
Ieri il mondo islamico ha celebrato la cosiddetta "Giornata mondiale della Moschea".
La ricorrenza cade nell'anniversario dell'attacco di un estremista sionista contro la Moschea Al-Aqsa. Il 21 agosto del 1969, infatti, l'estremista sionista di origini australiane Michael Dennis Rohan diede alle fiamme la Moschea Al-Aqsa, considerata dai musulmani come il terzo luogo più sacro dell'Islam.
L'incendio provocò gravi danni a circa 1500 mq della moschea, compreso un mihrab (nicchia che indica la direzione della Mecca) dedicato al Profeta Zaccaria e un antico pulpito datato diversi secoli.
Il grave attacco avveniva a due anni dalla caduta della città di Al-Quds (Gerusalemme) in mani israeliane, dopo che nel giugno del 1967 il regime sionista si era impossessato della parte est della città santa in seguito alla cosiddetta guerra dei sei giorni.
Il fatto suscitò all'epoca grande indignazione in tutto il mondo islamico che non vedeva una simile profanazione a Gerusalemme dai tempi delle crociate.
Michael Dennis Rohan fu ritenuto responsabile dell'incendio e arrestato dalle autorità israeliane due giorni dopo il fatto, ma fu liberato poco dopo in quanto giudicato mentalmente instabile, facendo poi ritorno in Australia.
Secondo i palestinesi e molti osservatori però, il gesto di Rohan non fu un atto individuale bensì il risultato di un vero e proprio attacco pianificato da parte di movimenti sionisti legati a diversi livelli con il governo israeliano. La distruzione della Moschea Al-Aqsa e la fondazione sul suo sito del cosiddetto tempio di Salomone è sempre stato infatti uno dei punti cardini dei movimenti sionisti oltranzisti, perseguito tutt'ora.
L'incendio alla moschea Al-Aqsa fu un evento doloroso non solo per il popolo palestinese ma per tutti i musulmani del mondo. La Guida Suprema della Rivoluzione islamica, l'Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, in un discorso, ricordando il fatto affermò: "L'attacco e l'incendio alla moschea di Al-Aqsa è l'ennesima prova sull'ostilità dell'arroganza globale contro l'Islam ed i musulmani".
Al fine di tenere viva la coscienza dei musulmani di tutto il mondo sull'importanza di salvaguardare i luoghi santi dell'Islam, nel 2003 la Repubblica islamica dell'Iran propose all'allora Organizzazione della Conferenza islamica (oggi Organizzazione della Cooperazione islamica - OIC) di indicare l'anniversario dell'incendio doloso ad Al-Aqsa come giorno di ricordo e riflessione sulla profanazione del terzo luogo sacro dell'Islam.
L'Organizzazione della Conferenza islamica accolse la proposta iraniana e fu così che il 21 agosto fu nominato ufficialmente come "Giornata mondiale della Moschea".
La parola moschea significa luogo di prosternazione. L'Islam considera l'atto di prosternazione come il culmine dell'adorazione di Dio.
La moschea è un luogo di ritrovo per i musulmani, nucleo fondamentale della società islamica ed una chiara manifestazione della solidarietà e unità della Ummah. La moschea rafforza lo spirito di appartenenza islamica e dà ad ogni persona della comunità un senso di "solidarietà" in contrasto con lo stato di "individuo dissociato".
Fu su questa base che il Profeta Mohammad (Che Dio benedica lui e la sua famiglia) pose nella moschea le fondamenta dello Governo islamico. Dalla moschea il Profeta promulgò i principi della religione e al tempo stesso svolgeva gli affari dello Stato, in conformità con i comandamenti di Dio l'Onnipotente.
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