IQNA

9:55 - May 04, 2021
Notizie ID: 3486192
Tehran-Iqna- Diciassette prigionieri egiziani, tra cui Sheikh Abdel Halim Gabreel, un insegnante del Corano di 80 anni, sono stati giustiziati ad opera del regime egiziano, sulla base di accuse inventate per il caso noto ai media come il "massacro di Kerdasa"

Egitto: giustiziato anziano insegnante di Corano

 

Diciassette prigionieri egiziani, tra cui lo sceicco Abdel Halim Gabreel, un insegnante di Corano di 80 anni, sono stati giustiziati ad opera del regime egiziano, sulla base di accuse inventate per il caso noto ai media come il "massacro di Kerdasa".

Secondo alcune fonti le autorità egiziane avrebbero eseguito le condanne a morte nella prigione di Wadi al-Natrun in completa segretezza e senza preavviso alle famiglie.

Oltre a Sheikh Gabreel, gli altri 16 prigionieri giustiziati sono stati: Walid Saad Abu Omaira, Mohamed Rizk Abuel Soud, Ashraf Sayed Rizk, Ahmed Owes Hussein, Essam Abdel Moety, Ahmed Abdel Nabi, Badr Abdel Nabi, Qutb Sayed Qutb, Omar Mohamed El-Sayed, Izzat Al-Attar, Ali El-Sayed Kenawy, Abdullah Saeed, Mohamed Yousef Al-Seidi, Ahmed Abdel Salam, Arafat Abdel Latif e Mustafa El-Sayed El-Kerfesh.

Tutti i 17 uomini erano stati condannati per aver ucciso 13 poliziotti durante un attacco nel 2013 ad una stazione di polizia nella zona di Kerdasa alla periferia di Giza.

Sulla loro condanna sorgono seri punti interrogativi e molte perplessità. A tal proposito l'Organizzazione araba per i diritti umani (AOHR) ha dichiarato che l'identità di coloro che fecero irruzione nel 2013 nella stazione di polizia in questione rimane tuttora sconosciuta. Secondo l'organizzazione, il governo non ha presentato alcuna prova concreta che colleghi gli uomini giustiziati al raid. Molte delle loro testimonianze sono inoltre state estorte sotto tortura, risultando quindi inammissibili, tanto che il primo processo a loro carico è stato annullato a causa dell'uso della tortura da parte dello Stato.

La condanna di Gabreel, in particolare, ha sollevato forti polemiche. L'ottantenne non solo ha sofferto di gravi condizioni di salute che gli avrebbero impedito di prendere parte al raid incriminato, ma testimoni oculari hanno anche riferito che l'anziano uomo non era tra quelli presenti nei pressi della stazione di polizia di Kerdasa il giorno dell'incidente.

Inoltre, i testimoni dell'accusa hanno negato di aver firmato le dichiarazioni scritte che confermano la partecipazione di Gabreel agli eventi. Tuttavia, secondo l'AOHR, il tribunale ha ignorato questi documenti ed ha deciso di giustiziarlo. Il suo avvocato ha affermato che Gabreel non ha mai commesso alcun atto criminale in tutta la sua vita, aggiungendo che l'uomo soffriva di psoriasi e che non poteva percorrere lunghe distanze, il che gli avrebbe reso impossibile partecipare a qualsiasi operazione violenta e criminale.

Le esecuzioni, che fanno parte di una più ampia campagna di repressione contro tutti i critici del governo egiziano, sono state accolte con sgomento e condanna.

"Queste esecuzioni in questi giorni benedetti indicano fino a che punto questo regime è arrivato in termini di criminalità, sconsideratezza e sfida a tutti gli standard e valori su cui sono costruite le società", ha detto Maha Azzam, presidente del Consiglio rivoluzionario egiziano, in un comunicato firmato insieme al Partito democratico popolare egiziano.

I firmatari del comunicato hanno invitato le masse egiziane a continuare la resistenza pacifica e ad impiegare metodi di disobbedienza civile contro il colpo di stato militare guidato dal presidente Abdel Fattah al-Sisi.

 

 


iqna.ir/en/news/3474573

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