IQNA

Alluhuf, Le vicende di Karbala - parte 17

12:29 - October 07, 2020
Notizie ID: 3485550
Iqna - Il presente libro è la narrazione della tragica vicenda di Karbalà ed è la traduzione, dalla versione persiana, dell’opera “Alluhúf Alà Qatla-t-tufúf” del grande sapiente shi°ita Sayyid Ibn Tawus

Alluhuf, Le vicende di Karbala - parte 17

 

Il sermone di Ummu Kulthum

Un narratore di hadith dice: «Ummu Kulthum, la figlia del Principe dei Credenti, che stava piangendo ad alta voce, da dietro la tenda della sua portantina, recitò il seguente sermone: “O gente di Kufa, guai a voi! Perché avete abbandonato Husseyn, uccidendolo, depredando i suoi beni e facendo prigioniere le donne della sua famiglia? Piangete per lui?! Guai a voi! Possiate essere colpiti dalla rovina e dalla sventura! Sapete che grande peccato avete commesso e di che crimine vi siete resi responsabili? Sapete che sangue avete ingiustamente versato? Che persone avete scacciato dalle loro tende? A che famiglia avete rubato i gioielli? Sapete che cosa avete saccheggiato? Sapete che avete ucciso un uomo che, dopo il Messaggero di Dio è superiore a chiunque altro? La pietà è stata tolta dai vostri cuori. Sappiate che quelli del partito di Dio sono i vincitori e quelli del partito di Satana sono i perdenti”3.

Dopodiché, recito i seguenti versi: “Avete ucciso mio fratello. Guai alle vostre madri! Sarete presto ripagati con un tremendo fuoco. Voi avete versato un sangue che Iddio, il Corano e il Profeta avevano proibito di versare. Vi comunico che brucerete nel fuoco dell’Inferno e, in verità, nel Giorno del Giudizio, vi troverete nel fondo di un fuoco dalle alte fiamme. Io piangerò per tutto il resto della mia vita; verserò infinite e interminabili lacrime, per mio fratello, per il migliore essere dopo il Profeta. Questo mio pianto non si estinguerà mai, non si spegnerà mai”.

A questo punto si elevarono i pianti e i lamenti della gente; le donne si strappavano i capelli, si versavano pugni di terra sulla testa, si graffiavano, si colpivano il viso, gridavano: “O sventura!”. Gli uomini invece piangevano, si strappavano la barba. Prima di quel giorno, nessuno aveva mai pianto cosí tanto»

Il sermone del quarto Imam (as)

Fu poi la volta d’°Alì Zein al-‘Abidin (as) {nobile figlio di Husseyn (as) e quarto purissimo Imam}. Con un cenno chiese alla gente di fare silenzio; dopo aver lodato Iddio e inviato benedizioni a suo bisnonno Muhammad (S), disse: «O gente, voglio presentarmi a chi non mi conosce: io sono °Alì, figlio di Husseyn, figlio d’°Alì Ibn Abitalib (la pace sia su di loro); io sono il figlio di chi è stato offeso, depredato dei suoi beni, di colui la cui famiglia è stata fatta prigioniera. Io sono il figlio di chi è stato ingiustamente decapitato sulle sponde del fiume Eufrate, io sono il figlio di chi è stato ucciso con difficoltà e noi ci vantiamo di ciò.

O gente, vi scongiuro di confessare che siete stati voi a scrivere a mio padre, a ingannarlo e poi a ucciderlo quando vi è venuto incontro. Possa la rovina essere su di voi per quanto avete fatto! Non capite nulla! Con quale faccia incontrerete l’Inviato di Dio: pensate a quando vi dirà: “Avete ucciso i miei parenti e mi avete mancato di rispetto; voi non appartenete al mio popolo”». A questo punto i presenti iniziarono a piangere; i lamenti provenivano da ogni parte e alcuni dicevano ad altri: “Vi siete rovinati e non ve ne siete neanche accorti”. Il nobile Imam disse allora: “Che Iddio benedica chi accetta il mio consiglio e osserva il mio testamento in Dio, nel suo Inviato e nella famiglia del suo Inviato. In effetti, noi abbiamo nell’Inviato di Dio un buon esempio da seguire”.

A sentire queste parole un lume di speranza si accese nei cuori di quella gente. Gli promisero cosí ubbidienza e fedeltà, gli promisero di combattere contro i suoi nemici e fare amicizia con i suoi amici e di vendicarsi di Yazid; gli promisero che dal quel momento in poi avrebbero odiato chiunque avesse compiuto ingiustizia nei suoi confronti.

L’Imam (as), sconcertato, rispose: “Giammai, Giammai! O traditori, o impostori! Oltre all’inganno non esiste altra qualità in voi. Volete forse fare con me ciò che avete fatto con i miei padri? Giuro su Dio che non accetterò mai la vostra proposta, poiché le ferite che ha subito il mio cuore a causa dell’uccisione di mio padre e della sua famiglia non sono ancora guarite; non ho ancora dimenticato le sventure che colpirono l’Inviato di Dio, mio padre ed i miei fratelli, ho ancora un amaro ricordo di esse.

Queste disgrazie mi hanno stretto il petto e il cuore, il mio petto è ancora travagliato dalle pene che mi hanno procurato. Evitate di aiutarci e di farci guerra”. Recitò quindi i seguenti versi: “Non c’è da meravigliarsi se Husseyn è stato ucciso, poiché anche suo padre °Alì Ibn Abitàlib, che era migliore, che era piú nobile di lui, fu ucciso. O gente di Kufa non siate quindi felici per le disgrazie che hanno colpito Husseyn. In verità, egli fu colpito dalla maggiore delle disgrazie. Che io sia sacrificato per lui, che è stato ucciso sulla riva del fiume Eufrate. Certamente la punizione dei suoi assassini è il fuoco dell’Inferno”. Disse dunque: “Noi saremo interamente contenti di voi se vi asterrete dall’aiutarci e dal combatterci”

 

 

 

 

 

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