
Bobby Sands, cresciuto a suon di intimidazioni e soprusi, appena diciottenne entra a far parte dell’Ira (Irish Republican Army), nell’ala Provisional, la componente nazionalista maggioritaria dell’Esercito Repubblicano Irlandese che in quegli anni aveva molti contrasti con l’ala minoritaria marxista degli Officials, la parte contraria alla lotta armata.
Arrestato per porto abusivo di arma da fuoco, al processo si rifiuta di riconoscere la Corte. Sconta la sua pena e torna a vivere nel quartiere di Twinbrook. Passano sei mesi e Sands viene nuovamente arrestato perché trovato all’interno di una macchina, armato, nelle vicinanze di uno scontro a fuoco. Dopo i duri interrogatori ai quali Bobby Sands non risponde, al processo, nel settembre del 1977, rifiutando ancora di riconoscere la Corte, viene condannato a quattordici anni di reclusione.
La sua lotta non si ferma all’interno dei blocchi H della prigione di Long Kesh, dove, insieme a tutti i combattenti repubblicani, inizia una serie di proteste per il diritto di ottenere lo status di prigioniero politico che era stato abolito dal governo inglese nel 1976. La sua battaglia lo porta fino a quel drammatico 5 maggio del 1981, dove si trasforma da uomo in simbolo. Inciso col sangue dei martiri, ancora oggi, Bobby Sands resta un esempio di lotta e sacrificio per tutti i popoli oppressi.
di Yahya Sorbello
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