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“Tua madre è stata stuprata”: Israele usa torture sessualizzate contro bambini prigionieri

8:04 - December 17, 2025
Notizie ID: 3492248
Iqna - Lo scorso mese, una serie di scioccanti rapporti su stupri e torture estreme è stata pubblicata da gruppi per i diritti umani, venendo però ignorata dai media mainstream occidentali

“Tua madre è stata stuprata”: Israele usa torture sessualizzate contro bambini prigionieri

 

PC.  Di Robert Inlakesh. Mentre i media occidentali erano ossessionati da qualsiasi presunta sofferenza dei prigionieri israeliani, migliaia di palestinesi sono stati soggetti a violenze sistematiche e continue.

Lo scorso mese, una serie di scioccanti rapporti su stupri e torture estreme è stata pubblicata da gruppi per i diritti umani, venendo però ignorata dai media mainstream occidentali. Tra le nuove prove rese pubbliche di tali crimini orrendi figura il caso di una donna palestinese di 42 anni che ha testimoniato di essere stata violentata brutalmente tre volte da soldati israeliani, secondo quanto documentato dal Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR).

Tuttavia, un rapporto rimasto in gran parte inosservato fin dalla sua pubblicazione, il 13 novembre, anche nei media indipendenti, è quello dell’organizzazione Defense for Children International-Palestine (DCIP), che riguarda il rapimento di tre ragazzi palestinesi che stavano cercando aiuto nel mezzo della carestia di Gaza.

Torture israeliane contro i bambini palestinesi.

Il rapimento e l’imprigionamento di minori da parte delle forze di occupazione israeliane non è certo un fenomeno nuovo. La pratica è abituale e ha colpito palestinesi anche di appena 12 anni.

Sebbene il rapimento violento di bambini e la loro detenzione senza accuse rappresentino una chiara violazione del diritto internazionale, l’impunità con cui agisce da decenni l’esercito israeliano ha reso questa pratica ordinaria. Ciò che è cambiato dal 7 ottobre 2023 è l’istituzione di campi di tortura militari come la struttura di detenzione di Sde Teiman, dove sono stati commessi i casi più noti di stupri di gruppo e torture sessualizzate.

A differenza del sistema carcerario israeliano, a Sde Teiman e in installazioni simili non operano guardie carcerarie, ma soldati, e tali strutture sono state costruite per trattenere migliaia di civili di Gaza. Nessuno dei detenuti è accusato di un reato e non esiste quasi alcun modo per conoscere il numero dei prigionieri ancora trattenuti. Le famiglie delle centinaia di prigionieri liberati a settembre da Sde Teiman, credevano che fossero stati uccisi.

Il recente rapporto di DCIP si concentra sui casi di tre ragazzi: Faris Ibrahim Faris Abu Jabal, 16 anni, Mohammad Nael Khamis al-Zoghbi e Mahmoud Hani Mohammad al-Majayda, entrambi di 17 anni.

Il caso di Faris.

Il caso di Faris è forse il più terrificante, che l’ha lasciato con gravi problemi psicologici nonostante la liberazione. L’11 settembre Faris è stato rapito mentre cercava aiuto vicino al Corridoio Morag.

Una volta catturato sotto la minaccia delle armi, il ragazzo ha avuto le mani legate ed è stato sottoposto a interrogatori e pestaggi severi. È stato poi costretto a mettersi a carponi, posizione dalla quale un soldato israeliano “mi ha colpito la fronte così forte che si è spaccata e ha richiesto punti di sutura”, ha testimoniato.

Faris è stato poi bendato, gettato in una buca e picchiato fino al mattino. La mattina seguente è stato trasferito al valico di Karem Abu Salem, costretto a spogliarsi nudo è stato poi portato al centro di tortura di Sde Teiman.

Inizialmente il ragazzo è stato detenuto con gli adulti per quattro giorni, poi trasferito in una cella per minori con altri sette.

Durante tutto questo processo Faris è stato picchiato, legato a una sedia, privato di acqua e cibo e gli è persino stato impedito di andare in bagno. “Durante l’interrogatorio perdevo spesso il controllo della vescica”, ha dichiarato.

La “stanza discoteca”.

Successivamente Faris è stato portato nella cosiddetta “stanza disco”, dove i prigionieri vengono rinchiusi e sottoposti per ore a musica ebraica ad altissimo volume diffusa da grandi altoparlanti. Questa tecnica era tristemente nota anche a Guantanamo Bay come metodo di tortura psicologica.

Durante la permanenza nella stanza, Faris ha notato un soldato fuori dalla cella che giocava ai videogiochi sul suo telefono. Quando il soldato perdeva, “apriva la porta e mi massacrava di botte, colpendomi a caso. Sono rimasto lì fino alla fine della giornata, subendo numerose aggressioni, tra cui colpi alla testa contro il muro, calci e strattoni ai capelli”.

Tortura sessualizzata.

Poi è arrivata una forma scioccante di tortura psicologica. Un soldato israeliano ha mostrato al giovane Faris una foto falsa e sessualizzata di sua madre, sdraiata in una “posizione compromettente” accanto a un soldato israeliano. Faris ha descritto così l’episodio:

“‘Guarda cosa hanno fatto i nostri soldati a tua madre’, mi ha deriso la guardia. Nell’immagine mia madre era sdraiata accanto a un soldato. Si vedevano i suoi capelli. ‘Vuoi andare a vedere tua madre? I nostri soldati hanno stuprato e ucciso tua madre e le tue sorelle’”.

Dopo questo, Faris è stato “sospeso in aria per un’intera settimana”:

“Mi hanno legato le mani sopra la testa e le gambe sotto, ciascuna con una manetta diversa, sollevandomi da terra di circa un metro… A volte colpivano le gambe. Spesso mi bagnavo addosso. Mi picchiavano con bastoni alle gambe e mi insultavano con parole volgari”.

Il rapporto DCIP afferma:

“Ogni bambino intervistato da DCIP dopo il rilascio dalla custodia militare israeliana ha riportato torture brutali e disumanizzanti, condizioni insalubri che hanno causato scabbia e infezioni, cibo marcio e scarso, pestaggi costanti e umiliazioni, trattamenti progettati per spezzarne la personalità ed estorcere false confessioni”.

Gli altri due minori hanno subito varie forme di tortura e pestaggi, tra cui aggressioni con bastoni, attacchi di cani, scosse elettriche e granate stordenti durante irruzioni nelle loro celle.

Ipocrisia mediatica.

Nonostante non ci siano prove di torture contro prigionieri israeliani detenuti a Gaza, i loro casi hanno ricevuto una copertura mediatica continua in Israele, con i loro nomi sulle prime pagine e intere inchieste dedicate.

Nel frattempo, mentre i media occidentali si concentravano ossessivamente su qualsiasi presunta sofferenza dei prigionieri israeliani, migliaia di palestinesi subivano abusi sistematici e continui, inclusi innumerevoli casi di stupri e torture sessualizzate, anche contro donne e bambini.

Nonostante si tratti di una delle campagne di tortura e stupri di massa più spaventose degli ultimi anni, i media e i leader politici occidentali hanno scelto di ignorarla quasi del tutto.

Robert Inlakesh è giornalista, scrittore e documentarista. Si occupa di Medio Oriente, specializzatosi sulla Palestina. Ha contribuito con questo articolo a The Palestine Chronicle.

(Nell’immagine di copertina: il sedicenne Faris Ibrahim Faris Abu Jabal (a sinistra), il diciassettenne Mahmoud Hani Mohammad Al-Majayda (al centro) e il diciassettenne Mohammad Nael Khamis Al-Zoghbi sono stati tutti torturati da Israele. Foto per gentile concessione delle famiglie, tramite DCI).

Traduzione per InfoPal di F.L.

 

 

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