IQNA

16:07 - July 18, 2020
Notizie ID: 3485267
Tehran-Iqna- La capitale del Sudan, Khartum, è stata teatro di manifestazioni contro le recenti riforme del sistema giudiziario adottate dal governo di transizione
Sudan: manifestazioni contro riforme anti islamiche del governo

La capitale del Sudan, Khartum, è stata teatro venerdì di manifestazioni contro le recenti riforme del sistema giudiziario adottate dal governo di transizione.

Il 10 luglio, il governo di transizione, salito al potere tramite un colpo di stato destituendo l'ex presidente Omar al-Bashir, ha approvato una serie di emendamenti tra cui la decriminalizzazione dell'import e consumo di alcolici, pratica che era vietata nel paese dal 1983.

Secondo quanto riportato dalla AFP, le autorità governative hanno comunque precisato che quest'ultima misura riguarda solamente i non musulmani e non si dovrebbe applicare ai cittadini di fede islamica.

I critici ritengono però che la precisazione del governo sia solo un modo per placare l'indignazione della comunità e delle autorità islamiche, e che in realtà la norma aprirà di fatto la strada ad un'ondata di ingresso incontrollato di bevande alcoliche nel paese che investirà la società sudanese, portando con se problematiche di carattere sociale tipiche del consumo di alcol, fino ad ora assenti nella società. 

Secondo molti osservatori, inoltre, la mossa del governo è solo l'inizio di una serie di misure pensate con il proposito di rendere la fede religiosa marginale nella società, promuovendo al contempo i valori occidentali.

Il primo ministro del governo di transizione Abdallah Hamdok ha definito su Twitter l'adozione di questi emendamenti come "un passo importante nella riforma della magistratura".

I manifestanti a Khartum, invece, hanno scandito slogan come: "Non sostituiremo la legge divina", "Hamdok, Khartum non è New York", esibendo cartelloni su cui si potevano leggere slogan come: "No agli emendamenti contrari alla Sharia (legge islamica)",

Le proteste  hanno avuto inizio dopo la protesta del venerdì, e si è concnetrata in particolare nelle strade del nord e dell'est della città. Le forze di sicurezza hanno bloccato i viali principali della capitale e i ponti che collegano il centro di Khartum con la sua città gemella Oumdurman, sulla sponda opposta del Nilo Bianco.

Omar al-Bashir salì al potere nel 1989 sostenuto da movimenti e da personalità islamiche del Sudan, come Sheikh Hasan Torabi.

Ciò fece sì che al-Bashir, sin dal suo insediamento, incoraggiasse un rafforzamento della giurisprudenza islamica nel sistema giudiziario del paese; fatto che venne accolto in maniera positiva dalla grande maggioranza del popolo sudanese, da sempre fortemente legato alla tradizione ed ai valori islamici.

Omar al-Bashir iniziò anche un avvicinamento politico verso i paesi critici nei confronti dell'espansionismo americano nella regione. Il Sudan strinse in particolare una forte alleanza con l'Iran e con l' "asse della resistenza", una coalizione di paesi e movimenti islamici regionali che si oppongono alle politiche imperialiste di Usa e Israele.

Tale allenza andò avanti fino al 2013, quando al-Bashir, spinto da alcune divergenze di veduta su alcune questioni con l'Iran, ma soprattutto da motivazioni economiche, decise di allontanarsi dall'Iran a favore dei paesi arabi del Golfo Persico, in primis l'Arabia Saudita.

La speranza del presidente sudanese era da un lato quella di attirare capitali dalle patromonarchie del Golfo e dall'altro assicurarsi i favori degli Usa e dei paesi occidentali in modo da non dover più subire le pressioni di questi ultimi.

La scelta da lui adottata e il cambio di casacca si rivelò però un errore strategico per al-Bashir ed il Sudan. Nel 2019 infatti, a seguito di alcune proteste di piazza di una parte della popolazione andate avanti per mesi, il suo governo fu abbattuto da un colpo si stato condotto proprio da militari legati agli Stati Uniti ed ai paesi arabi del Golfo Persico. Lo stesso al-Bashir fu arrestato in seguito al golpe e in questo momento è sottoposto a processo.

Da allora il Sudan è governato da un esecutivo di transizione formato da militari e partiti politici civili, ma il potere è nei fatti completamente nelle mani della giunta militare golpista, che ha avviato il paese verso un totale appiattimento nei confronti delle politiche di Washington e di paesi come Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita.

 

 

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