IQNA

18:28 - August 31, 2020
Notizie ID: 3485427
Iqna - Il presente libro è la narrazione della tragica vicenda di Karbalà ed è la traduzione, dalla versione persiana, dell’opera “Alluhúf Alà Qatla-t-tufúf” del grande sapiente shi°ita Sayyid Ibn Tawus

Alluhuf, Le vicende di Karbala - parte 4

 

Ibn Ziad diventa governatore di Kufa

Abdullah Ibn Muslim Al-bahiliyy, Umarah Ibn Walid Umar Ibn Sa´d scrissero una lettera a Yazid comunicandogli l’arrivo di Muslim a Kufa. Chiesero inoltre la destituzione di Nu´man Ibn Bashir e la nomina di un nuovo governatore a Kufa. Yazid scrisse allora una lettera ad Abdullah Ibn Ziad, governatore di Bassora, affidandogli il governatorato di Kufa. Informandolo poi delle vicende riguardanti la presenza di Muslim a Kufa, gli ordinò di catturarlo e ucciderlo. Ibn Ziad si preparò allora a partire per Kufa.

***

Husseyn (as) aveva scritto una lettera a un gruppo d’eminenti di Bassora, come Yazid Ibn Mas´ud An-nahshaliyy, Al-mundhir Ibn Al-jàrud Al´abdiyy, invitandoli ad aiutarlo e ricordando loro che dovevano ubbidire ai suoi ordini.

Inviò la lettera attraverso il suo servitore Sulaiman, soprannominato Abu Razín. Yazid Ibn Mas´ud riuní la tribú dei Baní Handalah e quella dei Baní Sa´d. Rivolgendosi a loro disse: “O Baní Tamím, che posizione ho tra voi”. Dissero: “In verità, tu hai una posizione assai alta, sei il pilastro della nostra tribú; tuo è il maggiore dei vanti, sei il piú nobile di tutti e hai la precedenza su tutti”. Continuò: “Vi ho invitato per consigliarmi con voi e farmi aiutare da voi”. Dissero: “Non ci asterremo dal consigliarti ciò che è bene e ti faremo conoscere il nostro parere. Parla dunque, ti ascoltiamo”.

Disse: “O Baní Tamím, dovete sapere che Muawiah è morto. Giuro su Dio che era un uomo abietto e senza valore, per la cui morte non bisogna dispiacersi. Sappiate che con la sua morte si è chiusa la porta dell’oppressione e del peccato, si sono indebolite le basi della tirannia. Muawiah s’è fatto giurare fedeltà dalla gente per garantire il governo a suo figlio Yazid e ha creduto di averlo in tal modo reso saldo e stabile. Lungi però dall’essere cosí. Giuro su Dio si è sforzato invano e la sua solerzia s’è trasformata in debolezza, egli s’è consigliato con gli intriganti ed è rimasto umiliato.

Ora è stato sostituito da suo figlio Yazid, che beve vino, è un depravato. Egli pretende di essere il califfo dei Musulmani e, senza che essi siano acconsenzienti, si crede il capo assoluto della nazione islamica, quando invece scarsa è la sua pazienza, insignificante il suo sapere e nulla conosce della verità. Come può quindi farsi carico della guida di un popolo?! Giuro sinceramente su Dio che combattere Yazid per difendere la religione vale piú che combattere i politeisti.

Husseyn Ibn °Alì, figlio della figlia del vostro Profeta, è invece un uomo nobile e saggio. Le sue virtú sono tali da non potere essere descritte e infinita è la sua sapienza. Egli è piú degno a rivestire la carica di califfo, per il suo magnifico passato nell’Islam, per la sua maggiore età, per la sua parentela con l’Inviato d’Allah. Egli è gentile con i piccoli e benefico nei confronti dei grandi; egli è la migliore guida, tramite cui Dio vi ha mostrato completamente la verità e il sentiero della beatitudine. Non perdete dunque la vista dinanzi alla luce della verità e non gettatevi negli abissi del falso.

Nella Guerra di Jamal Sakhr Ibn Qais vi ha disonorato, vi ha umiliato {vi ha impedito di aiutare l’imam °Alì}. Riscattatevi perciò aiutando il figlio dell’Inviato d’Allah. Giuro su Dio che Egli umilierà i figli e diminuirà i parenti di chiunque si asterrà dal sostenerlo. Sappiate che io ho messo il vestito di guerra, ho indossato la corazza; siate sicuri che chiunque non sarà ucciso morirà in ogni caso: la fuga non salva l’uomo. Che Iddio vi benedica. Accettate il mio invito!”

A questo punto iniziarono a parlare i Baní Handalah e dissero: “O Abú Khàlid, noi siamo le frecce del tuo arco, in qualunque direzione ci lancerai non sbaglieremo il segno. Noi siamo i cavalieri, i soldati della tua tribú. Ti faremo vincere le guerre alle quali ci porterai. Giuriamo su Dio che noi siamo pronti a sprofondare con te in ogni terribile gorgo, a sopportare con te qualsiasi difficoltà. Giuriamo su Dio che ti appoggeremo con le nostre spade, ti proteggeremo con i nostri corpi. Fai quel che credi essere piú opportuno”

Iniziarono poi a parlare i Baní Sa´d e dissero: “O Abú Khàlid, la cosa che piú odiamo è contraddirti, andare contro al tuo volere. Sakhr Ibn Gais ci ordinò di non combattere e noi considerammo il suo comando piú degno d’essere ubbidito e fino ad ora non abbiamo combattuto, conservando la nostra dignità. Ora che le cose si sono messe in questo modo ti chiediamo di lasciarci del tempo per consigliarci ed esprimere il nostro giudizio”

A questo punto presero la parola i Baní Tamím: “O Abú Khàlid, noi apparteniamo alla tua tribú e siamo tuoi alleati. La tua ira è la nostra. Rimarremo con te in patria e in viaggio; sei tu che decidi, chiamaci e ti risponderemo, ordinaci e ti ubbidiremo”

Yazid Ibn Mas´ud, rivolgendosi ai Baní Sa´d, disse: “O tribú dei Baní Sa´d, se non appoggerete Husseyn (as), Dio non eliminerà la discordia e la guerra esistente tra voi e vi farete sempre guerra”. Dopodiché scrisse la seguente lettera a Husseyn (as): “In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Ho letto la tua lettera e sono venuto a sapere che mi hai invitato ad aiutarti, affinché, ubbidendoti e aiutandoti, possa trarre vantaggio, possa raggiungere la beatitudine.

Invero Dio non lascia mai la terra senza chi opera il bene e guida gli uomini alla salvezza e alla beatitudine. Voi siete la prova di Dio sulla gente e ciò che Egli ha affidato agli uomini. Voi derivate dal casto albero ahmadiano, la cui radice è il Sigillo dei Profeti e i cui rami siete voi. Ti chiedo, sotto buoni auspici, di venire da noi, poiché io ho preparato per te i Baní Tamím: il desiderio che essi hanno di aiutarti è maggiore di quello che cammelli assetati hanno dell’acqua quando competono tra loro per raggiungerla. Ho preparato per te anche i Baní Sa´d, ho eliminato i rancori che esistevano nei loro cuori, con infuocate parole d’esortazione al bene, simili a una pioggia che viene giú con tuoni e lampi da bianche nuvole primaverili”

Quando Husseyn (as) lesse la lettera esclamò: “Che Iddio ti protegga nel Giorno della Paura, ti renda onorato, ti disseti nel Giorno della Grande Sete”

Yazid Ibn Mas´ud si preparò cosí per andare ad aiutare Husseyn (as). Dopo aver lasciato Bassora venne però a sapere del martirio dell’Imam Husseyn (as)Pianse molto e rimase immensamente colpito.

Egli reagí in questo modo di fronte alla lettera dell’Imam Husseyn (as)Al contrario, quando Al-mundhir Ibn Al-jàrud - la cui figlia Bahriyyah era la moglie di Ibn Ziad - vide la lettera dell’Imam Husseyn (as)per paura che dietro a ciò vi fosse un intrigo tramato da Ibn Ziad, consegnò la lettera e chi l’aveva portata a quest’ultimo, il quale, senza indugio, fece impiccare il messo. Ibn Ziad salí quindi sul pulpito e pronunciò un sermone nel quale metteva in guardia la gente di Bassora dal contraddirlo e ribellarsi. Ibn Ziad quel giorno passò la notte a Bassora; quando si fece mattino mise al proprio posto suo fratello Uthman Ibn Ziad e partí velocemente verso Kufa.

***

Arrivato nei pressi di Kufa si fermò attendendo il tramonto del sole. Quando entrò in città era buio e la gente di Kufa lo scambiò cosí per l’Imam Husseyn (as). Quando però si avvicinarono, lo riconobbero e si dispersero. Ibn Ziad entrò cosí al palazzo del governatore e vi trascorse la notte. Di prima mattina uscí dal palazzo e pronunciò un sermone, mettendo in guardia la gente dal disubbidire a Yazid e promettendo benefici in cambio dell’ubbidienza a quest’ultimo.

Muslim si rifugia a casa di Hani

Muslim venuto al corrente dell’arrivo d’Ibn Ziad a Kufa si trasferí, per motivi di sicurezza, dalla casa di Mukhtar alla casa di Hani Ibn Urwah. Ibn Ziad incaricò le sue spie di scovare il nascondiglio di Muslim e, quando venne a sapere che si era rifugiato a casa di Hani, convocò Muhammad Ibn Al’ash´ath, Asmà Ibn Khàrijah Amr Ibn Al-hajjaj e disse loro: “Cosa impedisce a Hani Ibn Urwah di venire da noi?”.

Dissero: “Non lo sappiamo. Dicono che è malato”. Ibn Ziad disse allora: “Ho sentito che è guarito e sta sulla porta di casa sua. Se verrò a sapere che è ancora malato andrò a trovarlo. Andate e ditegli di non calpestare i nostri diritti, di venire a trovarci, poiché io non amo che una persona come lui, appartenente a una nobile famiglia araba, stia lontano da me, perdendo cosí i suoi diritti”. Quegli uomini andarono di prima sera a casa di Hani e gli dissero: “Perché non vieni a far visita al Duce? Egli ha chiesto di te; ha detto che se avesse saputo che sei malato ti avrebbe fatto visita”. Disse: “La malattia me l’ha impedito”.

Dissero allora: “Ibn Ziad è venuto a sapere che passi le notti sulla porta di casa tua ed è scontento del fatto che tu non vai da lui. Quest’uomo potente non può sopportare l’indifferenza di uno come te, di un capo tribú. Ti scongiuriamo di venire con noi a fargli visita”. Hani allora si vestí e andò insieme a loro. Quando arrivò nei pressi del palazzo di Ibn Ziad, sentí in cuor suo che avrebbe avuto problemi. Disse perciò a Hassàn Ibn Asmà Ibn Khàrijah: “O mio nipote, giuro su Dio che ho paura d’Ibn Ziad. Cosa ne pensi tu?”. Disse: “Caro zio, giuro su Dio che non temo nulla per te. Togliti queste idee dalla mente”. Hassàn in realtà non sapeva per quale motivo Ibn Ziad aveva convocato Hani.

Arrivarono cosí da Ibn Ziad, il quale, quando vide Hani, disse: “Chi ti tradisce è venuto da te con i suoi stessi piedi”. Poi si volse verso Shuraih Al-gàdhi e, indicando Hani, recitò una poesia di Amr Ibn Ma´dí Karib Az-zubaidiyy, con la quale voleva dire che non aveva intenzione d’uccidere Hani ma egli a casa sua tramava di nascosto contro di lui.

Hani disse: “O Duce, cosa vuoi dire con ciò?”. Disse: “Taci! Cosa sono questi intrighi che vengono tramati dentro casa contro il Duce dei Credenti {vale a dire Yazid}, contro i Musulmani? Hai portato Muslim Ibn Aqíl a casa tua, gli procuri armi e guerrieri, sistemandoli nelle case vicine alla tua! Pensi forse che io non sia informato di tutto ciò?”.

Hani disse: “Io non ho fatto una simile cosa”. Ibn Ziad disse: “Sí che l’hai fatto!”. Hani negò nuovamente. Ibn Ziad disse allora: “Dite al mio servo Ma´ghíl di venire”. Ma´ghíl era la spia d’Ibn Ziad che raccoglieva informazioni riguardo a Muslim e alle persone che avevano a che fare con lui; aveva scoperto molti dei loro segreti. Ma´ghíl venne e si fermò accanto a Ibn Ziad; lo sguardo di Hani cadde su di lui e comprese che egli era una spia. Disse: “O Duce, giuro su Dio che io non ho invitato Muslim a casa mia; lui si è rifugiato in casa mia. Io mi sono vergognato di respingerlo e gli ho dato rifugio e, per questo motivo, proteggerlo è diventato per me un dovere. Ora che sei venuto a sapere del fatto, permettimi di ritornare e dirgli di andarsene da casa mia, affinché io non abbia piú il dovere di proteggerlo”.

Ibn Ziad disse: “Giuro su Dio che non ti allontanerai da me se non dopo avermi consegnato Muslim”. Rispose: “Giuro su Dio che non te lo consegnerò mai. Dovrei forse consegnarti con le mie stesse mani il mio ospite affinché tu lo uccida?!”. Ibn Ziad disse: “Devi consegnarmelo!” e Hani rispose: “Giuro su Dio che non te lo consegnerò”.

Dopo una lunga discussione trai due, intervenne Ibn Amr Al-bàhiliyy e disse: “O Duce, permettimi di parlare con Hani in privato”. Si alzò e portò Hani in un angolo; Ibn Ziad li vedeva e sentiva le loro parole. Muslim gli disse: “O Hani, ti scongiuro di non farti uccidere, di non gettare la tua tribú in disgrazia. Giuro su Dio che ti salverò la vita. Muslim è il cugino di questa gente, non lo uccideranno, non gli arrecheranno danno. Consegnaglielo! Facendo ciò non peccherai, non cadrai in abiezione, poiché tu lo hai consegnato al Duce e ciò non è una cattiva azione”.

Hani disse: “Giuro su Dio che consegnare al nemico chi mi ha chiesto protezione, il mio ospite, l’inviato del figlio del mio Profeta, mi disonorerà, mi renderà vile. Le mie mani sono forti e ho molti aiutanti. Giuro su Dio che anche se rimarrò solo e nessuno mi aiuterà, non lo consegnerò, a costo di morire prima di lui”. Ibn Amr cominciò allora a scongiurarlo di consegnare Muslim, ma Hani si rifiutava. Ibn Ziad udí queste parole e disse: “Devi consegnarmi Muslim, se no ti mozzerò la testa”. Hani: “Se farai ciò molte spade circonderanno la tua casa”. Egli rispose: “O disgraziato, m’intimorisci con le spade?!”.

Hani pensava che la sua tribú avrebbe sentito la sua voce. Ibn Ziad disse: “Avvicinatelo a me”. Quando lo condussero da lui, iniziò a colpirlo sulla fronte, sul naso e sul viso con un bastone da passeggio. Lo colpí cosí tanto da rompergli il naso, da macchiargli i vestiti di sangue, da staccargli la carne del viso e fargliela cadere sulla barba; ruppe addirittura il bastone. Hani riuscí tuttavia a impossessarsi della spada di una delle guardie, la quale riuscí però a bloccarlo. Ibn Ziad urlò: “Arrestatelo!”. Trascinarono Hani e lo gettarono in una delle stanze del palazzo la quale fu chiusa e, per ordine di Ibn Ziad, fatta sorvegliata da diverse guardie.

In questo momento Asmà Ibn Khàrijah o, secondo un’altra tradizione, Hassàn Ibn Asmà, si alzò e disse: “O Duce, tu ci hai ordinato di portarti Hani e ora che te l’abbiamo portato gli hai rotto il viso, gli hai bagnato la barba di sangue e pensi pure di potere ucciderlo”. Ibn Ziad montò in collera e disse: “Sei in arresto anche tu!” e lo fece picchiare cosí tanto da farlo tacere; dopodiché fu legato e imprigionato in un angolo del palazzo. Quando si vide in quelle condizioni disse: “In verità, noi apparteniamo a Dio e a lui ritorniamo”, come se si fosse ricordato delle parole che Hani gli disse prima di entrare a palazzo. Egli disse: “O Hani, ora ti comunico la notizia della mia morte”

Quando Amr Ibn Hajjaj, la cui figlia Ruwaihah era la moglie di Hani, venne a sapere dell’uccisione di quest’ultimo, circondò, con tutta la tribú dei Mazhaj, il palazzo e ad alta voce disse: “Io sono Amr Ibn Hajjaj e questi sono i cavalieri e gli eminenti della tribú dei Mazhaj. Noi non ci siamo ribellati al Duce, non ci siamo separati dai Musulmani. Abbiamo però sentito che il nostro capo Hani è stato ucciso”. Ibn Ziad, saputo del fatto, ordinò a Shuraih Al-gàdhi di andare a trovare Hani e di dire alla sua tribú che egli è vivo. Shuraih ubbidí e disse ai membri della tribú di Hani che egli non era stato ucciso. Essi si accontentarono di ciò e si dispersero.

 

 

 

 

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