IQNA

22:58 - August 21, 2017
Notizie ID: 3482061
Iqna - Fondamentalmente ogni azione libera messa in atto da un agente libero è per l’obiettivo di ottenere il risultato che deriva da quell’azione, e molto spesso può accadere che nessuna azione sia intrapresa se non vi è in vista nessun obiettivo.

I valori morali (Ayatullah Mesbah Yazdi)

L’altro tema che riguarda il soggetto in questione è la condotta degli uomini, che costituisce in generale l’asse principale della nostra discussione in questa serie di argomenti. Qui inizia l’esposizione delle arti tra i filosofi del diritto, i filosofi dell’etica e i vari pensatori dell’umanità. A ogni modo, durante decine di secoli in cui essi hanno discusso su questi argomenti, il loro pensiero non aveva ancora raggiunto alcun risultato definitivo e corretto. Una breve introduzione servirà ad aprire la via a questa discussione, ponendo attenzione a quello che ci aiuterà a raggiungere questo obiettivo.


Fondamentalmente ogni azione libera messa in atto da un agente libero è per l’obiettivo di ottenere il risultato che deriva da quell’azione, e molto spesso può accadere che nessuna azione sia intrapresa se non vi è in vista nessun obiettivo. Quindi, dal momento che ogni azione è un mezzo per raggiungere un obiettivo, e nessuna azione è in se stessa desiderabile per natura, anche il valore e la desiderabilità di ogni azione sono soggetti al risultato che deriva da quell’azione. La persona che intende andare in viaggio mette in atto una serie di azioni, per esempio acquista i biglietti, prepara i mezzi e le cose necessarie per il viaggio e si prepara per salire su un bus o su un aereo. Ma per mettere in atto queste azioni preliminari certamente intende raggiungere l’obiettivo, la destinazione e il luogo che ha in mente, e non intende il mero compimento di queste azioni.

 

Qui c’è un punto particolarmente delicato che molti di quelli che hanno trattato e discusso questo tema hanno sottovalutato, ed è che a volte alcuni risultati derivano dalle azioni di qualcuno che egli non conosce o di cui non ha notizia, o per cui egli non ha compiuto quella azione. Per esempio, quando uno esce di casa per andare a far visita a un amico, per andare a scuola o per compiere qualche altra azione, se lungo la strada, a questa azione, seguono altri risultati da quelli da lui presi in considerazione, né che aveva inteso, non si può dire che egli ha compiuto questa azione per quel risultato (che egli non intendeva raggiungere). Quindi:

 

il valore della libera azione di un uomo è soggetto al risultato che egli aveva in mente dall’inizio e che aveva posto come sua mèta.

 

Un altro esempio per chiarire meglio questo aspetto. Una persona ha costruito un ospedale per mettersi in mostra e in modo tale che le persone lo applaudissero, e il suo unico scopo nello spendere soldi e tempo era ottenere fama e popolarità tra le persone. Ora, se questo ospedale viene costruito e migliaia di persone, inclusi gli stimati combattenti islamici e soldati sulla via di Dio, vengono curati in quell’ospedale, e un buon risultato è derivato da questa azione, si può dire che anche il costruttore dell’ospedale trarrà un beneficio da questa azione? Certamente no! Perché il suo scopo non era quello di ottenere i suddetti risultati, ma fu solo l’amore per la fama che lo indusse a compiere una simile azione. Al contrario, se una persona costruisce un ospedale con l’intenzione che le creature di Dio, i bisognosi e gli oppressi della società ne usufruiscano, ma una bomba colpisce e distrugge quell’ospedale e quindi la costruzione dello stesso non ha portato ad alcun risultato, la sua azione non sarà mai senza valore, perché egli avevo inteso costruire l’ospedale per un scopo incalcolabile. E certamente, se quello stesso ospedale fosse rimasto integro e gli scopi della sua costruzione fossero stati raggiunti, egli ne avrebbe tratto ancor maggiori benefici.

 

Ora, tenendo a mente la precedente introduzione che chiarisce che, oltre al risultato che viene preso in considerazione, anche l’intenzione e la valutazione dello scopo hanno un peso diretto sull’assegnazione del valore alle azioni di un uomo, la questione che sorge è questa: quale comportamento gli uomini dovrebbero avere e quale meta dovrebbero prefiggersi in modo tale che le loro azioni, condotte e comportamenti acquistino valore? Prima però di porre attenzione a questo aspetto, dobbiamo vedere quali sono fondamentalmente la verità e il criterio per i valori dal punto di vita dell’Islam.

 

In generale, la verità e il criterio per i valori dal punto di vista dell’Islam e il sistema di valore di questa scuola (la scuola dell’Islam) è

 

quella perfezione che emerge nell’anima dell’uomo e che lo conduce verso l’adorazione di Dio, ad approssimarsi a Lui e all’ottenimento dei Suoi favori.

 

Questa perfezione non è un concetto convenzionale ed è come un potere fisico, una realtà e un fatto. Certamente questa perfezione deve essere ottenuta come frutto delle azioni libere degli uomini stessi, così essa possiederà valore morale, e l’uomo che possiede tale perfezione ottiene il vero onore e la reale nobiltà.

 

Quindi, dal punto di vista dell’Islam, solo le perfezioni spirituali acquisite sono la fonte del valore umano positivo ed elevato, altrimenti le perfezioni fisiche e corporee non avranno alcun genuino valore, e neanche le potenze delle anime donate da Dio non possono, da loro stesse, essere fonte di valore. Una intelligenza straordinaria e una memoria prodigiosa non possono di per se stesse divenire fonte di perfezione dell’anima, perché vi sono persone che sono dotate di un alto livello intellettivo, ma che sprofondano però negli abissi più profondi in cui l’uomo può cadere, o abusano della loro intelligenza e del loro intelletto per vendere se stessi e gli altri. Così l’intelligenza di per sé non è fonte di valore assoluto. L’intelligenza e la memoria non sono valori assoluti: piuttosto essi sono utilizzati per l’ottenimento di tali valori autentici.

 

Le persone, più o meno, misurano alcuni dei valori attraverso la loro natura e il loro intelletto innati, e tra questi valori sono inclusi la veridicità, l’onestà ed il tener fede alla parola data. Ma a volte l’argomento raggiunge un livello tale la cui realtà non può essere compresa da tutti, e anzi quelli superiori (coloro che superano gli altri in perfezione spirituale e conoscenza della religione) dovrebbero comprenderlo e insegnarlo agli altri e, cosa ancora più importante, alcuni dei valori non sono riconoscibili con il pensiero umano ordinario. È allora che la Rivelazione divina corre in aiuto dell’uomo e rende riconoscibili questi valori. Molti dei temi morali e giuridici nel sistema di valore dell’Islam sono determinati proprio sulla base della Rivelazione divina, e i loro limiti, termini e dettagli sono definiti dalla Legge divina. Per esempio, noi conosciamo a grandi linee che se diciamo una bugia che fa sì che una persona innocente sia liberata dalle grinfie di un oppressore, una tale bugia non possiede l’indecenza che possiedono altre; ma fino a che punto e a quali condizioni? Questi sono gli aspetti che devono essere determinati dalla Legge divina. Quindi

 

la base dei valori consiste nelle virtù, nelle qualità e nei modi che elevano e perfezionano l’anima dell’uomo.

 

Tra i valori che sono sostenuti in varie comunità del mondo, ci sono argomenti che tutte le persone hanno più o meno accettato, ma che sono incapaci di comprendere. Tutti sanno che la giustizia è buona. Ma qual’è il criterio per questo bene? Tutti sanno che la veridicità e l’onesta sono buone. Ma quale veridicità, e quale onestà? Tutti sanno che l’autosacrificio è bello, ma attraverso quale criterio? Se noi acquisiamo questi criteri in maniera appropriata, potremmo giudicare nei casi di dubbio ed errore in maniera appropriata. Oggi, per esempio, in tutte le comunità del mondo la libertà è sostenuta quale grande valore, cosicché se qualcuno dice "io mi oppongo alla libertà”, è come se dicesse "mi oppongo alla luce del sole”. Ma tutti conoscono quale sia il criterio di questo valore?

 

La parola libertà possiede un concetto molto esteso e presenta differenti significati. Certamente un concetto di così vasta portata non può essere un criterio di valore, e il motivo per cui si commettono errori e si abusa di questi concetti è questo stesso fatto, ossia che questi valori sono stati diffusi senza l’acquisizione del loro criterio, e che le persone li hanno accettati in vista del soddisfacimento dei loro desideri sensuali.

 

A ogni modo, la desiderabilità della libertà non è assoluta, essa è piuttosto un mezzo e uno strumento affinché si possa ottenere la perfezione spirituale quale risultato del libero arbitrio e della libera volontà della persona. Supponiamo che noi lasciassimo un bambino libero in una casa dove si possono raggiungere facilmente degli strumenti pericolosi o delle medicine, il bambino può ad esempio aprire il gas o ingerire delle medicine pericolose: facendo ciò abbiamo fatto sì che il bambino possa divenire perfetto o siamo stati la causa della sua morte? Dal punto di vista della logica e dell’intelletto, è giusto dare una tale libertà al bambino? Oppure il bambino dovrebbe essere lasciato libero fintantoché non possa danneggiare se stesso o gli altri? Certo, se legassimo mani e piedi al bambino o lo confinassimo in cantina non potrebbe mai avere uno sviluppo umano. In breve, il bambino dovrebbe essere lasciato libero, ma entro una specifica e pianificata struttura, e non totalmente. Quando questo bambino raggiungerà la maturità e distinguerà il bene dal male, allora egli dovrà essere lasciato libero.

 

Anche gli esseri umani, in differenti società, presentano diversi gradi di saggezza, perfezione e apprendimento. Se le persone comuni in una società non sono perfettamente consapevoli, e i mezzi di ogni tipo di azione sono a loro disposizione, il risultato non sarebbe altro che la distruzione di quelle persone. Non è giusto far leva sul fatto che la libertà è un valore assoluto per rendere ogni cosa accessibile a tutti gli individui, in modo tale che essi possano comportarsi in qualsiasi modo vogliano. Questa è una logica errata. Questo è uno funesto ricordo della cultura occidentale che si diffuse nella nostra società. Noi dovremmo conoscere questi anti-valori e separarli dai veri valori, in modo tale che possiamo far sì che la nostra società possa svilupparsi sulla base dei valori islamici e raggiungere la perfezione, la quale, se non è ottenuta dall’uomo, non può essere ottenuta da nient’altro.

 

Abbiamo già menzionato che il valore a volte è applicato alla condotta libera dell’uomo, ed è stato detto che una tale azione possiede un valore, e che l’espressione di valore è a volte applicato alla mèta finale di queste condotte, ed è stato detto che per quel valore questa e quest’altra azione sono state compiute. In altre parole, in un sistema di valore, dobbiamo innanzitutto prendere in considerazione l’obiettivo finale, cosicché per l’ottenimento di quell’obiettivo finale le azioni divengono di valore, a condizione che quello stesso obiettivo in sé possieda un valore genuino e innato, e secondariamente scegliamo quelle condotte che sono commensurate a quel valore.

 

La condotta di valore più generale e universale che esiste in tutti i sistemi di valore (a prescindere di quelli che propongono che il sistema sia attento o meno a quel valore generale) è l’impegno e l’essere legato al compimento dei doveri e delle responsabilità.

 

Al centro dei vari tipi di sistemi che sono stati proposti nel mondo un filosofo morale europeo di nome Kant mette questo punto, e afferma: "una buona azione è quella che è compiuta per l’adempimento del dovere”. Egli ha compreso propriamente questo punto, ossia che un valore generale per tutte le azioni e condotte è il compimento del dovere. Ma ciò che rimase lontano dalle sue vedute, e che è rimasto sottaciuto nelle sue affermazioni, è che il compimento del dovere in sé non è la mèta finale, ma il suo valore è piuttosto per il soddisfacimento di un altro valore genuino e innato, chiamato la "perfezione finale” dell’uomo, che è ottenuta alla luce della vicinanza a Dio.

 

La parola "impegnato”, che è così usata nella cultura pubblica contemporanea, si applica a colui che sostiene di conoscere il suo dovere e di compierlo. Ma nell’Islam abbiamo un termine molto più ricco e significativo dei termini "impegno” e "essere impegnato su (o con)”, e che è lo splendido termine di Taqwa(pietas, o timor di Dio). Taqwa è quello stesso impegno che è proposto anche negli altri sistemi morali, arricchito però dalle particolari specificazioni che sono proprie dell’attitudine e della cultura islamiche. Sebbene vi siano state dettagliate discussioni circa il concetto di Taqwa, e se ne parli, fondamentalmente, in tutti i sermoni della salatul-Jumu’ah (preghiera del venerdì), esso (taqwa) dovrebbe essere raccomandato ed enfatizzato. Comunque, per quanto conviene all’argomento, noi ne esplicheremo brevemente alcuni aspetti di esso che più concernono questa discussione.


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