
In un messaggio inviato martedì, il Generale ha salutato la completa vittoria sui takfiri ottenuta grazie al sacrificio dei combattenti della Resistenza; Soleimani definisce la crisi che ha investito Siria e Iraq e l’Isis stessa una tragedia creata dai nemici dell’Islam al fine di dividere i musulmani e smembrare i Paesi, che ha distrutto città e infrastrutture, creato danni stimati in almeno 500 Mld di dollari, assoggettato vaste regioni a un regime mostruoso e sanguinario, costretto alla fuga milioni di persone e causato guerre che hanno provocato centinaia di migliaia di morti.
Questi crimini atroci, che Soleimani ha definito una tempesta velenosa, hanno avuto origine dal sionismo e sono stati portati avanti grazie alla guida e il completo sostegno degli Stati Uniti; contro di essi hanno lottato e si sono immolati migliaia di martiri iraniani, iracheni, siriani, libanesi, afghani e pakistani.
Nel suo messaggio, il Generale sottolinea il ruolo avuto da Khamenei e dal Grande Ayatollah Sistani, che ha saputo mobilitare il Popolo iracheno contro l’Isis, facendogli superare le sue tradizionali divisioni. È stata la Rivoluzione Islamica a fare da collante, e a motivare i combattenti provenienti da Paesi diversi ma saldati nella causa comune.
Nel riconoscere i ruoli avuti nell’impresa, Soleimani cita le Forze della Resistenza con particolare riferimento alle Hashd al-Shaabi, e il ruolo determinante avuto da Hezbollah nella sconfitta del Daesh.
Con la caduta di Rawa in Iraq venerdì scorso, e due giorni dopo la definitiva liberazione di Al Bukamal in Siria, operazioni a cui ha partecipato direttamente, il capo della Forza Quds dichiara che le bandiere dell’Isis sono state definitivamente abbassate, e innalzate quelle di Siria ed Iraq, segnando la fine del regno di terrore appoggiato da sionisti e americani.
Dal lungo comunicato emerge che è stato definitivamente sconfitto il Daesh, ma non i nemici che l’hanno creato ed aiutato in tutti i modi; per Soleimani quella che si è conclusa è una fase della lotta, non certo la missione della Resistenza che è destinata a continuare fino alla vittoria finale sui suoi avversari.
Dal punto di vista politico, si può affermare che petromonarchie del Golfo americani e sionisti, nella loro selvaggia aggressione per fermare la Rivoluzione Islamica hanno ottenuto il risultato esattamente opposto: anni di guerra hanno cementato le popolazioni attorno alla Resistenza.
Nelle Hashd al-Shaabi irachene si sono saldati gruppi tradizionalmente contrapposti; sciiti afghani e pakistani, da sempre perseguitati in patria, hanno affermato la propria identità; nella stessa Siria, sei anni di conflitto hanno spazzato vasta parte delle vecchie incrostazioni di potere e corruzione permettendo l’emergere di una nuova Nazione forgiata nelle battaglie per la sopravvivenza. Anche le formazioni dei palestinesi in terra siriana, dopo momenti di confusione, si sono riconosciute nell’azione della Resistenza che ha posto fine a Isis e takfiri.
Infine, il particolare accenno di Soleimani ad Hezbollah non è avvenuto a caso, ma è il preciso riconoscimento a un attore non statale che in questi anni è asceso a potenza e ruolo primari nella regione, divenendo il simbolo e la punta di lancia della Resistenza come ha ben compreso Israele, che vede in esso il suo peggior nemico insieme all’Iran.
Come detto, la fine dell’Isis proclamata da Soleimani non significa la fine della lotta, anzi; per i combattenti che hanno ottenuto la vittoria sul campo si apre un’altra fase, che il rapido precipitare degli eventi nell’area del Golfo sta già apparecchiando. Lo scontro, stavolta non per interposti alleati, fra chi prova a mantenere l’antico predominio sull’area e chi vuole liberare l’intero Medio Oriente è ormai alle porte.
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