IQNA

10:42 - September 27, 2020
Notizie ID: 3485512
Iqna - Il presente libro è la narrazione della tragica vicenda di Karbalà ed è la traduzione, dalla versione persiana, dell’opera “Alluhúf Alà Qatla-t-tufúf” del grande sapiente shi°ita Sayyid Ibn Tawus

Alluhuf, Le vicende di Karbala - parte 11

 

La preghiera di mezzogiorno del giorno di Ashurà

Giunse l’ora di eseguire la preghiera di mezzogiorno. Husseyn (as) ordinò a Zuhair Ibn Qain e a Sa´id Ibn Abdillah di proteggerlo, con metà degli uomini rimasti, in modo da metterlo in condizione di eseguire la preghiera. L’Imam (as) eseguí dunque, in congregazione con gli altri suoi compagni, la preghiera di mezzogiorno, nella particolare modalità prescritta durante la battaglia {salatu-l-khauf}.

Fu allora lanciata dal nemico una freccia verso Husseyn (as) e Sa´id Ibn Abdillah si mise dinanzi all’Imam (as) e lo difese con il proprio corpo; a un certo punto però non ce la fece piú a stare in piedi e cadde a terra. Disse allora: “O Dio maledici questa gente come facesti con gli ´Ad e i Thamud; porgi i miei saluti al Profeta e informalo delle ferite che ha subito il mio corpo. In verità, io ho aiutato la progenie del Tuo Profeta sperando di ottenere la Tua ricompensa”. Dopo aver pronunciato queste parole morí. Quando esaminarono accuratamente il suo cadavere, oltre alle ferite provocate dalle spade e dalle lance nemiche, in esso v’erano anche tredici lance conficcate.

Dopo Sa´id Ibn Abdillah fu la volta di Suwaid Ibn Umar Ibn Abi-l-mutà´, che era un uomo nobile e abituato a pregare molto. Scese in campo e, al pari di un leone, attaccò il nemico, sopportò le difficoltà e, alla fine, a causa della grande quantità di ferite che aveva subito, cadde a terra senza piú dare alcun segno di vita. Quando però sentí gli uomini di Ibn Ziad dire: “Husseyn è stato ucciso”, fu preso dall’agitazione: estrasse un pugnale dalla propria scarpa e riprese a combattere. Cadde infine martire.

Si narra che i compagni di Husseyn (as) facevano a gara per sacrificarsi per lui. Un poeta descrive questo stato d’animo con i seguenti versi: “I compagni di Husseyn erano quelli che quando venivano chiamati per risolvere una situazione difficile, indossavano i loro coraggiosi cuori sulle corazze e si gettavano nelle fauci della morte, nonostante i loro nemici, con in mano lance e armi, si fossero riuniti per ucciderli”

Il martirio d’°Alì Akbar

I fedeli compagni dell’Imam Husseyn (as) giacevano tutti per terra, con il corpo a brandelli; all’infuori della sua famiglia, delle persone che lo avevano accompagnato a Karbalà, non era piú rimasto nessuno.

°Alì Akbar, che era il piú bello e gentile di tutti, venne allora dal padre e gli chiese il permesso di andare a combattere. Husseyn (as) glielo concesse immediatamente. Lo osservò poi con uno sguardo di disperazione e non riuscí a trattenere le lacrime. A quel punto disse:

“O Dio, sii testimone che va incontro a questa armata un giovane che fisicamente, caratterialmente e nel modo di parlare assomiglia piú d’ogni altra persona al Tuo Inviato. Ogni volta che desideravamo rivedere il Tuo Profeta guardavamo questo giovane”. Scorse poi Umar Ibn Sa´d e gridò: “O figlio di Sa´d, che Iddio ti separi dai tuoi parenti come tu mi stai separando dai miei”.

Fu a questo punto che °Alì Akbar raggiunse il nemico e intraprese una coraggiosa battaglia. Si narra che, a dispetto della forte sete che lo tormentava, riuscí ad uccidere centoventi persone. Tornò poi dal padre e disse: “Nobile padre, la sete mi sta uccidendo e il peso delle armi mi sta sfinendo: c’è modo di avere un sorso d’acqua?”.

L’Imam Husseyn (as) pianse e rispose: “Ahimé! Caro figlio, torna e combatti ancora per un po’, molto vicino è infatti il momento in cui incontrerai il tuo bisnonno Muhammad, dal quale sarai dissetato in modo tale da non patire mai piú la sete”. °Alì Akbar, che era pronto per il martirio, tornò coraggiosamente nel campo di battaglia e sferrò un potentissimo attacco ai danni delle schiere nemiche; venne però improvvisamente colpito da una freccia lanciata da Munghiz Ibn Marrati-l-abdiyy (che Iddio lo maledica) e cadde a terra.

Chiamò per l’ultima volta il padre: «Amato padre, addio! La pace sia su di te! Ora il mio bisnonno Muhammad ti saluta e dice: “O Husseyn , affrettati a venire da noi”». Detto ciò, lanciò un ultimo grido e si spense. Husseyn (as) raggiunse il corpo senza vita d’°Alì Akbar e poggiò il proprio viso sul suo; disse dunque: “Che Iddio uccida i tuoi assassini. Quale affronto hanno fatto a Dio! Quanta mancanza di rispetto nei confronti dell’Inviato di Dio! Che questo infedele mondo vada in rovina dopo di te”

Si narra che dopo il martirio del valoroso °Alì Akbar, Zainab uscí dall’accampamento e si diresse verso il campo di battaglia: con voce disperata chiamava l’amato nipote; quando raggiunse il corpo senza vita d’°Alì Akbar si gettò su di esso. Arrivò allora Husseyn (as) e la ricondusse all’accampamento delle donne.

Dopo il martirio d’°Alì Akbar, i giovani della famiglia di Husseyn (as), uno dopo l’altro, andarono a combattere e alcuni di loro furono uccisi dall’esercito d’Ibn Ziad. In quel {difficile} momento, Husseyn (as) rincuorò i suoi familiari dicendo loro: “O miei cugini paterni, o membri della mia famiglia, abbiate pazienza! Giuro su Dio che dopo questo giorno non verrete mai piú umiliati”

Il martirio di Qasim

Si narra che d’un tratto un giovane dallo splendido viso entrò nel campo di battaglia e iniziò a combattere: era Qasim, figlio dell’imam Hasan (as). Uno degli uomini dell’armata nemica, Ibn Fàzil, lo colpí sul capo provocandogli una profonda lacerazione del cranio. Il povero Qasim in seguito a questo colpo cadde a terra e gridò:

“Zio, soccorrimi!”. L’Imam Husseyn (as) entrò impetuosamente nel campo di battaglia e, al pari di un leone inferocito, aggredí gli uomini d’Ibn Ziad e colpí il vile Ibn Fazil con la propria spada; questi per difendersi alzò il braccio, che si amputò. Con un grido attirò l’attenzione dei suoi compagni e questi attaccarono per salvarlo, ma non fecero altro che investirlo sotto gli zoccoli dei propri cavalli, provocandone cosí la morte. Nel frattempo l’Imam Husseyn (as) aveva raggiunto il nipote ormai in fin di vita; il purissimo Imam (as) gli disse: “Possa la misericordia divina essere lontana da coloro che ti hanno ucciso; nel Giorno del Giudizio tuo bisnonno e tuo padre prevarranno sui tuoi assassini”.

Dopodiché disse: “Giuro su Dio che è doloroso vedere che tu chiami tuo zio ed egli non ti risponde oppure ti risponde ma nulla può fare per te. Giuro su Dio che oggi tuo zio ha molti nemici e pochi compagni”. Prese poi il ragazzo, lo abbracciò e lo depose tra i martiri della propria famiglia.

Quando Husseyn (as) vide che i giovani della sua famiglia e i suoi compagni giacevano morti a terra, si preparò a ricevere il martirio, a sacrificarsi sul sentiero di Dio; ad alta voce disse: “Esiste forse qualcuno disposto ad allontanare i nemici dal Santuario di Dio? Esiste forse qualche monoteista pronto, per timore di Dio, ad abbracciare la nostra causa? C’è forse qualcuno disposto ad aiutarci per amor di Dio”. Le donne sentirono queste parole e iniziarono a piangere e lamentarsi.

Il martirio del neonato figlio dell’Imam Husseyn (as)

Husseyn (as) entrò nell’accampamento sostando davanti alla tenda della sua nobile sorella Zainab, disse dunque alla nobile donna: “Dammi il mio piccolo bambino affinché possa dargli l’addio”. Prese in mano la piccola creatura e volle baciarla, quando d’un tratto una freccia, lanciata da Harmalah Ibn-l-kàhil Al-asadiyy (che Iddio lo maledica), colpí la gola del neonato provocandone la morte.

Husseyn (as) disse allora a Zainab: “Prendi questo bambino”. Mise la mano sotto la gola sanguinante del bambino e quando questa si colmava di sangue, gettava questo sangue in aria dicendo: “Facile è per me sopportare queste disgrazie, poiché tutto ciò è per Dio ed Egli vede”

L’Imam al-Baqer afferma che di tutto il sangue che Husseyn (as) sparse, nemmeno una goccia ricadde a terra.

 

 

 

 

 

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