IQNA

7:15 - September 24, 2021
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Tehran-Iqna- Il 22 settembre del 1980 le truppe del regime baathista iracheno di Saddam Hussein lanciarono un attacco a sorpresa, terrestre e aereo, su un fronte lungo mille chilometri, contro la neonata Repubblica Islamica dell'Iran

Settimana della Sacra Difesa

 

L'Iran celebra in questi giorni la "Settimana della Sacra Difesa".

La Settimana della Sacra Difesa ricorda l'anniversario dell'aggressione militare del regime baathista iracheno contro l'Iran post rivoluzionario e l'inizio degli otto anni di guerra tra i due paesi.

Il 22 settembre del 1980 le truppe del regime baathista iracheno di Saddam Hussein lanciarono un attacco a sorpresa, terrestre e aereo, su un fronte lungo mille chilometri, contro la neonata Repubblica Islamica dell'Iran alle prese in quel momento con problematiche e turbolenze interne dovute al clima post rivoluzionario.

L'obiettivo dichiarato del regime baathista era la revoca dell'accordo del 1975 (Accordo di Algeri) che delimitava il confine tra i due paesi sul fiume Arvandrud (Shat al-Arab in Iraq), considerato da Saddam svantaggioso per gli interessi del regime, tanto che il dittatore iracheno si presentò dinanzi ai media internazionali e stracciò l'accordo in diretta tv.

Il regime iracheno, approfittando dei problemi interni iraniani createsi in seguito alla rivoluzione, voleva inoltre occupare alcune aree a sudovest dell'Iran, in particolare la regione iraniana del Khuzestan, ricca di petrolio, facilitando al tempo stesso l'accesso iracheno al Golfo Persico.

In un primo momento le forze irachene, appoggiate sia dai paesi occidentali che dal blocco sovietico, occuparono diverse migliaia di chilometri quadrati di territorio iraniano, tra cui la città strategica portuale di Khorramshahr.

A causa della forte ed inaspettata resistenza iraniana, lo slancio dell'offensiva irachena si esaurì però dopo poche settimane e le forze baathiste furono subito costrette a fermare l'avanzata impantanandosi nelle terre occupate.

L'Iran iniziò una lunga controffensiva culminata in quattro grandi operazioni tra l'ottobre del 1981 e maggio 1982 a termine dei quali le forze iraniane avevano liberato gran parte del territorio perso nelle prime settimane di guerra, tra cui la città di Khorramshahr.

A quel punto le forze iraniane proseguirono la controffensiva entrando a quasi due anni dall'inizio del conflitto in territorio iracheno. La guerra andò avanti per altri sei anni su tutto il fronte, dove gli attacchi iraniani si concentrarono in particolare sulle zone di Faw e Bassora a sud e sul curdistan iracheno a nord.

Durante gli otto anni di guerra il regime di Saddam Hussein potè contare su un ampio appoggio internazionale, dagli Stati Uniti e l'Europa, fino all'Urss e buona parte del blocco sovietico, per passare dai paesi arabi della regione.

Gli aiuti al regime baathista furono in armamenti, compresi centinaia di caccia bombardieri di ultima generazione forniti dall'Unione Sovietica e dalla Francia, centinaia di elicotteri da Usa, Europa e Russia, migliaia di carri armati e mezzi blindati, aiuti in intelligence dove ebbero un ruolo molto importante gli Stati Uniti tramite satelliti spia e aerei Awacs, migliaia di pezzi d'artiglieria, bombe, mine, missili balistici, missili anti nave, mezzi per la logistica e molto altro fornito dai paesi occidentali e dal blocco sovietico.

A questo va aggiunto il sostegno economico nell'ordine di decine di miliardi di dollari da parte delle petromonarchie del Golfo Persico, più l'appoggio politico e diplomatico incondizionato da parte di tutti gli attori sopraccitati.

Tutto ciò mentre l'Iran era sottoposto a dure sanzioni da parte delle maggiori potenze mondiali, tanto che aveva serie difficoltà ad esportare il suo petrolio e a importare persino armi leggere.

Secondo molti analisti il sostegno internazionale a Saddam Hussein fu decisivo nel salvare il suo regime durante gli anni di conflitto con l'Iran, in particolare nel 1982 e nel 1986, quando l'esercito iracheno era vicino al collasso dinanzi alle offensive iraniane.

L'aspetto più controverso dell'appoggio internazionale al regime di Saddam Hussein è rappresentato però dall'utilizzo di  armi chimiche da paerte irachena.

L'Iraq fece largo uso di armi chimiche durante il conflitto, dall'iprite al gas nervino, causando decine di migliaia di vittime. L'utilizzo di armamento chimico non fu limitato a colpire le truppe iraniane, bensì il regime baathista fece uso di queste armi anche contro la popolazione civile iraniana.

Non solo, l'esercito iracheno arrivò a colpire anche i suoi stessi cittadini, soprattutto la popolazione curda, accusata di connivenza con l'Iran. Tutti ricordano a tal proposito la tragedia di Halabja, città curdo irachena colpita nel marzo del 1988 da un bombardamento chimico ad opepra dell'esercito di Saddam in cui persero la vita cinquemila persone.

Il programma di armamento chimico iracheno fu realizzato grazie al contributo dell'amministrazione americana e di diverse aziende europee che cedettero all'Iraq materiali e tecnologia per la fabbricazione di queste armi, il tutto con il beneplacito dei rispettivi governi.

Negli otto anni di conflitto il punto di forza della parte iraniana fu il fervore e lo spirito di sacrificio nato in seguito alla rivoluzione islamica e le forti convinzioni islamiche della popolazione che spinse milioni di volontari, da ragazzi poco più che adolescenti a persone anziane, e appartenenti a tutte le classi sociali,  ad arruolarsi e recarsi al fronte alla ricerca del martirio per la difesa del vero Islam.

Questo clima di sacrificio fu presente anche dietro il fronte, nelle città e nei villaggi, dove la popolazione appoggiò lo sforzo bellico con tutto ciò che aveva, da beni materiali a competenze tecniche, il tutto nonostante la difficile situazione economica creatasi a causa delle sanzioni e della guerra.

La "Guerra imposta" o la "Sacra Difesa", come viene chiamata in Iran la guerra di otto anni contro l'Iraq baathista di Saddam Hussein, giunse a termine nell'estate del 1988 con un cessate il fuoco mediato dall'ONU.

Nei successivi due anni l'ONU dichiarò ufficialmente l'Iraq come aggressore e parte scatenante del conflitto, chiedendo anche al governo iracheno di pagare all'Iran un risarcimento per danni di guerra.

 

 

 

 

 

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