
Si narra che a questo punto il perfido Ibn Ziad entrò nel suo palazzo e diede alla gente il permesso di farvi ingresso. Gli fu portata la sacra testa dell’Imam Husseyn (as) e furono infine fatti entrare anche i prigionieri. Zainab entrò in modo tale da non farsi riconoscere e si mise a sedere in un angolo. Ibn Ziad chiese allora: “Chi è quella donna?”. Gli fu risposto: “È Zainab, la figlia di °Alì”. Si rivolse allora alla nobile donna e disse: “Sia ringraziato Iddio per avervi disonorato e palesato le vostre menzogne”.
Zainab rispose: “Vengono disonorati i depravati e mentono i dissoluti. Noi non siamo né depravati né dissoluti”. Ibn Ziad disse allora perfidamente: “Cosa ne pensi di ciò che Dio ha fatto con tuo fratello e la tua famiglia?”. Rispose: “Non fu altro che grazia! Dio ha predestinato che i membri della famiglia del Profeta morissero martiri e loro si sono precipitati verso il luogo del loro eterno riposo. Sappi però che ben presto Dio ti riunirà insieme a loro ed essi ti combatteranno.Vedrai allora chi raggiungerà la beatitudine. Muori, o figlio di Marjanah!”. Queste infuocate parole mandarono in collera il vile Ibn Ziad; sembrava quasi che avesse deciso di uccidere Zainab. Uno dei presenti disse: “Lei è una donna e nessuno punisce una donna per quanto dice”.
Il perfido Ibn Ziad rinunciò allora a quanto aveva deciso di fare e disse: “Dio ha guarito il mio cuore e grazie a ciò mi sono astenuto dall’uccidere Husseyn e i peccatori della tua famiglia.” Zainab rispose allora: “Giuro su me stessa che hai ucciso i nostri vecchi, ci hai sterminato! Se la tua guarigione consiste in ciò, allora bisogna proprio affermare che sei guarito”. Ibn Ziad disse allora: “Zainab è una donna che quando parla fa della prosa rimata. Giuro su me stesso che anche suo padre era un poeta”. La nobile Zainab rispose: “Cosa c’entra la donna con la prosa rimata?!”.
Dopo questo scambio di parole, il malvagio si rivolse verso il quarto Imam (as) e disse: “Chi è questo giovane?”. Risposero: “È °Alì Ibn-l-Husseyn (as)”. Chiese allora: “Dio non ha forse ucciso °Alì Ibn-l-Husseyn (as)?”. Il purissimo Imam (as) rispose: “Avevo un fratello che (come me) si chiamava °Alì Ibn-l-Husseyn ed è stata la gente ad ucciderlo”. Il perfido ribatté: “Dio lo ha ucciso!”. L’Imam (as) rispose allora citando un versetto del Corano: “Dio prende le anime al momento della morte e, quelle che non sono morte, le prende durante il sonno…”4.
Il prepotente disse: “Come ti permetti?!”. Ordinò poi di portarlo fuori e decapitarlo; a sentire ciò Zainab rimase scioccata e disse: “O Ibn Ziad, tu ci hai sterminati e se ora hai intenzione di ucciderlo, uccidimi allora anche me insieme a lui”. Il quarto Imam (as) disse a sua zia Zainab di non dire nulla affinché potesse parlare con Ibn Ziad; disse quindi:
“O Ibn Ziad, mi minacci di morte?! Non sai forse che noi siamo abituati a essere uccisi, che è il martirio che ci rende grandi?”. A questo punto Ibn Ziad ordinò di trasferire i prigionieri in una casa sita a lato della grande moschea di Kufa. Zainab disse: “Che nessuna donna araba venga a farci visita, eccetto le ummi walad e le schiave, poiché anch’esse sono state fatte prigioniere come noi”. Ibn Ziad ordinò poi di far girare la sacra testa dell’Imam Husseyn (as) per i vicoli della città.
Devo qui citare i versi che un dotto ha composto per {Husseyn (as)} il Martire della Famiglia di Muhammad: “La testa del figlio della figlia di Muhammad, del suo vicario viene innalzata sulle lance affinché la gente la veda. I Musulmani vedono, sentono, ma nessuno di loro impedisce che venga compiuto questo atto, nessuno soffre per ciò. Cieco diventi chi ha visto ciò e non ha fatto nulla per impedire che avvenisse, sordo divenga chi ha sentito la disgrazia che ti ha colpito e non ha fatto nulla per impedire che accadesse. O Husseyn, con il tuo martirio hai svegliato gli addormentati occhi che non ti vedevano, hai chiuso gli occhi che non avevano sonno dal timore di te. O Husseyn non esiste paradiso sulla faccia della terra che non aspiri ad accogliere la tua tomba”
Si narra che a questo punto Ibn Ziad salí sul pulpito e, dopo aver lodato Iddio, pronunciò un discorso; tra le altre cose, disse: “Sia ringraziato Iddio che ha manifestato la verità, ha aiutato il Duce dei Credenti, Yazid, e ha ucciso Husseyn, bugiardo e figlio di bugiardo”.
A questo punto si alzò Abdillah Ibn Afif Al’azudiyy (che era un probo e timorato Shi°ita che aveva perso ambedue gli occhi in guerra - l’occhio destro nella battaglia di Siffin e quello sinistro nella battaglia di Jamal – e rimaneva dalla mattina alla sera nella moschea maggiore di Kufa a adorare Dio in preghiera) e disse: “O figlio di Marjànah, bugiardo sei tu, bugiardo è tuo padre, chi ti ha nominato governatore di Kufa e il suo empio padre.
O nemico di Dio, uccidi i figli dei profeti e ti permetti anche di pronunciare queste parole sul pulpito dei Musulmani?!”. Ibn Ziad s’incollerí e disse: “Chi è stato a pronunciare queste parole”. Abdullah gridò: “Io, o nemico di Dio! Ti permetti di uccidere la pura progenie del Profeta , che Dio ha purificato da ogni impurità, e pensi ancora d’essere musulmano?! Ahimé, potessero i figli dei Muhàjirin e degli Ansàr essere qui per vendicarsi di questo empio che il Messaggero di Dio ha chiamato ‘Maledetto Figlio di Maledetto’”. Queste parole fecero arrabbiare maggiormente Ibn Ziad, gli fecero gonfiare le vene del collo; egli disse: “Portate Abdullah da me”.
Abili guardie, da ogni lato, si precipitarono verso di lui per arrestarlo, ma gli eminenti della tribú degli Azud, che erano i suoi cugini paterni, si alzarono e lo liberarono dalle guardie; dopodiché lo fecero uscire dalla porta della moschea e lo portarono a casa sua. Ibn Ziad disse: “Andate a casa di questo cieco, che Iddio renda cieco il suo cuore come ha reso ciechi i suoi occhi, e portatelo da me”. Quando gli Azud vennero a sapere quanto aveva ordinato Ibn Ziad, si riunirono e, insieme alle tribú dello Yemen, decisero di proteggere Abdullah. Ibn Ziad venne a conoscenza di ciò e riuní le tribú dei Muzar e, nominando Muhammad Ibn Al’ash´ath come loro comandante, li mandò a combattere contro gli Azud.
Ci fu un duro scontro e alcuni Arabi persero la vita in esso; gli uomini d’Ibn Ziad arrivarono a casa d’Abdullah e, dopo averne rotto la porta, vi fecero ingresso; la figlia d’Abdullah gridò: “Caro padre, i soldati sono entrati in casa”. Abdullah rispose: “Non aver paura! Dammi la spada”. Gli diede la spada ed egli, mentre recitava i seguenti versi, iniziò a combattere il nemico: “Io sono Ibn Zilfazl Afif At-tahir. I miei vecchi sono Afif e Ummi ´Amir. Io vinsi valorosamente molti di voi, quelli armati di corazza, quelli che ne erano sprovvisti, possenti guerrieri”.
La figlia di Abdullah disse: “Caro padre, avrei voluto essere un uomo per combattere, dinanzi a te, contro questi empi, che sono gli assassini della famiglia del Profeta”. Gli uomini d’Ibn Ziad lo assalirono da ogni parte ed egli, aiutato dalla figlia che lo informava degli attacchi dei nemici, si difendeva; i soldati aumentarono però i loro attacchi e lo circondarlo. A questo punto la figlia d’Abdullah gridò: “Ahimé dalla viltà e dalla sventura! Mio padre è in difficoltà e non c’è nessuno a difenderlo”.
Abdullah faceva girare la spada intorno alla testa e diceva: “Giuro su Dio che se i miei occhi avessero visto il nemico avrebbe avuto grossi problemi”. Gli uomini d’Ibn Ziad combatterono ininterrottamente con lui, finché riuscirono a catturarlo e a portarlo da Ibn Ziad; quando quest’ultimo lo vide disse: “Sia ringraziato Iddio che ti ha umiliato”. Abdullah rispose: “O nemico di Dio, con che cosa Dio m’ha umiliato? Giuro su Dio che se i miei occhi avessero visto ti avrei reso il mondo oscuro”. Ibn Ziad disse allora: “O nemico di Dio, cosa dici riguardo a Uthman Ibn Uffàn?”.
Rispose: “O schiavo di Ilàj, o figlio di Marjànah, cosa c’entri tu con Uthman? Bene o male che abbia fatto, sappi che Dio tutelerà i diritti delle Sue creature e giudicherà tra loro e Uthman. Chiedimi piuttosto di tuo padre, di te, di Yazid e di suo padre Muawiah”. Rispose: “Giuro su Dio che non t’interrogherò su nulla finché non avrai assaggiato, sorso a sorso, la morte”.
Abdullah disse: “Sia lodato Iddio! In verità, già da prima che tu nascessi io supplicavo Iddio che mi donasse il martirio per mano della piú maledetta delle Sue creature; quando diventai cieco persi però le speranze di morire martire. Ora ringrazio Iddio che mi ha donato quel che volevo e mi ha fatto capire che ha esaudito la mia vecchia preghiera”. Ibn Ziad lo fece quindi uccidere. Fu ucciso e sospeso con un laccio intorno alla gola.
Si narra che Ibn Ziad scrisse una lettera a Yazid comunicandogli l’uccisione di Husseyn (as) e la prigionia della sua famiglia. Ne scrisse poi un’altra uguale a Umar Ibn Sa´id Ibn-l´as, il governatore di Medina. Quando Umar Ibn Sa´id ricevette la lettera d’Ibn Ziad, con un discorso pubblico informò la gente del martirio di Husseyn (as). I Baní Hàshim sentendo questa notizia iniziarono a piangere e a lamentarsi e organizzarono delle cerimonie funebri.
Zainab, la figlia d’Aghíl Ibn Abitàlib, piangeva e diceva: «Cosa risponderete se il Messaggero d’Allah vi chiederà: “Voi che siete l’ultimo dei popoli, come vi siete comportati, dopo la mia morte, con i membri della mia famiglia? Alcuni di loro sono stati fatti prigionieri e sono stati altri uccisi. Questa è la mia ricompensa {per quello che ho fatto per voi}? E pensare che vi avevo raccomandato di non trattarli male dopo di me!”»
Alla fine di quello stesso giorno, nottetempo, la gente di Medina sentí una voce dire: “O voi che a causa della vostra ignoranza avete ucciso Husseyn, sappiate che vi attende un castigo, sappiate che sarete colpiti da una {tremenda} disgrazia, sappiate che le creature del cielo, i Profeti, i Messaggeri e i Martiri vi maledicono. Voi siete stati maledetti dal figlio di Davide, da Mosè figlio d’Imràn e da Gesú figlio di Maria, portatore del Vangelo”
Quando Yazid ricevette la lettera d’Ibn Ziad, gli ordinò di mandare a Damasco i prigionieri e le teste dei martiri di Karbalà. Ibn Ziad convocò Muhaffar Ibn Tha´labah Al´à’iziyy e gli affidò quelle sacre teste e i prigionieri; egli portò i prigionieri a viso scoperto come si faceva di solito con le prigioniere miscredenti.
Ibn Lahi´ah narra una tradizione della quale noi citeremo la parte che qui ci interessa (questa tradizione è stata tramandata anche da altri narratori di hadith): «Stavo girando intorno alla Ka´bah quando d’un tratto vidi un uomo che diceva: “O Dio, perdonami… anche se non penso che mi perdonerai”. Io gli dissi: “O servo di Dio, temilo e non parlare in questo modo! Sappi infatti che se chiedi il Suo perdono, Egli ti perdona, anche se i tuoi peccati sono tanti quante sono le gocce di una pioggia e le foglie di un albero, poiché Iddio è il Clemente, il Misericordioso”.
Quell’uomo disse: “Vieni accanto a me affinché ti possa raccontare la mia storia”. Andai da lui e mi disse: “Eravamo cinquanta persone e portavamo la testa di Husseyn a Damasco. Durante le nostre soste notturne depositavamo la testa in un baule e ci mettevamo intorno ad esso a bere del vino. Una sera i miei compagni bevvero cosí tanto da ubriacarsi, io però non bevvi. Quando si fece completamente buio s’udí un tuono, apparí un fulmine e s’aprirono le porte del cielo. Scesero cosí Adamo, Noè, Abramo, Ismaele, Isacco e il Sigillo dei Profeti Muhammad; ad accompagnarli c’erano anche {l’arcangelo} Gabriele e un gruppo di angeli. Gabriele andò vicino al baule, estrasse la testa di Husseyn, la strinse al petto e la baciò; fecero altrettanto tutti i profeti presenti.
Il Profeta dell’Islam pianse molto per Husseyn e gli altri profeti gli fecero le condoglianze. Gabriele disse: “O Muhammad! Dio l’Altissimo mi ha ordinato di eseguire qualsiasi provvedimento che prenderai nei confronti del tuo popolo. Ordinamelo e farò tremare la terra sotto i loro piedi, distruggerò tutto come feci con la tribú di Lot”. L’Inviato di Dio rispose: “No Gabriele! Nel Giorno del Giudizio, al cospetto di Dio, regolerò i conti con questa gente”. S’avvicinarono poi un gruppo d’angeli per ucciderci e io dissi: “Pietà, pietà, o Inviato di Dio!”. Lui disse: “Vattene! Che Iddio non ti perdoni!”»
Nell’opera Tazyil, di Muhammad Ibn An-najjàr Shaykhu-l-muhaddithin Bi Baghdad, ho letto, nella parte dedicata alla biografia di °Alì Ibn Nasri-sh-shabukiyy, la seguente tradizione: “Durante il trasferimento della sacra testa dell’Imam Husseyn a Damasco, in una delle loro soste iniziarono a bere del vino e a giocare con quella sacra testa, passandosela di mano in mano. D’un tratto comparve una mano e, con una barra di ferro, scrisse sul muro la seguente frase: “La gente che ha ucciso Husseyn spera forse ancora di ottenere, nel Giorno del Giudizio, l’intercessione di suo nonno?”. A vedere questo incredibile avvenimento abbandonarono la testa e fuggirono”
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