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Bahrain, intensificata la repressione sugli sciiti

23:47 - June 25, 2026
Notizie ID: 3492706
Iqna - L’ondata crescente di repressione e restrizioni da parte del regime Al Khalifa in Bahrain, perseguita con lo slogan della tutela della legge e del rafforzamento della sicurezza fin dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e regime sionista contro l’Iran, appare meno come una misura di sicurezza e più come una campagna vendicativa contro una parte dei cittadini bahreiniti con il pretesto della solidarietà con la Repubblica Islamica dell’Iran

Bahrain, intensificata la repressione sugli sciiti

 

L’ondata crescente di repressione e restrizioni da parte del regime Al Khalifa in Bahrain, perseguita con lo slogan della tutela della legge e del rafforzamento della sicurezza fin dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e regime sionista contro l’Iran, appare meno come una misura di sicurezza e più come una campagna vendicativa contro una parte dei cittadini bahreiniti con il pretesto della solidarietà con la Repubblica Islamica dell’Iran.

Secondo un articolo del quotidiano libanese Al-Akhbar, questa tendenza ha assunto nuove dimensioni durante il periodo dell’Ashura. Si registrano scontri quotidiani tra la popolazione del Bahrain e le forze di sicurezza del regime degli Al Khalifa, a seguito dei tentativi di queste ultime di impedire lo svolgimento delle cerimonie dell’Ashura. Una questione che Ibrahim al-Aradi, capo dell’ufficio politico della “Coalizione del 14 febbraio”, non considera separata dalla campagna per mettere a tacere le voci dissidenti, iniziata circa quattro mesi fa.

Divieto di viaggio in Iran e Iraq; restrizioni per i pellegrini

Nell’ambito di questa stessa campagna, il Ministero dell’Interno del regime di Al Khalifa ha annunciato all’inizio di giugno il divieto di viaggio per i cittadini del Bahrein in Iraq e Iran. Una decisione che include anche i pellegrini che intendono visitare luoghi di culto in questi due Paesi.

Il Ministero dell’Interno del regime di Al Khalifa ha giustificato questa decisione citando gli sviluppi della sicurezza regionale. Tuttavia, il provvedimento ha sollevato interrogativi, soprattutto considerando che non è stata imposta alcuna restrizione simile per i viaggi verso i territori occupati, ad esempio.

A questo proposito, Ibrahim al-Aradi descrive la misura adottata dal Ministero dell’Interno del regime Al Khalifa come una pericolosa e senza precedenti escalation. Afferma che il numero di bahreiniti che si recano ogni anno in Iraq e Iran per pellegrinaggi religiosi è compreso tra 60mila e 90mila, e che queste persone sono soggette al divieto di viaggio, mentre altri Paesi sono stati esentati da tali restrizioni, nonostante la situazione turbolenta nella regione.

Ashura: una nuova arena di restrizioni in Bahrain

Al-Aradi ritiene che il Bahrain si stia avviando verso la fase più pericolosa nella storia del conflitto tra la famiglia regnante e il popolo.

In un’intervista al quotidiano libanese Al-Akhbar, afferma che negli ultimi mesi le violazioni dei diritti dei cittadini del Bahrain sono aumentate in modo senza precedenti, tra cui l’arresto di oratori religiosi e studiosi, il divieto di partecipare a processioni funebri e altre misure restrittive. Parla inoltre di un processo organizzato per impoverire un’intera setta e spingerla verso un’unica opzione: l’emigrazione dal Paese.

Oltre alla decisione sul divieto di viaggio, Rashid bin Abdullah Al Khalifa, Ministro degli Interni del regime, nel suo incontro annuale con i capi delle Husayniyyah del Bahrain prima dell’inizio delle cerimonie dell’Ashura, ha annunciato il divieto di quelle che ha definito “assemblee della Guida Suprema” e ha avvertito i cittadini del Bahrein di non seguire il modello iraniano, di non sostenerlo e di non assumere una posizione a suo favore.

La Società islamica nazionale Al-Wefaq, in risposta a queste decisioni, le ha definite un precedente pericoloso e allarmante, avvertendo che il regime è caduto vittima di un odioso e incontrollato abbandono settario della presenza sciita in Bahrain.

Aumento degli arresti; preoccupazioni per la revoca della cittadinanza e l’espulsione

Nello stesso contesto, al-Aradi mette in guardia contro l’adozione di misure più severe nei confronti dei cittadini del Bahrain, come la revoca della cittadinanza e la loro espulsione. Dal 28 febbraio di quest’anno, più di 500 uomini e donne sono stati arrestati, e questo numero è destinato ad aumentare. Ogni famiglia si sente a rischio e teme il rapimento dei propri figli, il loro arresto e la loro incarcerazione con accuse inventate e di natura settaria.

Bahrain: arresto di religiosi con l’accusa di legami con l’Iran

Tra i recenti arresti figurano 51 religiosi bahreiniti i cui casi sono stati documentati dalla Commissione per gli Affari dei Prigionieri. Tale organismo ha annunciato che queste persone sono state trasferite al carcere di “Al-Hawd Al-Jaff” l’8 giugno, dopo un mese di detenzione nei centri di investigazione.

Il Ministero dell’Interno del regime di Al Khalifa ha accusato questi individui di avere legami con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane, di spiare per esso o di seguire la dottrina di Wilayat al-Faqih. La Commissione ha sottolineato che i casi di questi individui si inseriscono nel contesto della sistematica repressione delle libertà religiose e della libertà di espressione.

La Commissione per gli Affari dei Prigionieri ha inoltre segnalato l’arresto di due religiosi bahreiniti negli Emirati Arabi Uniti, affermando che tale azione indica l’espansione del coordinamento transfrontaliero in materia di sicurezza per reprimere e perseguitare gli studiosi sciiti bahreiniti a causa della crisi regionale che si è estesa anche ai Paesi del Golfo.

Critiche da parte degli attivisti all’approccio del governo in materia di sicurezza

Un attivista bahreinita, che ha preferito rimanere anonimo, ha dichiarato al quotidiano libanese Al-Akhbar: “Quanto sta accadendo ai detenuti – in particolare con le condanne all’ergastolo inflitte alle donne per aver espresso opposizione all’attacco all’Iran – è motivo di preoccupazione”. Ritiene che il regime non agisca nel rispetto della legge, ma piuttosto in base a considerazioni settarie e politiche che influenzano direttamente il tipo di sentenze e provvedimenti adottati.

L’attivista ha aggiunto che la situazione attuale solleva serie preoccupazioni sul destino dei detenuti in Bahrain, in particolare dei religiosi, poiché esiste la possibilità che vengano fabbricate accuse o fascicoli di sicurezza per giustificare il perseguimento nei loro confronti e il tentativo di mettere a tacere le loro voci. A suo avviso, queste misure servono a normalizzare i rapporti con il regime sionista, che il popolo del Bahrein rifiuta.

Chiusura delle istituzioni culturali e religiose sciite

Le violazioni non si sono limitate ai singoli individui, ma hanno coinvolto anche le istituzioni e la società del Bahrain. A metà maggio di quest’anno, le autorità del regime hanno sciolto la “Società per la Consapevolezza Islamica”, una delle più importanti istituzioni culturali e sociali, fondata nel 1972 da un gruppo di eminenti studiosi religiosi bahreiniti, tra cui l’Ayatollah Isa Qasim. All’Ayatollah Isa Qasim era stata precedentemente revocata la cittadinanza bahreinita dal regime Al Khalifa ed era stato esiliato dal Paese.

Questa decisione è stata presa mentre l’associazione si era allontanata dall’attività partigiana e politica, limitando le proprie attività alle sfere sociale, culturale e religiosa. Fonti dell’opposizione bahreinita hanno interpretato questo provvedimento come la continuazione di politiche restrittive e ritengono che il regime degli Al Khalifa stia portando avanti un progetto volto a consolidare la divisione settaria con pretesti nazionalisti.

Rapporto di Amnesty International sull’ondata di arresti in Bahrain

Amnesty International, in un rapporto sulle recenti ondate di repressione negli Stati membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo, ha documentato oltre mille arresti durante la guerra contro l’Iran. Questi arresti sono stati effettuati per aver pubblicato contenuti e materiale digitale relativi alla guerra contro l’Iran. L’organizzazione ha descritto queste misure come parte di una più ampia politica volta a limitare il flusso di informazioni e a imporre un severo controllo sullo spazio digitale.

 

 

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