IQNA

11:36 - August 09, 2020
Notizie ID: 3485350
Tehran-Iqna- Il premier indiano Narendra Modi ha posto mercoledì la prima pietra di un tempio induista nella città di Ayodhya, un luogo emblematico del nazionalismo indù, al centro da decenni di una forte disputa tra la comunità islamica e quella induista

Il premier indiano Narendra Modi ha posto mercoledì la prima pietra di un tempio induista, sulle rovine di quella che fu la moschea di Babri, nella città di Ayodhya.

Il sito è un luogo emblematico del nazionalismo induista, al centro da decenni di una forte disputa tra la comunità islamica ed estremisti indù.

Modi si è recato il 5 agosto ad Ayodyah (nello stato dell'Uttar Pradesh, nel nord del paese) per partecipare alla cerimonia di posa della prima pietra del tempio.

Una data non scelta a caso visto che è il primo anniversario della revoca dell'autonomia della regione a maggioranza islamica del Kashmir, atto quest'ultimo che esacerbò ulteriormente le già tese relazioni tra la comunità islamica indiana ed il governo Modi.

La mossa ha portato infatti dallo scorso anno ad una militarizzazione della regione a maggioranza islamica con l'invio di centinaia di migliaia di truppe e l'uccisione di oltre trecento cittadini musulmani del Kashmir.

La fine dell'autonomia del Kashmir era un vecchio cavallo di battaglia dei nazionalisti indù che hanno portato al potere Modi nel 2014.

Il primo ministro indiano, parlando nel corso della cerimonia, ha affermato: "Un'attesa che dura da secoli finisce oggi. Tutta l'India è in festa oggi. È stata scritta una storia d'oro", invitando tutti gli indiani di fede induista a celebrare l'evento.

 Il caso della moschea Babri trovò una svolta nel novembre dello scorso anno quando i giudici della Corte Suprema indiana decisero di concedere il sito agli estremisti indù per la costruzione di un tempio sulle rovine della moschea distrutta, ordinando come atto riparatorio l'assegnazione di un nuovo terreno alla comunità islamica.

A nulla sono servite le proteste della comunità islamica indiana che ha definito la sentenza ingiusta e di parte, chiedendo un'ulteriore disamina del caso.

Le frange estremiste indù affermano che il sito di 1,1 ettari è il luogo di nascita del cosiddetto dio Ram, pretendendo quindi di costruire un tempio in suo onore.

Secondo loro, l'imperatore musulmano Babur costruì lì la moschea Babri nel XVI secolo, radendo al suolo un antico tempio dedicato a Ram. Versione però contestata e smentita dai musulmani, i quali ritengono che la costruzione della moschea sia avvenuta su un terreno libero. 

Alimentata negli anni '80 dai nazionalisti indù, allora all'opposizione, ma ora al potere, la campagna di disordini intorno al sito culminò con la distruzione della Moschea Babri da parte dei fanatici indù il 6 dicembre del 1992.

La distruzione della moschea diede il via nei giorni successivi a violenze in cui persero la vita migliaia di persone, in gran parte musulmani.

Con l'avvio della costruzione del tempio ad Ayodhya e la revoca dello status di autonomia del Kashmir, il primo ministro Modi invia due forti segnali al suo elettorato composto in larga parte da nazionalisti indù, allontanandosi dal concetto di nazione multiconfessionale a cui aspirava il Mahatma Ghandi al momento dell'indipendenza dell'India nel 1947. 



 

 

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