IQNA

San Suu Kyi, neppure una parola sugli stupri delle donne Rohingya

23:57 - December 27, 2017
Notizie ID: 3482454
Iqna - Il Guardian ha visto la relazione di Pramila Patten, l'inviata delle Nazioni Unite nelle zone di conflitto dove si consumano stupri etnici. 'San Suu Kyi non si è impegnata in alcuna azione di contrasto'

San Suu Kyi, neppure una parola sugli stupri delle donne Rohingya


Aung San Suu Kyi ha evitato di parlare degli stupri delle donne e delle ragazze Rohingya violentate dalle truppe e dalla polizia del Myanmar. Lo scrive il Guardian. 
Pramila Patten, l'inviata speciale delle Nazioni Unite con il compito di appurare gli abusi sessuali nelle aree in conflitto, si è recata nel paese per una visita di quattro giorni a metà dicembre per sollevare la questione. Ma ha riferito che  purtroppo Aung San Suu Kyi, consigliera statale del governo del Myanmar , ha rifiutato di impegnarsi in "qualsiasi discussione sostanziale" sui rapporti che circolano. Secondo tali rapporti i soldati, la polizia di frontiera e le milizie buddiste Rakhine hanno compiuto "violenza sessuale diffusa e sistematica" nello stato settentrionale del Rakhine. 
"L'incontro di pura cortesia con la signora San Suu Kyi non era di natura sostanziale", ha scritto Patten in una lettera inviata al segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres la scorsa settimana.


Scrive ancora il Guardian: "Più di 655.000 Rohingya, membri di una minoranza musulmana perseguitata e senza stato, sono fuggiti nei campi profughi del Bangladesh da quando nel mese di agosto sono iniziate le violenze nello stato di Rakhine settentrionale del Myanmar. Medici Senza Frontiere crede che almeno 6.700 Rohingya siano stati uccisi mentre si moltiplicano le testimonianze di stupri etnici"
Invece di discutere, Patten ha detto che Aung San Suu Kyi l'ha informata che avrebbe gradito "una serie di buoni incontri" con alti funzionari del Myanmar. 
Durante questi incontri, è stata informata da rappresentanti del governo militare e civile che le notizie di atrocità sono state "esagerate e fabbricate dalla comunità internazionale".
"Inoltre, è stata espressa la convinzione che coloro che sono fuggiti lo hanno fatto a causa di un'affiliazione con gruppi terroristici, e lo hanno fatto per sfuggire alle forze dell'ordine", ha scritto Patten.

 

 

 
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