalla Tradizione (Sunnah), tanto che ciò non può essere descritto senza gravoso imbarazzo.

Col procedere della deviazione organizzata si incrementò di pari passo l’allontanamento del Corano e la sua distorsione, al punto che al Glorioso Corano, Libro disceso in modo sintetico sul Profeta Muhammad (S) al fine di liberare i popoli della terra, di unificare i Musulmani ed il genere umano, di elevare l’umanità al suo rango integrale e di proteggere la Discendenza della scienza dei nomi di­vini (Walidayah ‘ilmi ‘l-asmâ’) dal male dei demoni e degli oppres­sori, di instaurare la giustizia e l’equità, di concedere il governo agli uomini di Dio – gli Infallibili (la pace sia con loro dal primo al­l’ultimo, veri fautori del bene dell’umanità) – fu impedito di svolgere un ruolo efficace, quasi non avesse un suo ruolo peculiare nel pre­servare l’umanità sulla retta direzione. La deviazione raggiunse il punto in cui il Corano fu sfruttato da governanti tirannici e predi­catori malvagi ed ancor più empi degli oppressori, al fine di instaura­re l’ingiustizia e la corruzione e di legittimare il governo degli op­pressori e dei nemici d’Iddio Onnipotente. E’ degno di biasimo che per i nemici oppressori e per gli amici ignoranti questo Libro determinante sembra non avere altra funzione che la recitazione presso le tombe e durante i riti funebri.

Il Libro che doveva essere la causa dell’unificazione dei Musulmani e dell’umanità, fonte viva della loro esistenza, divenne fonte di disunione e di discordia, oppure fu eliminato dalla scena, al pun­to che se qualcuno iniziava a parlare di governo islamico o di poli­tica veniva accusato delle più gravi colpe e l’espressione “religioso politicante” (akhund siyâsî) veniva usata per screditare una persona, come continua ad avvenire sino al giorno d’oggi.

Ancor più di recente, al fine di vanificare il Corano e di tutelare gli interessi delle superpotenze sataniche, governi che deviano dai precetti islamici, ma che pure fingono di attenersi all’Islam, pubbli­carono il Corano con veste molto elegante e con bella calligrafia e lo distribuirono un po’ in tutto il mondo. Grazie a tale inganno essi tolsero il Corano dalla scena. Tutti noi siamo stati testimoni di co­me il Corano pubblicato da Muhammad Reza Pahlavî abbia ingan­nato molti, anche taluni predicatori che, ignari dell’essenza dell’Islam, lo lodarono per averlo pubblicato. Vediamo inoltre come, ogni anno, re Fahd investa ingenti fondi pubblici al fine di pubblicare il Corano, ed al contempo di diffondere la setta anti-coranica wahhabita, culto privo di qualsivoglia fondamento ed oltremodo superstizioso, attirando in tal modo la gente ignorante ed i popoli e ponendoli al servizio delle superpotenze sotto il pretesto della nobi­le religione islamica e del Glorioso Corano.

Siamo orgogliosi del fatto che la nostra nobile e diligente nazione è consapevole di essere seguace di una Scuola religiosa (madhab) che inten­de trarre le verità coraniche dalla tomba al fine di utilizzarle come strumento per l’unificazione dei Musulmani e dell’intera umanità e come strumento che consente di liberare l’uomo dalle tentazioni delle sue membra, della sua mente e della sua anima, tendenze che lo conducono alla distruzione, alla schiavitù ed all’asservimento agli oppressori.

Siamo fieri di essere seguaci di una fede che è stata fondata dal­l’Inviato di Dio (S) sulla base del Suo decreto e del fatto che l’E­miro dei Credenti ‘Alî ibn Abî Tâlib (°A), servitore liberato da ogni sorta di condizionamento, ha avuto la missione di liberare l’uomo da ogni fonte di schiavitù.

Siamo inoltre fieri che il Nahju ‘l-balâghah, libro che dopo il Sacro Corano è il più importante manuale di istruzione per la vita spirituale e materiale, testo che conduce l’uomo alla liberazione ed i cui insegnamenti spirituali conducono al sentiero maestro della beatitudine, sia opera del nostro Imâm infallibile (°A).

Siamo fieri del fatto che gli Imâm infallibili da °Alî ibn Abî Tâlib (°A) sino al salvatore dell’umanità, il Nobile al-Mahdî, il detentore (sahib) del Tempo (8) (°A), potente, vivente e custode delle nostre vite per ordine di Dio, siano i nostri Imâm.

Siamo fieri del fatto che le invocazioni vivificanti, da noi definite Corano ascendente (sa’id), appartengono ai nostri Imâm. Abbiamo infatti con noi le invocazioni per il mese di sha’bân, l’invocazione di ‘Arafah di Husayn ibn °Alî (9) (°A), As-sahîfatu ‘s-sajadiyah, Salte­rio della Famiglia di Muhammad, ed As-sahifatu ‘l-fâtimiyyah, te­sto ispirato alla Nobile Fâtimatu ‘z-Zahrâ (10) (°A).

Siamo fieri del fatto che l’Imâm Muhammad al-Bâqir (11) (°A) sia la più grande personalità della storia, tanto che il suo rango può essere pienamente apprezzato da Dio, l’Altissimo, dal Suo Inviato (S) e dagli Imâm infallibili.

Siamo fieri di appartenere alla scuola giuridica dell’Imâm Ja’far as-Sâdiq (12) (°A) e del fatto che egli abbia sviluppato un oceano vasto e sconfinato di sapienza. Siamo fieri di tutti i nostri Imâm in­fallibili (°A) e rinnoviamo il nostro patto nei loro confronti.

Siamo fieri del fatto che i nostri Imâm infallibili (°A) siano stati imprigionati, condannati all’esilio ed infine abbiano ricevuto il martirio per aver tutelato l’Islam e messo in pratica il Sacro Cora­no, i cui precetti implicano la istituzione di un governo giusto e ret­to, e del fatto che essi abbiano contrastato con tutti i mezzi a loro disposizione i tiranni e gli oppressori loro contemporanei. Siamo fieri del fatto che al presente intendiamo porre in atto i precetti del Corano e delle tradizioni e del fatto che i differenti ceti e le diverse classi che compongono la nostra nazione partecipino con zelo a tale mirabile impresa, sacrificando i beni, le loro vite e quelle dei loro cari sulla via di Dio.

Siamo fieri del fatto che le nostre donne, di ogni età, celebri o sco­nosciute, prendano parte assieme agli uomini alle realizzazioni in ambito culturale, economico e militare, talvolta dimostrandosi mi­gliori degli uomini nel porre in opera i precetti dell’Islam e nel rea­lizzare i suoi obiettivi. Coloro che sono in grado di combattere ven­gono addestrati militarmente, il che rappresenta un compito impor­tante nella difesa dell’Islam e del territorio islamico, e tollerano con coraggio le privazioni imposte loro, all’Islam ed ai Musulmani dai nemici intriganti e dagli amici ignoranti. Essi si sono districati dalle spire delle superstizioni fabbricate dai nemici che congiurano nel lo­ro interesse, dagli amici ignoranti o da qualche predicatore male in­formato circa gli interessi dei Musulmani. Coloro che non sono in grado di combattere prestano servizio dietro le linee, al punto che lo zelo per la nazione toglie loro il respiro e desta il risentimento e la collera dei nemici e degli ignoranti che sono peggiori dei nemici. Ab­biamo conosciuto molte nobili donne che levano la voce al pari della Nobile Zaynab (13) (°A), che sono fiere di aver sacrificato i loro figli sulla via di Dio e dell’Islam e che sono pronte a sacrificare tutto ciò che possiedono. Esse sanno bene che ciò che in tal modo hanno conquistato vale più dei paradisi più elevati. Che paragone può dun­que esistere con il valore dei beni effimeri di questo mondo? La no­stra nazione, al pari delle nazioni islamiche e dei popoli oppressi della terra, è fiera del fatto che i suoi nemici, cioè i nemici di Dio Onnipotente, del Sacro Corano e della nobile religione islamica, sia­no bestie che non esitano a commettere crimini e ad agi­re con l’inganno pur di realizzare i loro fini empi e profani, di con­quistare il potere e di soddisfare i loro bassi appetiti, al punto che nel realizzare ciò non fanno alcuna distinzione fra alleato o nemico. In cima ad essi vi è il governo terrorista nell’essenza degli Stati Uniti d’America, che ha sparso la guerra su tutta la superficie della ter­ra, mentre il suo alleato, il sionismo internazionale, al fine di realiz­zare i suoi obiettivi, commette ogni giorno crimini che le penne non sono in grado di trascrivere e le lingue non possono enumerare. I po­poli Musulmani e le nazioni oppresse sono fiere del fatto che i loro nemici siano Husayn di Giordania, criminale errabondo di profes­sione, Hasan del Marocco e Mubârak d’Egitto, il cortigiano di Israe­le. Tutti costoro sono criminali che agiscono nell’interesse esclusivo dell’America e di Israele. Essi non esitano a commettere ogni sorta di tradimento nei confronti del loro popolo.

Siamo inoltre fieri del fatto che sia nostro nemico il baathista Saddâm, conosciuto da allea­ti ed avversari come criminale e violatore del diritto internazionale e dei diritti della persona. Tutti sanno che i crimini da lui perpetrati nei confronti del popolo oppresso dell’Iraq e degli sceiccati del Golfo Per­sico non sono inferiori a quelli commessi nei confronti del popolo ira­niano. Noi e i popoli oppressi del mondo siamo fieri del fatto che i mezzi di informazione internazionali e gli strumenti propagandistici ci accusano di quegli stessi crimini che soltanto le superpotenze so­no in grado di prescrivere e di ordinare.

La cosa di cui siamo più orgogliosi è che l’America, malgrado le sue pretese, la sua potenza bellica, i numerosi governi-fantoccio as­serviti ai suoi ordini, la sua capacità di disporre delle risorse delle nazioni oppresse ed il suo controllo sui mezzi di comunicazione, è stata umiliata dal nobile popolo iraniano e dalla terra del nobile Baqiyyatu ‘Llâh, che Allâh ci sacrifichi per il suo avvento, al punto di non sapere da che lato volgersi. Ovunque si volgesse, essa veniva respinta: ciò non può che dipendere dall’invisibile assistenza del­l’Altissimo, dell’Eccelso, del Maestoso, di Colui che desta i popoli ed in particolare ha destato il popolo iraniano, elevandolo dalle tene­bre della monarchia dispotica alla luce dell’Islam.

In questa occasione esorto la nobile ma oppressa nazione irania­na a non deviare dal retto sentiero né verso l’Oriente ateo, né verso l’Occidente oppressore e miscredente, ma piuttosto ad attenersi con lealtà e fedel­tà al sentiero concessole da Dio. Non trascurate di apprezzare tale benedizione, né permettete che gli impuri vassalli delle superpo­tenze, tanto stranieri quanto indigeni (che sono peggio dei primi), interferiscano con la sua purità di intento e con la sua volontà d’acciaio. Sappiate che più i mezzi di comunicazione internazionali vi diffameranno, più ciò sarà il segno della potenza divina, e sap­piate che per certo Dio, l’Altissimo, li punirà in questo mondo e nel­l’Aldilà. Invero Egli è il Signore da cui promana ogni bene “E nelle Sue mani è il regno di ogni cosa”. Esorto accoratamente i popoli islamici a seguire con tutto il cuore e con spirito di sacrificio, con disponibilità a sacrificare tanto se stessi quanto i propri cari, i No­bili Imâm (°A) ed in particolare il loro orientamento politico, socia­le, economico e militare, senza abbandonare, nemmeno di un pollice, la giurisprudenza tradizionale (al-fiqhu ‘s-sunnatî) manifesta­zione dell’insegnamento del magistero profetico e dell’imamato e garanzia della crescita dei popoli, tanto per quanto attiene al­le norme primarie quanto a quelle secondarie, dacché entrambe costituiscono la giurisprudenza islamica. Non prestate orecchie alle seduzioni dei nemici e state in guardia per via del fatto che un solo passo nella direzione errata può essere prelu­dio alla corruzione della religione, dei precetti dell’Islam e del go­verno fondato su equità e giustizia. A titolo di esempio vi esorto a non trascurare di prendere parte alla Preghiera del venerdì, poiché essa costituisce l’aspetto politico dell’orazione. La Preghiera del ve­nerdì è fra le più grandi benedizioni che Allâh, l’Altissimo, ha ri­versato su questa Comunità. Del pari non trascurate di prendere parte alle cerimonie commemorative del martirio degli Imâm, in particolare del Principe degli oppressi e Signore dei martiri, il Nobile Abû ‘Abdi ‘Llâh al-Hu­sayn, che Dio, i Suoi Angeli, i Profeti e gli Intimi preghino per la sua anima santa e coraggiosa.

Il popolo deve rammentare che i decreti degli Imâm (A) relativi alla commemorazione dell’evento in questione (14) e le maledizioni scagliate contro i nemici della Famiglia del Profeta (S) sono di fatto le grida eroiche delle nazioni che, lungo tutto il corso della storia, si sono ribellate contro i governi oppressori e tirannici. Sappiate che le maledizioni scagliate contro la tirannia degli Ummayadi, che so­no scomparsi dalla faccia della terra per essere inghiottiti dall’in­ferno, riflettono il grido lanciato contro gli oppressori del mondo. E’ necessario preservare queste maledizioni, come pure recitare elegie in favore degli Imâm (‘A) e condannare gli oppressori che sono sor­ti in ciascuna epoca storica. L’epoca contemporanea è caratterizza­ta dall’oppressione nei confronti dei Musulmani perpetrata dall’A­merica, dai Sovietici e dai vassalli delle superpotenze, come i Sau­diti, traditori della Casa di Allâh, che Dio li maledica. Tutti co­storo debbono essere risolutamente condannati. Dobbiamo sapere così chiaramente che ciò che contribuirà ad unificare i Musulmani è il rito politico della Preghiera del venerdì, rito che proteggerà e preserverà la dignità e l’identità dei Musulmani, in particolare di quelli sciiti duodecimani.

Intendo inoltre in questa sede ribadire che il mio testamento politico-religioso non si rivolge esclusivamente al nobile popolo dell’I­ran, ma contiene esortazioni dirette a tutti i popoli Musulmani, co­me pure a tutti i popoli oppressi del mondo, a prescindere dalla loro razza o dalla loro fede religiosa.

Supplico umilmente Dio, l’Eccelso, il Maestoso, affinché non ci abbandoni mai e Lo prego di non negare ai figli ed ai cari guerrieri dell’Islam la Sua divina benedizione.

Ruhollah Musavi Khomeini


Testamento

Col Nome d’Iddio Clemente e Misericordioso

L’eccelsa Rivoluzione Islamica in Iran, frutto del concorso di mi­lioni di persone e dell’impegno di migliaia di martiri eterni, nonché degli invalidi di guerra, veri e propri martiri viventi, destino a cui bramano milioni di Musulmani del mondo, nonché i popoli oppressi, è un obiettivo talmente vasto che la sua descrizione risulta di là dalla capacità delle penne e delle parole.

Io, Ruhollah Musavi Khomeini, che nonostante il carico delle mie colpe non sono privo di speranza circa la benevolenza del Signore Altissimo, e che mi sto appressando a partire per l’Aldilà avendo in questo viaggio pericoloso come unico bagaglio la mia fede nell’in­dulgenza dell’Essere sommamente generoso, colgo ora l’occasione per fare menzione di alcuni punti — per quanto essi possano essere ripetitivi — basandomi sulla mia umile facoltà di conoscitore della religione, riponendo, al pari dei miei fratelli, la mia speranza in questa Rivoluzione e nella permanenza dei suoi frutti e dei suoi ul­teriori sviluppi, compilando in tal modo il mio testamento per la presente generazione e per le amate generazioni a venire e suppli­cando Dio, il Misericordioso, di ispirarmi una completa sincerità nel compito che mi accingo a svolgere.

Comprendiamo infatti che questa grande Rivoluzione che ha posto termine all’influenza dei divoratori del mondo e dei tiranni dal grande Iran ha trionfato con l’aiuto invisibile divino. Malgrado l’ingente propaganda contro l’Islam e contro i sapienti – in ispecie nell’epoca presente – e nonostante la miriade di insinua­zioni sediziose da parte dei pubblicisti, la maledizione diffusa nei mezzi di comunicazione e nei raduni pubblici sotto forma di senti­menti nazionalisti, la poesia satirica, ironica e blasfema, la istitu­zione e la diffusione di centri di prostituzione, gioco d’azzardo, di intrattenimento immorale, di consumo di droghe e di bevande al­cooliche al fine di attrarre le giovani generazioni – cioè la genera­zione disposta ad impiegarsi nella lotta per il progresso e lo svilup­po della nostra amata patria – al fine di installare in esse la corru­zione ed il disinteresse nei confronti dei crimini commessi dal cor­rotto Scià e da quell’ignorante di suo padre, malgrado i governi ed i parlamenti fantoccio imposti alla nazione dalle ambasciate stra­niere presenti in Iran, lo stato delle università, delle scuole supe­riori e degli istituti educativi coi loro docenti ostili all’Islam e per­vasi da filo-occidentalismo, ma al contempo pronti a presentarsi co­me tutori del nazionalismo al fine di opporsi, in seno al loro am­biente, a persone consapevoli e capaci ma non in grado di agire in quanto costituenti una esigua minoranza, malgrado le decine di altri problemi, come lo stato di isolamento imposto ai sapienti dal governo e la deviazione del pensiero propria a molti di loro gra­zie alla forza dell’apparato propagandistico, questa nazione di trentasei milioni di persone non sarebbe riuscita a promuovere una salda insurrezione caratterizzata da unità di intenti e dal gri­do “Allâhu akbar” facendo affidamento soltanto sul suo mirabile senso di sacrificio, né sarebbe stata in grado di abbattere le forze dominanti nel Paese e di scacciare le potenze straniere, facendo di sé stessa la padrona del suo destino. Senza dubbio la Rivoluzione di questo Paese è stata un dono di Dio, un favore proveniente dal­l’Invisibile impartito a questa nazione oppressa e martoriata.

L’Islam ed il governo islamico sono entità divine il cui adempi­mento salvaguarda la prosperità in questo mondo e la salvezza nel­l’Aldilà. Essi possono porre fine all’ingiustizia, alla tirannia, allo sfruttamento ed alla corruzione ed aiutare l’umanità a conseguire le sue mète più elevate. Trattasi di una scuola che, a differenza di quelle non monoteiste, presiede ed indirizza ciascun aspetto della vita individuale dell’uomo, come pure tutte le dimensioni sociali, materiali, spirituali, culturali, politiche, militari ed economiche della società, senza che alcun dettaglio, per quanto insignificante, venga trascu­rato per quel che attiene alla formazione dell’uomo e della società, nonché al loro progresso materiale e spirituale. Essa consente per­tanto di rimuovere gli ostacoli che si frappongono sul sentiero della perfezione e di offrire soluzioni che consentono di sopprimerli.

Ora che, per grazia di Dio, la Rivoluzione Islamica è stata instau­rata dalle mani possenti del popolo devoto di questo Paese, questo nobile popolo, avendo in vista la supremazia dell’Islam e delle sue norme, è tenuto a lottare per la realizzazione di tutti gli aspetti dell’ordinamento e delle sue norme dacché la preservazione dell’Islam ha precedenza su tutti gli altri obblighi. I grandi Profeti, da Adamo (‘A) sino al Sigillo dei Profeti (S), si sacrificarono e lottarono indefessamente per questa causa, senza che nessun ostacolo impedisse loro di adempiere al lo­ro compito. In seguito i loro eminenti discepoli, gli Imâm (‘A), die­dero il loro contributo alla medesima causa, non arrendendosi nem­meno innanzi al sacrificio del loro stesso sangue.

Al giorno d’oggi tutti i Musulmani e la nazione iraniana in parti­colare hanno il dovere di preservare nel migliore dei modi questo lascito divino che è stato ufficialmente proclamato in Iran e che da­rà splendidi frutti in un arco di tempo assai breve, nonché di creare le condizioni necessarie alla sua preservazione e di vincere le diffi­coltà che si parano dinnanzi, affinché questi raggi di speranza illu­minino tutti i paesi musulmani, tutti i governi ed i popoli giungano a convergere su un intento comune riguardo a questa tematica di vitale importanza, ed in conseguenza di ciò possano, una volta per tutte, porre termine all’influenza delle superpotenze divoratrici e dei criminali della storia, liberando i popoli oppressi del mondo dal­la loro condizione di schiavitù.

Accingendomi ad esalare il mio ultimo respiro ritengo mio dovere fissare l’attenzione su alcuni elementi che sono essenziali per la preservazione di questo lascito divino, come pure su altri concer­nenti i rischi ed i pericoli cui esso è esposto, a beneficio della gene­razione presente e di quelle venture. Invoco il Signore dei mondi di concedere a noi tutti successo e prosperità.

 

A) Senza dubbio il segreto della permanenza della Rivoluzione Islamica è lo stesso che ha consentito il suo esito vittorioso. La na­zione conosce questo segreto, e le generazioni future leggeranno nei libri di storia che i suoi due pilastri fondamentali sono un movente divino e la sublime meta del governo islamico da una parte e dall’altra la solidarietà di tutto il popolo, unito in un solo spirito ed in una sola aspirazione al fine di conse­guire il medesimo obiettivo.

Il mio consiglio alle generazioni presenti e future è che se desiderano essere testimoni della permanenza dell’Islam, della sovranità di Dio e dell’eliminazione dell’influenza dei colonialisti e degli sfrutta­tori, tanto all’interno quanto all’esterno del Paese, non devono scostar­si per alcun motivo dal movente divino che Dio, l’Altissimo, ha enfatizzato nel Sacro Corano, movente che costituisce il segreto del trionfo e della permanenza della Rivoluzione e che aiuta a sor­montare le divergenze individuali. Queste divergenze sono infatti sfruttate dalla complessa macchina della propaganda internaziona­le – voce dei nostri nemici e della loro progenie – perverso meccani­smo che impiega tutte le sue risorse al fine di propalare vili menzo­gne e che a tal proposito investe alcuni miliardi di dollari. La propa­gazione delle falsità è inoltre l’obiettivo dei viaggi costanti nelle cit­tà del Medio Oriente dei nemici della Repubblica Islamica dell’I­ran, fra cui debbono malauguratamente annoverarsi alcuni farisei che si ornano del turbante, i dominatori ed i capi di alcuni paesi islamici che non pensano ad altro che al loro tornaconto personale e che sono docili servitori degli Stati Uniti. Oggi come domani i Musulmani del mondo e la nazione iraniana debbono neutralizzare l’insidiosa propaganda fonte di discordia. Il mio consiglio a tutti i Musulmani, ed in particolare agli Iraniani miei contemporanei, è di reagire alla propaganda ostile, rinsaldare i loro ranghi ed unirsi ad ogni costo, al fine di incutere terrore ai miscredenti e agli ipocriti.

 

B) Una delle maggiori congiure di questo secolo, incentivatasi du­rante le sue ultime decadi e giunta al culmine dopo la vittoria della Rivoluzione Islamica, è rappresentata dalla campagna propagandi­stica a più voci, tesa a discreditare i popolo musulmani ed in particolare il nobile popolo iraniano, al fine di indebolire la loro dedizio­ne all’Islam e di distoglierli da esso. Talvolta essi agiscono in modo diretto, suggerendo che la Legge islamica fu istituita millequattro­cento anni orsono e che pertanto non può essere ritenuta adeguata al governo della società contemporanea; talaltra affermano invece che l’Islam è una religione reazionaria e contraria al progresso ed alle forme della società moderna, o che i paesi dell’epoca attuale non possono astenersi dalla tendenza generale alla modernizzazio­ne. Da un altro punto di vista, questa stessa propaganda si presen­ta maliziosamente e satanicamente sotto il manto di un’attitudine pro-islamica e, prendendo a pretesto la santità dell’Islam, afferma, fra l’altro, che l’Islam e le altre religioni rivelate concernono esclu­sivamente la spiritualità, l’orientamento etico del genere umano e l’abbandono dei propositi terreni, che esse esortano l’uomo a rinun­ciare al mondo materiale e a dedicarsi agli atti di culto, alle pre­ghiere ed alle invocazioni, atti che, secondo questo punto di vista, dovrebbero approssimare l’uomo a Dio ma allontanarlo dal mondo materiale. In tal modo essi concludono che il coinvolgimento nel­l’amministrazione dello Stato e del governo, come pure la politica, siano contrarie ad una mèta elevata e spirituale, in quanto si trat­ta di attività concernenti il dominio terreno. Simili dicerie sono in stridente contrasto con l’insegnamento dei grandi Profeti. Sfortu­natamente quest’ultimo genere di propaganda ha coinvolto taluni sapienti musulmani ed alcuni individui che, pur essendo religiosi, sono scarsamente informati circa l’Islam, inducendoli a ritenere che il coinvolgimento nella politica e nel governo costituiscano un peccato mortale. Questa concezione errata rappresenta per il mon­do islamico una grande calamità.

I fautori di questa concezione possono essere soltanto ignoranti circa i governi, le leggi e la politica, oppure possono fingersi tali per motivi di tornaconto personale. L’applicazione di leggi conformi alla giustizia, all’equità ed alla rettitudine, l’abbattimento dei ti­ranni e dei regimi oppressivi, la promozione della giustizia indivi­duale e sociale, lo sradicamento della prostituzione e delle altre for­me di corruzione, il riconoscimento delle libertà civili conformi alla ragione ed alla giustizia, il conseguimento dell’indipendenza, il con­trastare il colonialismo, lo sfruttamento, la schiavitù e l’asservimento, l’applicazione delle pene corporali conformi a giustizia al fine di impedire la corruzione e la distruzione della società, come pure il coinvolgimento nelle esigenze politiche ed amministrative della so­cietà basata sull’intelletto, sulla giustizia, sull’equità e su altri fat­tori, tutto ciò non può divenire antiquato o sorpassato col trascorre­re del tempo o per via della sviluppo della comunità umana. Soste­nere il contrario equivarrebbe ad affermare che nel secolo presente le leggi della logica e quelle della matematica debbono essere sosti­tuite da nuove leggi o che, nonostante il fatto che sin dalla creazione dell’uomo l’Altissimo abbia prescritto l’equità sociale e la prevenzio­ne della tirannia, dello sfruttamento e dell’omicidio, nell’era nuclea­re queste prescrizioni sono divenute sorpassate ed antiquate.

Si pretende inoltre che l’Islam sia contrario alle innovazioni te­cnologiche. Trattasi di un’accusa stupida, simile a quella formulata dal deposto Muhammad Reza Pahlavi, secondo cui i sapienti islamici ed i fautori della Rivoluzione Islamica erano contraiti all’uso dei mezzi meccanici e fautori dell’uso dei quadrupedi come mezzo di trasporto. Se con l’espressione “manifestazioni di civiltà e di pro­gresso” essi intendono le scoperte, i nuovi prodotti e le tecnologie avanzate che contribuiscono allo sviluppo dell’uomo e della sua ci­viltà, né l’Islam, né alcuna altra religione rivelata saranno mai contrarie a tutto ciò. Al contrario, l’Islam ed il Sacro Corano enfa­tizzano il valore della scienza, dell’apprendimento e della tecnolo­gia. Se però l’espressione “civiltà moderna” dovesse essere intesa nel senso ad essa attribuita da alcuni “intellettuali” di professione, cioè come libertà di indulgere negli atti proibiti, inclusivi la prosti­tuzione e addirittura le relazioni omosessuali o simili, allora non posso che ribadire come questa concezione sia rigettata da tutte le religioni rivelate e da tutti i popoli religiosi, nonostante il fatto che, spinti dalla cecità del loro convenzionalismo, tanto l’Occidente quanto l’Oriente divengano fautori e propagatori di simili idee.

Quanto invece alla seconda categoria di oppositori dell’Islam pervasi da intenti maligni, essi intendono separare l’Islam dal go­verno e dalla politica. Va loro rammentato che il Sacro Corano ed i detti dell’Inviato di Dio (S) contengono più precetti relativi al go­verno ed alle questioni di Stato che ad altre tematiche. Oltre a ciò molti dei precetti che apparentemente si presentano come concer­nenti il culto possiedono in realtà una valenza politico-cultuale, il cui oblio è stata la causa del presente stato di disagio del mondo musulmano.

Il Profeta dell’Islam (S) istituì un governo analogo agli altri go­verni di questo mondo, con la differenza che esso aveva il fine di promuovere la giustizia sociale. I primi califfi musulmani ammini­strarono il governo in modo probo ed integro, e la storia dimostra come l’Imâm ‘Alî (°A) perseguisse il medesimo obiettivo, ma con una portata ancor più vasta. In seguito sorsero altri governi, an­ch’essi nominalmente islamici. Anche nell’epoca presente esistono governi che si attribuiscono la qualifica di islamici e che pretendo­no di governare in conformità con l’Islam e l’insegnamento del Pro­feta Muhammad (S).

In questo mio testamento, per quanto breve sia lo spazio che mi è concesso, auspico che i nostri letterati, i nostri sociologi ed i nostri storici disilludano i Musulmani circa le ciance secondo cui i Profeti (A) si occuparono esclusivamente della spiritualità, il coinvolgi­mento nel governo e negli affari di Stato sono condannati dalla reli­gione, i Profeti e gli Intimi rifiutarono di farsi coinvolgere in tale dominio e, di conseguenza, anche noi dobbiamo guardarci dall’esse­re coinvolti in simili tematiche. Si tratta di errori dottrinali che im­plicano la distruzione delle nazioni musulmane ed aprono la porta ai colonialisti assetati di sangue. Ciò che invece la religione proibi­sce è l’esistenza dei regimi satanici, tirannici e dittatoriali, istituiti al fine di dominare le masse e per fini mondani quali l’accumula­zione di ricchezze, la sete di potere ed il conseguimento della posi­zione di dominatore incontrastato, vero e proprio idolo mondano. Trattasi in altre parole di quella brama di potere che induce l’uomo a dimenticare il suo Signore eccelso e maestoso. Al contrario l’isti­tuzione di un governo teso all’amministrazione della giustizia nel­l’interesse delle masse oppresse e diseredate, alla prevenzione del­la tirannia e dell’oppressione, nonché all’instaurazione di una equi­tà sociale analoga a quella per cui lottarono Salomone figlio di Da­vid, il Nobile Messaggero dell’Islam (S) ed i suoi discepoli, rappre­senta uno dei doveri primari e costituisce un degno atto di adora­zione, in quanto la politica razionale che caratterizza tale governo rappresenta una delle insopprimibili esigenze del genere umano.

Esorto pertanto il popolo iraniano desto e consapevole a neutra­lizzare i complotti facendo affidamento sulla sua conoscenza dell’Islam, ed esorto inoltre i validi scrittori ed oratori ad aiutare la no­stra nazione, contribuendo al dissipamento delle trame ordite dai demoni dell’epoca contemporanea.

 

C) Nello stesso genere di complotti – anzi in una categoria ancor più malvagia – rientrano la propaganda ostile e le dicerie che rego­larmente pervadono il nostro Paese, secondo cui la Repubblica Isla­mica, al pari dei suoi predecessori, non ha fatto nulla per il popolo. Si insinua infatti che il popolo “sventurato” che con fervore ed en­tusiasmo si è sacrificato al fine di liberarsi del regime tirannico de­gli oppressori è finito per soggiacere ad un regime ancora peggiore. Si sostiene inoltre che la classe dei possidenti è divenuta ancor più arrogante, mentre le masse oppresse sono divenute ancor più op­presse, che le prigioni sono state colmate di quei giovani che rap­presentavano il futuro del Paese, che le torture sono oggi comuni ed ancor più terribili di quanto lo fossero sotto il passato regime, che ogni giorno un certo numero di individui viene condannato a morte nel nome dell’Islam, che il governo avrebbe fatto meglio a non at­tribuirsi la qualifica di “islamico”, che la situazione è ben peggiore di quanto lo fosse al tempo di Reza Khan e di suo figlio, che il popo­lo soffre per via di innumerevoli privazioni, di ingenti difficoltà e dell’elevato costo della vita, che coloro che sono ai vertici dello Stato lo stanno trasformando in un regime comunista, che le proprietà private vengono espropriate e che le libertà civili vengono conculca­te in tutti i loro aspetti. Simili dicerie sono diffuse in base ad una strategia ben programmata e tendente ad un fine malvagio. E’ faci­le rendersi conto che si tratta di mezzi tesi a suscitare una cospira­zione. La semina delle menzogne ha ormai assunto un ritmo rego­lare e periodico; talune dicerie vengono diffuse per alcuni giorni, si­no a quando ne vengono immesse in circolazione delle nuove. La piattaforma per il lancio delle dicerie può essere la fermata dei ta­xi, gli autobus urbani ed ogni raduno, per quanto piccolo, che possa prestarsi ad accogliere le voci infondate. Non appena una menzo­gna ha perso la sua credibilità ne viene subito creata una nuova. E’ degno di biasimo il fatto che alcuni dei nostri sapienti che non sono edotti circa la multiformità degli inganni satanici divengano preda dei propalatori di dicerie e giungano a concludere che ciò che ascol­tano nell’aria sia vero. Ciò per via del fatto che essi non sono infor­mati circa la situazione mondiale, le rivoluzioni che avvengono nel mondo e le immancabili difficoltà in cui si sono imbattute tutte le precedenti rivoluzioni, nonché circa gli sviluppi che sono conformi agli interessi dell’Islam. Giungono pertanto ad accogliere cieca­mente le dicerie e, talvolta in buona fede, talaltra con intento male­volo, contribuiscono anch’essi a propagarle.

Chiedo a voi tutti di non cercare di identificare le colpe del Gover­no islamico, di non cercare di gettare il discredito sul Governo e di non indulgere in calunnie contro l’ordinamento politico senza avere in precedenza studiato il presente assetto del mondo e posto a parago­ne la Rivoluzione Islamica con le rivoluzioni del passato, senza pri­ma aver studiato lo stato del nostro Paese nei periodi pre e post-ri­voluzionario, senza prima essersi documentati circa le tribolazioni imposte a questo Paese da Reza Khan e da suo figlio in conseguen­za del loro saccheggio dei beni di questo nazione, senza aver consi­derato la distruttiva dipendenza dalle potenze straniere propria al periodo pre-rivoluzionario, senza aver studiato lo stato dell’econo­mia nazionale prima della Rivoluzione, nonché quello delle forze armate, senza aver considerato i centri corrotti di svago e rammen­tato i centri di spaccio di inebrianti e di diffusione di stili di vita in contrasto con l’etica, nonché il diffondersi di atteggiamenti irre­sponsabili nella vita quotidiana delle persone, senza aver ram­mentato la condizione prevalenti nelle università e nelle scuole su­periori del periodo pre-rivoluzionario, senza aver considerato il ge­nere di film che venivano proiettati, i centri legali di diffusione del­la depravazione, lo stato dei nostri giovani, delle nostre donne op­presse ma virtuose e la persecuzione dei santi, dei religiosi, degli amanti della libertà sotto il regime dei taghût, senza aver analizza­to lo stato delle nostre moschee in quel periodo e senza aver esami­nato il caso di coloro che sono stati giustiziati dopo la Rivoluzione Islamica o di coloro che sono stati giudicati colpevoli e condannati alla detenzione, senza aver esaminato la condotta dei pubblici uffi­ciali ed analizzato i dati relativi agli assetti dei capitalisti e dei latifondisti e lo stato degli accumulatori di beni e dei profittatori, senza aver compiuto indagini circa la condotta dei tribunali del pe­riodo pre-rivoluzionario, senza aver posto a confronto i giudici del periodo post-rivoluzionario con i loro predecessori, senza aver inda­gato lo stato dei deputati all’Assemblea della Repubblica Islamica, dei membri del Governo e delle autorità locali del periodo post-rivo­luzionario, ponendoli a confronto con la condotta dei loro predeces­sori, senza aver accertato quali siano state le realizzazioni del Go­verno e della “Lotta per la ricostruzione” in villaggi che versavano in condizioni precarie, spesso privi persino di pozzi per l’acqua e dei più elementari servizi igienici, e posto tutto ciò a confronto con la situazione del passato regime, tenendo altresì presente il peso della Guerra Imposta all’Iran con le sue naturali conseguenze, quali i mi­lioni di rifugiati di guerra, di famiglie distrutte e di feriti, nonché i milioni di rifugiati provenienti dall’Iraq e dall’Afghanistan, le san­zioni economiche contro l’Iran ed i complotti orchestrati ai danni dell’Iran dagli Stati Uniti e dai loro vassalli all’interno ed all’ester­no del Paese, per non parlare poi delle carenze di diffusori dell’Islam e di giudici religiosi e della confusione seminata sin dagli esordi della Rivoluzione Islamica dai nemici dell’Islam, dai traviati ed anche dai tiepidi sostenitori della Rivoluzione Islamica. Tutti questi fattori debbono essere tenuti nella debita considerazione, in­sieme a decine di altri.

Vi chiedo di avere pietà di questo Islam perseguitato il quale, in seguito al flusso di centinaia di anni di tirannia da parte dei detentori del potere ed in conseguenza dell’ignoranza delle masse è ora rinato come un infante minacciato dai nemici interni ed esterni del Paese. Vi chiedo inoltre se non fareste meglio a sostenere questo popolo oppresso e tirannizzato piuttosto che condannare la Repub­blica Islamica assieme agli ipocriti, ai tiranni, ai capitalisti, agli speculatori, agli accaparratori di ricchezze che ignorano Dio. Vi esorto pertanto a rammentare le vittime del terrorismo anarchico che si è abbattuto su nobili sapienti e su altri degni servitori della causa ed a schierarvi con i deboli, gli oppressi, gli umili e con coloro che soffrono privazioni, invece di sostenere la causa dei terroristi corruttori e sediziosi.

Non ho mai detto, né pretendo di affermarlo ora, che nella nostra Repubblica l’Islam è applicato e posto in atto nella pienezza delle sue implicazioni o che, vuoi per ignoranza, per risentimenti perso­nali o per mancanza di autodisciplina, non vengano compiute azio­ni contrarie ai precetti dell’Islam. Affermo però che tanto il potere legislativo, quanto quello giudiziario, quanto quello esecutivo si stanno sforzando di islamizzare il Paese e che una nazione di milioni di persone sostiene il Governo, al punto che, se questa spa­ruta minoranza di contestatori ed ostruzionisti desse anch’essa il suo contributo, le aspirazioni della Rivoluzione verrebbero realizza­te in modo più diretto e più celere. Affermo inoltre che, qualora es­si, Dio non voglia, non dovessero mutare rotta, non saranno in gra­do di contrastare questa miriade di persone. Dal momento che mi­lioni di uomini sono infatti desti e consapevoli della situazione at­tuale, le aspirazioni islamiche ed umanitarie di questa Rivoluzione giungeranno ad essere realizzate. Posso affermare con cognizione di causa che la nazione iraniana ed i milioni di abitanti di questo Paese sono oggi migliori degli abitanti dell’Hijâz al tempo dell’Invia­to di Dio (S) e degli abitanti di Kûfah al tempo dell’Imâm ‘Alî (A) e dell’Imâm Husayn (A).

Durante la vita del nostro Profeta la gente del Hijâz talvolta di­sobbediva al suo ordine e accampava scuse al fine di scampare al dovere della difesa, al punto che nella Sura del Pentimento (At-Ta­wbah, 9) l’Altissimo li biasima, esponendo quale sarà la loro retri­buzione. Durante la sua vita alcuni gli attribuiscono menzogne, al punto che egli li maledì dal pulpito, come è tramandato. La gente dell’Iraq e di Kûfah fece del pari torto all’Imâm ‘Alî (A) nella mi­sura di quanto gli era possibile e gli disobbedì. Le raccolte di tradi­zioni e le cronache storiche attestano in che modo l’Emiro dei Cre­denti condannasse il loro operato. Va inoltre sottolineato che que­sta generazione di abitanti dell’Iraq e di Kûfah fu la stessa a com­mettere la peggiore delle ingiustizie al tempo del Signore dei Mar­tiri, l’Imâm Husayn (A). Va poi detto che anche quella fazione di abitanti di Kufah che non osò sfidarlo apertamente con la spada della sedizio­ne fuggì dal campo di battaglia e si pose a sedere in attesa del corso degli eventi. Al contrario vediamo che al presente la nazione ira­niana, inclusevi le forze armate, i combattenti, i pasdarân ed i basij, nonché la generalità della popolazione civile e tribale ed altri ancora che si sono fatti avanti spontaneamente compiono atti di autosacrificio eroico sul fronte di guerra. Del pari coloro che com­battono dietro le linee del fronte preservano un entusiasmo epico. Vediamo come il nostro rispettabile popolo, in tutto il territorio, contribuisca generosamente alla mobilitazione della nazione in ar­mi. Abbiamo inoltre cura delle famiglie dei caduti martirizzati, di coloro che hanno perso i loro intimi sul campo della lotta, nonché dei parenti dei feriti, dei veterani, di coloro che ci si rivolgono con parole incoraggianti, con fervore e confidenza, prova evidente del loro amore della loro fede in Dio, nell’Islam e nella vita oltremon­dana, e tutto ciò nonostante il fatto che essi non siano contempora­nei né del più Nobile degli Inviati (S), né di un Imâm infallibile. Nel loro slancio essi sono motivati dalla fede nell’Invisibile, che è segreto della vittoria nella molteplicità delle sue dimensioni. L’I­slàm deve essere fiero di aver allevato tale prole guerriera. E’ moti­vo di vanto il vivere in quest’era ed in presenza di tale popolo.

Colgo l’occasione per rivolgermi a coloro che, per ragioni varie, si oppongono alla Repubblica Islamica, come pure ai giovani ed alle giovani che sono sfruttati dal Partito degli Ipocriti, degli opportuni­sti devianti che cercano il loro tornaconto a spese dei loro simili. Li invito a giudicare da se stessi, detergendosi da pregiudizi, con in­telletto illuminato, a prendere in esame le menzogne propagandi­stiche di coloro che covano astio contro la Repubblica Islamica, a considerare il loro atteggiamento nei confronti delle masse oppresse, a comprendere quali governi stranieri ne siano i finanziatori oc­culti nonché quali siano i nostri concittadini che si schierano al loro fianco ed in che modo costoro mutino posizione al volgere degli eventi. Gradirei che coloro che desiderano il crollo della Repubblica Islamica accertino il carattere di coloro che sono caduti martiri per mano degli ipocriti e dei traviati e valutino la loro elevata posizione nei confronti del carattere spregevole del nemico. Esistono docu­menti registrati relativi al martiri, come pure ne esistono altri ri­guardo all’opposizione. Scoprite da voi stessi chi ha realmente a cuore le masse oppresse e angheriate.

Miei cari fratelli, non leggerete queste mie pagine durante la mia vita ma, probabilmente, dopo che sarò morto. In quel momento non sarò fra voi, né sarò in alcun modo tentato di condizionare i vostri sentimenti per interessi individuali o per brama di potere. Dal mo­mento che siete giovani meritevoli vi auguro di trascorrere la vo­stra esistenza terrena al servizio dell’Onnipotente, dell’Islam e del­la Repubblica Islamica, onde possiate prosperare in questo mondo e nell’Aldilà. Imploro Dio, il molto indulgente Perdonatore delle colpe, di guidarvi al retto sentiero della dignità umana, di perdona­re a noi ed a voi e di coprirci con la Sua misericordia incommensu­rabile. Vi esorto del pari ad invocarlo in privato e di confidare nel fatto che Egli è la nostra Guida misericordiosa.

Con questo mio testamento intendo affidare una parola al nobile popolo dell’Iran ed alle nazioni che sono sfruttate da governanti corrotti e sono assoggettate al giogo delle superpotenze. Chiamo la cara nazione iraniana a sopportare la benedizione che ha ottenuto con la grande guerra della loro anima, con il loro sangue, con quello dei loro intimi, dei loro giovani e dei loro beni. Proteggete tale effu­sione della grazia come il vostro bene più prezioso, salvaguardatelo e tutelatelo. Trattasi di un lasciti testamentario che vi consentirà di sormontare gli ostacoli che vi si pareranno dinnanzi lungo il ret­to sentiero senza timore alcuno, dacché, come è detto nel Glorioso Corano: “Se aiutate Dio Egli vi aiuterà e renderà saldi i vostri piedi.” (Sacro Corano, 47:7)

Contribuite a sormontare le difficoltà della Repubblica Islamica con il sostegno dei vostri cuori, considerate il Governo e l’Assem­blea consultiva islamica come fossero vostri e tutelateli come un bene prezioso.

Intendo inoltre esortare l’Assemblea, il Governo e le autorità ad apprezzare i meriti della nazione ed a servirla, con opzione prefe­renziale a favore delle masse di diseredati che sono la luce degli occhi ed i benefattori universali, di coloro che sono giunti ad isti­tuire la Repubblica Islamica con il loro sacrificio eroico. La sua so­pravvivenza dipende del pari dal loro impegno. Considerate voi stessi come progenie del popolo e considerate il popolo come fosse la vostra stessa cerchia familiare. Seguitate a condannare i gover­ni oppressori, i predoni ignoranti e arroganti stolti mediante il compimento di atti degni dell’uomo e tesi alla tutela del Governo islamico.

Quanto ai popoli musulmani, li esorto a seguire l’esempio del Go­verno islamico dell’Iran e la lotta del popolo iraniano, a soggiogare i governi crudeli ed indegni che al presente li opprimono e che non fanno fronte ai bisogni della popolazione, del resto analoghi a quelli propri al popolo iraniano. Li invito inoltre a rammentare che la causa della stato di svantaggio dei Musulmani è nell’esistenza di regimi allineati con il blocco occidentale o con quello orientale. In­vito tutti voi a guardarvi dalle velenose calunnie dei nemici dell’Islam e della Repubblica Islamica, poiché in ogni circostanza la tu­tela degli interessi delle superpotenze implica il temerario disegno di abbattimento dell’Islam.

 

D) Le superpotenze imperialiste e coloniali, dapprima per anni in modo sottile, quindi sotto Reza Khan ed il suo degno figlio Muham­mad Reza in modo palese, hanno messo in atto una politica satanica tesa al­l’isolamento dei sapienti di religione. Durante il regno di Reza Khan la strategia si identificava con l’oppressione dei sapienti, con la loro fustigazione, con il loro imprigionamento, con l’esilio, con la calunnia e con il martirio dell’esecuzione. In seguito, sotto il depo­sto Reza Pahlavi, lo stesso disegno era perseguito con altri mezzi, quali il sobillare il conflitto fra gli studenti ed i docenti delle uni­versità secolari ed i sapienti religiosi. Sfortunatamente, grazie al funzionamento della macchina propagandistica del deposto regime, grazie al grado sofisticato della campagna ostile, i sapienti furono persino indotti a temere gli studenti liceali e gli universitari, in quanto li etichettava come tutti allineati a posizioni secolariste e ostili all’Islam e a ogni sorta di fede religiosa. Il regime mise in piedi i suoi intrighi al fine di dimostrare che il popolo era contrario all’Islam, alla religione ed ai sapienti dello spirito e che esso si disinteressava completamente di tutte le materie concernenti il governo. Si instillava infatti nella mentalità corrente che una eventuale conflittualità fra il governo ed il popolo avrebbe aperto la porta alle forze della pandemìa anar In tal modo l’assetto governativo permaneva saldamente nel­le mani degli sfruttatori, degli affamatori che mettevano nelle loro tasche il profitto della nazione. Si voleva indurre la gente a pensa­re che la vita politica seguiva un simile corso e che avrebbe segui­tato a rimanere tale per necessità di fatto.

Grazie alla negligente incoscienza di ambo le parti di fronte al­l’intrigo satanico il trucco funzionò egregiamente. D’altra parte essi si sforzavano con ogni mezzo di far sì che i docenti delle scuole ele­mentari, medie e superiori, nonché gli assistenti universitari, fos­sero selezionati fra i dotati di spiccata propensione ideologizzante per il filo-occidentalismo e per il filo-orientalismo, come pure fra i deviati e gli atei che non professano religione alcuna. Fu fatto il possibile al fine di ottenere che le persone competenti, probe e spirituali, fossero una ristretta minoranza onde consentire che la classe dirigente del futuro fosse costituita da quella gentaglia che odia ogni religione, in particolare l’Islam, e detesta i sapienti religiosi, in ispecie i sapienti dell’Islam. La propaganda di allora affermava che i sapienti erano agenti al servizio dei Britannici e fautori del capi­talismo, dei proprietari terrieri e dei latifondisti: li si dipingeva co­me reazionari, nemici del progresso e della civiltà.

Ora che, grazie alla volontà del Signore eccelso e maestoso e me­diante la lotta della comunità, inclusivi i sapienti, gli studenti, i mercanti, i lavoratori, i contadini e gli altri ceti dell’ordine sociale, è stato infranto il vincolo della schiavitù e la nazione si è riscattata dalla soggezione alle superpotenze, rimuovendosi di dosso le mani delle superpotenze e quelle dei loro agenti, esorto la generazione presente e quelle future a rinsaldare i ranghi con i sapienti e gli studenti ed a sormontare le difficoltà del momento presente. Esorto gli studenti delle scuole superiori a rinsaldare i loro ranghi alli­neandoli a quelli dei sapienti e degli studenti dei centri di teologia, a non sottovalutare gli intrighi ed i complotti dello scaltro avversa­rio, a guidare e ad ammonire ciascuno che sia colto a spargere fra loro la mala pianta del dissidio. Nel caso però in cui le parole non sortiscano l’effetto voluto li invito a non isolare il dissidente e a non ostracizzarlo, onde non si radichi nel suo cuore l’intrigo ai nostri danni. E’ più facile far scorrere le sorgenti a ritroso nel seno della terra che fronteggiare l’insorgere di continue macchinazioni frau­dolente. Se nella loro scuola dovessero imbattersi in un docente che tende a traviare la gioventù gli studenti sono tenuti a correggere il professore, e nel caso in cui ciò sia impossibile a disconoscerlo come loro insegnante. Nel dir ciò intendo fare particolare riferimento ai sapienti ed agli studenti di teologia. I complotti che si radicano in seno alla istituzione universitaria sono fra i più insidiosi, ed a ri­guardo ciascuno strato che compone la società deve vigilare e stare all’erta.

 

E) Fra i più gravi intrighi malauguratamente orditi ai danni della nostra amata nazione vi è quello tendente a trasferire all’estero la direzione del Paese inducendolo a prendere l’Occidente o l’Oriente come modello. In tal modo i popoli perdono la considerazione dei va­lori propri al loro patrimonio e confidano nell’importazione imitati­va delle culture allogene. Essi giungono a guardare al popolo occi­dentale o a quello orientale come a modelli di sviluppo di una suppo­sta civiltà superiore ed identificano il progresso della nazione con l’intossicazione delle superpotenze. Trattasi di una storia lunga e triste, poiché seguiteremo a ricevere colpi mortali dall’una e dall’al­tra superpotenza. Ancor più grave è poi il fatto che le superpotenze hanno sbarrato la strada dello sviluppo delle nazioni che hanno as­soggettato, facendone dei Paesi sempre più orientati in senso consu­mistico, ma pavidi e timorosi di fronte allo sviluppo tecnologico delle forze sataniche. Intendono distruggere la nostra autoconsapevolez­za al fine di mettere alla prova la nostra intuizione e di indurci ad affidare i nostri beni nelle loro mani, a sedere quieti ed accecati sen­za darci cura del modo in cui essi gestiscono ciò che ci appartiene. Le superpotenze mirano ad inculcare in noi questo senso di nullità e di disfattismo al fine di distruggere la nostra conoscenza, la nostra esperienza e la nostra abilità, affinché in tutti i domini della nostra esistenza ci troviamo costretti ad imitare l’uno o l’altro modello in modo pedissequo. I nostri cosiddetti intellettuali e propagandisti ignoranti ed illetterati seguitano a sminuire il nostro mirabile patri­monio culturale, la nostra letteratura, la nostra tecnologia, le nostre intuizioni e le nostre capacità congenite e propagandano abilmente forme residuali di civiltà aliene e decadenti, anche nel caso in cui i loro contenuti risultano palesemente assurdi e ridicoli. Persino in questo caso si pretende che le nazioni guardino con ammirazione a simili modelli. A titolo d’esempio si guardi al fatto che, qualora un libro o uno scritto contengano parole straniere, l’opera è immediata­mente apprezzata e lo scrittore e l’oratore vengono catalogati fra i colti e gli “intellettuali”. Anche per denominare gli oggetti di uso corrente il ricorso ai barbarismi dei linguaggi occidentali ed orienta­li è còlto come simbolo di acculturizzazione e recepito dal pubblico con un applauso che si pretende perpetuare dalla culla alla tomba, mentre l’uso corretto della lingua classica è còlto come sintomo di tendenza reazionaria e di mancato “adeguamento” ai tempi. Il falla­ce miraggio della civilizzazione occidentale incombe costantemente. Accade che se i nostri figli hanno nomi occidentali se ne sentano fie­ri, mentre se ne hanno di indigeni si sentono in imbarazzo e vengo­no stigmatizzati come arretrati. I nomi delle strade cittadine, dei negozi, delle compagnie, degli empori e delle librerie, come pure le indicazioni apposte sulle merci producono un effetto assai più diret­to quando sono stranieri. Si da per scontato che il pubblico sia più incline ad acquistare ciò che ha denominazione straniera, anche nel caso in cui si tratti di prodotti autarchici. L’assunzione dello stile di vita europeizzante, con le sovraescrescenze del suo formalismo, vie­ne applicato nella vita quotidiana ad ogni sorta di relazioni sociali ed è còlto come segno di incivilimento e di progresso, mentre la pre­servazione delle tradizioni avite è còlta come segno di arretratezza e di sottosviluppo. E’ la mentalità corrente a costituire il sostrato di idee come quella secondo cui, per quanto siate gravemente ammala­ti e possiate agevolmente essere curati in patria, è meglio recarsi al­l’estero, dando prova di disprezzo per i nostri medici.

Ahimè, avviene che per i viaggiatori iraniani recarsi in Inghilter­ra, in Francia, negli Stati Uniti o a Mosca è fonte di orgoglio, men­tre recarsi a Mecca e nei luoghi santi è còlto come segno di oscuran­tismo. La trascuratezza in materia di religione e la preclusione alla spiritualità sono còlte come prova di “spiccate tendenze intellettua­li”, mentre il possedere il senso dello spirito è denunciato come at­teggiamento reazionario.

Non intendo proclamare affatto che siamo esenti dal bisogno. E’ noto che nella storia moderna, ed in particolare durante i secoli passati, le superpotenze hanno paralizzato ogni area del nostro sviluppo. I governanti traditori del passato, in ispecie quelli della sconfitta dinastia Pahlavi, hanno instillato nel popolo una profonda sfiducia, onde prevenire ogni inserimento in piani di sviluppo te­cnologico. L’importazione di ogni sorta di merci prodotte all’estero, il coinvolgimento degli interessi degli uomini e delle donne, in ispe­cie i giovani, in una vasta gamma di beni d’importazione a torto ri­tenuti necessari, quali oggetti di lusso e simili puerilità, la lotta delle famiglie le une contro le altre in una frenetica corsa al consu­mo rappresentano gli aspetti di una triste storia che implica il coin­volgimento dei nostri giovani – cioè dei membri potenzialmente più attivi della nostra società – nella prostituzione e nella frequentazio­ne di luoghi che consentono la gratificazione della lussuria, come pure quella di decine di altri vizi. Si tratta di un disegno teso a pre­servare il Paese in uno stato di arretratezza.

Ora che in buona parte ci siamo districati da questa trappola, ve­dendo che le giovani generazioni esenti da privilegi accorrono spon­taneamente per dedicarsi all’opera di sviluppo tecnologico ed indu­striale del nostro Paese, rendendosi conto che le nostre fabbriche producono ora persino aerei, malgrado l’iniziale senso di incapacità a far funzionare le nostre fabbriche e l’incombente tendenza a fare affidamento sul sostegno dell’Occidente o dell’Oriente, che i nostri giovani stanno producendo materiali e ingranaggi al fine di fare fronte alle sanzioni economiche ed alla Guerra Imposta e sono in grado di offrire sul mercato tali merci a prezzi inferiori a quelli del­la produzione straniera, dando in tal modo valida dimostrazione delle loro congenite capacità, con questo mio testamento intendo esortare di tutto cuore la nazione a non soccombere dinnanzi ai saccheggiatori ed agli sfruttatori internazionali e a non soggiacere alle insinuazioni sataniche dei politicanti assoggettati all’Occidente o all’Oriente. Consiglio loro di provvedere con diligenza a cancella­re le tracce residue della dipendenza dall’estero nella certezza del fatto che gli Ariani e gli Arabi non sono in nulla inferiori agli Euro­pei, agli Americani o ai Sovietici. Posso assicurare loro che, quando avranno sviluppato nella debita misura la loro autoconsapevolezza, vedranno cancellato il loro senso di impotenza e la tendenza ad at­tendere l’aiuto altrui. Certamente, a lunga distanza, questo popolo dispiegherà il suo talento e dimostrerà la sua capacità di provvedere alla produzione di tutte le merci di cui abbisogna. In tal modo sarete in grado di progredire al pari degli altri popoli, a patto che riponiate la vostra fiducia esclusivamente nel Signore eccelso e maestoso, identifichiate le vostre aspirazioni con l’esigenza di porre termine alla dipendenza tecnologica dalle potenze straniere e siate pronti a sopportare condizioni avverse onde ottenere una vita di­gnificata e scuotervi di dosso la dominazione straniera.

Il Governo ed il popolo, al presente ed in futuro, hanno il dovere di apprezzare le loro doti innate, di incrementarle mediante il con­corso materiale ed il sostegno morale, di impedire l’incremento del­la lussuria indotta da merci inutili e dannose e di aiutare la nazio­ne a sopravvivere con i suoi mezzi sino al conseguimento dell’auto­sufficienza autarchica. Chiamo i giovani e le giovani a non sacrifi­care l’indipendenza, la libertà e la dignità umana in cambio di una vita dedita alla gratificazione, per quanto ciò possa essere arduo, a non perseguire la lussuria e il degrado, a non visitare i covi di pro­stituzione messi a vostra disposizione dalle potenze occidentali o dai loro agenti locali. Facendo tesoro dell’esperienza che hanno ac­cumulato, essi tentano di causare la vostra distruzione, di ingan­narvi al fine di indurvi a dimenticare ciò che sta accadendo nel vo­stro Paese, di distrarvi su tematiche insignificanti onde sfruttare le vostre ricchezze, di porre ai vostri piedi le catene del colonialismo e della dipendenza, di ridurvi ad una nazione di acquirenti di merci di importazione. Questo è l’intrigo mediante il quale intendono pre­servarvi in una condizione di arretratezza e fare di voi, secondo la loro stessa terminologia, un popolo “semi-selvaggio”.

 

F) Fra gli obiettivi degli intrighi delle potenze occidentali, come ho già più volte avuto modo di sottolineare, vi è il controllo del si­stema educativo, in particolare delle scuole superiori e delle università, centri in cui vengono formate le nuove leve della futura di­rezione del Paese. Per quanto invece attiene ai dotti religiosi, ai sapienti spirituali ed agli studenti di teologia, essi hanno un piano ben diverso da quello concernente le scuole superiori e le università. L’intento è quello di ghettizzare e di isolare i sapienti, tanto con mezzi perse­cutori – come avveniva al tempo in cui Reza Khan applicò una poli­tica che diede risultati opposti a quelli sperati – quanto mediante la propaganda diffamatoria e l’impiego di altri mezzi satanici che con­sentono di seminare inimicizia nei confronti dei sapienti presso i li­ceali, i laureati ed i cosiddetti intellettuali. Trattasi di un inganno realizzato con strumenti repressivi al tempo di Reza Khan e pro­trattosi – mediante la diffamazione sostituita all’uso della forza – sotto Muhammad Reza.

Quanto alle scuole superiori ed alle università, l’intento delle po­tenze straniere consiste nell’alienare gli studenti dalla loro cultura originaria onde attrarli alla civilizzazione dell’Occidente o dell’O­riente, al fine di selezionare le nuove leve della classe dirigente e di installarle nei posti di comando, affinché essi possano divenire gli strumenti grazie ai quali sia dato alle superpotenze di fare ciò che vogliono di questo Paese. In tal modo questi individui plagiati gui­deranno la nazione in una direzione implicante il saccheggio delle risorse da parte delle potenze straniere e l’occidentalizzazione della cultura, rendendo al contempo i sapienti incapaci di reagire in quanto isolati, odiati e destinati alla sconfitta. E’ questo lo schema ottimale che consente di preservare le nazioni colonizzate nell’arre­tratezza e di sfruttare le loro ricchezze. Esso consente lo sfrutta­mento delle risorse altrui in modo lineare, indolore e privo di costi.

Per questa ragione, ora che gli istituti superiori e le università sono state riformate dal punto di vista didattico ed amministrativo, abbiamo la responsabilità di fornire una mano di sostegno a coloro che ne sono responsabili, onde garantire che in futuro le nostre uni­versità non vengono più usate per traviare l’assimilazione cultura­le. Ogniqualvolta ci si dovesse trovare di fronte a sintomi di deviazione incombe correggerli il più velocemente possibile. Questo obiettivo vitale deve essere realizzato in primo luogo dagli studenti degli istituti superiori, dagli universitari e dai docenti, dacché sal­vare gli istituti superiori e le università dal degrado didattico signi­fica salvare il Paese e la nazione.

Esorto pertanto in primo luogo i giovani, quindi i loro genitori ed i loro amici, il popolo e gli intellettuali competenti, a sforzarsi di tutto cuore a questo riguardo ed a trasmettere in debito modo l’isti­tuzione universitaria alle generazione venture. Esorto tutte le generazioni a venire a tutelare le università dal cancro del filo-occi­dentalismo o del filo-orientalismo. Questo impegno lungo il sentie­ro dell’Islam e della tutela dei valori umanitari eliminerà l’influen­za delle superpotenze dal loro Paese e consentirà di sventare le loro trame. Sia Dio il vostro Tutore ed il vostro Difensore.

 

G) Deve poi essere attribuito un ruolo primario all’impegno del­l’Assemblea consultiva islamica. Dall’avvento della monarchia co­stituzionale e sino all’instaurazione del regno criminale di Reza Pahlavi l’Islam e la nazione hanno sofferto dell’operato deviato ed in­competente dei parlamenti. Ricordiamo le cause di afflizione e le gravi perdite insorte in conseguenza del coinvolgimento di crimina­li indegni e servili negli affari di stato. Ciò ha rappresentato l’affli­zione del passato.

Durante un arco di cinquanta anni una ingannevole pseudo-mag­gioranza parlamentare ha agito contro una minoranza oppressa fungendo da strumento dapprima degli Inglesi e dei Russi, quindi degli Americani, al fine di tutelare gli interessi di queste potenze in Iran e di saccheggiare il Paese conducendolo alla rovina. Sin dal­l’instaurazione in questa nazione della monarchia costituzionale nes­suno degli articoli più importanti della Costituzione è mai stato ap­plicato. Prima di Reza Khan i fautori della occidentalizzazione, alcuni capi tribali ed un gruppo di proprietari terrieri agivano come tutori degli interessi stranieri mentre durante il regno della dina­stia Pahlavi la stessa funzione fu assunta dal governo criminale e dai suoi strumenti.

Ora che, grazie al concorso della benedizione del Signore Supre­mo e della forza di volontà della degna nazione iraniana, il popolo sta esercitando il diritto all’autodeterminazione ed all’elezione dei deputati all’Assemblea consultiva, veri rappresentanti del popolo, eletti dal popolo ed a favore degli interessi del popolo, ora che l’in­terferenza del governo tirannico e dei capi tribali è stata troncata grazie alla sottomissione dei parlamentari ai precetti dell’Islam, si può sperare che le possibili devianze dal retto sentiero vengano prevenute.

Con questo mio testamento intendo esortare la nazione ad eleg­gere all’Assemblea consultiva soltanto candidati degni e qualificati, persone fedeli all’Islam ed alla Repubblica Islamica che general­mente sorgono in seno alla classe media o alle masse oppresse, che non deviano dal retto sentiero, che non siano influenzati dalle ideo­logie dell’Occidente o dell’Oriente o da altre scuole di pensiero de­viate, che siano istruiti e bene informati circa le esigenze della vita politica e i precetti dell’Islam ad essa relativi.

Esorto inoltre i nobili sapienti, ed in particolare coloro che rico­prono il rango di autorità giuridica (marja) a non essere indifferenti ed a non tentare di evitare il coinvolgimento in problematiche rilevanti per la vita della comunità, in particolare le elezioni presidenziali e quelle politiche. Siete stati tutti testimoni del fatto che – come sa­pranno ed apprenderanno le generazioni a venire – gli antichi poli­ticanti filo-occidentali o filo-orientali cercarono in ogni modo di eli­minare i sapienti dalla scena politica. Sapete bene come il popolo riuscì ad instaurare la monarchia costituzionale con ingente sforzo e grandi sofferenze e come persino i sapienti furono indotti dai poli­ticanti a ritenere che il coinvolgimento negli affari di stato o nel go­verno dei Musulmani fosse poco confacente alla loro dignità. Siete stati testimoni del fatto che essi si sono ritirati dalla scena ed han­no abbandonato l’area politica ai folli fautori della occidentalizza­zione ad oltranza, recando danni irreparabili alla Costituzione ed alle norme islamiche, al punto che per rimediare a ciò sarà neces­sario lungo tempo.

Ora che, per grazia dell’Altissimo, gli ostacoli sono stati rimossi e regna un’atmosfera favorevole alla partecipazione attiva di tutti i settori della società, non vi è alcuna scusa che consenta di evadere le nostre responsabilità individuali. Da parte mia voglio rammen­tarvi che trascurare i problemi dei Musulmani è una trasgressione maggiore. Ciascun individuo, nell’ambito delle sue capacità e delle sue competenze, deve porsi al servizio dell’Islam e del Paese e deve prevenire con diligenza le infiltrazioni degli agenti delle due poten­ze coloniali, come pure dei fautori delle ideologie occidentali o orientali, onde evitare che i nemici dell’Islam e dei popoli musul­mani riescano gradualmente, in modo sistematico e subdolo, a sfruttare questi popoli entro i loro stessi Paesi, inducendoli a cade­re nella trappola dell’asservimento. Contro simili pericoli dovete vi­gilare ed essere pronti ad insorgere non appena abbiate sentore di infiltrazioni di questo genere, senza concedere al nemico respiro al­cuno. Sia Dio il vostro Tutore e Soccorritore.

Esorto inoltre i deputati all’Assemblea consultiva – gli attuali e quelli a venire – a rifiutare il voto di sostegno a chiunque risulti de­viante, a tutti coloro che si siano aperti la strada in seno all’Assem­blea con mezzi fraudolenti ed artifici politici, onde evitare che in se­no all’Assemblea stessa si insidi un elemento sovversivo o legato al­le potenze straniere. Esorto inoltre le minoranze religiose riconosciute dalla legge ad apprendere la lezione che deriva dall’epoca della dinastia Pahlavi, ad eleggere i loro rappresentanti fra coloro che sono leali alla loro religione ed alla Repubblica Islamica, che non siano ispirati dalle potenze straniere divoratrici del mondo e che non siano seguaci di scuole di pensiero atee, devianti o ecletti­che. Chiamo i membri dell’Assemblea a mantenere nei loro rappor­ti quotidiani uno spirito di comunione fraterna, ad accertarsi del fatto che, Dio non voglia, le leggi approvate dell’Assemblea stessa non siano in contrasto con l’Islam, ad essere fedeli all’Islam e ad osservare le norme rivelate onde conseguire la prosperità in questo mondo e nell’Aldilà. Esorto inoltre il rispettabile Consiglio degli Esperti, come pure i futuri Consigli, a compiere il loro dovere isla­mico e nazionale con il massimo dello zelo e dello scrupolo, senza acconsentire a sottomettersi ad alcun potere e a non avere alcuna esitazione nell’impedire la ratificazione di leggi che risultino in contrasto con il Puro Islam e con la Costituzione, come pure a tene­re in considerazione le esigenze del tempo presente, le quali in al­cuni casi richiedono l’applicazione di norme secondarie (Ahkam Thanaviyah), mentre in altri necessitano del pronunciamento del Giurisperito che esercita funzione di governo (Wilayah al-Faqih).

Chiamo il nobile popolo iraniano a prendere parte attiva alla vita politica, in occasione delle elezioni politiche, di quelle presidenziali, di quelle per la nomina dei membri del Consiglio degli Esperti te­nuti ad eleggere il Consiglio di Guida o la Guida. Per quanto ad esempio attiene all’elezione degli Esperti tenuti ad eleggere il Consiglio di Guida va rammentato che, qualora essi venissero scelti non in base a criteri religiosi ed in conformità con la legge, ciò equi­varrebbe ad arrecare un danno irreparabile all’Islam ed alla nazione, danno del quale ciascuno sarà ritenuto responsabile dinnanzi a Dio, l’Altissimo. Per questa ragione in simili circostanze trarsi in disparte equivale a commettere una trasgressione capitale, tanto se commessa dal popolo, quanto se commessa dai sapienti eminen­ti, dai mercanti, dai contadini, dai lavoratori o dai dipendenti pub­blici che sono responsabili del destino di questo Paese e dell’Islam.

Come afferma l’antico proverbio, un grammo di prevenzione vale più di un chilo di medicine. In caso contrario infatti la situazione sfuggirà al controllo di tutti. Di ciò abbiamo fatto esperienza dopo l’istituzione della monarchia costituzionale. Non vi è rimedio mi­gliore della presenza di una nazione che, in tutto il territorio, si at­tiene ai precetti dell’Islam ed alla Costituzione, di un popolo pronto a recepire le direttive delle persone competenti, indipendente dal­le potenze straniere e conosciuto per la sua fedeltà all’Islam ed alla Repubblica Islamica. Valida garanzia è del pari rappresentata dal­l’impegno dei sapienti in occasioni quali le elezioni presidenziali e quelle politiche. Essi ci rendono certi del fatto che il Presidente ed i deputati all’Assemblea consultiva saranno eletti fra coloro che par­tecipano dello stato di oppressione delle masse prive di mezzi e che si preoccupano dei loro bisogni, piuttosto che in seno ad una cer­chia di capitalisti, di proprietari terrieri o di aristocratici dediti ai piaceri sensuali che non hanno mai provato il gusto amaro della privazione e della fame, ben noto ai diseredati.

Dobbiamo rammentare che, sino a quando i nostri presidenti ed i nostri deputati all’Assemblea saranno persone degne e fedeli all’Islam e dedite al Paese ed al popolo, i problemi saranno in numero mi­nore e più facilmente risolvibili. Le stesse considerazioni valgono per la elezione degli Esperti chiamati a nominare il Consiglio di Guida o la Guida. Gli esperti eletti dalla nazione debbono inoltre consultare i più eminenti giuristi del loro tempo, i religiosi autorevoli ed i sapien­ti, nonché essere certi del fatto che, sino a quando lavoreranno con scrupolo, saranno in grado di prevenire l’insorgere dei problemi e di risolvere in modo piano le difficoltà cui dovessero trovarsi di fronte.

Gli articoli 109 e 110 definiscono le serie responsabilità demandate al popolo con l’elezione degli Esperti e quelle demandate a questi ultimi per quanto attiene alla designazione del Consiglio di Guida o della Guida. E’ evidente che la minima negligenza o trascuratezza ri­schiano di recare grave danno all’Islam ed al Paese. Di tale eventua­le trascuratezza essi dovranno rispondere a Dio.

Dal momento che la presente è l’era dell’aggressione delle super­potenze e dei loro agenti dentro e fuori l’Iran – agenti che talvolta pretendono di agire in nome della Repubblica Islamica, ma che in realtà sono suoi nemici, anzi nemici dell’Islam – esorto la Guida e il Consiglio di Guida a consacrare le loro vite al servizio dell’Islam, della Repubblica Islamica e delle masse oppresse e sfruttate ed a guardarsi dalla concezione secondo cui la loro posizione costituisce un onore in quanto, a rigore, funzioni del genere implicano respon­sabilità pesanti, nell’assolvimento delle quali ogni minimo errore commesso – Dio non voglia – per fini mondani, attirerà sul suo re­sponsabile infamia in questo mondo e la collera di Dio nell’Aldilà.

Supplico umilmente Dio, il Generoso, il Munifico, di accogliere voi e me nel Suo regno soltanto dopo averci aiutato a sormontare que­sta prova gravosa e dopo averci salvato da questa tremenda orda­lia. Quanto ai restanti pubblici ufficiali, dal Presidente sino all’ulti­mo funzionario pubblico, in misura del grado di responsabilità loro proprio, essi tutti sono passibili, ora come in futuro, di cadere in er­rore. Siano pertanto costantemente consapevoli della presenza del Signore eccelso e maestoso ovunque si trovino e sentano se stessi come costantemente onorati dalla Sua benedetta compagnia. Che Dio, l’Altissimo, li guidi al retto sentiero.

 

H) Il potere giudiziario è uno dei compiti primari del Governo. Esso concerne la vita, le proprietà e la dignità degli uomini. In questo mio testamento esorto la Guida ed il Consiglio di Guida a fare del loro meglio per quanto attiene alla designazione di individui qualificati ad assumere le più elevate funzioni giudiziarie, ac­certandosi che essi siano esperti, conoscitori della Legge rivelata, edotti circa l’Islam e politicamente consapevoli. Esorto la Corte Suprema a risolvere con la massima diligenza lo stato del potere giudiziario che sotto il passato regime è degenerato in una condi­zione abietta e deplorevole, ad esautorare coloro che siedono nei nostri tribunali in funzione di giudici ma giocano con la vita delle persone senza effettivamente avere a cuore la giustizia islamica, a riformare gradualmente, con diligenza e cura, l’amministrazione della giustizia, a sostituire i giudici incompetenti e non in possesso delle debite qualificazioni islamiche con persone religiose e competenti nominate col contributo delle nostre scuole teologiche, in ispecie la nobile Scuola Teologica di Qom affinché, mercé la grazia del Signore eccelso e maestoso, la giustizia islamica prevalga in tutto il Paese.

Con questo mio testamento, tenendo conto delle tradizioni attri­buite ai Quattordici Infallibili (°A) relative alla gravità della fun­zione giudiziaria, nonché dei rischi insiti nella funzione di giudice, esorto tutti i rispettabili giudici di oggi e di domani ad adempiere con diligenza al loro mandato e ad impedire che tale funzione sia assunta da individui incompetenti. Esorto inoltre le persone qualificate a non tirarsi indietro qualora venisse loro offerta la carica di giudice. Sappiamo infatti che, se i rischi insiti in tale posizione sono invero grandi, altrettanto grande è la ricompensa divina ad essa legata. Oltre a ciò va detto che per le persone qualificate l’assun­zione delle funzioni relative costituisce un obbligo.

 

I) Quanto invece alle nostre scuole di teologia, in questo mio te­stamento mi sento in dovere di ripetere quanto ho già frequente­mente ribadito, cioè che la nostra epoca è caratterizzata dalla lotta degli oppositori dell’Islam e della Repubblica Islamica che intendo­no abbattere l’Islam mediante disegni satanici fondati su una stra­tegia che implica l’infiltrazione di elementi traviati e devianti in se­no alle nostre scuole teologiche e che le conseguenze immediate e gravi di tale strategia implicano il discredito delle scuole teologiche derivante dal loro indegno comportamento e dalla deviazione della loro morale e dei loro principi. Alle lunghe ciò potrebbe portare a che le cariche più autorevoli vengano assunte da impostori che, in virtù della loro conoscenza delle scienze islamiche, conquisteranno il favore e l’affetto delle masse e del popolo innocente al solo fine di recare un colpo mortale all’Islam, alle scuole teologiche ed al nostro Paese, non appena se ne presenti l’opportunità.

Sappiamo che le potenze sfruttatrici e divoratrici hanno agenti di varie categorie fra gli altri popoli. Tali categorie di agenti includono i nazionalisti, i cosiddetti intellettuali e gli ipocriti che si adornano del turbante. Qualora venga loro offerta una possibilità questi ulti­mi risulteranno essere i peggiori. In taluni casi essi vivono fra il po­polo per trenta o quaranta anni, assumono un aspetto islamico e santimonioso, oppure celano se stessi sotto la maschera del panira­nismo e si presentano come patrioti, ricorrendo ad ogni sorta di sot­terfugi sino a quando trovano l’opportunità di infliggere un colpo alla società.

Sin dall’esito vittorioso della Rivoluzione Islamica il nostro amato popolo ha visto esempi di individui di tal sorta, fra cui l’“Organizza­zione dei Mujahidîn del Popolo”, i “Fadayn del Popolo”, il partito “Tu­deh” e simili. E’ pertanto necessario stare in guardia al fine di sven­tare complotti di questo genere, ma ancor più importanti sono le scuole teologiche, in seno alle quali la purga deve essere effettuata mediante il concorso dei nostri onorevoli docenti di teologia, degli studenti anziani e con l’autorizzazione delle autorità religiose del tempo. Pare che il motto “l’ordine è disordine” rappresenti la sini­stra dottrina di questo genere di congiurati.

In ogni caso il mio testamento intende rammentare che, di fronte al numero sempre crescente delle trame e dei complotti che carat­terizzano la nostra epoca, è necessario sistemare le nostre scuole di teologia e provvedere a che i nostri riveriti docenti di teologia dedi­chino tempo ed impegno onde proteggere dall’imminente pericolo le nostre scuole di teologia ed in particolare la Hawzah Ilmiyyah di Qom. I sapienti ed i docenti di teologia hanno il dovere di accertar­si che i principi della giurisprudenza islamica vengano presentati in forma integra ed inalterata così come ci sono stati trasmessi dai nostri augusti predecessori. Non consentite alcuna deviazione dal metodo di insegnamento dei grandi giuristi, lascito dei nostri vene­randi antenati che deve essere preservato. Sviare da tale itinerario debilita i fondamenti della nostra ricerca. Quanto agli altri rami del sapere e della scienza, l’indagine deve essere pianificata tenen­do conto delle esigenze dell’Islam e del Paese ed il numero degli studenti deve essere incrementato. Va comunque ribadito che la sfera più elevata del sapere umano è costituita dalle scienze spiri­tuali dell’Islam, quali l’etica, la gnosi e l’edificazione spirituale. Esse debbono per­tanto essere incluse nei corsi di studi ai livelli adeguati.

 

L) Quanto al potere esecutivo, esso abbisogna di essere purificato e riformato. Può in alcuni casi accadere che una legge venga appro­vata dall’Assemblea e ratificata dal Consiglio degli Esperti, quindi comunicata dal Governo alle autorità competenti ma poi, nelle ma­ni di queste ultime, essa degeneri, oppure la sua applicazione dila­ghi nel pantano della burocrazia. Ciò può causare sconcerto nella popolazione e col passare del tempo fomentare una rivolta.

La mia esortazione ai ministri ed ai loro successori è la seguente: voi ed i dipendenti governativi ricevete uno stipendio proveniente da fondi che appartengono alla nazione e perciò siete in dovere di servire il popolo ed in ispecie le masse oppresse. Molestare il popolo senza ragione e comportarsi in modo contrario alle proprie respon­sabilità costituiscono atti peccaminosi che possono talvolta, Dio non voglia, attirare la collera divina su chi se ne renda responsabi­le. Voi tutti avete bisogno del sostegno della nazione. Dobbiamo la vittoria della Rivoluzione Islamica al sostegno del popolo ed in par­ticolare al sostegno delle masse oppresse, e dobbiamo loro l’aver impedito alla monarchia tirannica di seguitare il saccheggio della nostra terra e delle sue risorse. Privi del supporto popolare sarete sconfitti, ed al vostro posto si insidieranno tiranni analoghi a quelli che lo occupavano durante il regime monarchico. Per questa ragio­ne, di fronte ad una constatazione tanto ovvia, dovete fare del vo­stro meglio per ottenere il favore della nazione e per evitare ogni sorta di comportamento contrario all’Islam.

Per la stessa ragione esorto i futuri responsabili del Ministero de­gli Interni ad essere estremamente accorti nella selezione dei go­vernatori generali, onde accertarsi che si tratti di individui merite­voli, probi, devoti, saggi e di buona reputazione, affinché il Paese trovi una pace completa. Sebbene, in base ai dettami dell’Islam, ciascun ministero sia pienamente responsabile dell’adempimento dei suoi doveri, pure alcuni ministeri hanno una responsabilità più vasta di altri, come ad esempio il Ministero degli Esteri, da cui di­pendono le nostre ambasciate all’estero. Sin da dopo la vittoria del­la Rivoluzione Islamica ho periodicamente esortato i ministeri ri­guardo al perdurare di alcune tendenze derivanti dall’epoca monar­chica e circa la necessità di riformare gli organi governativi al fine di renderli consoni al carattere della Repubblica Islamica. Va però detto che alcuni ministeri rifiutarono di procedere a tale riforma oppure non risultano in grado di porla in atto. Al presente, a tre anni dalla vittoria della Rivoluzione Islamica, il Ministero degli Esteri ha preso alcune misure tese al conseguimento di tale obietti­vo. Spero venga perseguito ulteriormente grazie all’impiego del tempo necessario e ad una costante applicazione.

Nel redigere il mio testamento intendo dare al Ministro degli Este­ri ed ai suoi futuri successori il seguente consiglio: sulle tue spalle grava una pesante responsabilità. Sei tenuto a riformare il Ministe­ro degli Esteri e le nostre ambasciate, a ridisegnare la nostra politi­ca estera, a tutelare l’indipendenza e gli interessi della nazione, a stabilire relazioni amichevoli con i governi stranieri che non inten­dono interferire nei nostri affari interni e ad evitare ogni genere di contaminazione che implichi qualsiasi tipo di dipendenza.

Rammenta che, sebbene in alcuni settori la dipendenza da un Paese straniero possa sembrare fonte di alcuni vantaggi transitori, a lunga distanza essa causa la distruzione del Paese. Fa del tuo meglio per migliorare le relazioni con i Paesi Musulmani, per de­stare la consapevolezza degli abitanti di tali Paesi, chiamandoli al­la solidarietà ed all’unità. Sii certo che Dio, l’Altissimo, ti assisterà.

Esorto i popoli musulmani a non fare affidamento sull’aiuto esterno per la realizzazione dei loro obiettivi, vale a dire l’Islam e l’applicazione delle norme islamiche. Dovete fare affidamento su voi stessi in questo compito che vi assicurerà libertà ed indipenden­za. Che i sapienti ed i predicatori dei Paesi musulmani chiamino i loro governi a liberarsi dalla dipendenza delle superpotenze stra­niere e giungano ad una intesa con il loro popolo, intesa che sarà fonte di vittoria. Chiamino inoltre il popolo all’unità ed a mante­nersi indenne dal razzismo, attitudine contraria all’Islam. Stringano anzi le mani dei loro fratelli nella fede a qualsiasi razza appar­tengano, dacché l’Islam li considera fratelli. Allorquando questo spirito fraterno sarà divenuto un dato di fatto nelle relazioni fra i governi ed i popoli musulmani comprenderete come i Musulmani siano la potenza massima sulla faccia della terra. Speriamo di esse­re testimoni di questa unità e fratellanza fra i popoli musulmani, se Dio vuole.

Esorto il Ministero dell’Orientamento Islamico, in ogni tempo, ed in particolare nell’epoca presente, a fare del suo meglio nel propa­gandare il vero e nel contrastare il falso, al fine di dare un’immagi­ne veritiera della Repubblica Islamica. Ora che abbiamo scacciato le superpotenze dal nostro Paese siamo soggetti ad una massiccia propaganda ostile ad opera dei mezzi di comunicazione dipendenti dalle superpotenze. Gli scrittori e gli oratori dipendenti dalle su­perpotenze ci hanno accusato di tutto ciò che hanno voluto ed è fon­te di tristezza il fatto che la maggioranza dei governi musulmani – cioè di quei governi che, in base ai precetti dell’Islam, avrebbe do­vuto porgerci una mano fraterna – siano insorti contro di noi e con­tro l’Islam. Dal momento che i nostri mezzi di informazione sono assai scarsi, ciascun governo straniero si è allineato con le potenze divoratrici del mondo nel formulare l’una o l’altra accusa nei nostri confronti. Sappiate che al giorno d’oggi il mondo ruota attorno al­l’asse della propaganda. E’ assai triste il fatto che i cosiddetti intel­lettuali o letterati, privatamente inclini a sostenere l’una o l’altra potenza, spinti dal loro egoismo, dall’opportunismo e dall’ambizio­ne, non siano in grado di provvedere al benessere della loro nazione e del loro popolo e di porre a confronto la libertà e l’indipendenza di cui esso gode sotto la Repubblica Islamica con il suo stato durante il passato regime. Essi non sono disposti a confrontare la vita ono­revole che gli è oggi consentita, sebbene priva dell’opulenza mate­riale e della stravagante sensualità del passato, con lo stato di que­sto Paese sotto la monarchia autarchica, con l’asservimento, la sog­gezione e la lode cortigiana ed adulatrice nei confronti dei corrutto­ri e dei responsabili della tirannia e della prostituzione. Se lo faces­sero si asterrebbero dal sollevare indebite accuse contro questa Re­pubblica sorta di recente e schiererebbero le loro penne e le loro lin­gue in un solo rango assieme alla nazione ed al Governo, nonché contro i despoti diabolici ed i tiranni.

La diffusione dell’Islam è compito demandato non solo al Ministe­ro dell’Orientamento Islamico, ma a tutti i sapienti, agli oratori, agli scrittori ed agli artisti. Il Ministero degli Esteri deve aver cura del fatto che le nostre ambasciate all’estero si dedichino alla pub­blicazione di periodici in grado di svelare al mondo intero la radio­sa visione dell’Islam. Allorquando il volto compassionevole dell’Islam, a cui il Sacro Corano e la Tradizione invitano gli uomini, sarà presentato privo di coperture e la maschera dei nemici e dell’Islam e dei suoi amici traviati verrà gettata, l’Islam diverrà universale e la sua fiera bandiera sventolerà nei quattro canti della terra. E’ in­vero scoraggiante e tragica la circostanza in cui i Musulmani, pur essendo in possesso della gemma più preziosa e priva di paragone, non solo non sono in grado di presentarla agli altri, cioè a coloro che, in quanto partecipi della natura umana, sono istintivamente portati a cercarla, ma la hanno altresì dimenticata, la ignorano ed in taluni casi addirittura se ne discostano.

 

M) Altro punto di estrema importanza sociale e culturale è lo sta­to delle istituzioni scolastiche, dagli asili-nido alle scuole superiori ed alle università. In ragione dell’estrema importanza di tale tematiche ritengo opportuno trattarne ulteriormente.

Il nobile popolo iraniano deve sapere che durante gli ultimi cin­quant’anni l’Iran e l’Islam hanno subito, per quanto attiene alle università, un danno ben maggiore di quello patito in altri ambiti. Se le nostre università e gli altri centri scolastici avessero avuto programmi ed orientamenti conformi all’Islam ed all’interesse della nazione il nostro Paese non sarebbe stato assoggettato dapprima all’Inghilterra, quindi agli Stati Uniti ed all’Unione Sovietica. In tal caso alla nostra nazione non sarebbero stati imposti accordi fraudolenti, né i consiglieri stranieri si sarebbero fatti strada in Iran, né le risorse e l’oro nero di questo popolo sofferente sarebbero stati incamerati dalle potenze sataniche, né la dinastia Pahlavi ed i suoi accoliti sarebbero stati in grado di sfruttare le risorse del po­polo al fine di edificare palazzi nel Paese ed all’estero con ciò che veniva tolto alle masse oppresse, né avrebbero riempito le banche straniere di fondi tolti alle masse sfruttate, né avrebbero avuto mo­do di spendere tali fondi per i loro passatempi corrotti o per le orgie edonistiche dei loro cortigiani.

Se la nostra Assemblea consultiva, il nostro Governo, il nostro potere giudiziario e gli altri organi dello Stato fossero stati gestiti da laureati provenienti da università islamiche e nazionali la na­zione non si troverebbe oggi di fronte a problemi di una tale gravi­tà. Se, provenendo dall’università, avessero trovato accesso ai tre poteri dello Stato individui probi e dotati di una vera personalità islamica – cioè di una personalità opposta al clima prevalente anti­islamico – le cose starebbero oggi in modo diverso, la nostra stessa nazione sarebbe diversa, il nostro popolo si sarebbe liberato dal suo stato di privazione ed avrebbe purificato la società dai residui della tirannia monarchica, dalla prostituzione, dall’uso di droghe, dalle case di malaffare, ciascuna delle quali è in grado di guidare i nostri giovani validi, capaci ed attivi alla loro rovina. Se le cose fossero state altrimenti non avremmo ricevuto una eredità implicante l’au­todistruzione e la rovina della nazione.

Se le nostre università fossero state fondate su valori islamici, umanitari e nazionali, avrebbero prodotto centinaia e migliaia di educatori per la società iraniana. E’ invece fonte di tristezza il fatto che le nostre università ed i nostri istituti superiori – ad eccezione di una esigua minoranza – siano stati gestiti da edificatori che era­no inevitabilmente filo-occidentali o filo-orientali. I nostri giovani sono così stati allevati nel grembo di lupi dipendenti dalle superpo­tenze ed in seguito, dopo essersi laureati, hanno assunto funzioni legislative, pubbliche o giudiziarie al solo fine di porre in atto i det­tami del regime tirannico dei Pahlavi.

Al giorno d’oggi, per grazia del Signore eccelso e maestoso, le no­stre università si sono liberate dagli artigli di simili criminali. Il po­polo ed il Governo della Repubblica Islamica dell’Iran hanno la re­sponsabilità di prevenire l’infiltrazione in seno alle scuole superiori ed alle università di elementi fautori dell’empietà, della deviazione ideologica e delle ideologie proprie ai due blocchi, onde evitare che in futuro si ripetano difficoltà di questo genere e consentire che la società sia sotto controllo. Esorto gli studenti degli istituti superiori, gli universitari ed i docenti ad insorgere contro eventuali deviazioni al fine di tutelare l’indipendenza e la libertà del loro Paese.

 

N) Le forze armate, fra cui il Corpo dei pasdarân della Rivolu­zione Islamica, la gendarmeria, la polizia di stato, i Comitati, i Vo­lontari ed i corpi tribali adempiono ad una funzione assai impor­tante. Si tratta delle mani possenti della Repubblica Islamica, dei protettori dei nostri confini, delle nostre strade, delle nostre città, dei nostri villaggi e della nostra sicurezza interna. Ad essi debbo­no pertanto prestare la debita assistenza la nazione, il Governo e l’Assemblea. Essi debbono poi rammentare che le superpotenze, nella loro politica distruttiva, tendono a sfruttare le forze armate straniere più degli altri gruppi o delle altre istituzioni estere. Sono infatti le forze armate a divenire facile preda dei complotti, dei colpi di Stato e degli intrighi tesi a mutare i governi ed i regimi. Gli individui fraudolenti e gli speculatori tentano di comprare i ca­pi delle forze armate e di ottenere il controllo degli Stati servendo­si dei loro capi locali. In conseguenza dell’inganno in cui cadono i comandanti militari i popoli vengono sfruttati e privati della liber­tà e dell’indipendenza. Se ne deduce che, sino a quando i coman­danti militari sono probi ed integri, i nemici delle nazioni non saranno in grado di realizzare colpi di Stato in altri paesi o di occu­parli poiché, nel caso in cui osassero mettere in atto un proposito del genere, i loro piani verrebbero frustrati dalle competenti auto­rità militari di quel Paese.

In Iran, Paese in cui si è realizzato questo grande miracolo dell’e­poca contemporanea, le forze armate debbono giocare un ruolo pri­mario, tanto più oggi che questa dannata guerra impostaci da Saddâm per ordine degli Stati Uniti e delle altre potenze, a due an­ni dal suo inizio, sta comportando la sconfitta politica e militare dell’esercito invasore dei baathisti iracheni. Tale successo è stato conseguito dalle forze armate e dai pasdarân grazie al concorso del­le forze popolari e al sostegno delle masse sul fronte e dietro le li­nee. Di un tale popolo l’Iran può a ragione andare fiero, tanto più che i complotti architettati e posti in atto dagli agenti dei blocchi occidentali ed orientali sono stati sventati grazie alle possenti mani dei giovani dei nostri comitati e dal nostro popolo zelante. La nostra stima vada a coloro che vegliano affinché il popolo possa ripo­sare in pace. Sia Dio il loro Tutore.

Per questa ragione, negli ultimi giorni della mia vita, intendo da­re alle nostre forze armate il seguente consiglio: o uomini valorosi che amate l’Islam, che compite atti di sacrificio personale sui campi di battaglia e fornite altri valevoli contributi in ogni regione del Paese per la causa di Dio e spinti dal vostro anelito all’incontro con Dio; state in guardia poiché la lama affilata del tradimento, l’ope­rato dei politici legati all’uno o all’altro blocco, le trame segrete dei criminali che agiscono dietro la scena intendono colpire voi più di chiunque altro. Intendono approfittare di voi che con il vostro auto­sacrificio avete consentito l’esito vittorioso della Rivoluzione Isla­mica e che avete revivificato l’Islam, al fine di abbattere la Repub­blica Islamica. Intendono separarvi dalla nazione, gettarvi nel gregge dell’uno o dell’altro polo dei divoratori del mondo e cancella­re i vostri sforzi ed i vostri atti di sacrificio per mezzo di intrighi politici, ma fingendo di avere a cuore l’interesse dell’Islam e della nazione.

Esorto le forze armate a non aderire ad alcun partito o gruppo politico, a tenersi fuori dal dibattito politico e a perseverare nella loro disciplina. Ciò vale per tutti i settori delle forze armate, inclu­sivi l’esercito, le forze di sicurezza, il Corpo dei pasdarân della Ri­voluzione Islamica, i Volontari e le altre milizie. Soltanto in tal ca­so esse saranno in grado di preservare il loro potere militare e di prevenire l’insorgere di conflitti dettati da ragioni personali. I co­mandanti hanno del pari la responsabilità di impedire che i loro sottoposti aderiscano a partiti politici.

Dal momento che la Rivoluzione è patrimonio del popolo e tutti sono responsabili di tutelarla, il Governo, il popolo, il Consiglio di Difesa e l’Assemblea consultiva Islamica hanno il dovere religioso e nazionale di prevenire ogni atto delle forze armate o dei loro co­mandanti di qualsiasi grado che risulti contrario all’interesse del­l’Islam o del Paese, nonché di impedire l’adesione dei militari a partiti politici o il loro coinvolgimento in movimenti politici, il che comporterebbe certamente la loro rovina. La Guida o il Consiglio di Guida della Repubblica Islamica hanno il dovere di impedire si­mili eventualità al fine di proteggere la nazione da ogni possibile rischio. Al termine di questa mia vita terrena esorto di cuore tutti i membri delle forze armate ad essere fedeli all’Islam come lo sono state sino ad ora. Mediante i raggi dell’Islam, unica religione im­plicante l’indipendenza e la libertà, il Signore Benedetto ed Altissi­mo conduce tutti gli uomini ad una condizione di esistenza più ele­vata. Questa religione ha liberato voi, il vostro Paese e la vostra nazione dalla disgrazia della dipendenza da potenze straniere che intendevano tenervi schiavi, preservare il vostro Paese nell’arre­tratezza e fare di voi una nazione consumatrice di beni di importa­zione e prostrata sotto il peso dell’oppressione. Vi invito dunque a preferire una vita degna della condizione umana, per quanto co­stellata da ostacoli, ad una vita spesa nell’umiliazione dell’asservi­mento allo straniero, per quanto quest’ultima possa essere ricca di gratificazioni animali. Rammentate che sino a quando porgerete la mano agli stranieri per via del vostro bisogno di tecnologia avanzata e sin quando seguiterete a comportarvi da mendicanti dinnanzi alla comunità internazionale non vedrete in alcun modo sviluppare le vostre capacità tecnologiche. Malgrado le sanzioni economiche contro l’Iran avete visto da voi stessi che quegli stessi iraniani che si ritenevano incapaci di realizzare molti di quei pro­getti che ritenevano adatti ai soli tecnici immigrati, che avevano imparato di non essere in grado di far girare da loro stessi il moto­re dell’industria del loro Paese e che non avevano fiducia alcuna nelle loro potenzialità sono ora giunti a confidare nelle loro capaci­tà e sono in grado di adeguare le industrie e gli impianti alle esi­genze delle forze armate. Per questa ragione possiamo affermare che questa guerra, le sanzioni economiche e l’espulsione dei tecnici stranieri dall’Iran sono state per noi una benedizione proveniente da Dio, un dono di cui sul principio non siamo stati in grado di ap­prezzare l’importanza. Se ora il Governo e le nostre forze armate bandiscono volontariamente l’importazione delle merci dall’estero e si sforzano di incrementare le nostre capacità nei settori tecnici ed industriali vi è ragione di sperare che il nostro Paese diverrà autosufficiente e si libererà dal bisogno di mendicare assistenza tecnica ed industriale presso i suoi stessi nemici.

Debbo tuttavia affrettarmi ad aggiungere che il nostro bisogno di tecnologia avanzata proveniente dai paesi industrializzati è indi­scutibile, ma ciò non significa che per l’avanzamento tecnologico e la ricerca scientifica dobbiamo dipendere politicamente dall’uno o dall’altro dei due blocchi. Il nostro governo e le forze armate debbo­no sforzarsi di inviare studenti meritevoli a completare il corso di perfezionamento in paesi che non perseguono una politica coloniali­sta piuttosto che inviarli negli Stati Uniti, in Unione Sovietica o in altri paesi che seguono e promuovono la politica dei blocchi. Ciò si­no a quando le due superpotenze avranno ammesso i loro errori passati, abbandonato la loro politica predatoria ed adottato una po­litica estera conforme ai principi umanitari, o sino a quando, se Dio vuole, le nazioni consapevoli ed i Musulmani capaci le avranno sog­giogate. Possa quel giorno giungere presto.

 

O) La radio, la televisione, la stampa, i testi ed i cinematografi sono stati abilmente usati al fine di anestetizzare la nazione, in ispecie i giovani. Durante questo secolo, ed in particolare durante la sua seconda metà, i mezzi di comunicazione e la stampa sono stati usati appieno come strumenti propagandistici contro l’Islam ed i suoi devoti servitori, i sapienti. Gli sfruttatori d’Occidente e d’Oriente hanno inoltre utilizzato tali strumenti come mezzo per la pubblicizzazione delle merci, in particolare di ogni sorta di generi voluttuari, quali edifici, prodotti ornamentali, bevande, abiti e simili. Nel far ciò essi hanno diffuso non solo i prodotti, ma anche uno stile di vita considerato fonte di prestigio, al punto che l’occi­dentalizzazione delle consuetudini della vita quotidiana è divenuta una sorta di status symbol che ha indotto la gente, in ispecie le si­gnore benestanti, ad adattare il loro modo di esprimersi, di vestirsi e di comportarsi a quelli prevalenti in Occidente. La folle mania della europeizzazione ha indotto taluni a ricorrere a parole europee nel parlare e nello scrivere, al punto che la maggioranza della po­polazione, inclusevi le cerchie più intime, stentava a comprendere ciò che andavano dicendo.

I film per la televisione prodotti nei paesi occidentali o orientali tendono a indurre le giovani generazioni, gli uomini e le donne, a di­stogliersi dalle tematiche portanti dell’esistenza vitale, dal lavoro, dall’industria, dalla produzione e dall’apprendimento, e le gettano in un mondo di estraneazione, di alienazione implicante il disprezzo per tutte le tradizioni originarie, inclusovi la loro nazione e la loro cultura, e persino la produzione artistico-artigianale, sovente cedu­ta ai musei ed alle librerie dei paesi dell’uno o dell’altro blocco.

La diffusione di periodici contenenti articoli scandalosi ed imma­gini vergognose, nonché l’incremento della tendenza anti-islamica ed antinazionale, attira il popolo, in ispecie i giovani strumentaliz­zati, ad allinearsi con gli orientamenti di pensiero dell’Occidente o dell’Oriente. Va poi fatta menzione della soffocante propaganda a favore della legittimazione dei centri di corruzione, delle case di ma­laffare, delle casa da gioco e dei casinò, la promozione di negozi ed altri centri di smercio di generi eccentrici e delle stravaganze che af­fliggono la moda mutevole dell’Occidente, gli svaghi, le bevande al­cooliche, gli articoli assurdi, inclusivi giocattoli e bambole, nonché centinaia di altre cose ignote a me ed ai miei simili, in cambio della cessione all’Occidente del nostro petrolio, del nostro gas e delle altre risorse. Se, Dio non voglia, l’infame e servile dinastia del Pahlavi fosse sopravvissuta più a lungo certamente i nostri giovani, i figli dell’Islam e del Paese cui la nazione guarda come al suo futuro, sa­rebbero periti, avrebbero ceduto alle trame sataniche ed ai complot­ti del corrotto regime Pahlavi e, seguendo acriticamente la propa­ganda dei mezzi di comunicazione, le insinuazioni degli “intellettua­li” occidentalizzanti o orientalizzanti, avrebbero sprecato la loro gio­ventù in luoghi di perdizione e forse sarebbero stati asserviti alle potenze divoratrici, abbandonando il Paese alla completa rovina.

La mia ultima parola per l’Assemblea consultiva Islamica, per oggi e per i tempi a venire, per gli attuali ed i futuri Presidenti, per il Consiglio degli Esperti e per la Corte Suprema di Giustizia, per il Governo in carica e per quelli a venire, è una esortazione a guar­darsi da ogni deviazione dal retto sentiero dell’Islam e dall’interes­se della nazione per quanto attiene ai servizi di informazione ed ai mezzi di comunicazione. Dobbiamo tutti rammentare che le tanto sbandierate supposte libertà dell’Occidente, causa della rovina dei giovani e delle giovani, risultano contrarie all’Islam ed al lume del­l’intelletto. Ribadiamo che l’ascoltare, lo scrivere, il parlare, il pubblicare scritti contrari ai precetti dell’Islam ed in contrasto con i principi dell’etica individuale e comunitaria o contro l’interesse del Paese è proibito, mentre la prevenzione da simili eventualità è un dovere per ciascun singolo musulmano. Le cosiddette libertà mi­ranti al compimento degli atti proibiti dalla religione, contrari alla prosperità della comunità della Repubblica Islamica o in contrasto con la reputazione della Repubblica Islamica debbono essere preve­nute con ogni mezzo. In caso contrario ciascuno di noi sarà ritenuto responsabile. Se il popolo o i giovani Hezbollahi dovessero riscontrare casi di violazione di tale indirizzo essi sono tenuti a far­ne rapporto alle autorità competenti. Nel caso in cui le autorità pubbliche si astenessero dall’intervenire è dovere dei giovani prov­vedere in prima persona all’opera di prevenzione. Sia il Signore Su­premo il Soccorritore di noi tutti.

 

P) Quanto ai gruppi, alle fazioni ed a tutti coloro che sono attivi contro la nazione e la Repubblica Islamica, la mia ultima parola, in primo luogo diretta ai loro capi in Iran e all’estero, consiste nel chiamarli ad uno sguardo retrospettivo della loro esperienza. Da essa risulta come abbiano messo le mani in ogni intrigo, ogni com­plotto e, pur essendosi venduti a Paesi ed individui estranei alla nazione stessa, non sono riusciti a mutare la sua rotta mediante il ricorso all’omicidio, alle bombe, al tritolo, alla calunnia ed alla cam­pagna di disinformazione. Nessun governo può essere posto a tace­re da simili mezzi disumani, né tantomeno il Governo della Repub­blica Islamica, che si fonda su una nazione di giovani e di adulti, di anziani e di donne che compiono atti di sacrificio al fine di realizza­re il loro obiettivo, in nome della Repubblica Islamica, del Sacro Corano e della religione.

Sapete (e nel caso non ve ne siate resi conto ciò dimostra soltanto quanto siate semplicisti) che il popolo non è con voi e che le forze armate sono vostre nemiche. Siate certi del fatto che quand’anche essi fossero stati vostri simpatizzanti, li avete distolti da voi con la vostra crudeltà e con i vostri atti criminali perpetrati volontaria­mente. Non avete conquistato i nostri alleati ma siete solo riusciti a farvi altri nemici.

Negli ultimi giorni della mia vita intendo volgere a voi la seguente parola disinteressata. Vi chiedo: cosa può avervi indotto a combatte­re una nazione oppressa che, per duemilacinquecento anni, è stata sfruttata da monarchie crudeli e che si è liberata dall’oppressione di un regime come quello dei Pahlavi e dei divoratori del mondo d’Occi­dente e d’Oriente offrendo i suoi migliori figli e la sua giovinezza co­me martiri per la libertà? Come può un essere umano ridursi a com­portarsi in tal modo contro il suo stesso popolo nella speranza di conseguire una qualche carica pubblica? Come siete giunti a non avere rispetto nemmeno della vita dei vecchi e dei bambini? Vi esor­to a desistere da cotali crimini inutili ed idioti e ad evitare di mette­re le mani in pasto assieme alle superpotenze divoratrici. Se non avete commesso crimini, chiunque voi siate, ritornate a casa vostra ed in seno all’Islam, pentitevi e siate certi che Dio è misericordioso e compassionevole e che, se Dio vuole, la Repubblica Islamica e la na­zione iraniana vi perdoneranno le vostre malefatte. Se invece avete commesso un crimine per il quale è divinamente sanzionata la puni­zione tornate sui vostri passi e pentitevi, poiché se siete abbastanza coraggiosi da affrontare la punizione sconterete quanto dovuto sal­vandovi dalla retribuzione di Dio. Se non desiderate fare ritorno in patria cercate almeno di non sprecare il resto della vostra vita e di dedicarvi a ciò che può esservi proficuo.

Esorto inoltre i sostenitori di questa gente, in patria ed all’estero, a riflettere sulle ragioni che li inducono a consacrare la loro gioven­tù al servizio di quanti dimostrano in modo evidente di essere al servizio delle superpotenze sfruttatrici. Per quale ragione incre­mentare i loro intrighi? Perché cacciarsi nella loro trappola? Nel­l’interesse di chi stanno opprimendo il nostro stesso popolo? Siete giocattoli nelle loro mani, e se vi trovate in Iran vedete da voi stessi come milioni di persone siano fedeli alla Repubblica Islamica, a favore della quale compiono atti di sacrificio. Vedete da voi stessi come l’attuale Governo sia di tutto cuore al servizio del popolo e delle masse miserabili. Coloro che pretendono di agire nell’interesse del popolo e si attribuiscono etichette quali mujahidîn o fadayn sono all’atto pratico nemici del popolo e delle creature di Dio e le sfruttano per i loro fini nell’interesse dell’una o dell’altra superpo­tenza. I capi di simili gruppuscoli che vivono all’estero sono ormai ridotti a pedine nelle mani dell’uno o dell’altro polo criminale e, mentre quelli che si trovano in Iran abitano in lussuose residenze clandestine, seguitano a perpetrare i loro crimini e gettano i giova­ni nelle fauci della morte.

Sento pertanto opportuno impartirvi il seguente consiglio: muta­te rotta e riunitevi alle masse oppresse che sono spontaneamente al servizio della Repubblica Islamica, lavorate per un Iran libero ed indipendente in modo che il vostro Paese ed il vostro popolo possa­no liberarsi dalla malvagità degli oppressori e seguitare a vivere in modo onorevole.

Per quanto ancora seguiterete a prendere ordini da gente che non mira che al suo tornaconto personale, da quanti hanno preso rifu­gio nelle superpotenze e si sono posti sotto la loro protezione, da co­loro che combattono il loro stesso popolo sacrificandolo sull’altare della loro ambizione e sete di potere? Sin dall’esito vittorioso della Repubblica Islamica durante gli anni passati avete avuto modo di verificare come le loro pretese non trovino riscontro alcuno nel loro modo di agire e che esse sono soltanto il pretesto mediante il quale ingannano i giovani incolti ed impreparati. Sapete di non avere al­cuna possibilità contro l’oceano dirompente della nazione e che tut­to ciò che potrete architettare non farà che recare danno a voi stes­si e rovinarvi la vita. In tal modo ho ora adempiuto al dovere di guidarvi, e spero prestiate orecchio a questa mia esortazione che vi sarà comunicata dopo la mia morte, onde possiate scampare alla punizione perpetua che è in serbo presso Dio. Possa il Misericordio­so guidarvi al retto sentiero.

Intendo inoltre comunicare questa mia ultima parola di consiglio ai gruppuscoli di sinistra, ai comunisti, all’Organizzazione dei fa­dayn del Popolo e ad altri consimili partitini: come avete concepito di aderire ad una ideologia tanto fallimentare senza prima esservi documentati circa le scuole del pensiero e l’Islam, con il concorso di persone competenti, in ispecie i sapienti dell’Islam? Cosa vi ha indotto a cedere alla fantasia degli -ismi privi di contenuto e di­chiarati inconsistenti dai pensatori dotati di scienza? Quale motivo vi induce a sospingere il vostro Paese nel gregge dei Sovietici o del­la Cina, al punto da indurvi a muovere guerra al vostro popolo nel presunto interesse del popolo stesso? Per quale ragione avete con­tribuito a complotti contro la vostra nazione e contro le masse op­presse di questo Paese nell’interesse di potenze straniere? Avete avuto modo di constatare come, sin dal sorgere del comunismo, es­so e la sua ideologia hanno generato i governi più autoritari, asso­lutistici, e monopolistici che il nostro mondo abbia mai visto. Guar­date alla sorte delle nazioni cadute sotto il giogo dei Sovietici, dei cosiddetti tutori del popolo. Esse hanno perduto ogni loro bene. I popolo dell’Unione Sovietica, Musulmani e non, sono sottoposti al­l’oppressione dittatoriale del Partito Comunista. E’ negata loro ogni libertà ed essi sono soggetti ad una morsa che è la peggiore delle dittature attualmente esistenti. Siamo stati testimoni dell’a­scesa al potere di Stalin, il cosiddetto astro del Partito Comunista. Sappiamo quanto la sua vita sia stata aristocratica e di quanto lus­so egli si circondasse. Mentre siete pronti ad offrire le vostre vite per amore di quel regime le masse oppresse dell’Unione Sovietica e dei paesi del blocco orientale, come l’Afghanistan, vedono perire i loro figli per via dell’oppressione sovietica. Nonostante simili svi­luppi pretendete essere difensori del popolo e commettete crimini contro quello stesso popolo che vi illudete di difendere, come nel ca­so del nobile popolo della città di Amol – vostri pretesi sostenitori – dei quali molti sono periti in quanto da voi istigati contro il Gover­no islamico. Consimile è stato il caso di coloro che sono stati uccisi in istato di rivolta armata contro il governo islamico. Voi pretesi sostenitori delle masse oppresse avete superato ogni limite ed ora siete giunti a voler gettare le masse oppresse e sfruttate dell’Iran nel grembo della dittatura sovietica. I cosiddetti “Fadayn del Popolo” solevano presentarsi come fautori delle masse, mentre il partito “Tudeh” faceva la stessa cosa ma travestendosi da sostenitore della Repubblica Islamica. Altri gruppuscoli sono poi ricorsi alle armi da fuoco, all’omicidio ed alle bombe. Il mio consiglio a questi partiti politici, tanto di sinistra – ma stranamente creati da Americani e fi­lo-americani – quanto filo-occidentali che ricorrono alle armi da fuo­co nel conflitto relativo all’indipendenza dei Curdi e dei Baluci, che hanno dato luogo a sedizione e rovinato l’esistenza degli abitanti oppressi del Kurdistan e di altre aree del Paese, impedendo in que­ste province la ristrutturazione dei servizi educativi, assistenziali ed economici, quali il Partito Democratico e il “Kumeleh”, è di riunirsi al resto della popolazione, di ricordare che la vostra amara espe­rienza ha contribuito soltanto a rendere gli abitanti di quelle province ancor più miseri e di ammettere che, qualsiasi cosa facciate, causerete soltanto la rovina degli abitanti delle regioni in questio­ne. Rammentate che è nel vostro interesse, nonché nell’interesse della popolazione di cui vi ergete a tutori, unirvi alle forze governa­tive, porre termine alla rivolta, all’asservimento nei confronti delle potenze straniere e al tradimento nei confronti della vostra stessa nazione. Dateci una mano a ricostruire il Paese e siate certi che l’Islam è una alternativa migliore rispetto alla soggezione al polo cri­minale dell’Occidente o a quello dittatoriale dell’Oriente.

La mia ultima esortazione ai gruppuscoli musulmani che sono fi­lo-occidentali ed in taluni casi filo-orientali e che occasionalmente hanno levato la voce a sostegno degli ipocriti il cui tradimento è stato esposto e sventato innanzi al popolo, che hanno agito in tal modo per via di ignoranza e che in taluni casi hanno maledetto e biasimato quanti hanno contrastato i nemici dell’Islam, consiste nell’indurli a non persistere nel loro giudizio erroneo, ma ad am­mettere l’erroneità delle loro posizioni, a fare affidamento sul loro coraggio islamico, a riunificare le loro forze e ad allinearsi col Go­verno, con l’Assemblea e con le masse oppresse in vista del compia­cimento di Dio, contribuendo alla liberazione delle masse oppresse della storia contemporanea dalle mani dei malvagi oppressori.

Rammentate le parole del defunto Mudarris, sapiente lungimi­rante, devoto e moralmente integro, che durante una seduta del­l’Assemblea del suo tempo disse: “Se i sapienti islamici (ed il pen­siero islamico) debbono essere distrutti, perché dovrebbero prepa­rarsi la strada con le loro stesse mani?” Oggi, in memoria di questo martire della causa di Dio, dico ai miei devoti fratelli che se è desti­no che un giorno dovremo essere cancellati dalla scena del mondo sarebbe meglio per noi perire per mano degli Americani e dei So­vietici, meglio aspirare all’incontro con Dio coi nostri corpi sangui­nanti, piuttosto che vivere una vita comoda ed opulenta sotto la bandiera dell’armata rossa d’Oriente o sotto la bandiera nera del­l’Occidente. Questo è stato l’orientamento vitale dei Profeti, degli Imâm dei Musulmani e dei sapienti. Anche noi dobbiamo seguire il medesimo corso e convincerci del fatto che, se una nazione decide di vivere senza fare affidamento su potenze straniere, ciò le sarà possibile. Dobbiamo del pari convincerci che le potenze mondiali non possono imporre alle nazioni uno stile di vita che risulti con­trario alle loro convinzioni. L’Afghanistan è nell’epoca contempora­nea la prova vivente di questo assunto. Sebbene il governo usurpa­tore di quel Paese e le sinistre siano allineate con i Sovietici, pure non sono stati in grado di sottomettere le masse.

Oltre a ciò le nazioni oppresse del mondo stanno ora destandosi e, presto o tardi, la loro consapevolezza culminerà in insurrezioni, rivolte e rivoluzioni, ed esse saranno col tempo in grado di liberarsi dal dominio degli oppressori. Voi popoli musulmani, dacché profes­sate i principi islamici, siete in grado di verificare in prima persona quali siano nel nostro Paese i frutti dell’aver cessato di fare affida­mento sulle potenze dei blocchi occidentale ed orientale. Vedete in­fatti come i nostri cervelli stiano lavorando al fine di condurci al­l’autosufficienza e proprio ora siamo in grado di constatare realiz­zazioni che i transfughi traditori avevano sempre ritenuto di là dal­le nostre possibilità e che, se Dio vuole, seguiteremo a conseguire anche in futuro. E’ causa di rimpianto il fatto che questa Rivoluzio­ne sia avvenuta troppo tardi. Se infatti essa fosse iniziata al princi­pio del regno immondo di Muhammad Reza il nostro Iran sfruttato avrebbe oggi un aspetto diverso.

Agli scrittori, agli oratori, agli intellettuali, agli oppositori, ai contestatori ed a tutti coloro che per motivi personali si sono schie­rati contro la Rivoluzione Islamica dico: invece di spendere il vostro tempo complottando contro gli interessi della Repubblica Islamica, invece di disperdere la vostra energia in atti di ostilità e di malevo­lenza contro l’Assemblea, il Governo ed il popolo devoto, atti che contribuiscono a gettare il vostro Paese in pasto alle superpotenze, provate, in una notte tranquilla a sedervi in un luogo ritirato riflet­tendo dinnanzi a Dio – o se non credete in Dio dinnanzi alla vostra coscienza – e cercate di comprendere gli impulsi latenti che si anni­dano nel subconscio di molti uomini che vi hanno indotto ad agire ed a parlare nel modo che vi è proprio. Scoprite per quale ragione ed in base a quali criteri ignorate il sangue dei nostri giovani martiri che sono stati fatti a pezzi sul campi di battaglia e muovete una guerra psicologica ad una nazione determinata a liberarsi dal far­dello dell’oppressione e dello sfruttamento all’interno ed all’esterno del Paese, decisa a tutelare, a costo di qualsivoglia sacrificio, l’indi­pendenza e la libertà conquistate mediante lo spargimento del suo sangue e di quello dei suoi figli. Non sarebbe meglio utilizzare le vostre lingue e le vostre penne al fine di salvaguardare il vostro Paese? Non fareste meglio ad aiutare questa nazione oppressa e ti­rannizzata e a contribuire alla istituzione del Governo islamico? Pensate realmente che questa Assemblea, questo Presidente, que­sto Governo e questo potere giudiziario siano peggiori dei loro corri­spettivi sotto il passato regime? Avete invero già dimenticato le angherie di quel regime maledetto imposto a questo popolo oppresso ed indifeso? Non sapete che nel periodo in cui questo Paese islami­co ospitava le basi militari degli Stati Uniti gli Americani ci tratta­vano al pari di una colonia, che l’Assemblea, il Governo e le forze armate erano sotto il diretto controllo degli Americani? Vi è ignoto ciò che i consiglieri, i tecnici e gli immigrati americani hanno fatto delle nostre risorse? Avete dimenticato l’incremento sul territorio della prostituzione e dei luoghi di intrattenimento corrotto, dalle case di malaffare a quelle per il gioco d’azzardo, degli spacci di vini e di liquori, avete dimenticato le sale di proiezione di certi film che hanno contribuito a ledere l’etica delle giovani generazioni? Vi sono già passati di mente i programmi televisivi e radiofonici, i periodici ed i giornali diffusi sotto il passato regime?

In questo momento alzate la voce e protestate mentre ancora le nostre strade non sono state appieno purificate dalla corruzione e vi lamentate del fatto che un giovane, per lo più influenzato da qualche gruppuscolo, viene processato per aver commesso crimini o viene giustiziato in quanto responsabile di aver sparso la corruzio­ne sulla terra e di essersi rivoltato contro la Repubblica Islamica. Vi unite alla causa e stringete le mani di coloro che apertamente si oppongono all’Islam o lo sfidano con le armi o con scritti che sono più violenti della rivolta armata. Considerate come cari ai vostri occhi coloro che Dio ha comandato di mettere a morte, sedete dietro gli attori politici che il 5 marzo hanno causato un bagno di sangue uccidendo giovani innocenti e state a guardare con calma, considerando il vostro atteggiamento e le vostre azioni come conformi all’Islam, mentre ritenete ingiusto il comportamento del potere giudi­ziario che punisce i nemici impenitenti e gli atei deviati per via del­le loro malefatte ed arrivate al punto di invocare aiuto contro l’ap­plicazione della giustizia. Conoscendo il vostro passato, o miei fra­telli nella fede, ed avendo simpatia per alcuni di voi, mi dispiaccio della vostra sorte, mentre non mi dolgo affatto della sorte di quei banditi che si travestono da uomini probi, di quei lupi che si fanno passare per pastori, degli impostori che hanno sparso inganni col­l’intento di condurre la nazione alla rovina ed alla dipendenza dal­l’uno o dall’altro polo dei predatori.

Coloro che hanno martirizzato validi giovani, uomini e sapienti che erano le guide della società, che non hanno risparmiato nem­meno i bambini innocenti dei Musulmani, hanno attirato su di loro l’infamia e sono divenuti empi innanzi a Dio. Essi non hanno possi­bilità alcuna di volgersi, in quanto la loro natura è completamente animale.

Quanto invece a voi, probi fratelli nella fede, perché non aiutate il Governo e l’Assemblea, istituzioni al servizio degli oppressi, dei diseredati, dei senza scarpe e di coloro che sono privi dei mezzi di sussistenza? Perché protestate? Avete posto a paragone i servizi of­ferti al popolo nel breve arco di tempo succeduto alla fondazione della Repubblica Islamica – causa di tutte le asperità e le difficoltà post-rivoluzionarie, comuni ad ogni rivoluzione, fra cui la Guerra Imposta, i milioni di rifugiati di guerra iraniani e non iraniani e gli ingenti danni – con lo stato della nazione durante il passato regi­me? Non sapete che allora i servizi pubblici erano per lo più privile­gio esclusivo delle città, ed anche in città riservati alla cerchia dei benestanti, e che le masse della popolazione era composta da pove­ri e miseri che non traevano dai servizi stessi alcun beneficio men­tre al presente il Governo e le istituzioni islamiche sono poste di tutto cuore al servizio delle masse oppresse? Per questa ragione, o individui probi, vi esorto a sostenere il Governo onde i suoi progetti possano essere quanto prima posti in atto, nella speranza che pos­siate compiere il viaggio verso Dio sotto la bandiera del servizio al­le Sue creature.

 

Q) In questa sede va inoltre rammentato che l’Islam non approva il capitalismo tirannico che tende a sfruttare le masse oppresse e diseredate. Al contrario il Libro e la Tradizione lo condannano in modo esplicito. Esso è considerato contrario alla giustizia sociale, ma ciononostante alcuni individui miopi e male informati circa il governo islamico e le norme islamiche che presiedono all’assetto politico affermavano e seguitano ad affermare, tanto nello scrivere, quanto nel tenere lezioni, che l’Islam consente il capitalismo e la proprietà privata incontrollati. Con tale interpretazione essi hanno oscurato il volto radioso dell’Islam preparando il terreno all’inva­sione dell’Islam stesso da parte delle forze del male ed insinuato che il Governo islamico è analogo a quelli capitalisti dell’Occidente, a quello degli Stati Uniti, dell’Inghilterra e degli altri sfruttatori occidentali, mentre vi sono altri che, affidandosi all’opinione di si­mili stolti, o forse con malizia e senza l’intento di apprendere l’Islam per il tramite delle autorità attendibili, si sono schierati con­tro l’Islam. D’altra parte l’Islam non implica un sistema di governo simile a quello comunista o marxista-leninista, nemico della pro­prietà privata e fautore a vari livelli della proprietà collettiva. Del resto questo stesso sistema ha nel corso degli anni subito alcuni mutamenti, mentre dal principio della proprietà collettiva faceva derivare persino la liceità dell’omosessualità e della poliandrìa. Il Governo islamico è invece per natura equilibrato. Esso riconosce la proprietà privata ma ne delimita rigorosamente l’ambito di legitti­mità, affinché l’assetto veritiero del sistema consenta lo sviluppo di una economia forte, base di un saldo sistema politico.

Fondandosi su una interpretazione corrotta dell’Islam e a causa della loro ignoranza dell’Islam e delle leggi economiche che esso contempla, alcuni sono giunti all’estremo opposto ed in taluni casi giungono a citare versetti del Sacro Corano o brani del Nahju ‘l-balâghah pretendendo che l’Islam sia compatibile con scuole di pensiero deviate quali il marxismo. In tal modo essi, senza tener in alcun conto altri versetti del Sacro Corano o altri brani del Nahju ‘l-balâghah, divengono, nella loro miopia intellettuale, fautori della proprietà collettiva e si fanno sostenitori dell’empietà, della dittatura, dello strangolamento delle masse ad opera di un corpo diretti­vo che agisce al pari delle bestie.

La mia ultima parola al Consiglio degli Esperti, al Governo, al Presidente della Corte Suprema di Giustizia, è una esortazione a sottomettersi alle norme divine e ad evitare di cadere preda del po­lo rapace del capitalismo o del polo ateo del comunismo, a ricono­scere e tutelare la legittima proprietà privata ed il capitale accu­mulato in modo conforme ai dettami dell’Islam ed a rassicurare il popolo del fatto che, grazie all’accettazione ed alla messa in opera di tale principio, il capitale privato verrà investito in attività pro­duttive che contribuiscano all’autosufficienza del Paese e del Go­verno tanto nell’industria leggera quanto in quella pesante. Le mie ultime parole ai possidenti ed ai detentori di capitali guadagnati in modo lecito sono una esortazione ad investire i loro beni legittima­mente detenuti in attività proficue, nelle fabbriche, nell’agricoltura e nei nostri villaggi, nella certezza che il commercio lecito rappre­senta un valido atto di adorazione.

Esorto ciascuno a cooperare al benessere delle masse oppresse e a rammentare che la loro eventuale prosperità dipende dal servizio nei confronti delle masse non privilegiate che hanno subito anghe­rie durante il periodo della monarchia e dell’oppressione dei signori feudali. Quanto degni sono i possidenti che volontariamente edifi­cano case per quanti abitano nei suburbi e nei tuguri, coloro che provvedono spontaneamente al benessere della comunità. Siano certi del fatto che atti del genere arrecheranno loro la prosperità in questo mondo e nell’Aldilà, poiché è ovviamente contrario al princi­pio di equità che alcuni siano privi di casa ed altri abbiano a loro disposizione numerosi appartamenti.

 

R) La mia ultima parola a quella cerchia di sapienti e di pseudo­spirituali che si oppongono alla Repubblica Islamica per differenti ragioni e che dedicano la loro esistenza a complotti sovversivi colla­borando con i cospiratori, con gli opportunisti ed i politicanti e che in taluni casi operano apertamente grazie agli ingenti finanzia­menti concessi loro dai capitalisti senza Dio, è la seguente: operan­do in tal modo non avete ottenuto nulla, né ritengo in futuro vi sia possibile conseguire un qualsiasi valido risultato. Se avete agito in tal modo avendo in vista fini mondani che Dio non permetterà con­seguite è meglio per voi, prima che sia troppo tardi, che vi pentiate e vi unite alla causa della nazione povera ed immiserita e che so­steniate la Repubblica Islamica, garanzia del vostro bene in questo mondo e nell’Aldilà. Da parte mia ritengo però sia improbabile che vi pentiate prima che sia troppo tardi.

Quanto invece a coloro che si oppongono alla Repubblica Islami­ca in base all’errato pronunciamento di taluni individui o gruppi o in base a giudizi che, pronunciati o meno in mala fede, sono con­trari al Governo islamico, a quanti cercano di traviare la via di Dio e sostengono che questa Repubblica è altrettanto malvagia o addi­rittura peggiore della deposta monarchia, li invito a riflettere con sincerità di cuore ed in solitudine, a porre a paragone questa Re­pubblica Islamica con il passato regime, nonché a rammentare che tutte le rivoluzioni verificatesi in questo mondo sono state caratte­rizzate da caos, da trasgressione e da istanze di opportunismo. Trattasi di un dato di fatto che è impossibile sormontare. Conside­rate i problemi della Repubblica Islamica, i complotti e le trame, la propaganda malevola, gli attacchi armati lungo le frontiere ed all’interno del Paese, le infiltrazioni di taluni individui corrotti e di nemici dell’Islam in seno a tutte le organizzazioni governative, l’intento di porre il popolo contro l’Islam e la Repubblica Islamica, la mancanza di esperienza di tutti o di buona parte dei componen­ti il Governo Islamico, la protesta malintenzionata di coloro che non sono più in grado di trarre ingiusti profitti come invece face­vano sotto il precedente regime o che intascano meno che in prece­denza, le onerose difficoltà economiche, i problemi ingenti connes­si alla riforma amministrativa che ha coinvolto milioni di impiega­ti, la necessità della loro riforma ideologica, le carenze di esperti bene intenzionati, le decine di altre difficoltà che sono note soltan­to a coloro che operano in prima persona, gli intrighi dei monar­chici e dei possessori di capitali investiti nell’usura, degli oltrag­giosi profittatori che trasferiscono all’estero i nostri capitali, che li imboscano e li celano contribuendo al degrado della società ed all’impoverimento delle masse e che talvolta si rivolgono a voi per adescarvi con l’intento di ingannarvi, che in taluni casi si fingono musulmani erogando a vostro favore somme come parte del loro contributo religioso, che versano lacrime di coccodrillo e che tenta­no di far insorgere in voi collera ed ostilità nei confronti della Repubblica Islamica, mentre in privato succhiano il sangue della na­zione traendo profitti illeciti e dissanguando l’economia nazionale. In tutta umiltà consiglio loro, in ispirito di fratellanza, di guardar­si dal cadere in preda a simili intrighi e di sostenere questa Re­pubblica Islamica per amore di Dio e dell’Islam. Debbo rammen­tarvi che se questa Repubblica Islamica dovesse cadere non sarà sostituita da un Governo islamico soggetto all’approvazione del­l’Imâm del nostro tempo e conforme alle aspirazioni del vostro po­polo, ma che il regime che prenderà il posto della Repubblica Isla­mica sarà conforme alle aspirazioni dell’una o dell’altra superpo­tenza. In tal caso le masse oppresse della terra, i popoli che hanno riposto la loro speranza nell’Islam e nell’ordinamento islamico di gover­no e che guardano ad essi come al loro rifugio risulteranno sconfit­ti e frustrati e sarà troppo tardi per rimediare agli errori commes­si. Se infatti sperate che la realtà venga riformata in modo confor­me ai principi dell’Islam ed alle norme rivelate nel breve arco di una notte siete in errore, perché presso gli uomini del passato non si è mai verificato un simile miracolo repentino, né è probabile che il futuro conosca simili mutamenti improvvisi. Non lasciatevi sug­gestionare dall’idea che, se Dio vuole, allorquando apparirà il Si­gillo dei riformatori, gli uomini saranno testimoni di un miracolo, di una restaurazione universale che si produrrà in un solo giorno. Anche in questo tempo i tiranni verranno soppressi ed isolati in conseguenza dello spirito di autosacrifìcio della Comunità. Se però appartenete alla cerchia di quegli individui traviati ed ignoranti che sostengono che, al fine di accelerare l’avvento dell’Imâm del tempo è nostro dovere contribuire a spargere l’ingiustizia e l’em­pietà in tutto il mondo onde predisporre le condizioni ottimali del­la sua manifestazione, sappiate che per certo “proveniamo da Dio ed a Lui saremo ricondotti.

 

S) La mia ultima parola ai Musulmani ed alle masse oppresse della terra è la seguente: non restate passivi nell’attesa che i gover­nanti del vostro Paese o le potenze straniere vi concedano la libertà e l’indipendenza. Almeno per quanto attiene al secolo presente, in cui le potenze oppressive si sono gradualmente impossessate di tut­ti i Paesi islamici e di quelli del Terzo Mondo, avete osservato in prima persona o letto nei libri di storia attendibili che a stento un governo di questi Paesi si è preoccupato della libertà, dell’indipen­denza o del benessere del suo popolo, né del resto gli attuali gover­ni si comportano in questo modo. Al contrario la stragrande mag­gioranza di questi governi ha tirannizzato il suo stesso popolo, agendo in modo da tutelare gli interessi di una ristretta minoranza o il benessere della classe agiata ed incrementato i disagi di quanti abitano nei tuguri, di coloro cui sono negate le necessità essenziali, come l’acqua, il pane ed i mezzi di sussistenza, hanno sfruttato le masse al solo fine di incrementare gli agî e gli sfizi dei possidenti. Come alternativa vi sono i governi-fantoccio installati dalle super­potenze al fine di soggiogare i paesi e le nazioni e di renderli dipen­denti dall’estero, di trasformarli in mercati per i prodotti dei paesi dei blocchi occidentali o orientali, al fine di tutelare gli interessi delle superpotenze e di mantenere le nazioni nello stato di arretra­tezza consumistica. Sino al giorno d’oggi essi procedono nella mede­sima direzione.

Voi masse oppresse del mondo, voi paesi islamici e voi Musulma­ni, insorgete e conquistate i vostri diritti con le unghie e con i den­ti. Non date ascolto alla propaganda malevola delle superpotenze e dei loro vassalli. Espellete i criminali che rapinano il frutto del vostro lavoro consegnandolo ai vostri nemici ed ai nemici dell’Islam, fate sì che le cerchie leali e competenti si facciano carico de­gli interessi nazionali, unitevi sotto la nobile bandiera dell’Islam e ribellatevi contro i nemici dell’Islam, marciate verso un Repubbli­ca Islamica libera ed indipendente, siate certi del fatto che la realizzazione di un tale proposito implica la sconfitta degli oppressori del mondo e il sostegno alle masse oppresse che diverranno guide ed eredi delle vostre terre. Riponiamo la nostra speranza nell’av­vento del giorno annunciatoci dal Signore Altissimo.

 

T) Nel concludere questo mio testamento rammento alla nobile nazione iraniana che l’uomo si impegna, milita, soffre e compie atti eroici e di abnegazione in misura proporzionale alla dignità ed alla sublimità della meta che si prefigge.

Ciò per cui siete insorti, ciò per cui avete lottato e ciò per cui ave­te sacrificato le vostre vite ed i vostri beni rappresenta la più nobile delle mète dalla creazione dell’universo ed in perpetuo. Trattasi di una dottrina rivelata nel pieno senso del termine. Il principio dell’Unità Divina (Tawhid) possiede una eccelsa magnificenza e rappresenta il fondamento e la mèta finale dell’esistenza mondana ed oltremon­dana. Tale principio ha raggiunto la sua perfezione nella fede di Muhammad (S), obiettivo di tutti i Profeti (°A) che lo hanno prece­duto, mezzo in assenza del quale non è consentito all’uomo di con­seguire la perfezione totalizzante e di giungere all’incontro con la Gloria assoluta e l’Infinita bellezza della Sua Divinità. Trattasi del principio che trasforma gli abitanti della terra in esseri che eccello­no il rango degli abitanti del regno di Dio, al punto che l’itinerario dei mortali consegue un obiettivo accessibile a loro soltanto e pre­cluso alle restanti fra le Sue creature, visibili o invisibili.

O combattenti, siete mobilitati sotto un bandiera che si leva sui mondi materiali e spirituali. Vi rendiate o meno conto dell’obiettivo della vostra militanza, state marciando lungo quello che è stato il sentiero di tutti i Profeti (°A), l’unico che guidi alla beatitudine sen­za fine. Trattasi del movente che guidò gli Intimi ad accogliere il martirio lungo il loro itinerario e che li indusse a gustare la morte cruenta come più dolce del miele. I vostri giovani ne hanno gustato un sorso sui campi di battaglia, sperimentando un’estasi i cui effet­ti sono estesi alle loro madri ed alle loro sorelle, ai loro padri ed ai loro fratelli. Oh, fossimo stati in vostra compagnia e avessimo potu­to dire con voi: “Beati coloro che gustano questa brezza che delizia il cuore e questa visione ispiratrice.”

Dobbiamo rammentare che un aspetto di questa divina effusione si manifesta in tutti coloro che lottano in luoghi quali i campi in­fuocati, le fabbriche, le officine, i centri industriali e di sviluppo tecnologico, nonché nella maggioranza di coloro che sono attivi nei nostri bazaar, nelle strade delle nostre città, nei nostri villaggi ed in tutti coloro che hanno contribuito alla causa dell’Islam, della Re­pubblica Islamica e del conseguimento dell’autosufficienza nazio­nale. Voglia Dio che, sin tanto che nella nostra società e nella nostra nazione prevarrà lo spirito di cooperazione, il nostro Paese sarà pro­tetto da ogni pericolo mondano.

Grazie a Dio le nostre scuole teologiche, le nostre università, i nostri giovani ed i nostri centri di insegnamento e di formazione sono partecipi di questo dono divino. I centri in questione sono nelle ma­ni della gioventù mentre i traviati ed i sabotatori non riescono ad infiltrarvisi.

La mia ultima parola è una esortazione a procedere verso una maggiore autocoscienza, verso l’autosufficienza e l’indipendenza nei propositi. Senza alcun dubbio, sino a quando sarete al servizio di Dio e contribuirete al progresso ed allo sviluppo di questo Paese islamico con spirito di cooperazione, la mano di Dio sarà con voi. In base alla mia analisi della vigilanza del nostro popolo, del suo stato di allerta, del suo impegno e del suo spirito di sacrificio, di fermez­za e di sostegno alla causa di Dio, credo che vi sia ragione di spera­re che tale spirito sia ereditato ed incrementato dalle generazioni a venire.

Con un animo tranquillo ed un cuore che confida nella benevolen­za di Dio prendo ora congedo dalle mie sorelle e dai miei fratelli per pormi in viaggio verso la dimora sempiterna. Ho pertanto bisogno delle vostre suppliche a mio favore, affinché il Signore Benedetto ed Altissimo perdoni le mie colpe, le mie negligenze ed i miei errori, ed io possa procedere spedito e risoluto, nella certezza che la scompar­sa di un servitore non causerà una crepa nei ferrei ranghi della na­zione, dacché fra voi vi sono creature migliori e più nobili. Che Dio protegga questa nazione e le masse oppresse del mondo.

Ruhollah Musavi Khomeini

 

Designazione Testamentaria

Col Nome dell’Altissimo

Dispongo che, dopo la mia morte Ahmad Khomeini legga al popo­lo questo mio testamento. Qualora ciò sia impossibile esso sarà let­to dal Presidente, dal primo Ministro o dal Presidente della Suprema Corte di Giustizia. Qualora neanche ciò sia possibile dispongo che esso venga letto da uno dei rispettabili giuristi che compongono il Consiglio degli Esperti.

Ruhollah Musavi Khomeini

 

Col Nome dell’Altissimo

Posi scriptum: Nell’aggiungere al mio testamento composto di ventinove fogli manoscritti ed al suo prologo il seguente post scri­ptum vorrei ribadire alcuni punti:

  1. Durante la mia vita mi sono state attribuite cose che non ho mai detto ed è probabile che simili false attribuzioni vengano a ripetersi dopo la mia morte. Intendo pertanto ribadire che nulla di quanto mi viene attribuito è vero, fatta eccezione per ciò che è stato registrato dalla mia viva voce, per ciò che è scritto con la mia calligrafia, reca la mia firma ed è autenticato dagli esperti, o per ciò che di mio è stato trasmesso dalla radiotelevisione iraniana durante la mia vita.
  2. Durante la mia vita vi sono stati alcuni che hanno preteso di scrivere messaggi sotto la mia dettatura. Smentisco tale circostan­za e ribadisco che tutti i miei messaggi li ho scritti di mio pugno.
  3. Ho inoltre udito che alcuni affermano di essere stati responsa­bili del mio trasferimento a Parigi, il che è totalmente falso. Dopo che mi fu negato l’accesso al Kuwait decisi personalmente di recar­mi a Parigi dopo essermi consultato con mio figlio Ahmad. Tale de­cisione dipese dal fatto che i governi degli Stati musulmani non ci concessero visto di ingresso in quanto influenzati dallo Scià, men­tre Parigi sembrava non soggetta alla sua influenza.
  4. Durante la Rivoluzione Islamica in certe occasioni mi è accadu­to di avere parole di apprezzamento per taluni individui, ma in se­guito ho compreso di essere stato ingannato dalla loro ostentazione e di essere stato indotto dalla loro esteriore adesione all’Islam ad accogliere per vere le loro pretese. In quel tempo essi si presentavano come devoti alleati della Repubblica Islamica, ma tali pretese non debbono essere fonte di indebiti privilegi. Il criterio alla luce del quale il popolo deve giudicarli è quello della loro presente con­dotta.

Ruhollah Musavi Khomeini

 

NOTE

1)Muhammad ibn °Abdi ‘Llâh (S) è noto in Occidente con forme distorte del suo nome, quali Mahoma, Mahomet o Maometto, derivanti dalla pronuncia turca Me­hmet. Nel testo di questo testamento egli è designato con gli appellativi correnti nel mondo musulmano, quali il Profeta, l’Inviato di Allâh, il Sigillo dei Profeti e simili. Il Profeta Muhammad, su di lui e sulla sua famiglia siano la benedizione di Allâh e la pace, visse dal 570 al 631 d.C. Il suo appellativo “Sigillo dei Profeti e degli Invia­ti” allude alla sua missione di restauratore totalizzante della Fede monoteista, cul­mine della missione attribuita da Dio, sia Egli esaltato, a Profeti quali Adamo, Abramo, Mosè e Gesù figlio di Maria, la pace sia con loro. Il simbolo (S), corri­sponde alla lettera araba sâd, è abbreviazione della eulogia che in segno di rispetto i Musulmani fanno seguire alla menzione del suo nome. Il significato dell’eulogia è “Su di lui e sulla sua famiglia siano la benedizione di Allâh e la pace”. Del pari il simbolo (A), corrispondente alla lettera araba ‘ayn, è abbreviazione di un’eulogia il cui significato è “La pace sia con lui”. Essa è posposta al nome dei Profeti, degli An­geli e degli Imâm della discendenza di Muhammad (S).                       ‘

2)  La fonte in questione è quella denominata al-Kawthar, il cui nome significa “abbondanza”. Essa è menzionata nel Sacro Corano (sura 107) ed il Nobile Profeta (S) l’ha descritta come uno dei fiumi del paradiso (cfr. Ibn Hishâm, p. 261) e come una fonte cui attingono i beati (cfr. il Commentario coranico dì at-Tâbarî, Vol. XXX, p. 180). In senso esoterico l’espressione “fonte del Kawthar” è interpretata come la scaturigine delle conoscenze sintetiche. Nel Glorioso Corano vi sono numerosi riferi­menti ai fiumi ed alle fonti del Paradiso (cfr. 47:15).

3) Una delle tradizioni più celebri, accolta come autorevole tanto dai tradizionisti sunniti, quanto da quelli sciiti, è quella denominata “dei due beni preziosi” (hadîthu ‘th-thaqalayn). Essa è stata trasmessa attraverso fonti molteplici e secon­do redazioni che presentano alcune varianti di linguaggio. Alcuni sapienti hanno calcolato che essa è stata trasmessa da almeno trenta dei Compagni del Profeta (S). A riguardo si confronti la Sirah di Halabî, Vol. XXXIII, p. 308. Essa è inoltre citata da tradizionisti autorevoli in molteplici raccolte di hadîth. Per questa ragione è annoverata fra quelle trasmesse senza interruzione (mutawâtir) e circa la cui auten­ticità non esiste dubbio. Nell’opera intitolata Ghaytu ‘l-maram il Sapiente Sayyid Hashim al-Bahrânî ne cita 39 redazioni da fonti sunnite ed 80 da fonti sciite. Mîr Hamad Husayn al-Hindî, autore che ha approfondito lo studio della tradizione in questione, ha compilato a riguardo un’opera in sei volumi, nella quale sono citati duecento trasmettitori sunniti che hanno narrato questa tradizione. Fra i più emi­nenti Compagni del Profeta (S) che l’hanno trasmessa vanno citati Abû Sa’id al-Khudrî, Abû Dharr al-Ghifârî, Zayd ibn Arqam, Zayd ibn Thabit, Abû Rafa’, Jabir ibn Matam, Hudhayfah, Damarah Islâmî, Jabir ibn °Adbi ‘Llâh al-Ansârî e la Madre dei Credenti Umm Salamah, che Dio si compiaccia di essi tutti. In particolare la redazione citata nel testamento è quella trasmessa da Abû Dharr al-Ghifârî il qua­le, trovandosi presso la Sacra Ka’bah, si volse al popolo e disse di aver udito dall’In­viato di Allâh (S) le parole in questione. Essa è inoltre citata nelle più autorevoli raccolte sunnite, quali il Sahîh di at-Tirmidhî, il Sahîh di an-Nisâ’î, il Musnad di Ahmad ibn Hanbal, la raccolta intitolata Kanzu ‘l-‘ummal e quella di al-Hâkim inti­tolata Mustadrak. Nelle raccolte questa tradizione è identificata col nome di thaqa­layn (due beni preziosi) o di khalîfatayn (due successori). E’ inoltre interessante no­tare che, stando ai trasmettitori, l’Inviato di Allâh (S) ripeté questa stessa tradizio­ne in occasioni differenti. Nella narrazione di Jabir ibn °Abdi ‘Llâh al-Ansârî leggia­mo che il Profeta (S) pronunciò queste parole durante il pellegrinaggio d’addio, il giorno di ‘Arafah, nono del mese di Dhû ‘l-hijjah. Stando invece alla narrazione di °Abdu ‘Llâh ibn al-Khattâb egli le pronunciò a Yuhfah (località fra Mecca e Medina) ove alcuni pellegrini stavano assumendo lo stato di consacrazione. Stando invece al­la narrazione di Umm Salamah tali parole furono pronunciate nel luogo denominato Ghadîr Khumm. Si narra inoltre che tali parole furono da lui ripetute durante gli ultimi giorni della sua sacra vita. Infine si narra che egli parlò in tal modo dal pul­pito della moschea di Medina (cfr. Al-maraja’ât, p. 42). Essa è stata citata e com­mentata da autorevoli sapienti sunniti. Nell’opera Sawâ’iqu ‘l-mahriqah, p. 75 Ibn Hajar narra: “L’Inviato di Allâh (S) dopo aver pronunciato queste parole (quelle contenute nel hadîth dei due beni preziosi) prese il braccio di °Alî ibn Abî Tâlib e lo sollevò dicendo: ‘”Ali è con il Corano ed il Corano è con °Alî. Essi non si separeranno sin da quando mi raggiungeranno presso la fonte del Kawthar'”. Risulta pertanto evidente come l’affidamento dei due lasciti costituisca un principio della fede e che il Profeta (S) lo ribadì nelle occasioni opportune al fine di evitare che esso venisse di­menticato. E’ pertanto necessario sottolineare a riguardo alcuni punti: a) Il fatto che il Glorioso Corano e la discendenza della Casa profetica vengano presentati come due beni preziosi o come due successori è prova evidente del fatto che i Musulmani non debbono mai separarsi né dall’uno né dall’altro bene, in particolare se si tiene conto della redazione che recita “se non ve ne separerete non verrete mai sviati.” b) Il porre l’uno a fianco dell’altro il Sacro Corano e la discendenza dimostra che il Li­bro Sacro non sarà mai alterato e che la sua corretta interpretazione verrà preser­vata mediante l’infallibilità degli Imâm della Famiglia profetica. c) Secondo alcune redazioni è narrato che l’Inviato di Allâh (S) disse: “Il Giorno della Resurrezione vi interrogherò circa il modo in cui avrete trattato i due beni preziosi e circa il vostro comportamento nei loro confronti.” d) A prescindere dalle differenti interpretazioni dell’espressione coranica “Gente della Casa”, è evidente che in ciascuna di essa deve includersi °Alî (°A). La miglior conferma di ciò è nella redazione sopra citata, secon­do cui °Ali non si separerà mai dal Corano, né il Corano da lui. Oltre a ciò va ram­mentato che secondo molteplici redazioni il giorno dell’ordalia (mubâhilah) il Nobile Profeta (S) chiamò °Alî, Fâtimah, al-Hasan ed al-Husayn, la pace sia con loro, e dis­se: “Questa è la gente della mia Casa.” L’evento dell’ordalia è descritto nel Sacro Co­rano in 3:61. E’ inoltre interessante il confronto fra la tradizione dei due beni prezio­si ed un’altra celebre tradizione, detta “dell’Arca di Noè”, secondo cui l’Inviato di Allâh (S) ha detto: “La gente della mia Casa è come l’Arca di Noè. Chi ricorre ad essa si salverà, mentre chi se ne distoglie affogherà.”

4) Il riferimento all’albero perverso (javîs) o maledetto (shajaratu ‘l-mal’unatah) si fonda sul verso coranico 17:60. Secondo l’interpretazione propria ai sapienti mu­sulmani di scuola sciita l’albero in questione simboleggia la sedizione (fîtnah) insi­nuatasi in seno alla Comunità islamica dopo la dipartita del Sigillo dei Profeti (S) ad opera di coloro che negarono il primato della discendenza profetica. Questi ipocri­ti sono i Banî Ummayah e per estensione tutti i loro successori nell’usurpazione, co­me gli Abbassidi e le altre potenze mondane. Del pari l’albero maledetto simboleggia i gruppi di ipocriti ed idolatri che causano dissidio ed ostilità fra i Musulmani. Circa quest’ultima interpretazione si consulti °Allâmah Muhammad Husayn Tabâtabâ’î, Al-Mizan fi Tafsir al-Qur’an, Vol. XIII, pp. 232-233.

5)  Il riferimento è qui ai detti o tradizioni profetiche, denominati in arabo ahâdîth (plur. di hadîth). Essi sono compendiati in raccolte antiche e moderne e, do­po il Sacro Corano, costituiscono la seconda fonte della dottrina, del pensiero e del diritto islamico.

6) Si allude qui alle sei raccolte di tradizioni compilate nel terzo secolo dell’hijrah e ritenute attendibili dai Sunniti. I loro autori sono: 1) Muhammad ibn Ismâ°îl al-Bukhâri, 2) Muslim ibn Hajjâj al-Qushayrî an-Nîshabûrî (820-875), 3) Abû Dawûd Sulaymân ibn al-Ash°az al-Azdî as-Sajistânî, 4) Muhammad ibn °Isâ al-Sulamî at-Tirmidhî, 5) Ahmad ibn °Alî ibn Shu°ayb an-Nisâ’î 6) Muhammad ibn Yazîd ibn Nâjah ar-Raba’î al-Qazwînî.

7) °Alî ibn Abî Tâlib (600-661 d.C.) era cugino del Profeta Muhammad, la pace sia con entrambi, e divenne suo genero in quanto sposò la di lui figlia Fâtimah (°A). Il Profeta (S) lo designò suo successore e dopo di lui designò i di lui due figli al-Hasan ed al-Husayn (°A). Secondo la scuola sciita °Alî è il primo degli Imâm o guide della Comunità islamica, cui seguirono i figli ed i discendenti.

8) Secondo la dottrina sciita imamita l’autorità politica e spirituale nei confronti dell’intera Comunità Islamica spetta al Profeta (S) e, dopo la sua morte, agli Imâm Infallibili della sua discendenza, la pace sia con loro. Essi furono in numero di dodici ed assunsero la funzione dell’imamato l’uno dopo l’altro. Il dodicesimo Imâm, Mu­hammad al-Mahdî (°A), entrò in istato di occultazione circa mille anni orsono e re­sta vivo, pur permanendo celato agli occhi del mondo. Secondo una tradizione egli si manifesterà al fine di restaurare la verità e la giustizia dopo che sulla terra saranno prevalse l’oppressione, la tirannia e la falsità. Secondo la dottrina sciita ci troviamo pertanto a vivere nel periodo di occultazione dell’Imâm. Per questa ragione i Musul­mani sono tenuti a seguire in ciascuna epoca il suo rappresentante che sia dotato delle debite qualificazioni per quanto attiene alla conoscenza della religione, alle scienze religiose, alla probità ed alla capacità di fungere da guida. L’Imâm al-Mahdî nacque il venerdì 15 del mese di sha’bân dell’anno 255 dell’hijrah, corrispondente al 9 agosto 868 dell’era cristiana, nella città santa di Sâmarrah, Iraq. Quanto alla fun­zione dell’Imâm al-Mahdî secondo il pensiero sciita, si confrontino Muhammad Bâqir as-Sadr – Murtadâ Mutahharî, L’Imâm occulto, Centro Culturale Islamico Eu­ropeo, Roma, 1988.

9) °Alî ibn ‘1-Husayn (659-712 d.C), la pace sia con lui, è secondo la scuola sciita il quarto Imâm dei Musulmani. Figlio del martire di Karbalâ, il terzo Imâm al-Hu­sayn (°A), ricevette appellativi quali Zaynu ‘l-‘Abidîn (Ornamento degli adoratori), as-Sajjâd (colui che si prosterna frequentemente) e Sayyidu ‘s-Sajidîn (il più eccel­lente di coloro che si prosternano).

10) Figlia del Profeta Muhammad (S), Fâtimah fu la più piccola ed al contempo la preferita delle figlie dell’Inviato di Allâh (S). Ella costituisce l’esempio eccellente delle virtù di decoro, bontà e temperanza di cui deve essere adorna la donna musul­mana. Nacque a Mecca nel 615 d.C. e morì a Medina all’età di diciotto anni. Fu spo­sa di °Alî (°A) e gli generò tre figli, al-Hasan, al-Husayn e Zaynab al-Kubrâ, la pace sia con loro. E’ conosciuta con appellativi quali az-Zahrâ (la Splendente), al-Batûl (l’Immacolata) e Umma ‘l-‘Aymmah (Madre degli Imâm).

11) Muhammad figlio di °Alî Zaynu ‘l-°Abidîn è secondo la scuola sciita il quinto degli Imâm. Ebbe numerosi discepoli che istruì riguardo alle scienze islamiche e le tradizioni, preparando la strada a suo figlio Ja’far as-Sâdiq (°A), con il quale si af­fermò definitivamente l’insegnamento della Famiglia del Profeta (S). Visse dal 57 al 114 dell’hijrah (676-733 d.C). La sua tomba è nel cimitero di al-Baqi’, nella città di Medina.

12) Ja’far as-Sâdiq (°A) fu secondo la scuola sciita il sesto Imâm dei Musulmani. Il suo imamato coincise con un’epoca di relativa libertà per la diffusione dell’inse­gnamento islamico. Insegnò a centinaia di discepoli, i quali a loro volta trasmisero le molteplici scienze e composero numerose opere. L’Imâm as-Sâdiq (il Veritiero), co­nosciuto anche con gli appellativi di al-Fadîl (il Favorito) ed at-Tahir (il Puro) morì avvelenato dal despota al-Mansûr, geloso delle pretese al califfato della gente della Casa del Profeta (S).

13) Zaynab detta al-Kubrâ (la maggiore) è, assieme a sua madre Fâtimah ‘z-Zahrâ (A) ed a sua nonna Khadîjah (A), prima moglie del Profeta (S), una delle più eccellenti figure femminili dell’Islam. A Zaynab (A), sorella dell’Imâm Husayn (A), fu affidato in seguito al massacro di Karbala un compito assai difficile e di vitale im­portanza; trattasi della revivificazione dell’Islam che era stato condotto alla rovina dagli ipocriti. A partire da quel giorno la sua presenza nel territorio dell’Islam con­tribuì ad attrarre numerosi fautori del Puro Islam, in ispecie in Egitto ed in Siria. Il mausoleo contenente la sua tomba che sorge nella città di Damasco è meta di nume­rosi visitatori provenienti da ogni regione del mondo islamico che si recano a farle visita.

14) Il riferimento è qui alla battaglia di Karbala, avvenuta nel giorno di °Ashûrâ’ decimo del mese di muharrâm dell’anno 61 dell’hijrah corrispondente al 10 ottobre 680 d.C. Secondo la dottrina sciita ivi fu martirizzato assieme ai suoi settantadue compagni il terzo Imâm dei Musulmani, al-Husayn ibn °Alî (626-680 d.C), sopran­nominato il Principe dei Martiri (Sayyidu ‘sh-shuhadâ’), ad opera del tiranno ummayade Yazîd ibn Mu°âwiyah, la maledizione di Dio sia su di lui. Il suo esempio è fonte costante di ispirazione per i Musulmani che combattono contro il falso a difesa del vero. E’ significativo il fatto che l’Imâm Khomeini abbia proclamato il giorno di ‘Ashûrâ’ come giornata di lotta contro la tirannia monarchica. Va rammentato che i primi segni del movimento rivoluzionario che avrebbe portato all’abbattimento della dinastia Pahlavi si verificarono in occasione delle celebrazioni del giorno di ‘Ashûrâ’ dell’anno 1963. Del pari la ricorrenza del giorno di ‘Ashûrâ dell’anno 1978 vi­de massicci raduni e manifestazioni di protesta del popolo iraniano contro il regime dello Scià. Esse culminarono con il trionfo della Rivoluzione Islamica l’11 febbraio 1979.

15) Occidente ed Oriente simboleggiano i due poli delle superpotenze. Per Occi­dente si intende il mondo capitalista guidato dagli Stati Uniti d’America e sostenuto dall’Inghilterra, dalla Francia e dalle altre potenze imperialiste. Per Oriente si in­tende invece il blocco egemonizzato dall’Unione Sovietica e comprendente i paesi sa­telliti. Il termine è del pari sinonimo di ateismo ed assolutismo statalista, attributi della dittatura marxista-leninista.

16) Termine arabo avente il senso di tiranno, despota, dittatore. Trattasi di una espressione coranica che, a partire dall’esito vittorioso della Rivoluzione islamica, fu usato in Iran per designare la monarchia e tutte le forme di governo contrarie alla Legge di Dio ed ostili nei confronti degli uomini di Dio. Il Sacro Corano cita frequen­temente i taghût“…Colui che rinnega i taghût e crede in Dio ha afferrato la corda salda che mai si infrangerà. E Dio è Colui che vede, il Sapiente. Dio è l’alleato di coloro che credono e li trae dalle tenebre alla luce, mentre coloro che non credono hanno per alleati i taghût che li traggono dalla luce alle tenebre. Essi sono i compa­gni del fuoco in cui dimoreranno in perpetuo.” (Corano 2:256-257). Un altro esempio del senso del termine è offerto da una verso in cui Faraone è chiamato taghût: “reca­ti da Faraone il quale tirannizza (taghâ).” (20:24). In egual maniera in arabo è detto taghût (termine invariato in genere e numero) tutto ciò che è adorato all’infuori di Dio. Vi rientrano pertanto i demoni, gli idoli, i maghi, gli incantatori, gli indovini e simili.

17) L’organizzazione “Lotta per la ricostruzione” (jihad-e sazanghadi) è un corpo di volontari fondato da un decreto dell’Imâm Khomeini in seguito all’esito vittorioso della Rivoluzione Islamica. Il suo obiettivo è quello di prestare soccorso ai settori della società che versano in istato di maggiore disagio, in particolare negli ambiti concernenti la sanità, l’agricoltura, la costruzione di dighe, ospedali, pozzi, acque­dotti e ponti, la distribuzione dell’acqua potabile, l’energia elettrica e simili. Al pari del Corpo dei Guardiani (pasdarân) della Rivoluzione Islamica, la “Lotta per la rico­struzione” è stata trasformata in uno dei ventiquattro ministeri della Repubblica Islamica dell’Iran.

18) Il termine arabo al-ghayb, tradotto con l’Invisibile, concerne tutto ciò che è creduto dai Musulmani come oggetto della loro fede pur senza essere direttamente percepibile per il tramite dei sensi. La fede nell’Invisibile implica pertanto quella in Dio, nell’anima, nello spirito, negli Angeli, nel Giorno del Giudizio, nel Paradiso e simili.

19) Direzione verso cui si volgono i Musulmani di tutto il mondo al fine di elevare l’orazione rituale. Trattasi della direzione della Sacra Ka’bah nella città di Mecca. La prima direzione di preghiera dei Musulmani fu Quds (Gerusalemme). Dopo l’e­migrazione del Profeta Muhammad (S) da Mecca a Medina tale direzione fu mutata per rivelazione con quella della Ka°bah.

20) Secondo una tradizione il Profeta Muhammad (S) ha detto: “Chi si desta sen­za preoccuparsi dei problemi dei Musulmani non è un musulmano.”

21) Conoscitore della giurisprudenza islamica in grado di dedurre le norme giuridiche dalle loro fonti originarie ed abilitato ad emettere sentenze (fatâwa) riguardo alle tematiche emergenti.

22) Con tale espressione si designano il Profeta Muhammad (S), sua figlia Fâti­mah (°A), °Alî ibn Abî Tâlib (°A) ed i suoi undici discendenti succedutigli nell’Ima­mato per un periodo di circa due secoli e mezzo.

23) Due partiti di orientamento marxista dissoltisi in seguito all’esito vittorioso della Rivoluzione Islamica. Le loro guide perseguivano una politica di pieno allinea­mento con gli interessi dell’Unione Sovietica, mentre la maggioranza dei militanti era formata da giovani benestanti passati attraverso l’occidentalizzazione dei valori for­zatamente attuata dal passato regime.

24) Letteralmente “Partito delle Masse”, trattasi del partito comunista dell’Iran, apertamente filo-sovietico e coinvolto in attività spionistiche a favore dell’Unione Sovietica. Sventata la cospirazione antigovernativa, esso è stato messo al bando.

25) La Rivoluzione Islamica trionfò l’11 febbraio del 1979, mentre il testamento dell’Imâm Khomeini fu scritto quasi completamente nel 1982.

26) Organizzazione militare creata in seguito all’esito vittorioso della Rivoluzione Islamica, il cui scopo consiste nell’impiegare i giovani rivoluzionari musulmani in attività connesse alla sicurezza interna.

27) Espressione coranica (Hizbu ‘Llâh) relativa a tutti coloro che si attengono al­l’Islam e lottano per il trionfo della sua causa. Questa espressione compare in due versetti del Corano e in diverse invocazioni e hadith.

28) Città della provincia iraniana settentrionale denominata Mazandaran.

29) Partito illegale di sinistra attivo nella regione del Kurdistan.

30) Sapiente musulmano e deputato all’Assemblea consultiva. Fu attivamente im­pegnato nella vita politica e criticò in modo energico il tiranno Reza Khan. Essendo divenuto un pericolo per gli interessi britannici e sovietici, i consiglieri stranieri pre­senti in Iran indussero lo Scià ad arrestarlo e ad esiliarlo nel remoto villaggio di Khaf, nei pressi della frontiera con l’Afghanistan. In seguito ai maltrattamenti, alle torture ed agli oltraggi patiti da parte degli sbirri della monarchia Sayyid Hasan Mudarris ricevette il martirio a Kashmar nel 1937. Era nato nel 1871 ad Ardsitan, nella provincia di Isfahan. E’ celebre il suo detto: “La nostra politica è identica alla nostra religione e la nostra religione è identica alla nostra politica.”

31) Riferimento ad un conflitto a fuoco fra i sostenitori del traditore Bani Sadr ed i militanti Hizbullah iraniani avvenuto nel 1981.

32) Trattasi delle parole pronunciate alla vigilia del giorno di Ashûrâ’ a Karbala da Qasim ibn Hasan, figlio del secondo Imâm dei Musulmani duodecimani, Hasan al-Mujtabâ (l’Eletto). Appena quattordicenne, Qasim fu martirizzato ad opera degli ipocriti il giorno successivo, dopo aver combattuto in modo intrepido e conforme alle sue parole.

33) Il manoscritto originale in lingua persiana del testamento dell’Imâm Khomei­ni (nato a Khomeyn nel 1900, morto a Teheran nel 1989), che Dio si compiaccia di lui, consta di ventinove fogli.

 

 

 

 

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