IQNA

10:56 - April 03, 2020
Notizie ID: 3484915
Iqna - La pandemia di Covid-19 potrebbe devastare le popolazioni rifugiate, migranti e sfollate interne senza un immediato intervento internazionale. L'allarme dell'Unicef

La pandemia di Covid-19 potrebbe devastare le popolazioni rifugiate, migranti e sfollate interne senza un immediato intervento internazionale. Una apocalisse umanitaria che colpirebbe i più indifesi tra gli indifesi: i bambini. A lanciare l’allarme è l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia Unicef, attraverso una dichiarazione del Direttore generale Henrietta Fore

 

Il Covid-19 arriverà quasi sicuramente nei campi per rifugiati, nei centri d’accoglienza affollati o nelle strutture detentive che ospitano famiglie migranti. Considerato quanto velocemente si sta diffondendo il virus, questo scenario sembra imminente. Anche senza una pandemia, i bambini e le famiglie migranti, rifugiate o sfollate interne affrontano barriere immense nell’accesso all’assistenza sanitaria e a servizi di prevenzione come quelli per il lavaggio delle mani e igienico-sanitari adeguati. Quindi, quando vengono colpiti da una malattia infettiva, il loro rischio è aggravato”.

 

Un’epidemia di una malattia respiratoria come il Covid-19  - avverte il Direttore dell’Unicef- potrebbe diffondersi facilmente in aree sovraffollate e in condizioni poco salubri tipiche di molti campi o accampamenti. Le famiglie in questi ambienti avranno maggiori probabilità di ammalarsi e saranno meno capaci di sconfiggere la malattia a causa di servizi inadeguati. 

31 milioni a rischio

“Non stiamo nemmeno parlando di un piccolo numero di persone. Oggi sono 31 milioni i bambini che hanno dovuto lasciare le proprie case, fra cui oltre 17 milioni di sfollati interni, 12,7 milioni di rifugiati e 1,1 milioni di richiedenti asilo. Tutti loro hanno bisogno di una qualche forma di assistenza. Molti di loro non possono permettersi il lusso di chiamare un dottore quando stanno male o di lavarsi le mani ogni qual volta ne abbiano bisogno o ancora di praticare il distanziamento sociale per fermare la trasmissione della malattia.  Ogni risposta sanitaria pubblica alla pandemia dovrebbe raggiungere i più vulnerabili, fra cui i rifugiati, i migranti e gli sfollati interni. Ciò significa assicurare un accesso equo ai test e alle cure e accesso a informazioni sulla prevenzione e ad acqua e servizi igienico-sanitari. Dovrebbero essere attuati piani per cure sicure a livello familiare e di supporto per i bambini separati da coloro che se ne prendono cura o i cui genitori o tutori sono deceduti.   Significa anche che le misure di contenimento, come le chiusure dei confini e le restrizioni ai movimenti, non dovrebbero essere un ostacolo al diritto dei bambini a chiedere asilo e a riunirsi con i membri della propria famiglia. E non dovrebbe nemmeno ostacolare gli sforzi delle agenzie umanitarie per fornire aiuti. I bambini e le famiglie che hanno dovuto lasciare le proprie case dovrebbero essere trasferiti rapidamente, al riparo dai pericoli, in alloggi adeguati in cui abbiano accesso ad acqua, sapone, distanziamento sociale e sicurezza.
L’Unicef, sottolinea Fore, sta lavorando con i partner per prevenire la diffusione della malattia fra le popolazioni rifugiate, migranti e sfollate. Ciò include promuovere pratiche igieniche che aiutino a prevenire la trasmissione nei rifugi, nei campi e in altri luoghi in cui alloggiano, anche sviluppando informazioni accurate e a misura di bambino sul Covid-19, fornendo strumenti per combattere la stigmatizzazione, promuovendo un’educazione positiva, distribuendo aiuti per l’igiene e fornendo accesso all’acqua. Ma non possiamo fare tutto questo da soli. Oggi, più che mai, i governi e la comunità internazionale dovrebbero unirsi per proteggere i più vulnerabili in questo periodo senza precedenti”.

 

E deve farlo prima che sia troppo tardi.

 

Quattro Agenzie Onu suonano l’allarme

 

Drammatico è il quadro che emerge da un documento-appello lanciato congiuntamente da OHCR. (L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti umani), Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), Unhcd (L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) e Oms Organizzazione Mondiale della Sanità). “Di fronte all’emergenza Covid-19, tutti noi siamo vulnerabili. Il virus ha dimostrato di non fare discriminazioni; tuttavia, numerosi rifugiati, persone costrette alla fuga, apolidi e migranti sono esposti a un rischio più elevato. I tre quarti dei rifugiati di tutto il mondo e numerosi migranti sono accolti in regioni in via di sviluppo, in cui la capacità dei sistemi sanitari è già al collasso e necessita di ulteriori risorse. Molti vivono in campi, insediamenti, alloggi di fortuna o centri di accoglienza sovraffollati all’interno dei quali non è garantito un accesso adeguato ad assistenza medica, acqua potabile e servizi igienico-sanitari. La situazione di rifugiati e migranti trattenuti in luoghi di detenzione formali e informali, caratterizzati da spazi angusti e condizioni malsane, suscita particolare preoccupazione. Considerate le conseguenze letali che la diffusione del Covid-19 comporterebbe, dovrebbero essere rilasciati quanto prima. I minori rifugiati e le loro famiglie, nonché quanti sono detenuti senza basi legali sufficienti, dovrebbero essere rilasciati immediatamente. La pandemia si può contenere solo se viene adottato un approccio inclusivo capace di proteggere i diritti alla vita e alla salute di ogni singolo individuo. Migranti e rifugiati sono vulnerabili in modo sproporzionato rispetto al rischio di esclusione, stigma e discriminazione, in particolare quando privi di documenti. Per scongiurare una catastrofe, i governi devono fare tutto quanto è in loro potere per proteggere i diritti e la salute di ciascuno. Proteggere i diritti e la salute di ogni singolo individuo, di fatto, consentirà di contenere la diffusione del virus”.

 

In questo scenario, rimarcano le quattro Agenzie Onu è di vitale importanza assicurare che tutti, migranti e rifugiati compresi, possano accedere in modo paritario ai servizi sanitari e siano inclusi efficacemente nei piani nazionali di risposta all’emergenza Covid-19, incluse le misure di prevenzione e la possibilità di sottoporsi a esami clinici e terapie. Tale inclusione permetterà non solo di proteggere i diritti di rifugiati e migranti, ma anche di tutelare la salute pubblica e contenere la diffusione globale di Covid-19. Sebbene le nazioni che proteggono e accolgono popolazioni di rifugiati e migranti siano molte, spesso non dispongono delle risorse necessarie per rispondere a crisi di questa portata. Per assicurare a rifugiati e migranti accesso adeguato ai servizi sanitari nazionali, gli Stati potrebbero aver bisogno di sostegno finanziario ulteriore. È in tale contesto che le istituzioni finanziarie di tutto il mondo possono svolgere un ruolo guida nel rendere disponibili i fondi richiesti.

 

In una fase in cui i Paesi stanno chiudendo le proprie frontiere e limitando gli spostamenti transfrontalieri, è possibile gestire le restrizioni ai confini secondo modalità che rispettino i diritti umani e le norme internazionali di protezione dei rifugiati, compreso il principio di non-refoulement, grazie a misure quali la quarantena e i controlli sanitari. 

 

Mai come ora, dal momento che il Covid-19 costituisce una minaccia globale nei confronti di tutta l’umanità, il nostro obiettivo primario dovrebbe essere quello di preservare la vita di ogni singolo individuo, indipendentemente dallo status giuridico. Questa crisi richiede un approccio internazionale coerente, efficace e inclusivo. In questa fase così cruciale, è necessario unire le forze per perseguire l’obiettivo comune di contrastare questo virus letale. Molti rifugiati, sfollati, apolidi e migranti posseggono competenze e risorse che possono rivelarsi anche parte della soluzione.Non dobbiamo permettere che la paura o l’intolleranza minaccino il rispetto dei diritti o compromettano l’efficacia delle risposte implementate a livello mondiale per contrastare la pandemia. Riguarda ognuno di noi. Potremo sconfiggere questo virus solo quando a ciascuno di noi sarà assicurata protezione”.

 

Cinque Agenzie Onu lanciano l’allarme rosso. Non raccoglierlo sarebbe un crimine contro l’umanità.

 

 

 

globalist.it

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