IQNA

23:59 - November 23, 2020
Notizie ID: 3485694
Tehran-Iqna- L'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri Josep Borrell si è impegnato a utilizzare tutti i mezzi possibili per migliorare la situazione dei diritti umani in Bahrein

L'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri Josep Borrell si è impegnato a utilizzare tutti i mezzi possibili per migliorare la situazione dei diritti umani in Bahrein

Le osservazioni di Borrell sono contenute in una dichiarazione in cui ha risposto ad una lettera inviata dai parlamentari europei sulla "terribile condizione" dei diritti umani in Bahrain.

L'alto diplomatico europeo ha citato a tal proposito la questione dei due prigionieri condannati a morte, Mohammad Ramadan e Hossein Ali Moosa.

Borrell ha ricordato l'incontro svoltosi il 7 novembre 2019 tra l'UE e il Bahrein a Bruxelles sul tema dei diritti umani: "Le discussioni si sono concentrate sulla pena di morte, sul diritto a un giusto procedimento penale, sulle detenzioni arbitrarie, torture e maltrattamenti", ha dichiarato Borrell.

Borrell ha poi ribadito che tali questioni dovrebbero essere discusse nuovamente durante il prossimo incontro sui diritti umani previsto per la fine dell'autunno 2020.

L'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri ha infine fatto sapere che i rappresentanti dell'UE hanno partecipato alla sessione del processo di Ramadan e Moosa che si è svolta l'8 gennaio 2020, aggiungendo che l'UE ha chiesto al Bahrein di liberare gli attivisti per i diritti umani che soffrono di cattive condizioni di salute.

Il Bahrein è scosso da vaste proteste anti-regime negli ultimi nove anni. Il movimento di protesta ha avuto inizio con grandi manifestazioni nel febbraio del 2011 sull'onda delle cosiddette primavere arabe.

I manifestanti chiedono che il regime rinunci al potere assoluto e consenta la creazione di un sistema equo che rappresenti tutti i cittadini.

Le autorità hanno fatto di tutto per reprimere ogni segno di dissenso. Il 14 marzo 2011 truppe provenienti dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti sono state dispiegate per assistere il regime nel suo giro di vite.

Da allora decine di persone hanno perso la vita e altre migliaia sono state ferite o arrestate a seguito della violenta repressione messa in atto dal regime monarchico degli al Khalifa.

 

 

 

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