IQNA

Alluhuf, Le vicende di Karbala - parte 25

11:33 - October 28, 2020
Notizie ID: 3485614
Iqna - Il presente libro è la narrazione della tragica vicenda di Karbalà ed è la traduzione, dalla versione persiana, dell’opera “Alluhúf Alà Qatla-t-tufúf” del grande sapiente shi°ita Sayyid Ibn Tawus

Alluhuf, Le vicende di Karbala - parte 25

 

Le case di Medina

°Alì Ibn Musa, Ibn Ja´far, Ibn Muhammad Ibn Tawus, l’autore di questo libro, dice: “Dopo aver recitato questo sermone, il purissimo Imam insieme ai suoi parenti fece ritorno a Medina, ove ritrovò le case dei suoi parenti e degli uomini della sua famiglia. Era come se piangessero, si lamentassero per l’uccisione dei propri padroni e chiedessero all’Imam di loro.

Il dolore e l’affanno per il martirio dell’Imam Husseyn (as) fa agitare i battenti delle porte delle case dei martiri. La casa abbandonata di Husseyn (as) grida: “Wa thakalà” e dice: “O uomini, scusatemi se grido e mi lamento in questo modo. Aiutatemi anche voi a superare questo difficile momento, poiché le persone per la cui perdita io piango e mi lamento, del cui generoso carattere sento nostalgia, erano con me mattina e sera; erano la luce delle mie oscurità e delle mie albe, erano lo scudo della mia dignità e del mio onore, erano la mia forza il mio successo, il mio sole, la mia luna. Quante notti calmarono le mie paure con la loro grandezza d’animo!

Quanto rispetto mi hanno fatto guadagnare con la loro santità! Quante volte mi fecero il dono di farmi sentire le loro fervide e sommesse preghiere dell’alba! Quanto valore acquistai grazie alle loro preghiere! Quante notti mi sono adornato delle loro {splendide} riunioni! Con le loro virtú mi hanno profumato, con i loro sguardi hanno reso verdi e fatto prosperare i miei secchi alberi, con la loro benedetta esistenza hanno eliminato il male che era in me.

Quanti rami di virtú hanno piantato nel campo delle mie aspirazioni! Loro mi proteggevano dalle cattive compagnie. Quante mattine mi sono visto, a causa loro, superiore a qualsiasi casa e reggia! Io andavo fiero di loro, erano la mia gioia, mi rendevano felice. Quante aspirazioni morte che essi hanno vivificato. Quante paure, che si erano annidate in me al pari di ossa putrefatte, che essi hanno eliminato.

La freccia della morte li ha però colpiti; il destino si è dimostrato invidioso nei miei confronti e loro sono rimasti soli e abbandonati tra i loro nemici, sono stati investiti dalle loro frecce. Con loro sono morte la virtú e la nobiltà. I precetti divini piangono e si lamentano per il fatto che non vedono piú i loro volti.

Ah! Ahimé, che grande disgrazia è la perdita di Husseyn, questo timorato uomo il cui sangue è stato versato in queste battaglie. Ahimé, che grande disgrazia è la perdita di questa virtuosa armata {i compagni, gli uomini dell’Imam Husseyn (as)} la cui bandiera è stata rovesciata in queste terribili vicende. Se in questa dolorosa vicenda non ho potuto usufruire dell’aiuto dei sapienti, se l’ignoranza dell’intelletto e del pensiero mi hanno lasciato solo nel momento della tragedia, per tenermi compagnia e aiutarmi sono state sufficienti le colline di terra vecchia e i muri demoliti, poiché anch’essi si lamentano e sono immersi nella tristezza come me.

Se aveste potuto sentire come le preghiere piangono per quei martiri del retto sentiero, come l’essere umano dei momenti di ritiro spirituale si lamenta per loro, come la nobiltà d’animo è desiderosa di rivederli, come la magnanimità cerca la gioia di incontrarli di nuovo, come i mihràb delle moschee piangono per averli persi e come il bisogno dei poveri invoca, lamentandosi e gridando, la loro magnanimità, vi sareste invero rattristati, avreste sofferto a sentire tutti questi pianti e lamenti e avreste saputo che in questa disgrazia non avete fatto tutto quello che dovevate fare.

Anzi, se solo aveste visto la mia solitudine e il mio abbattimento, se solo aveste costatato la desolazione delle mie riunioni e dei miei resti, avreste visto una scena che fa soffrire i cuori piú pazienti e aumenta l’angoscia dei petti. Le case che erano invidiose di me ora gioiscono per le mie sofferenze, ora le pericolose mani del destino mi dominano.

Ah! Quanto desideroso sono di raggiungere le dimore nelle quali ora vivono e riposano quei martiri. Mi sarebbe piaciuto essere un uomo per difenderli con il mio corpo, per proteggerli dai colpi di spada, dalle frecce e dalle spade del nemico, per poterli salvarli. Mi sarebbe piaciuto vendicarmi dei loro nemici, che li hanno colpiti con le loro spade, avrei voluto fermare le frecce che li hanno colpiti.

Ora che non ho avuto questo onore, mi piacerebbe visitare il luogo ove sono caduti i martiri e abbracciare i loro puri corpi. Se io fossi stato la tomba di quei grandi e devoti uomini, avrei dato tutto me stesso per proteggerli, avrei rispettato i loro pristini diritti, avrei impedito ai sassi di cadere sui loro corpi, e, al pari di un servo ubbidiente, sarei rimasto a servirli, ad onorare e venerare quei fulgidi visi, quei corpi ridotti a brandelli.

In tal modo sarei riuscito a raggiungere il desiderio di rimanere in loro compagnia, di giovarmi della loro luce, al fine di eliminare con essa le mie tenebre. Ah! Quanto amo realizzare queste mie aspirazioni. Quanto dolore provo per la lontananza delle persone che mi abitavano. Non esiste al mondo lamento piú lungo del mio. L’unica medicina che è in grado di curarmi è stare con loro. Ora io indosso la veste di lutto per averli persi. Non spero piú di riuscire a pazientare, di riuscire a sopportare questo grande dolore. Posso solo dire questo: ‘O pace mia, ti rivedrò nel Giorno del Giudizio”

Che bei versi ha composto il noto poeta Ibn Futaybah quando, dinanzi a quelle case abbandonate, versava lacrime e diceva: “Io passai davanti alle case della famiglia di Muhammad, ma non le ritrovai come quando erano abitate. Che Iddio abbia sempre in grazia queste case e i loro padroni, che oggi non ci sono ad abitarle. Sappiate che l’uccisione dei martiri di Karbalà, ha umiliato i Musulmani e ora gli effetti di tale viltà sono palesi. I figli del Profeta (S) sono sempre stati il rifugio della gente, ora però {a causa delle ingiustizie che hanno subito} sono diventati la piú grande sofferenza, la piú grande disgrazia per i cuori. Ma non vedi che il sole è impallidito, come le persone malate, e la terra si è turbata per il martirio di Husseyn (?!”

O tu che vieni a conoscenza della disgrazia che ha colpito Abu Abdillah, nel dolore per il suo martirio segui il sentiero che seguirono le guide portatrici del Libro.

 

 

 

 

 

 

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