IQNA

22:10 - August 14, 2020
Notizie ID: 3485366
Iqna - La giornata di oggi corrisponde all'anniversario di una grande vittoria per il mondo islamico: il successo della Resistenza islamica libanese contro il regime di occupazione sionista nella cosiddetta guerra di 33 giorni
Resistenza islamica, fonte di forza e onore
 
"Giuro su Dio che il potere di Israele è di cartapesta ed è più fragile della tela di un ragno".
 
La giornata di oggi corrisponde all'anniversario di una grande vittoria per il mondo islamico: il successo della Resistenza islamica libanese contro il regime di occupazione sionista nella cosiddetta guerra di 33 giorni. Un conflitto in cui ogni giornata era segnata dalla morte di tanti libanesi, compresi donne e bambini innocenti.
Un popolo dilaniato dalla guerra, indigente e sofferente, che di fronte all'aggressione totale e disumana del regime sionista, fino alla fine, in uno scontro durato 33 giorni, riuscì a sventare i piani imperialistici del nemico aggressore.
 
Quella del 14 agosto è stata denominata come la "Giornata della resistenza islamica", in ricordo dell'orgogliosa vittoria del movimeto libanese degli Hezbollah nell'impari guerra del 2006.
 
Nel giugno del 2006, i combattenti di Hezbollah, in un'operazione militare fulminea eseguita a sud dell'area di Ayta ash Shab (confine meridionale del Libano con la Palestina occupata), presero in ostaggio due militari sionisti allo scopo di fare pressione sul regime israeliano e costringerlo a liberare diversi prigionieri libanesi, rinchiusi da anni, alcuni anche da decenni, nelle carceri sioniste. L'operazione si rese necessaria dopo che il governo israeliano aveva respinto tutti i tentativi di risoluzione politica della questione dei prigionieri. 
 
Poco dopo l'operazione il regime sionista dichiarò guerra e prese di mira il Libano, dove soprattutto il sud del paese (area sciita) divenne bersaglio di brutali attacchi. Il regime israeliano utilizzò ogni tipo di bombe e missili ai danni di uomini, donne e bambini, dando il via contemporaneamente ad un'invasione di terra del territorio libanese.
 
Secondo gli analisti politici, i sionisti si erano preparati da tempo alla guerra contro il Fronte di resistenza islamica libanese, utilizzando la cattura dei propri soldati solo come un pretesto per dare il via all'invasione del Libano. In realtà, essi agirono in base ad un piano precedentemente preparato in cooperazione con gli Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Egitto, Giordania, Arabia Saudita e persino alcuni personaggi e partiti all'interno del Libano.
 
Nei 33 giorni di conflitto, le forze sioniste attraverso attacchi aerei presero incessantemente di mira tutto il sud del Libano, comprese le infrastrutture. Ponti, edifici residenziali, serbatoi di carburante, aeroporti, ospedali e centrali elettriche divennero il bersaglio di pesanti attacchi. L'esercito sionista assediò inoltre il Libano via terra e via mare per limitare l'accesso ai soccorsi e schiacciare così gli abitanti di quella terra nella polvere e nel sangue. 
 
Ciononostante i sionisti erano ignari dell'enorme rischio che si erano accollati dando il via ad una guerra contro la resistenza islamica libanese. Non erano a conoscenza del potenziale missilistico di Hezbollah e, contemporaneamente, erano sicuri e stracolmi di orgoglio per il proprio equipaggiamento militare. Tra questi figuravano i carri armati "Merkava" ((in ebraico "carro degli dei"), simbolo della forza ed efficienza dell'esercito sionista.
 
I Merkava erano conosciuti in quegli anni come carri armati leggendari. Nonostante ciò, la resistenza di Hezbollah riuscì a sfatare questo mito. Le forze di resistenza islamica impedirono ai carri armati ed altri veicoli blindati del regime sionista di penetrare nel territorio libanese prendendoli di mira uno ad uno e distruggendoli.
 
Seyyed Hassan Nasrallah, leader del movimento di resistenza popolare degli Hezbollah, con massimo coraggio e fermezza, mobilitò e guidò la volontà del popolo libanese contro il nemico aggressore. In una battaglia durata 33 giorni, il popolo libanese riuscì a respingere ed abbattere l'esercito israeliano donando così alla parola "resistenza", ancora una volta, un valore e senso per ogni popolo oppresso.
 
In quello scontro l'equilibrio di potere tra la resistenza islamica e il regime sionista cambiò completamente, portando al collasso il mito dell'invincibilità dell'esercito israeliano. I comandanti sionisti stessi riconobbero l'insuccesso delle operazioni ed a Tel aviv si resero conto che non potevano sottovalutare i gruppi di resistenza presenti nella regione.
 
Dopo la guerra dei trentatré giorni tutti ebbero modo di cogliere a fondo le parole del segretario generale di Hezbollah, Seyyed Hassan Nasrallah, che poco prima dell'inizio della guerra, parlando sulla mitizzazione del potere del regime sionista, lo aveva definito come più debole della tela di un ragno, dichiarando:
 
"Lo giuro su Dio, lo giuro su Dio (il potere del regime sionista) è più fragile della casa di un ragno".
 
L'Ayatollah Khamenei, la Guida Suprema della Rivoluzione islamica dell'Iran, descrivendo il valore del concetto di resistenza contro le forze arroganti da un'ottica religiosa e coranica, affermò: 
 
"I giovani del mondo islamico - che siano donne, uomini o le élite del mondo islamico - dovrebbero sapere che se resistono e restano sulla scena, la loro vittoria sarà certa sull'arroganza. Tutti gli strumenti di potere delle forze arroganti sono inefficienti e fragili contro la presenza della gente e la fede dei popoli. Hanno soldi, hanno armi, hanno bombe atomiche, hanno eserciti armati, hanno mezzi diplomatici, ma tutto questo è inefficace contro la fede dei popoli; fate attenzione affinché non si perda codesta fede".
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

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