
Il Ramadan è il nono mese del calendario islamico, il mese in cui venne rivelato il Corano, ed è il tempo di riflessione spirituale e di una maggiore devozione al culto.
Anche tra le rovine della Striscia di Gaza si celebra il mese sacro del Ramadan tra miseria e disperazione. Bombardamenti e confini sigillati hanno ridotto questa striscia di terra in un grande campo di concentramento a cielo aperto. Un campo di concentramento “non condannato” dalla storia e dalla comunità internazionale, dove ormai si muore per nulla, anche per una semplice malattia. Ma per le cosiddette democrazie occidentali va bene così. Alle condizioni disumane a cui sono costretti a vivere i gazawi, bisogna considerare anche i massacri sistematici attuati dal regime israeliano.
La Striscia di Gaza è vittima un disumano assedio israeliano dal 2007. Il blocco ha causato un declino del tenore di vita e livelli senza precedenti di disoccupazione e povertà inesorabile. Oltre a imporre il suo blocco, il regime sionista ha lanciato diverse guerre contro l’enclave costiera assediata, l’ultima delle quali è iniziata all’inizio di luglio 2014. L’aggressione militare, che si è conclusa il 26 agosto 2014, ha ucciso circa 2.200 palestinesi.
Un rapporto delle Nazioni Unite del 2017 ha previsto che l’enclave assediata, che ospita circa due milioni di palestinesi, diventerà a breve invivibile. “Oggi, con oltre il 53% di disoccupazione nella popolazione di Gaza e con oltre un milione di persone dipendenti da sussidi trimestrali dell’Unrwa, l’azione umanitaria preventiva delle agenzie delle Nazioni Unite e le rimesse dall’estero hanno impedito a Gaza il collasso totale”, ha aggiunto l’Unrwa.
Ma questa incredibile tragedia umanitaria non ferma la fede e il coraggio dei gazawi che, tra miseria e disperazione, non dimenticano mai di rinnovare quell’atto di fede, rimasto ormai l’unica arma di fronte ai crimini dell’oppressore e all’indifferenza dei complici.
ilfarosulmondo.it