
Dal primo momento in cui scelsi di oppormi al brutale regime Pahlavi, fui pienamente consapevole che la strada che mi accingevo a percorrere fosse lastricata di lacrime e sangue. Armato di questa consapevolezza, preparai me stesso, mentalmente e spiritualmente, ad affrontare ogni genere di tortura ed efferatezza. Questa mia risolutezza interiore trasparì, ancor più chiaramente, quando fui arrestato per la prima volta in quel di Birjand. Da quel giorno, con l’aiuto di Dio, mi resi conto di poter perseverare a prescindere dagli innumerevoli arresti, le minacce e le vessazioni fisiche e psicologiche che mi trovai a dover fronteggiare.
Dagli esordi dell’insurrezione, nel 1962, sino al trionfo della Rivoluzione Islamica, nel 1979, fui arrestato ed imprigionato per ben sei volte, e per una volta mandato in esilio, senza contare le innumerevoli convocazioni ai vari quartier generali della Savak, la polizia segreta dello Shah, per essere interrogato. Per comprendere a pieno la mia esperienza nelle carceri dello Shah, bisogna sapere due cose: esse furono concepite come vendetta contro i detenuti politici, allo scopo di spezzarne la resistenza, e come segregazione dei militanti, per restringerne il campo d’azione e danneggiare la causa comune”.
E’ possibile ordinare il libro all’Associazione Islamica Imam Mahdi, scrivendo a imam_mahdi59@yahoo.it o contattando il +39 3394968095 (anche tramite Telegram e Whatsapp)
www.islamshia.org