
L’etica è un campo della conoscenza che valuta i comportamenti delle persone e li classifica come accettabili o inaccettabili. La filosofia dell’etica o filosofia morale, altresì, si occupa dei fondamenti del bene e del male.
Se i fondamenti razionali dell’etica islamica non vengono spiegati, il ragionamento tratto dal Corano e dagli hadith non sarà accettato dagli altri e il mondo etico dei musulmani sarà completamente diverso da quello delle altre persone.
Alcune scuole di pensiero di etica considerano le affermazioni morali come ordini di Dio a cui bisogna obbedire. Altre hanno una visione utilitaristica e le vedono come raccomandazioni che spingono le persone a essere sincere, oneste, ecc, aiutando così ad un migliore funzionamento della società. Secondo altre le persone esprimono i propri sentimenti insieme ad atti o dichiarazioni morali.
E poi c'è l'edonismo secondo cui il bene è solamente ciò che prova piacere e gioia. La maggior parte dei suoi sostenitori si preoccupano principalmente del piacere fisico.
La letteratura del Sacro Corano è basata invece sulla gioia e sulla sofferenza. Ci sono più di 2.000 versetti sulla resurrezione e su come le persone finiscono in paradiso o all'inferno.
La letteratura sul paradiso è tutta incentrata sulle gioie. Nelle suppliche e nelle preghiere ci sono molti di questi concetti ma, sfortunatamente, non abbiamo sviluppato modelli per godere della recitazione del Corano e delle preghiere.
Abbiamo bisogno del Wahy (rivelazione) perché il solo intelletto la cui materia prima sono i dati trasmessi a noi dai cinque sensi non può aiutarci a cogliere e raggiungere tutti gli aspetti della gioia e potrebbero esserci piaceri e gioie nell'aldilà mentre l'intelletto può scoprire solo piaceri in questo mondo.
Inoltre anche questo mondo potrebbe riservarci piaceri che vanno oltre quello che noi di solito consideriamo come tali. In tal senso possono esistere aspetti non evidenti ai più, ma che si manifestano attraverso un'attenta contemplazione
La marcia di Arbaeen è una delle occasioni in cui questi espetti vengono fuori e si manifestano a noi. Attraverso il nome e il ricordo dell'Imam Hosein (pace su di lui) riusciamo a cogliere quello che nella vita quotidiana e nei piaceri ricorrenti non sentiamo.
Le persone che intraprendono il pellegrinaggio ad Arbaeen affrontano difficoltà, marciano per diverse decine se non diverse centinaia di chilometri in un ambiente prevalentemente desertico e con temperature che possono raggiungere e superare anche i 50 gradi; molto spesso incontrano situazioni di sovraffollamento e carenza di alcuni servizi. Tutto questo non avviene neanche per attraversare o per raggiungere un paesaggio naturale particolare come fanno ad esempio gli escursionisti.
In apparenza non ci dovrebbe essere tanto di cui essere felici nell'intraprendere in simile viaggio. Nessun tour operator offrirebbe una vacanza in tali condizioni perchè logicamente non riceverebbe alcun favore dalla clientela.
Nonostante ciò, una volta intrapreso il viaggio le persone non vogliono più abbandonare il percorso. Vengono talmente presi dall'atmosfera che respirano durante la marcia, che anche le difficoltà fisiche che trovano sul percorso non fanno altro che rinforzare e consolidare la sensazione di quiete e gioia interiore provata.
Questa sensazione di quiete e gioia è forse dovuto al fatto che durante la marcia di Arbaeen si ha l'opportunità di guardare oltre la fitta coltre materiale di cui il nostro mondo è pervaso e di cogliere quegli aspetti che solitamente sono preclusi ai sensi.
Oea, il punto è cosa siano esattamente quesi aspetti di cui sopra e perchè immettono in noi questo senso di piacere. Per la risposta possiamo rivolgerci al Sacro corano e ai testi islamici, ma anche alla nostra coscienza più profonda, per capire che lo stato descritto è un dovuto ad una sorta di consapevolezza verso il fulcro dell'esistenza, o sarebbe più corretto affermare verso la "vera" esistenza, verso l'assoluto, ovvero Dio.
Noi in momenti come la marcia di Arbaeen diventiamo consapevoli di questa fonte quando ci rendiamo conto di trovarci proprio sulla via verso tale fonte. La marcia fisica diventa in questo caso una proiezione terrena del percorso reale, spirituale e metafisico, che stiamo compiendo verso Dio.
Dato che noi proveniamo da Dio e abbiamo in noi lo spirito di Dio che Egli stesso ci ha immesso al momento della creazione, la nostra natura più profonda ci spinge a ricercare l'unione con la nostra fonte primaria di provenienza. L'obiettivo primario della nostra esistenza diventa dunque il raggiungimento di tale fonte. Di coseguenza nel momento in cui ci rendiamo conto di trovarci sul percorso verso questa fonte, verso Dio, ciò provoca in noi quel senso di quiete e gioia che i testi sacri hanno descritto con termini come beatitudine divina, beatitudine eterna e cosivvia. Una sensazione che non è paragonabile e va oltre a qualsiasi altra forma di piacere che noi abbiamo modo di provare in questo mondo.
Va comunque detto che ciò che l'uomo prova in questo mondo nei momenti in cui acquisisce la consapevolezza di cui abbiamo parlato è solamente il preludio di ciò che sarà dopo la chiusura della parentesi della vita terrena. La vera beatitudine sarà raggiunta dopo questa fase caratterizzata da ostacoli e prove, ma in momenti come la marcia di Arbaeen, quando la coltre materiale si dirada e abbiamo modo di contemplare in modo più profondo la nostra esistenza, riusciamo a cogliere alcuni aspetti della fonte primaria e del nostro percorso verso di essa, che pure per i motivi descritti sopra ci regala un senso di pace, gioia e soddisfazione unico.
Tornando all'etica, dal momento che l'intelletto e la natura umana spingono l'uomo al raggiungimento del piacere e della felicità, una scuola etica e una filosofia morale dovrebbe logicamente tenere conto di tale aspetto. L'etica religiosa dunque non nega tale necessità ma cerca di accompagnare l'uomo verso il vero piacere e la vera felicità. Ciò non vuol dire che l'etica religiosa respinge in modo assoluto i piaceri materiali, ma cerca, regolandone alcuni aspetti, di indirizzare e convogliare anche questi all'interno del percorso dell'uomo verso la beatitudine reale.
L'etica islamica accetta e coglie alcuni aspetti delle varie scuole etiche di cui abbiamo accennato all'inizio, come la necessità di obbedire ai dettami divini, la ricerca del piacere, l'utilità al fine del corretto funzionamento della società, ma cerca di dare senso a tutto questo, indirizzando tutte queste voci ed i nostri comportamenti verso il fine ultimo dell'esistenza che è, come detto prima, il raggiungimento di Dio.
https://iqna.ir/en/news/3485009