IQNA

23:59 - August 28, 2020
Notizie ID: 3485415
Iqna - Il presente libro è la narrazione della tragica vicenda di Karbalà ed è la traduzione, dalla versione persiana, dell’opera “Alluhúf Alà Qatla-t-tufúf” del grande sapiente shi°ita Sayyid Ibn Tawus

Alluhuf, Le vicende di Karbala - parte 3

Le Vicende che Precedettero la Battaglia

La Nascita dell’Imam Husseyn (as)

L’Imam Husseyn (as)1 nacque nella quinta notte del mese di sha´ban del quarto anno dell’egira lunare. È bene però sapere che sono state tramandate altre date di nascita, tra le quali il terzo giorno dello stesso mese ed anno lunari citati e la fine del mese di rabi´u-l’awwaldel terzo anno.

Alla nascita dell’Imam Husseyn (as) {l’arcangelo} Gabriele (as) , assieme a mille altri angeli, venne a congratularsi con l’Inviato di Dio. Fatima (as) portò il neonato dal Profeta (S)2, il quale s’allietò e lo chiamò Husseyn (as).

Il sogno d’Umm ul-Fadhl

Si narra che Umm ul-Fadhl, moglie d’Abbas Ibn Abdu-l-muttalib, disse: «Una notte, quando Husseyn (as) non era ancora nato, vidi in sogno un pezzo della carne del corpo del Profeta (S), staccarsi e cadere sulla mia veste. Chiesi l’interpretazione di questo sogno all’Inviato di Dio; egli mi disse: “Se questo è un sogno veridico, presto Fatima avrà un figlio e io lo affiderò a te per l’allattamento”. Dopo un po’ di tempo Fatima diede alla luce un bambino e toccò a me allattarlo.

Un giorno lo portai dall’Inviato di Dio; egli lo fece sedere sul suo ginocchio e iniziò a baciarlo. In quel momento cadde una goccia d’urina sul vestito del Profeta (S). Io lo allontanai dall’Inviato di Dio e in tal modo lo feci piangere. Il Profeta (S) disse allora: “Piano, Umm ul-Fadhl! La mia veste può essere lavata! Tu hai infastidito mio figlio”.

Io lasciai Husseyn ed uscii dalla stanza per portare dell’acqua. Al ritorno, vedendo l’Inviato di Dio piangere, dissi: “O Inviato d’Allah, perché piangi?”. Il Profeta (S) rispose: “Un attimo fa è venuto Gabriele e mi ha annunciato che il mio popolo ucciderà questo bimbo”.

I narratori di hadith hanno tramandato che quando Husseyn (as) aveva un anno, vennero dal Profeta (S) dodici angeli, i cui visi erano rossi e tra loro diversi; aprirono le ali e dissero: “O Muhammad la stessa ingiustizia fatta da Caino ad Abele, sarà fatta a tuo figlio Husseyn. Gli sarà inoltre data la stessa ricompensa che è stata data ad Abele e la punizione dei suoi uccisori sarà pari a quella di Caino”. A quel punto tutti gli angeli favoriti vennero a confortare il Profeta (S) e ad informarlo di quanto Dio aveva deciso di dare a Husseyn (as) in cambio del suo martirio; gli fecero inoltre vedere la sepoltura di Husseyn (as). In quel momento il Profeta (S) pregava Iddio affinché umiliasse coloro che avrebbero umiliato Husseyn (as), punisse i suoi assassini uccidendoli, facendo in modo che essi non raggiungessero mai i loro malvagi propositi.

Gabriele (as) dà la notizia del martirio di Husseyn (as)

Nel corso di un viaggio - Husseyn (as) allora aveva due anni - Gabriele (as) diede al generoso Profeta (S) la notizia del tragico martirio del suo amato nipote. Lungo la strada, infatti, l’Inviato d’Allah si arrestò e disse: “In verità noi apparteniamo ad Allah e a Lui facciamo ritorno”. Le lacrime gli bagnarono il viso e quando gli fu chiesto il motivo del suo pianto, rispose che Gabriele (as) gli stava parlando di una terra vicina all’Eufrate, chiamata Karbalà. Il nobile Profeta (S) continuò dicendo: “La mia creatura, Husseyn (as), sarà uccisa in quel territorio”. Chiesero poi: “O Inviato d’Allah, chi è il suo assassino?”. Rispose: “Un uomo chiamato Yazid…

L’Inviato di Dio ritornò triste da quel viaggio. Salí sul pulpito e pronunciò un sermone alla gente; pose la mano destra sulla testa di Hasan, quella sinistra sulla testa di Husseyn (as) e, rivolgendosi al cielo, disse: “O Dio, Muhammad è tuo Servo e Profeta e queste due persone sono i puri della mia famiglia, gli eletti della mia discendenza. Li lascio tra il mio Popolo come miei successori. Gabriele (as) mi ha informato che questa mia creatura sarà uccisa in modo umiliante. O Dio, rendigli fausto il martirio, fai sí che divenga uno dei signori dei martiri e non rendere fausto il suo martirio ai suoi uccisori e a coloro che lo umilieranno”.

Quando l’Inviato di Dio giunse con il suo discorso a questo punto, si elevò il pianto degli astanti. Egli disse: “Piangete per lui e vi astenete dall’aiutarlo?!”. Uscí cosí dalla moschea e vi ritornò dopo alcuni istanti, visibilmente addolorato. Recitò piangendo un altro sermone e disse:

“O Gente, io vi affido due preziose e importanti cose, il Corano e la mia famiglia, alle quali io tengo molto; sono la gioia del mio cuore, sono la mia vita. Mai si separeranno tra loro, finché, accanto allo stagno di Kawthar, non verranno a meSappiate che io nel Giorno del Giudizio rimarrò in attesa di queste due cose.

Io non vi chiedo nulla riguardo a ciò {che ho fatto per voi} se non quanto il mio Signore mi ha ordinato. Il mio Signore mi ha ordinato di chiedervi di amare i {miei} Parenti. Perciò, guardatevi bene dal non avere odio per la mia famiglia, dal non aver fatto ingiustizia ai suoi membri, quando m’incontrerete nell’Aldilà, accanto allo Stagno. Sappiate che nel Giorno del Giudizio verranno a me tre bandiere, portate da tre gruppi appartenenti al mio popolo.

La prima bandiera è nera; gli angeli si spaventeranno a vederla. I possessori di tale bandiera si fermeranno dinanzi a me e io chiederò loro:

“Chi siete voi che avete dimenticato il mio nome” e loro diranno: “Siamo degli Arabi monoteisti”. Dirò dunque loro: “Io sono Ahmad, Profeta (S) degli Arabi e degli Ajam {i non Arabi}”. Essi diranno allora: “O Muhammad, noi apparteniamo al tuo popolo”. “Dopo di me, come vi siete comportati con la mia famiglia e il libro del mio Signore {il Corano}?” dirò io.

Essi risponderanno: “Abbiamo trascurato il Corano e cercato di annientare la tua famiglia, di farla sparire dalla faccia della terra”. Io Allora volterò loro la faccia ed essi, assetati e con i visi neri, si allontaneranno da me.

Poi verranno a me i seguaci di un’altra bandiera, ancora piú nera della prima; io dirò loro: “Dopo di me, come vi siete comportati con le due importanti cose, la maggiore {il Corano} e la minore {la mia famiglia}, che vi ho affidato?”. Diranno: “Abbiamo contraddetto la maggiore e umiliato e diviso la minore”. Dirò quindi: “Allontanatevi da me” e anche loro si allontaneranno da me assetati e con i visi neri.

Verrà poi da me un’altra bandiera. I visi dei seguaci di questa emaneranno luce. Io chiederò loro: “Chi siete voi” ed essi diranno: “Noi siamo quelli che celebrano l’unicità di Dio, siamo i timorati, apparteniamo al popolo di Muhammad. Noi siamo ciò che rimane dei seguaci della verità.

Portando il libro del nostro Signore {il Corano}, abbiamo considerato proibito ciò che Egli ha proibito e lecito ciò che ha permesso; abbiamo amato la progenie del nostro Profeta Muhammad (S)aiutandola, come aiutammo i nostri parenti. Abbiamo combattuto i loro nemici”. Io dirò loro: “Vi annuncio lieta novella! Io sono il vostro Profeta Muhammadvoi nella vita terrena eravate proprio come avete detto”. Dopo li disseterò {dell’acqua} del mio stagno e cosí si dirigeranno, con visi allegri e raggianti, verso il Paradiso; in esso saranno eterni”

La morte di Muawiah e la lettera di Yazid

La gente in ogni riunione e assemblea parlava dell’uccisione di Husseyn (as); considerava tale questione assai grande e aspettava la realizzazione di quest’avvenimento.

Muawiah perí nel mese di rajab dell’anno 60. {Suo figlio} Yazid {che gli successe} scrisse allora una lettera al governatore di Medina (che all’epoca era Walid Ibn Utbah) ordinandogli di costringere la gente di quella città ad accettarlo come califfo, in particolar modo di costringere Husseyn (as), e, nel caso in cui questi si fosse rifiutato, di decapitarlo e di inviargli la sua testa.

Walid convocò allora Marwan e si consigliò con lui riguardo a tale questione. Marwan gli disse: “Husseyn non si sottometterà mai a Yazid. Se io fossi al tuo posto, se avessi il potere che hai tu, lo ucciderei senza pensarci due volte”

Walid rispose: “Ahimé, avrei preferito non essere mai venuto al mondo”

Dopo questo colloquio, Walid invitò Husseyn (as) a casa sua, il quale si presentò con trenta dei suoi parenti ed amici. Walid gli comunicò la notizia della morte di Muawiah e pretese da lui che accettasse il califfato di YazidHusseyn (as) disse: “Questa non è una questione di poco conto, che possa essere conclusa di nascosto. Quando domani inviterai la gente a tale scopo, informa anche noi”.

Marwan disse a Walid: “Non dare ascolto alle parole di Husseyn (as), non accettare la sua scusa; se si rifiuta di prestare giuramento di fedeltà a Yazid non lasciarlo vivo”.

Husseyn (as), arrabbiato, disse: “Guai a te, o figlio d’Az-zargà! Ordini di uccidermi?! Giuro su Dio che hai mentito e, con quanto hai detto, hai umiliato te stesso”.

Rivolgendosi poi a Walid disse: “O governatore‚ noi siamo la Famiglia della Profezia e la Miniera della Missione; le nostre case sono frequentate dagli Angeli e Dio ha iniziato {a concedere} la sua Misericordia alla gente con noi, e con noi finirà.

Yazid è invece depravato, beve vino, uccide ingiustamente la gente e commette peccato pubblicamente: una persona come me non presta giuramento di fedeltà a uno come Yazid. In ogni caso, lasciate che si faccia mattino e anche noi faremo altrettanto; valutate quale di noi è piú degno a diventare califfo e a giurare fedeltà, e altrettanto faremo noi”.

L’Imam Husseyn (as) dopo avere finito il suo discorso lasciò la dimora di Walid; Marwan lo biasimò dicendogli: “Non hai ascoltato il mio consiglio, hai agito contrariamente a quanto ti ho detto”.

Walid rispose: “Guai a te! Mi consigli di distruggere il mio credo, la mia vita?! Giuro su Dio che non ucciderei Husseyn (as) neanche se mi facessero padrone del mondo. Giuro su Dio che non credo che qualcuno uccida Husseyn (as) e possa evitare di incontrare Dio con un’esigua quantità di meriti. Dio non avrà per una tal persona alcun sguardo di misericordia, non lo purificherà dal peccato; egli avrà un duro castigo”

La notte trascorse e Husseyn (as), di primo mattino, uscí di casa per avere nuove notizie. Marwan vedendolo gli disse: “O Aba Abdillah, io voglio il tuo bene; ascolta il mio consiglio e raggiungerai la beatitudine”.

Husseyn (as) rispose: “Qual è il tuo consiglio, dimmi, ti ascolto”. Disse: “Io ti ordino di giurare fedeltà a Yazid, figlio di Muawiah, poiché ciò è a vantaggio della tua vita terrena e ultraterrena”. Husseyn (as) rispose allora: «In verità noi apparteniamo a Dio e a lui facciamo ritorno. Adesso bisogna proprio dare l’addio all’Islam, poiché il popolo del Profeta è incorso nel califfato, nell’impero di Yazid. Sentii mio nonno, l’Inviato di Dio‚ dire: “Il califfato è proibito alla progenie d’Abu Sufian». Dopo un lungo scambio di parole Marwan s’incollerí e se n’andò.

Husseyn (as) sapeva già del proprio martirio

Sayyid Ibn Tawus, l’autore di questo libro, afferma: «Dalle ricerche effettuate risulta che Husseyn (as) sapeva già del proprio martirio e degli altri accadimenti che lo avrebbero in seguito riguardato; in ogni caso, Husseyn (as) ha fatto il suo dovere.

Un gruppo di narratori di hadith (i cui nomi sono stati da me citati nel libro “Ghiathi Sultani-l-warà li Sukkani-th-tharà”), con i loro sanad {documento che prova l’autenticità del hadith}, da Abú Ja’far Muhammad Ibn Bàbawaih Al-qummíyy, mi hanno tramandatofacendo risalire il sanad del hadith a Mufaddal Ibn Umar, che, tra le cose che egli tramanda nel libro ‘Amàli’, dice che l’Imam as-Sadeq (as) tramanda che suo padre disse che suo nonno disse: “ Un giorno Husseyn entrò in casa del fratello Hasan e appena il suo sguardo cadde su di lui iniziò a piangere.

Hasan chiese: ‘Perché piangi?’; egli rispose: ‘Piango per le ingiustizie che subisci’. Rispose allora Hasan: “L’ingiustizia che sarà fatta a me‚ consisterà nell’uccidermi facendomi bere del veleno a tradimento. Sappi però, o Aba Abdillah, che non esiste giorno simile a quello del tuo martirio, poiché trentamila persone, che si crederanno tutti musulmani e appartenenti al popolo di nostro nonno Muhammad, ti circonderanno e si prepareranno a ucciderti, a versare il tuo sangue‚ offenderti, fare prigioniera la tua famiglia‚ saccheggiare i tuoi beni. Sarà allora che Dio maledirà i Baní Umayyah; dal cielo pioverà sangue e cenere, tutte le creature, perfino le belve dei deserti e i pesci dei mari, piangeranno per te”

Alcuni narratori di hadith, di alcuni dei quali abbiamo parlato in precedenza, mi hanno tramandato che Umar Annassàbah, nell’opera ‘Ash-shàfi’, ha tramandato che suo nonno Muhammad Ibn Umar ha detto: «Ho sentito mio padre, Umar Ibn °Alì Ibn Abitàlib, narrare ai miei zii, i figli d’Aghíl, che: “Quando mio fratello Husseyn si rifiutò di giurare fedeltà a Yazid, andai da lui e gli dissi: ‘Possa essere io sacrificato per te! Tuo fratello Hasan narrava che suo padre °Alì disse...’. Stava pronunciando queste parole, quando, involontariamente, iniziò a piangere.

Husseyn (as) lo fece sedere accanto a sé e gli disse: ‘Mio fratello ti ha detto forse che sarò ucciso?’. Disse: “Dio non voglia, o figlio dell’Inviato di Dio’. Husseyn (as) disse allora: ‘Ti scongiuro di dirmi se ti ha comunicato questa notizia’. Disse: “Sí fratello mio, perché non giuri fedeltà a Yazid rimanendo cosí al sicuro?’.

Husseyn (as) rispose: “Mio padre mi disse che l’Inviato di Dio lo aveva informato del mio e del suo martirio e aveva affermato che la mia tomba sarà vicina alla sua. Pensi forse di sapere cose delle quali io non sono informato? Giuro su Dio che non mi sottometterò mai. Mia madre Fatima incontrerà suo padre, l’Inviato di Dio‚ denunciandogli le ingiustizie compiute dal suo popolo ai danni della sua progenie. Nessuno di coloro che hanno tormentato i suoi figli, andrà in Paradiso’”»

Alcune persone di vedute corte, che non sanno quale grande beatitudine è il martirio, pensano che Dio non ama che qualcuno metta in pericolo la propria vita come ha fatto l’Imam Husseyn (as). Io mi chiedo se queste meschine persone hanno mai letto, nel Corano, che Dio ordina a un gruppo di persone di cercare la morte:

“Pentitevi, ritornate al vostro Signore e cercate la morte, poiché ciò, presso Dio, è meglio per voi”3.

Tali persone potrebbero poi pensare che il versetto: “Non rovinatevi con le vostre stesse mani” riguarda il martirio, l’essere uccisi sul sentiero di Dio. Bisogna però sapere che è sbagliato pensare cosí, poiché il martirio è la maggiore beatitudine per l’essere umano.

L’autore di un maqtal {libro nel quale sono narrate le vicende inerenti al martirio dell’Imam Husseyn (as)} tramandato dall’Imam as-Sadeq (as) , nell’interpretare il versetto tramanda una vicenda conforme alla ragione. Egli narra che un uomo di nome Aslam disse: «Partecipammo alla guerra di Nahawand (o un’altra guerra). I Musulmani ordinarono le proprie schiere e il nemico si dispose di fronte a noi. Non avevo mai visto schiere cosí folte e lunghe. I Bizantini si disposero con le spalle alle mura della propria città e si prepararono a combattere.

In quel momento un uomo lasciò le schiere musulmane e attaccò il nemico. La gente disse: “Lailaha illallàh! Si è rovinato con le sue stesse mani!”. Abú Ayyúb Al-ansariyy disse allora: “Voi sostenete che questo versetto riguarda chi ha attaccato il nemico alla ricerca del martirio, mentre in realtà cosí non è; anzi questo versetto è stato rivelato per {ammonire} noi, che eravamo impegnati ad aiutare l’Inviato di Allah, avevamo abbandonato le nostre famiglie e i nostri beni, senza mai preoccuparci di correggerci, finché non siamo andati in rovina. Dopo abbiamo deciso di non aiutare piú il Profeta (S) per mettere a posto le faccende della nostra vita; fu allora che discese questo versetto:

“Non rovinatevi con le vostre stesse mani”4.

Questo versetto vuole dire che se vi rifiuterete di aiutare l’Inviato di Allah e ve ne starete nelle vostre case, vi sarete rovinati con le vostre stesse mani, attirando verso di voi l’ira divina. Questo versetto vuole dunque ammonire noi che avevamo deciso e annunciato che saremo rimasti a casa. Questo versetto vuole incitarci a combattere contro i nemici dell’Islam; non è stato fatto discendere per ammonire chi attacca il nemico per indurre i propri compagni a fare altrettanto, a cercare il martirio combattendo sul sentiero di Dio”»

Nella prefazione di questo libro abbiamo già ricordato tale questione, che sarà chiarita maggiormente da quanto diremo in seguito.

La partenza di Husseyn (as) da Medina

I narratori di hadith, che hanno tramandato l’incontro di Husseyn (as), Walid Ibn Utbah e Marwan dicono: «La mattina di quello stesso giorno, il 3 sha´ban dell’anno 60, l’Imam Husseyn (as) lasciò Medina dirigendosi verso la Mecca, ove rimase fino al mese di zi-l-ga´dah {compreso} dello stesso anno.

Abdullah Ibn Abbas e Abdullah Ibn Zubair andarono da lui e lo invitarono a stabilirsi alla Mecca. Husseyn (as) rispose: “Ho ricevuto un ordine dall’Inviato di Dio e ho il dovere di eseguirlo”. Dopodiché venne a trovarlo Abdullah Ibn Umar e gli consigliò di non scendere in guerra con Yazid. L’Imam Husseyn (as) gli ricordò il martirio di Yahyà e il crimine commesso, in un solo giorno, ai danni di settanta puri profeti dai figli d’Israele; sottolineò inoltre l’incredibile indifferenza di questi ultimi rispetto a questo tragico avvenimento. Continuò poi dicendo: “Dio però non li ha immediatamente puniti e ha dato loro del tempo; dopodiché si è vendicato duramente di loro. O Abdullah, temi l’ira di Dio e non astenerti dall’aiutarmi”

La gente di Kufa invita l’Imam Husseyn (as)

La gente di Kufa venne a sapere della venuta di Husseyn (as) alla Mecca e del suo rifiuto di giurare fedeltà a Yazid. Venne dunque organizzata una riunione a casa di Sulaimàn Ibn Surad Al-khuza’i, il quale fece una serie raccomandazioni alla gente; alla fine del suo discorso disse: “O Shi°iti, avete sentito tutti che Muawiah è perito, è andato da Dio per rispondere del suo {malvagio} operato, è andato a subire le {infauste} conseguenze delle sue {perfide} azioni.

Gli è succeduto suo figlio Yazid e sapete che Husseyn Ibn °Alì si è opposto a lui e per sfuggire dal male degli iniqui ed empi della dinastia ommaide si è rifugiato alla Mecca {nel Tempio di Allah}. Voi siete i seguaci di suo padre; Husseyn ha oggi bisogno del vostro appoggio. Se siete sicuri che lo aiuterete, che combatterete i suoi nemici, allora, scrivetegli {e comunicategli che siete disposti ad aiutarlo}. Se invece avete paura di essere vinti dalla debolezza, dalla paura, lasciatelo stare e non ingannatelo”.

Dopodiché scrissero la seguente lettera: “In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. All’attenzione di Husseyn Ibn °Alì Amiru-l-mu’minin, da parte di Sulaiman Ibn Surad Al-khuza´i, Al-musayyab Ibn Najbah, Rufa´ah Ibn Shaddàd, Habíb Ibn Muzàhir, Abdullah Ibn Wa’il e un gruppo di credenti shi°iti:

la pace di Dio sia su di te. Sia lodato Iddio che ha fatto perire il tuo nemico, il nemico di tuo padre, {Muawiah} il tiranno, il sanguinario, l’usurpatore, l’iniquo, colui che ha ingiustamente assunto il governo di questa gente, colui che si è appropriato illecitamente del fondo pubblico dei Musulmani e, senza che loro fossero d’accordo, si è proclamato loro capo. Colui che ha ucciso i probi di questo popolo, lasciandone in vita i malvagi, colui che ha messo i doni, da Dio concessi a questa gente, a disposizione dei tiranni e degli empi. Lontano sia dalla misericordia divina, come si allontanarono da essa i Thamúd.

Noi attualmente, all’infuori di te, non abbiamo altro imam, altra guida. È assai opportuno che tu venga nella nostra città. V’è speranza che Iddio ci guidi alla verità attraverso te. Nu´man Ibn Bashír, il governatore di Kufa, vive nella daru-l’amàrah {il palazzo del governatore}.

Noi non partecipiamo alle preghiere in congregazione - sia quelle del venerdí sia quelle quotidiane - da lui guidate. Nei giorni di ´eid {le due feste dei Musulmani, ´idu-l-fitr ´idu-l-gurban} non andiamo insieme a lui al musallà {luogo dove si esegue la preghiera}. Se ci giungerà notizia che tu stai venendo da noi, lo scacceremo da Kufa, mandandolo a Damasco. La pace e la benedizione di Dio sia su di te e su tuo padre, o figlio del Messaggero di Allah. Non v’è forza né potenza che in Allah, l’Eccelso, il Magnifico”

Dopo aver scritto la lettera, la spedirono e attesero due giorni; dopodiché inviarono verso Husseyn (as) un gruppo di persone con circa centocinquanta lettere, ciascuna delle quali firmata da una, due, tre o quattro persone. In quelle lettere lo invitavano a venire da loro.

Husseyn (as) però, nonostante tutte queste lettere, non rispose, finché in un solo giorno ne ricevette ben seicento. Altre poi lettere gli venivano reiteratamente inviate. L’ultima lettera inviata dalla gente di Kufa all’Imam Husseyn (as), scritta da Hani Ibn Hani As-subai´i e Sa´id Ibn Abdillah Al-hanafiyy, è la seguente: “In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. All’attenzione di Husseyn Ibn °Alì Amiru-l-mu’minin. La gente ti aspetta e vuole solo te. Affrettati a venire da noi, o figlio dell’Inviato di Allah, poiché i giardini si sono fatti verdi, i frutti sono maturati, le piante sono cresciute e le verdi foglie hanno reso piú belli gli alberi. Vieni da noi, poiché vieni dalla tua pronta ed equipaggiata armata. La pace e la benedizione di Dio sia su di te e su tuo padre”.

Husseyn (as) chiese a Hani Ibn Hani As-subai´i e Sa´id Ibn Abdillah Al-hanafiyy {i due che avevano portato la lettera}: “Ditemi chi ha scritto questa lettera”. Risposero: “O figlio dell’Inviato di Allah, te l’hanno inviata Shibth Ibn Rab´i, Hajjàr Ibn Abjar, Yazid Ibn Al-hàrith, Yazid Ibn Ruwaim, Urwah Ibn Gais, Amr Ibn Al-hajjàj, Muhammad Ibn Umair Ibn Utàrid”.

A questo punto Husseyn (as) si alzò, eseguí, tra il Rukn e il Magàm, due rak´ah di preghiera e chiese a Dio il bene riguardo a ciò. Convocò quindi Ibn Aglíl e lo informò dell’accaduto. Scrisse poi la risposta delle lettere e la mandò con Muslim a Kufa. L’Imam Husseyn (as) nella sua lettera aveva promesso di esaudire il desiderio della gente di Kufa. Egli scrisse: “Vi ho mandato mio cugino Muslim affinché venga a conoscenza e m’informi dei vostri propositi”

Muslim prese la lettera e venne a Kufa. La gente di questa città era molto felice dell’arrivo di Muslim e della lettera dell’Imam Husseyn (as). Muslim fu ospitato a casa di Mukhtar Ibn AbiUbaidah. Gli Shi°iti venivano a trovarlo ed egli leggeva loro la lettera di Husseyn (as);versavano lacrime di gioia e giuravano fedeltà all’Imam Husseyn (as). Diciottomila persone giurarono cosí fedeltà al nobile Imam (as).

 

 

 

 

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