IQNA

Il segreto dell’immortalità di Ashura

23:47 - August 10, 2022
Notizie ID: 3487885
Iqna - Quella che segue è la traduzione di uno scritto dell’Ayatullah Misbah Yazdi sull’epopea di Ashura e il martirio dell’Imam Husayn a Karbala

Il segreto dell’immortalità di Ashura

 

اَلْحَمْدُلِلّهِ رَبِّ الْعالَمين وَ الصَّلاةُ وَ السَّلامُ عَلي‏؛ سَيِّدِالْاَنْبِياءِ وَ الْمُرسَلين حَبِيبِ اِلهِ الْعالَمين اَبِي‌الْقاسِم مُحَمَّد وَ عَلي‏؛ آلِهِ الطَّيِبينَ الْطّاهِرِينَ الْمَعْصُومين

Tutti noi crediamo che all’interno della storia umana l’evento di Karbala occupi una posizione unica, e il suo valore non possa essere paragonato a nessun altro accadimento. È tuttavia possibile che ad alcune persone sorgano delle domande al riguardo.

Nell’evento di Karbala vennero commessi crimini e oppressioni incredibili ai danni dei discendenti del Profeta (S). In questa battaglia impari che ebbe luogo tra i fedeli dell’Imam Husayn (as) – che erano circa 72 persone, e la parte opposta che si narra fosse composta tra le 30.000 e le 120.000 persone – i nemici commisero numerosi crimini contro l’Ahlul Bayt (as); alla fine causarono il martirio di anziani, giovani e persino un lattante, e le donne della famiglia del Principe dei Martiri [appellativo riferito all’Imam Husayn, N.d.T.] vennero prese come prigioniere. Crimini simili li vediamo avvenire, in un modo o in un altro, anche in diversi altri eventi e contesti: in epoca contemporanea, ad esempio, i crimini compiuti dall’ex regime baathista iracheno ad Halabja [1] e in altri luoghi, nei quali molti civili innocenti – compresi uomini, donne e bambini – sono stati uccisi e martirizzati, o gli eventi che si verificano in Palestina, con l’oppressione che il regime sionista e i suoi alleati esercitano contro i palestinesi.

Se adesso qualcuno dicesse che l’evento di Karbala è stato di qualche grado peggiore di tutti questi altri avvenimenti, ciò non sarebbe comunque sufficiente a dichiararlo come del tutto incomparabile a qualsiasi altro accadimento. Anche altre persone hanno avuto come obiettivo quello di difendere il loro diritto all’acqua, alla terra e all’onore, per questo hanno lottato e a causa di questo sono state martirizzate. L’obiettivo dei compagni di Karbala era certamente più sublime di quello degli altri, ma ciò non significa che anche altre persone non abbiano donato volontariamente la propria vita per nobili obiettivi umani.

Qual è allora il segreto nel movimento di Ashura, che definiamo un evento unico nella storia, e che nulla di simile ha mai avuto luogo prima né avrà mai luogo poi? Cosa c’è di così importante in questo evento che fa sì che le persone, da ben quattordici secoli, diventano così assorte durante i giorni di Muharram da rinunciare alle loro stessa vita e ricchezza per tenere cerimonie in onore di Ashura? Il lutto, il dolore, le lacrime, il battersi il petto che accompagnano tali cerimonie indicano che l’episodio di Ashura possiede qualcosa di straordinario.

Se vogliamo valutare il valore di un semplice fenomeno umano o di un grande movimento comunitario, quali sono i fattori su cui dovremmo riflettere per comprenderne la portata? È possibile che alcuni guardino al numero delle persone che hanno partecipato a un evento o al modo in cui si è svolto. Se qualcuno ad esempio vi porta un regalo, presterete attenzione soltanto alle sue dimensioni, forma o prezzo? Questo tipo di valutazione è infantile, e coloro che possiedono una maggiore comprensione e un intelletto più completo non riterranno questi criteri sufficienti nel determinare il valore di un fenomeno.

Per maggiori spiegazioni, fornirò un semplice esempio. Se volete acquistare una kefiah al mercato, qual è il suo prezzo o valore? Se qualcuno vuole regalare questo pezzo di stoffa a un’altra persona, qual è il valore di questo dono? È chiaro che possiede un prezzo specifico e limitato. Avete tuttavia visto come le persone, anche gli anziani, se dovessero ricevere una kefiah dalle mani della Guida della Rivoluzione [l’Imam Khamenei, N.d.T.], andrebbero in cima ai monti. Nonostante si tratti dello stesso modesto pezzo di stoffa, quando lo ricevono dalle mani della Guida della Rivoluzione assume per loro un valore molto prezioso.

Da questo stesso esempio possiamo capire che per valutare il valore di un fenomeno o di un evento non bisogna guardare soltanto alla sua quantità o al suo prezzo, ma devono essere presi in considerazione anche altri criteri. Il principio risiede qui nel modo in cui un osservatore vede un fenomeno e misura la sua forma e giustapposizione. Il primo criterio di valutazione di un fenomeno umano è la motivazione della persona che compie l’atto. È possibile che un atto possa assumere un valore negativo a causa dell’intenzione che lo genera; tuttavia, se quello stesso atto viene compiuto con un’altra intenzione, potrebbe possedere un valore molto elevato. Quanto valore possiede, ad esempio, inchinarsi davanti a qualcuno? È possibile inchinarsi per deridere una persona e allo stesso modo è possibile, attraverso questo atto, esprimere il proprio amore e devozione più profondi nei confronti di quella persona, anche se dal punto di vista esteriore si tratta dello stesso atto. Se questo medesimo gesto viene compiuto con l’intenzione di glorificare diventa un atto di valore, e se è fatto con l’intenzione di ridicolizzare, assume un valore negativo.

Fra tutti i colpi di spada dei combattenti dell’Islam, fu solo in un’occasione che il Messaggero di Dio (la pace discenda su di lui e sulla sua famiglia) dichiarò che un colpo di spada era più prezioso dell’adorazione di tutti gli esseri umani e jinn: «Il colpo di Alì durante la battaglia di Khandaq è migliore dell’adorazione degli uomini e dei jinn» [2]. La quantità o la qualità esteriore di questo colpo non erano diverse da quelle dei colpi di spada sferrati dagli altri combattenti. Perché allora questo colpo di spada è stato privilegiato sugli altri? La ragione del suo grande valore risiede prima di tutto nell’intenzione dell’Imam Ali (as), e l’altro motivo nell’effetto provocato da questo colpo.

Ora, se vogliamo valutare il fenomeno di Ashura e confrontarlo con eventi simili, dobbiamo determinare la motivazione dell’Imam Husayn (as), l’intenzione che si cela dietro il martirio dei suoi compagni, figli e neonato e la prigionia delle donne dell’Ahlul Bayt (as), e l’effetto provocato da questo Movimento.

Ognuno comprende la motivazione dell’Imam Husayn (as) nella misura della propria capacità. Quello che generalmente abbiamo ascoltato è che il Movimento dell’Imam Husayn (as) intraprese una lotta contro l’oppressione, in difesa del proprio onore, a protezione dei propri obiettivi e della fede, e se riusciamo a capire correttamente anche soltanto questi aspetti, potremmo comprendere abbastanza dell’importanza di questo Movimento. Ma questi sono solo i primi passi per la comprensione dell’evento. Il valore dell’atto compiuto dall’Imam Husayn (as) non è paragonabile a nessun altro atto in questo universo. Sebbene difendere la propria acqua, terra e onore costituisca un atto particolarmente sacro, e chi viene ucciso in questo modo mentre li difende riceve la ricompensa di un martire, possiamo però dire che le motivazioni degli altri siano paragonabili a quella dell’Imam Husayn (as) a Karbala? Egli possedeva una motivazione più sublime degli altri. Possiamo capire il vero valore dell’atto dell’Imam Husayn (as) quando comprendiamo correttamente l’importanza e il valore della religione. La nostra valutazione del valore della religione è tuttavia a sua volta conforme alle nostre capacità, e la nostra condotta mostra quale criterio utilizziamo per valutarne il valore. Alcune persone hanno una corretta comprensione del valore della religione e pertanto ne seguono anche le norme più piccole. Il valore della religione per l’Imam Husayn (as) era tale che sacrificò persone come suo figlio Ali Akbar (ra) e il suo nobile fratello Abul Fadhlil Abbas (as), personalità uniche, virtuose e complete, che non possiedono simili e sono seconde solo agli Imam (as). L’Imam Husayn (as) aveva una tale fede perché consapevole del vero valore della religione, e pertanto era un credente pronto a sacrificare anche qualcuno come Ali Akbar (ra), Abbas (ra) e altri suoi cari – che erano unici in questo universo – affinché la religione dell’Islam potesse continuare ad esistere.

Nei suoi ultimi istanti prima di raggiungere il martirio, l’Imam ha tenuto una conversazione intima e innamorata con Dio, nella quale ha descritto la motivazione del suo sacrificio e altruismo. Conoscendo Dio e avendo compreso il valore dell’amore, della fede e del sacrificio di se stessi sulla Sua Via, maggiori erano le calamità che affrontava mentre i suoi cari andavano incontro al martirio, più ardeva e raggiungeva l’estasi. Un narratore ha detto: “Non ho mai visto nessuno come lui al mondo il cui corpo, durante le calamità, piuttosto che tremare, impallidire e diventare fragile, ardeva di euforia e diventava più determinato”. L’amore esige che qualunque cosa una persona possieda venga donata sulla Via dell’Amato. Questo è solo un aspetto dell’importanza di Karbala.

Un altro fattore che deve essere preso in considerazione durante la valutazione dell’evento di Ashura è l’effetto prodotto. È possibile che un piccolo gesto, in un breve lasso di tempo, venga compiuto da poche persone, ma lasci il suo impatto nella storia in modo tale che ogni giorno che passa fiorisca e ringiovanisca maggiormente, e lasci il suo effetto in ogni vicolo e angolo e su ogni essere umano, di ogni credo e ceto. Oggi, dopo millequattrocento anni dall’evento di Ashura, il suo segno è ancora fresco e diventa ogni giorno più luminoso, più splendente e radiante, e chiunque venga a conoscenza di questo avvenimento soffre come se avesse perso una persona cara e amata.

Quale evento conoscete nell’universo che abbia lasciato anche un millesimo del suo impatto nel mondo? Gandhi, il noto salvatore dell’India, la cui lotta divenne la ragione per l’indipendenza di questa nazione dalla colonizzazione degli inglesi, si vantava di essersi innamorato dell’Imam Husayn (as) e di averlo preso come modello nella sua lotta. Un secondo esempio è la Rivoluzione Islamica dell’Iran che fiorì grazie alla benedizione della rivolta di Ashura, quando un Iran arretrato e schiavo dell’Occidente, grazie alla benedizione di questa Rivoluzione, ha acquisito onore e nobiltà e oggi anche le più grandi personalità del mondo chinano la loro testa di fronte alla sua grandezza: tutto questo rispetto e onore sono dovuti alla benedizione del nome del Principe dei Martiri (as).

Ora, quale altro fenomeno potete davvero comparare con Ashura? Il punto centrale è che l’Imam Husayn (as) ha donato tutto ciò che possedeva per Dio e, come conseguenza, Dio gli ha donato tutto ciò che voleva. Dobbiamo trarre lezioni per la nostra vita personale e comunitaria dall’evento di Ashura. Se vogliamo che le nostre vite siano preziose, dobbiamo comportarci in modo tale che le nostre azioni siano legate al nome e alla memoria dell’Imam Husayn (as) e incamminarci sul suo sentiero. Se non riusciamo a comprendere l’intero valore del Principe dei Martiri (as), dovremmo almeno provare a diventare come Husayn (as): nella misura in cui il nostro intelletto ce lo consente dovremmo cercare di assomigliare all’Imam Husayn (as) affinché venga iscritto il nostro nome tra quello dei suoi servitori.

Anche questo mero piccolo legame che sviluppiamo con l’Imam Husayn (as) – in cui piangiamo per lui, indossiamo abiti neri, versiamo lacrime e ci battiamo la testa e il petto – è efficace. Perché? Perché a chi non possiede l’amore di Husayn (as) nel proprio cuore non sarà possibile versare lacrime. E’ questo amore a connettere il cuore al Principe dei Martiri (as): Dio non voglia che Egli consideri qualcuno che ha un legame con l’Imam Husayn (as) allo stesso modo di qualcuno che non lo possiede. Ma non dobbiamo accontentarci solo di questo. Husayn (as) non ha raggiunto il martirio solamente affinché possiamo piangere per lui e ottenere la salvezza dalla punizione; ha raggiunto il martirio per diventare un modello per tutti i servi di Dio che desiderano incamminarsi sul Sentiero di Allah e ottenere il Suo compiacimento. Sebbene la Sua Sacra Porta sia aperta e il Suo Sacro Banchetto esteso, dobbiamo possedere anche umiltà e rispetto. In primo luogo, dobbiamo cercare di aumentare la nostra conoscenza e amore di Husayn (as) e poi cercare, per quanto possibile e in base al nostro talento e capacità, di esser sempre più simili all’Imam.

L’Imam Husayn (as) ha raggiunto il martirio per realizzare i diritti dei deboli: come possiamo allora dire che siamo sciiti [seguaci] di Husayn (as), e con quale faccia guarderemo il suo nobile volto, quando con furti e inganni, per corruzione e interesse, violiamo i diritti altrui? Nell’aumentare la conoscenza, l’affetto e l’amore per l’Imam Husayn (as) possiamo rendere anche la nostra condotta più vicina alla sua. In questo caso, con la nostra limitata capacità, potremmo raccogliere i frutti delle perfezioni che egli possedeva e verso cui ci ha invitato. Tutto questo può avvenire solo se rendiamo più salde le radici delle nostre convinzioni al nostro interno. Perché il comportamento umano su cui si ha il controllo – volente o nolente – è radicato nella fede. La convinzione che Husayn (as) e i suoi compagni avevano, che li portò ad ardere e raggiungere sempre più l’estasi nonostante tutte le calamità che li colpivano, era la convinzione che dopo questo mondo ce ne fosse un altro nel quale risiedono il Messaggero di Dio (pace su di lui), i Profeti e gli Awliyah [gli Intimi di Dio], e che saranno accanto alla Sua Divina Misericordia per l’eternità.

La fede nel Giorno della Resurrezione e nella vita eterna, al pari dell’amore per il martirio sulla Via di Dio, era radicata nel cuore di Aabis Shakeri, che nel giorno di Ashura, quando entrò nel campo di battaglia, si tolse l’armatura. Desiderava affrontare e tollerare quante più difficoltà potesse sulla via del suo Amato. Dove possiamo rinvenire un simile tipo di amore per il martirio? È questa cultura Husayni ad aver portato un nostro adolescente tredicenne a imbottirsi di granate intorno alla vita e gettarsi con amore sotto un carro armato nemico. [3]

Perché i nostri combattenti amavano il martirio e pregavano ardentemente per diventare martiri? Perché nutrivano fede che nel momento in cui avrebbero raggiunto il martirio si sarebbero trovati accanto al Principe dei Martiri (as); perché credevano che non sarebbe stato possibile diventare martiri senza ricevere la visita dell’Imam Husayn (as). Questo credo era radicato nei loro cuori: mossi dall’amore per il fatto che avrebbero visto il volto di Husayn (as) dopo il loro martirio, erano pronti a tollerare mille frecce e ferite affinché potessero rivolgere uno sguardo verso il loro Amato anche per un solo momento, sapendo che poi avrebbero raggiunto la Beatitudine Eterna.

Dobbiamo cercare di rafforzare la nostra fede nel Giorno della Resurrezione e nel mondo eterno, all’origine dell’edificazione dell’amore per il martirio. Dobbiamo essere talmente seri e diligenti da fare in modo che il valore del martirio maturi nei nostri cuori e diventi per noi un valore reale. Dobbiamo stare attenti affinché questa nostra cultura non venga cancellata e nella nostra comunità l’amore per il martirio rimanga per sempre preservato come un valore vivente. Dovremmo tutti vivere con questa cultura e con essa crescere i nostri figli.

Onde poter raggiungere tale stazione dobbiamo iniziare a consolidare le nostre convinzioni e fede, per poi rafforzare i valori che tale fede produce. Dovremmo cercare di rendere puro il nostro comportamento, e non per compiacere gli altri. Dovremmo compiere ogni atto per il fatto che Dio e il nostro Imam (as) amano queste azioni, affinché Dio e il nostro Imam ne siano compiaciuti. Per chi è innamorato del Principe dei Martiri (as) il compiacimento di Dio e dell’Imam Husayn (as) è più prezioso di tutti i piaceri del mondo. Abbiamo affermato che uno dei criteri per misurare il valore di un atto è la comprensione dell’intenzione con cui una persona compie un’azione e le sue motivazioni. Pertanto possiamo concludere che dobbiamo cercare di capire quali atti sono motivo di compiacimento per l’Imam Husayn (as) in modo da poterli realizzare. Una persona compie forse un’azione sapendo che il suo amato ne sarà turbato?

 

NOTE

1] L’attacco chimico di Halabja avvenne il 16 marzo 1988, durante la Guerra Imposta dall’Occidente – mediante il regime Baath di Saddam – alla neonata Repubblica Islamica dell’Iran. L’esercito di Saddam utilizzò armi chimiche, tra l’altro, nella città curda di Halabja. L’attacco venne realizzato con gas al cianuro per rappresaglia contro la popolazione curda, colpevole, secondo il regime baathista, di non essersi sufficientemente opposta ai combattenti iraniani. I morti furono circa 5000.

2] La Battaglia di Khandaq (del Fossato), conosciuta anche come Battaglia di Ahzab (dei Confederati), avvenne nel quinto anno dell’Egira (627 d.C.), venne scatenata dalla tribù ebraica dei Banu Nazir, che riunirono il fronte politeista nel tentativo di distruggere l’Islam. 

3] Riferimento al martire Hossein Fahmideh, che all’età di tredici anni decise di unirsi ai combattenti musulmani iraniani che nel sud dell’Iran cercavano di fermare l’invasione del proprio Paese da parte delle truppe di Saddam. Nel corso di una battaglia l’aviazione di Baghdad bombardò pesantemente le postazioni iraniane, causando molti martiri e feriti. L’operazione di bombardamento doveva servire per preparare il terreno per l’avanzata di terra dei carri armati ba’athisti. Il martire Fahmideh decise allora di gettarsi, munito di granate, contro un tank nemico, raggiungendo il martirio e distruggendo il mezzo militare. Questa coraggiosa ed eroica azione del giovanissimo combattente bloccò l’avanzata della divisione nemica. Celebri sono in proposito le parole dell’Imam Khomeyni: “Non chiamatemi Guida. La vostra Guida è quell’adolescente di tredici anni che con il suo piccolo cuore, il cui valore è più grande di cento parole e scritti, con delle granate si gettò sotto un carro armato e lo distrusse, bevendo il nettare del martirio”.

 

 

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